"Magie d'Amore: In un Sogno" di Nora Roberts (serie Mystère)

Una delle Regine del Rosa, che ha scritto centinaia di romanzi di grande successo... Dopo "Morgana"(https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/morgana-di-nora-roberts-collezione.html) e "Liam" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/12/liam-di-nora-roberts-collezione-harmony.html) Anche "Magie d'Amore" (2002) riprende atmosfere fantasy romantiche, raccogliendo ben tre racconti lunghi. (qui trovate la recensione ai primi due: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/magie-damore-incantesimo-di-nora.html  https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/03/magie-damore-per-sempre-di-nora-roberts.html)


IN UN SOGNO

Trama: Lui, Flynn, è un mago del Rinascimento, destinato, per condanna dei Guardiani, a vivere in eterno fuori dalla realtà eccetto una settimana ogni secolo. Lei, Kayleen, si ritrova trasportata, per magia, nel suo maniero. Questa volta per Flynn, ingannato in passato da una donna infida e traditrice e punito dai Guardiani per aver trasgredito le regole della Magia, saranno sette giorni in compagnia della donna dei suoi sogni... Riuscirà il loro amore e la perseveranza di Kayleen a far annullare la condanna che pesa su Flynn, al finire della settimana?


Commento di Lunaria: Esattamente come gli altri due racconti ("Incantesimo" e "Per Sempre") anche "In un sogno" è un racconto Rosa dalle atmosfere magiche e oniriche, che piacerà a tutte le appassionate di Paranormal Romance.  Il bosco incantato che circonda il maniero di Flynn e le scene col cavallo conferiscono un tocco "alla Avalon" a tutto il racconto.  Delicate ed intense le pagine erotiche.


Gli stralci più belli: 

"Tutto ciò che aveva erano i sogni. Senza di essi era solo, sempre e per sempre solo. Nei primi cento anni di solitudine era vissuto di arroganza e di collera. Ne aveva in abbondanza di entrambe. Nei successivi cento anni era vissuto di amarezza. (...) Nel terzo secolo era piombato nella disperazione e nell'autocompassione (...) Però le sue azioni, il suo atteggiamento meritavano un così duro giudizio da parte dei Guardiani? Il suo errore, seppure era stato un errore, meritava secoli d'imprigionamento con un'unica settimana per ogni cento anni in cui vivere realmente?"

"Vuoi ballare con me Kayleen?" Mentre parlava, l'aria si riempì di musica. Candele a centinaia, si accesero. La luce ora era un pallido bagliore d'oro, e i fiori sbocciarono sulle pareti, trasformando il salone in un giardino. "Mi piacerebbe", disse e gli andò fra le braccia. Danzarono nel Grande Salone in mezzo alle fiammelle ondeggianti delle candele e al profumo delle rose che sbocciavano ovunque. Porte e finestre si aprirono, accogliendo il bagliore della luna e delle stelle e la fragranza della notte. (...) "Non sono mai stata così felice in vita mia." La sua mano scivolò dalla spalla di lui, scese lungo il collo, per fermarsi sulla guancia. L'azzurro dei suoi occhi si fece più profondo. Divenne sognante."

"è qui che sognavo di te nella notte." La portò nella sua camera, dove il letto era coperto di seta rossa e di petali di rose bianche, dove le candele risplendevano e il fuoco brillava tremolante. "Ed è qui che ti amerò, per questa prima volta."

"Quel calore, quel piacere del corpo di un altro contro il proprio. Quel dono del cuore, e tutti i sospiri e i segreti che offriva. Lui le diede piacere, come aveva promesso, inondandola di un godimento che dilagava in lei in lente ondate. 

Kayleen sarebbe potuta giacere lì per sempre. (...) Attraverso la luce delle candele e la vista abbagliata, vide il suo volto, i suoi occhi. Adesso erano verdissimi, come scuri gioielli. Satura d'amore, gli mise una mano sulla guancia e mormorò il suo nome."

"Il corpo di Kayleen luccicava. Era certa che se si fosse guardata allo specchio avrebbe visto che era d'oro. (...) Che fantastica sensazione era stare sotto il corpo di un uomo che si amava e sentire il suo cuore battere per te."

"Flynn congiunse la mente alla sua, eccitato da ogni grido soffocato, da ogni gemito. Era aperta a lui nella luce della luna, piena di piacere e fremente per il suo ardore. (...) Ebbro di lei, sollevò entrambi dal suolo."

"Lei sognò, ma i sogni non erano tranquilli. Si era persa nella foresta, ingoiata dalle nebbie che velavano gli alberi e offuscavano il sentiero. La luce penetrava attraverso di esse, cosicché le gocce di umidità brillavano come gioielli. (...) Mentre il panico le invadeva l'anima, cercava di lacerare le nebbie. Di strapparle con le dita, di prenderle a pugni. Ma le sue mani si limitavano a passarvi attraverso e la cortina rimaneva intatta. Finalmente, attraverso la nebbia, vide la debole luce di un maniero. Le guglie delle sue torri, la linea dei bastioni erano morbide come cera nell'aria densa."

"Notte senza Luna" di Joan Elliott Pickart


Trama: Su una spiaggia avvolta nella nebbia in una notte senza luna, Alida dona tutta se stessa a uno sconosciuto, poi fugge senza sapere nemmeno il suo nome! Dopo mesi di rimpianti, pur cosciente che quell'uomo è solo una fantasia, Alida è ancora perseguitata da quegli occhi azzurri dallo sguardo magnetico. Dal canto suo, Paul-Antony giura a se stesso che la ritroverà e ci riesce... Ma, inaspettatamente, Alida nega ciò che avevano condiviso e gli nasconde una verità che avrebbe potuto legarli per sempre...


Commento di Lunaria: un romanzo che inizia quasi come se fosse una fiaba, in un'atmosfera onirica, misteriosa e surreale: a Paul-Antony, ricco uomo d'affari incredibilmente solo, è bastato fare l'amore sulla spiaggia, in una notte nebbiosa, per innamorarsi di quella donna misteriosa! 

Farà il possibile per rintracciarla e poi per ri-conquistarla, perché Alida non ne vuole sapere di legarsi a qualcuno, teme di essere abbandonata e soffrire nuovamente...

Trama interessante, anche se oggigiorno certe frasi e comportamenti di Paul-Antony, a tratti troppo invadente e "stalkerante", verrebbero già giudicate abbastanza moleste.

Per curiosità: nel romanzo si parla anche di discriminazione lavorativa e mobbing che le donne single che restano incinte rischiano sul luogo di lavoro.


Gli stralci più belli:

"La nebbia si alzò dall'oceano come un'eterea nuvola di zucchero filato avvolgendo la spiaggia in una soffice coltre e attutendo lo sciabordio dell'acqua che lambiva la riva. Il manto diafano era talmente fitto che pareva che il mondo non esistesse più.  La donna camminava lentamente sulla sabbia, presa dai suoi tristi pensieri.  C'era un'atmosfera strana quella notta, quasi soprannaturale, pensò. Aveva l'impressione di nascondersi nella nebbia come un bambino che, per tenere lontano lo spettro della paura, si tira le coperte fin sopra la testa. All'improvviso si fermò, si voltò verso l'acqua che non poteva vedere, e si strinse le braccia intorno alla vita come se volesse impedire al suo corpo e alla sua anima di frantumarsi in mille pezzi. Poi, con un profondo respiro, serrò le labbra per trattenere le lacrime incombenti. (...) Continuando a camminare, si asciugò bruscamente una lacrima. La tensione che si sprigionava da lei sembrava tagliare la nebbia come la lama affilata di un coltello. (...) La constatazione di non essere più sola, che c'era qualcun altro su quella spiaggia avvolta nella nebbia, le provocò un'ondata di paura che le fece battere freneticamente e dolorosamente il cuore."

"Per favore, non andartene. Come ti chiami?" "Io... No, niente nomi. Siamo solo due ombre, due sconosciuti nella nebbia."

"Senza riflettere, lei gli si appoggiò e lasciò che il dolore la sommergesse come un'enorme, incontrollabile onda anomala. In un angolo remoto della sua mente una vocina le ricordò che ciò che le stava accadendo non era normale, ma in quel momento lei non vi fece caso. Voleva solo piangere. E pianse finché non fu esausta, finché le lacrime, come una pioggia purificatrice, non cancellarono la furia delle sue emozioni. Intanto, l'uomo l'abbracciava per farle sentire la sua partecipazione e il suo conforto."

"Quando smise di piangere, la donna si asciugò goffamente il viso con le mani, poi fece un profondo respiro e con l'aria salmastra dell'oceano aspirò il profumo piacevolmente amaro di una colonia maschile. La mano le ricadde dal viso e quando la posò sul torace dell'uomo sentì che il suo cuore batteva... batteva sempre più rapidamente. Senza rendersene conto, gli circondò la vita con un braccio e si strinse a lui alla ricerca del suo calore. L'uomo respirò profondamente e le sue braccia si serrarono intorno a lei. (...) le loro labbra s'incontrarono."

"Quella magica notte era stata creata solo per loro, quello era un prezioso momento fuori dal tempo, fuori dallo spazio. Non esisteva più né il passato né il futuro, ma solo il presente."




"Bisbigli nel piccolo mondo" di Liala

Nota di Lunaria: Liala fu una scrittrice davvero prolifica, ritenuta la Regina del Rosa in Italia, e così mi sono presa questo poderoso (505 pagine!) "Bisbigli nel piccolo mondo"... mi piaceva anche la copertina, con quella veduta di una villa sul lago che sembra una cartolina... è stato il primo romanzo di Liala che ho letto e mi è piaciuto davvero tanto, sia per la trama ma anche e soprattutto per lo stile narrativo capace di passare da un tono gergale-comico a vette di poesia.


Trama: Mimita e le sue figliole, Dagmar e Chantal, si sono trasferite in Italia dall'America. Devono presto pentirsi della loro decisione, perché l'oasi di pace che speravano di trovare nel piccolo paese dove hanno ereditato una villa, si è rivelata un covo di bisbigli, pettegolezzi e maldicenze. Ma entrambe le ragazze riusciranno a sconfiggere la grettezza e l'ostilità che le circonda ricorrendo all'arma più antica: l'amore. Un palpitante dramma familiare sullo sfondo del lago di Como.


Commento di Lunaria: come già dicevo recensendo "Signorsì", Liala aveva un personalissimo stile espressivo, dando vita a personaggi a tutto tondo che animano il macrocosmo letterario ideato dall'Autrice (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/ombre-di-fiori-sul-mio-cammino-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/liala-tempesta-sul-lago.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/11/liala-lora-placida.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/di-ricordi-si-muore-di-liala.html)(https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/riaccendi-la-tua-lampada-gipsy-di-liala.html)(https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/dormire-e-non-sognare-di-liala.html)(https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/melodia-dellantico-amore-di-liala.html): ragazze innamorate, bionde, frivole, vanesie, truccate, incostanti, ingenue, che passano di flirt in flirt con uomini bellissimi o semplicemente molto ricchi, donne vittime dei capricci del destino (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/lalla-che-torna-di-liala.html), adulteri & adultere, e poi ancora, uomini e donne meschini, gretti, ipocriti, doppiogiochisti, catto-perbenisti da piccolo paesello, vanagloriosi, mormoranti, avari, materialisti (come Chantal, Dagmar, Luigi e Brigida, i personaggi protagonisti di "Bisbigli nel piccolo mondo")... insomma, nessun difetto (e qualche raro pregio) dell'Umanità viene risparmiato nella narrazione a tutto tondo, malinconica e anche pungente, di Liala, e il tutto viene spiattellato senza ritegno (e pietà) dall'Autrice che di tanto in tanto lancia qualche frecciatina e si lascia andare a siparietti comici e parodistici, ridicolizzando i suoi personaggi e facendoli apparire miserabili nelle loro piccolezze e meschinerie: Brigida che pur di avere delle leccornie senza doverle pagare al signor Luigi, è disposta a distruggere la lettera d'amore di Guy spedita a Dagmar, condannando la ragazza all'infelicità, credendo che l'amato lontano in America l'abbia dimenticata; il signor Luigi, ormai vecchio, che va dall'estetista pur di "sembrare giovane" e illudersi che Chantal lo ami "per il suo aspetto" e non per i soldi con cui "l'ha comprata" trattandola come un balocco e riempiendola di ninnoli; le comari del paesello, che spettegolano e non aspettano altro che tragedie e scandali, Chantal che per tutta la prima parte del romanzo antepone l'avidità e il guadagno all'amore, ben disposta a sposarsi unicamente per soldi...

"Nei romanzi di Liala, accarezzate da un morbido color rosa, bellezze procaci esibiscono con disinvoltura i loro corpi. Spiate nell'intimità delle loro camere da letto, sorprese quando l'abito lentamente va giù, riprese nel loro dialogare compiaciuto con la propria immagine allo specchio, le protagoniste di Liala ci rimandano al piacere di evasioni solitarie, di antichi giochi negati, di fugaci ebbrezze. La bellezza, nei romanzi di Liala, è un valore in sé, uno strumento di seduzione delle creature d'amore, tutte buone o cattive, sprigionanti un'intensa carica di sessualità, tutte tremendamente femminee."

Per approfondimenti, vedi


Gli stralci più belli:

"Nel paese si mormora. Si mormora sulle figliole." "Sulle mie figliole? Che dicono? Forse che sono molto belle? Ringraziate tutti a nome mio." (...) "Signora! Si mormora sul contegno delle sue figliole. Appena giunta, già hanno ostentato costumi indecenti..." "Indecenti? Ma se uscendo hanno indossato solo calzoni!" "Ecco! Calzoni indecenti! Che rivelano il corpo, che hanno trasparenze."

"Sarebbe meglio che tornasse in America! Altro che venire a dare scandalo e a prendere in giro la gente! Vergogna! Non s'è mai vista una cosa simile nel paese!"

"Fischiettò. Tirò una pedata a uno sgabello che si rovesciò. La donna continuò a dormire. Allora, finalmente, il signor Luigi si preoccupò.  E un pensiero gli folgorò la mente: è morta... Si avvicinò al letto, cautamente, temendo di vedere per sempre immota colei che era sua moglie e temendo nello stesso tempo di vedersi fissare da quei poveri occhi innamorati e devoti. Guardò la donna. Era gialla, raggrinzita: era una povera donna sciupata dai malanni e dalle fatiche, tanto sciupata che le agiatezze prima e la ricchezza poi non avevano potuto risollevarla. (...) Era veramente terrorizzato: terrorizzato, certo, più che addolorato. Quella morte repentina gli faceva paura. (...) il terrore di essere accusato di delitto. (...) Marietta, per esempio, sarebbe stata capace di bisbigliare che, sì, una piccola stretta al collo poteva avergliela data, a quella povera Giannina, colui che le dormiva accanto. (...) Era tutta pelle gialla, quella povera creatura, e là dove un giorno lontano ma non remoto fiorivano due belle rose non vi era che un nulla repellente e pietoso."

"Un giorno Giannina aveva desiderato una pianta di gardenie da tenere sul terrazzo e il marito le aveva detto che le gardenie durano poco e trovava inutile sciupare danaro per un fiore che non fa nemmeno gran figura. Al camposanto, lo stesso marito mandava una corona di almeno cento di quei fiori che un giorno aveva negato alla mite sua Giannina. Qualche volta alcuni morti ottengono ciò che non hanno mai ottenuto da vivi e forse nemmeno sanno che ciò che ricevono è frutto di un rimorso o d'un ragionamento: mai di amore."

"Lo spiazzo era limitato da un muricciolo e oltre il muricciolo il terreno scendeva ripidissimo, folto di nocciuoli, di sterpi, di verzure. Oltre che quel terreno scosceso s'adagiava il lago, quel lago di Como che pare destarsi a una vita diversa allorché si avvicina autunno. Ogni pianta aveva il suo colore verde e ogni verde era diverso da quello prossimo: ogni muro aveva la sua veste di vitalba rosata o infiammata. Ogni aiola aveva salvie, dalie, tuberose, miosotidi giganti. Qualche magnolia lucida si divertiva ad offrire, qua e là, un fiore. Nelle vasche ridevano le ninfee, nelle fontanelle dondolavano le victoriae. E l'acqua, brillante, a chiazze più chiare e più scure, a strisce, a cristalli, era tutto un gioco di colori e di vento. Con le ginocchia contro il parapetto basso, le tre donne immote guardavano. E a loro saliva un rumore fatto di nulla, che forse era un lontano lontano stormire di foglie, forse era una eco delle acque che accarezzavano le rive."

"Non era il crepuscolo, non era il tramonto: in quel grigiore di cielo, si potevano confondere o stabilire a piacere le fasi della giornata. Mimita nel giardino guardò il cielo sopra Castel d'Ardona. Sembrava l'alba di una giornata triste."

"Il bosco, sbocciato dal ripido monte, assaliva il cielo alle loro spalle. Davanti a loro siepi di foglie verde-scuro, maculate di ruggine, li separavano dal lago. Grosse radici, scalzando il terreno, uscivano, a serpi e a gobbe, di tra il musco cupo. Un lungo e rettangolare vaso di argilla, vuoto e dimenticato, pareva una vecchia bara dalla quale se ne fosse scappato il morto; un'anfora rossa, alta come un uomo, lasciava traboccare fiori di ogni specie della sua apertura, fiori che il vento aveva portato lì, quasi timidi semi e prorompevano, in rigogliose corolle. Fra il vuoto rettangolo d'argilla e il pomposo fiorire dei cento fiori, sorgeva un albero carico di magnolie e di piccoli alati adunati a far coro. E su tutto scendeva la luce del sole, vivida, petulante, spietata.

"Una giornata. Una sera. Un altro mattino. Pioggia. L'estate era decisamente finita. Le ville si chiudevano. Le finestre, colme di loro interni, a una a una si chiusero. E nello specchio tranquillo si dipinsero rettangoli chiusi e senza splendore: che parvero grandi occhi un giorno ridenti e felici, chiusi sull'immobile freddezza di un volto. Era incominciata la pioggia d'autunno. Picchiettando sulla superficie liscia dell'acqua le gocce cadenti facevano scaturire graziosi e minuscoli zampilli. Per ogni goccia che cadeva, un grazioso zampillo si levava: e pareva così che non dall'alto venisse la pioggia, ma scaturisse dal profondo. (...) Dagli abeti, dai pini, dalle camelie di Villa Fiamma scendevano goccioloni: e se la grossa goccia piombava su una foglia, ne scaturiva un suono secco, rapido, simile al colpo di un'arma da fuoco sparato da lontano. Il terreno era cosparso di aghi di conifere: le nubi erano buie e parevano immote."

"E si guardarono. Gli occhi grigi si smarrirono negli occhi azzurri. E per la prima volta nella sua vita, Chantal sentì la potenza di uno sguardo maschile: di uno sguardo che apparteneva già a quel minuto che resterà inciso nel cuore per tutta la vita."

"[Chantal] capì che erano le belle labbra di Bruno, comprese che solo l'amore vero, puro, sano, può far sembrare rose di maggio anche le tristi foglie che l'autunno infradicia. (...) Levò una mano, Chantal, mostrò i monti cupi, il lago malinconico, le foglie che erano sulla terra. (...) E la vide andar via, e poi la vide emergere, dalle spalle ai capelli, da un viluppo di ortensie squallide. E allora gli parve che le ortensie rifiorissero e non fossero più color gridellino o scarlatte: ma tutte di quel colore rosa antico: tutte del colore di un abito: dell'abito di Chantal."

"Nel silenzio del giardino infreddolito, tra le ultime salvie che morivano di malinconia, sulle prime foglie cadute, aleggiò un sospiro dell'uomo (...) La notte senza stelle pesò sull'acqua e sulla terra. Gli alberi infreddoliti e mossi dalla brezza si accarezzarono l'un con l'altro, per darsi colore. Una nube si aprì: apparve una stella. La nube si richiuse, la stella scomparve. Il lago cominciò a mormorare come un fiume. A quel mormorio d'acque si aggiunse, repentino, il rumore delle fronde smosse. Bisbigli: del vento nuovo, delle ultime foglie, delle recenti salvie. Bisbigli."

"Era di fronte all'uomo: alta e bella. Con il viso affinato: con le fresche labbra tormentate da un leggero tremito. Era bionda e gentile: e aveva una carnagione che faceva pensare ai petali nuovi delle rose di siepe. Era un bocciolo tenero nel gelo invernale: odorava di giovinezza (...) Era la primavera in un giorno di neve."

"E poi non rise più e si domandò: Ma perché? Dal lago che si svegliava saliva un vapore leggere leggero. Era quel vapore che presto sarebbe diventato nebbia e annunciava con dolcezza agli abitanti che l'autunno se ne andava, decisamente, anche se aveva calori, colori e dolcezze ultime. Era quel primo annuncio di nebbia invernale che le cose terrene sentono ancor prima delle creature.  Era, infine, un nuovo giorno: bello o brutto, comunque, un altro giorno."

"Chantal rimase sola, nella poltrona, a guardare il mondo di là dai vetri. Era un mondo grigio anche se non nevicava più. Qua e là la neve se ne era andata e come lacerazioni apparivano le zone scure nella veste bianca che tutto ricopriva. Il lago era più chiaro e le piante erano spoglie di neve. Malinconici scheletri di un'estate che a Chantal pareva lontanissima, si elevavano prossimi alla finestra rami bruni, mondi, sottili. (...) Gli occhi azzurri si colmarono di pianto. La volontà decisa della fanciulla respinse quel pianto, ma il dolore rimase trattenuto, avvinto, afferrato dai ricordi. (...) Brillante si era fatta la neve, cosparsa di minuscoli diamanti: lucido e azzurro il lago, qua e là arricciato dalla breva, splendenti le conifere folte e rigogliose come a primavera"

"L'ora del crepuscolo si andava spegnendo. Una nebbia eterea pioveva dal cielo. Già tutti i colori dei giardini scolorivano. Ma sul mare, straordinariamente liquido e immobile, resisteva un colore turchino, che contro la scogliera diventava bianca, per il lieve spumeggiare dall'acqua franta contro la roccia dura, che faceva pensare al fiorire di un sorriso. A quell'acqua che si frangeva appena, a quel riso che fioriva contro la roccia, Dagmar guardò con infinita tristezza."

"In prossimità del Lido, le avvolse l'alito fresco del vento in cui si mescolava, alla salsedine, il profumo delle conifere. (...) La villa luminosa, colma di fiori, tepida e profumata, le accolse. L'ombra della sera invadeva le stanze: ma nel cielo permaneva un colore fra il cobalto e il violetto, che si rifletteva nel mare. Ma alla riva, le acque appena ricamate di bianco, erano chiare come gli olivi."


N.B: Liala si è divertita a citarsi, a pagina 103-104: 

"Zia Fiamma evidentemente leggeva solo autori italiani.  C'è poco d'Annunzio, alquanto Brocchi: molto Mura [celebre autrice di romanzi sentimentali negli anni '40 https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/05/mura.html] molto Liala, molto Gotta." "Conosci tutti questi autori?" "Ho letto, al Circolo nostro di laggiù, un poco di ognuno." "Che mi consigli?" "Scegli tu. Ma ti prego, fammi attenzione a Liala: qualche libro suo i critici lo hanno attaccato, definendolo saturo di amore..." "Amore? Molto amore? Vado subito a prendermi un libro di questo scrittore..." "Scrittrice, Mimita." "Donna?" "Si dice." "Va bene."







"Signorsì" di Liala

Trama:  Un ufficiale pilota, Furio, si divide tra impegno aviatorio e amori leggeri, fino a quando l'incontro con Renata, detta Beba, cambia la sua esistenza.  L'amore appassionato tra Furio e Renata fa affiorare un'antica ossessione della donna: il timore di somigliare alla madre, considerata una donna facile e vittima del marito, che l'ha uccisa. E mentre l'ossessiva gelosia di Furio avvelena l'amore, un incidente scatenerà la tragedia...


Commento di Lunaria: Il primo, leggendario, romanzo di Liala, che dopo "Signorsì" non si fermerà più arrivando a scrivere un'ottantina di romanzi sentimentali e drammatici, 


con il suo inconfondibile stile espressivo e i suoi personaggi a tutto tondo che animano il macrocosmo letterario di Liala (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/ombre-di-fiori-sul-mio-cammino-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/foglie-al-vento-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/liala-tempesta-sul-lago.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/11/liala-lora-placida.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/di-ricordi-si-muore-di-liala.html)(https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/riaccendi-la-tua-lampada-gipsy-di-liala.html)(https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/dormire-e-non-sognare-di-liala.html): ragazze innamorate, bionde, frivole, vanesie, truccate, incostanti, ingenue, che passano di flirt in flirt con uomini bellissimi o semplicemente molto ricchi, donne vittime dei capricci del destino, (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/lalla-che-torna-di-liala.html) adulteri & adultere, e poi ancora, uomini e donne meschini, gretti, ipocriti, doppiogiochisti, catto-perbenisti da piccolo paesello, vanagloriosi, mormoranti, avari, materialisti (come Chantal, Dagmar, Luigi e Brigida, personaggi presenti nel bellissimo "Bisbigli nel piccolo mondo" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/bisbigli-nel-piccolo-mondo-di-liala.html)... insomma, nessun difetto (e qualche raro pregio) dell'Umanità viene risparmiato nella narrazione a tutto tondo, malinconica e anche pungente, di Liala, e il tutto viene spiattellato senza ritegno (e pietà) dall'Autrice che di tanto in tanto lancia qualche frecciatina e si lascia andare a siparietti comici e parodistici, ridicolizzando i suoi personaggi e facendoli apparire miserabili nelle loro piccolezze.

"Nei romanzi di Liala, accarezzate da un morbido color rosa, bellezze procaci esibiscono con disinvoltura i loro corpi. Spiate nell'intimità delle loro camere da letto, sorprese quando l'abito lentamente va giù, riprese nel loro dialogare compiaciuto con la propria immagine allo specchio, le protagoniste di Liala ci rimandano al piacere di evasioni solitarie, di antichi giochi negati, di fugaci ebbrezze. La bellezza, nei romanzi di Liala, è un valore in sé, uno strumento di seduzione delle creature d'amore, tutte buone o cattive, sprigionanti un'intensa carica di sessualità, tutte tremendamente femminee."

Per approfondimenti, vedi

Insomma, poco amore spensierato ma molti flirt (spesso descritti con poche parole concise), gelosie e drammi in "Signorsì", con Furio, un vero dongiovanni, che passa con leggerezza di donna in donna (una tenterà persino di ucciderlo e di uccidersi, armata di pistola) fino ad innamorarsi di Renata, rovinando il tutto con la sua gelosia morbosa ed ossessiva. 

La povera Renata si lascerà consumare da questa ossessione, che subisce senza potersi sottrarre o difendere, innamorandosi del miglior amico di Furio, subendo poi un aborto per lo shock (e la descrizione del feto nel barattolo di vetro è qualcosa che rimanda ai romanzi horror), che sarà il preludio alla tragedia del finale.

Rispetto a "Bisbigli nel piccolo mondo" in "Signorsì" a prevalere sono i dialoghi, un botta e risposta (spesso ridotto all'osso) continuo tra i personaggi, mentre invece "Bisbigli..." aveva soprattutto descrizioni (peraltro bellissime quelle dei paesaggi lagustri). 

N.B: "Sette Corna" è il seguito di "Signorsì" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/07/sette-corna-di-liala.html


Gli stralci più belli:   

"Mino rideva e ciarlava con Fuffa e Giagià, che erano vispe come passerottine; Furio parlava poco e guardava Perla. Bella, giovanissima, con un visetto puro, la fanciulla aveva però negli occhi una luce che turbava. "Angelo o demonio?", si chiedeva Furio. Dopo moltissimo spumante, parve a Furio che un irrequieto piedino cercasse il suo piede. "M'avrà urtato inavvertitamente." Ma il piedino ritornò all'assalto e con lui la gamba che s'avvicinò e aderì alla sua. Furio guardò stupito la sua vicina. Silenziosa, tranquilla, succhiava la crema di un fondente. La gamba femminile gli comunicava una carezza tepida. Si curvò sulla tavola e passò una mano sulla freschezza della calza serica. Perla sorrise e gli offrì un dolce."

"è una bimba, non verrà. E allora perché ha promesso? Capriccio di bimba, ripeteva la coscienza. Desiderio di donna, sussurrava il cuore. E non sapeva se tenere la divisa o indossare il pigiama, se rimanere in piedi o coricarsi. Chi attendeva? Una bimba pura o una donna perversa?"

"Allora l'urlo che Furio tratteneva nel petto e lo soffocava uscì spaventoso: "Credevi di far del bene! Ma perché non dici che speravi d'essere rovesciata su quel letto? L'hai nel sangue e un tale sangue non mente mai. Ma io non sono tuo padre, io..." Si curvò su Beba e la colpì al viso. (...) Beba aveva ripreso la posa di prima: assente, lontana, assorta. Sul viso bianco, terreo, aveva una striscia rossa. Furio le passò davanti senza guardarla.  Ella s'alzò appoggiandosi a un mobile e gli disse: "Furio, per me no, se non vuoi, ma per il nostro bambino..." E cadde nelle braccia di suo marito."

"Se ne è andato, il mio bambino. Vuoi vederlo?" Mino sbiancò, domandando: "Vederlo?" "Oh! era già formato! Era un piccolissimo duca di Villafranca che attendeva di nascere.  E invece, eccolo qui!" Balzò dal letto, aprì un armadio, ne tolse un vaso di vetro. Immerso nell'alcool come una ciliegia, come un chicco di uva salamanna, il figlio di Beba e di Furio se ne stava lì, fra coperchio e fondo, col suo corpicino biancastro e già formato, coi piccolissimi pugni chiusi davanti a quei buchi che sarebbero diventati occhi. Furio posò il vaso sopra un mobile, cadde bocconi sul letto e soffocò nel guanciale l'urlo di dolore che da tante ore gli spezzava il petto."

"Mi pare troppo tutto questo male in una volta sola! Non avevo mai scassato un apparecchio, ora ho distrutto il mio superbo idrovolante; avevo desiderato un bimbo, quasi con spasimo, soffrendo perché tardava a venire: il bimbo venne: lo desiderai maschio e fu maschio. E ora eccolo qui il Furietto tanto invocato!" Accarezzò il vetro: dentro, nell'alcool, il feto si mosse, oscillò, i piedini parvero accennare un passo. (...) Vorrei dargli un posto nella tomba dei Villafranca: se ne avrò il permesso lo porterai tu, in volo, alla mia mamma. Così, io che volevo fare di mio figlio un aviatore, lo vedrò partire per il primo e ultimo volo, chiuso in una bara che parrà una scatola."











"L'Amorosa" di Mura (1942)




Trama: Federico è innamorato di Liana, la sua amante che di tanto in tanto lo trascura per stare col marito. Mentre soggiorna in un albergo, Federico viene avvicinato da Anna, una donna che sembra quasi irreale ed incorporea nel suo fascino e candore, che decide di sedurre quell'uomo solitario e pensieroso; tutto parte dalle dita di Anna che si posano sugli occhi dell'uomo... Presto Federico si innamora perdutamente di Anna, dimenticando Liana, ma anche Anna ha già un amante...  Quale dei due uomini vincerà, nel cuore di Anna, l'Amorosa? 

Commento di Lunaria: "L'Amorosa" è il primo romanzo che leggo di Mura, celebre autrice di romanzi sentimentali dei primi del Novecento che riscossero un gran successo e influenzarono la cultura del tempo, esattamente come Liala. https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/signorsi-di-liala.html

 Lo stile narrativo di Mura è delicato, sentimentale, onirico, dai toni pastello; grande spazio è dato ai pensieri e alla descrizione della psicologia dei personaggi protagonisti; poche le descrizioni di ambienti (resi comunque con maestria usando poche parole di grande suggestione, a confine con la poesia) e i dialoghi ridotti all'osso e quasi sussurrati. L'eros carnale, almeno in "L'Amorosa" è pressoché inesistente, il tutto viene descritto con toni platonici e solo suggerito, anche se i personaggi vibrano di amore e sentimentalismo ad ogni pagina, ma il tono narrativo resta sempre casto e quasi pudico.

Sicuramente quello di Mura è un nome da riscoprire per ricercare le origini del genere Rosa in Italia.

Gli stralci più belli:

"Si gettò vestito sul letto e chiuse gli occhi, deciso a non pensare, a non lottare contro il disappunto, a respingere il dolore, a rifiutarsi alla delusione. Rimase immobile come se non si appartenesse più, vuoto di pensieri e di energie. Risentì, improvvisamente, la carezza di due mani lievi che gli coprivano gli occhi (...) La carezza femminile rimaneva, insistente, fresca, lievissima, come se invece di mani gli si fossero posati sugli occhi petali di rose."

"Si alzò, per vincere un senso di desolazione che gli comunicava a poco a poco una inquietudine scontrosa. (...) Si affacciò alla finestra che dava sul vasto piazzale coperto da un tappeto di erba montanina, pallida, a macchie rosa e rosse, inumidita dal pulviscolo luminoso d'una fontana romana, e guardò fisso le montagne che vestivano il loro violetto abito notturno."

"Su tutta quella piena di sentimento che sgorgava dalla sua anima come un rivolo d'acqua purissima un nome più lieve d'un'ala di farfalla tentava di cercare il proprio posto: Lina! Lina! Lina! Scese che il sole era già tramontato dietro la più alta delle montagne."

"Federico si avvicinò alla finestra e sorrise alle alpi nere, immense, paurose di silenzio e di solitudine, smerlate a picchi, a curve, a bizzarri disegni contro il cielo che apriva le sue tende di velluto, con pigrizia estiva, alle stelle montanine. Accese una sigaretta, soffiò nell'aria limpidissima il fumo che si disperse senza colore, e rientrò nella camera ormai avvolta nell'ombra."

"Uscì dal salone, e invece di salire nella sua camera come di solito, pensò di fare quattro passi al fresco, lungo il viale alberato di pini così alti e così folti da averne quasi paura la notte. Ai lati del vialone, il bosco fitto, umido, freschissimo, un bosco da malanni e da libri di fate."

"Un fruscio. Egli si alzò, si guardò attorno: nel buio della foresta non poté scorgere nulla. E pensò per la seconda volta ai libri delle fate. Si avviò verso l'albergo lentamente, camminando con stanchezza, incerto nel passo per la soggezione d'uno sguardo ignoto che forse lo seguiva a breve distanza."

"Anna si alzò e si avvicinò alla finestra spalancata, appoggiandosi coi gomiti sul davanzale. Rimase assorta, nel chiarore pallido delle stelle, a guardare la montagna. Egli esitò prima di avvicinarsi a lei: gli piacque guardarla così immobile nel quadrato chiaro della finestra, figurina ideale sullo sfondo cupo dei boschi e lo colse una tenerezza struggente che gli portò sulle labbra un'esclamazione irresistibile: cara!"

"Mi potrete amare un giorno?" Federico non rispose. Le baciò le mani piano piano respirandone il profumo sulla pelle morbidissima. Ella gli fu grata di aver taciuto e glielo disse: "Vi ringrazio." Nacque allora uno di quei silenzi capaci di comunicare un vago tremore che nulla può placare: il silenzio dell'attimo che precede un gesto definitivo. Il bacio che tutti e due aspettavano era già vivo tra di loro, palpitava già sulle loro labbra, giocava già a ritmo col pulsare frequente dei loro cuori e tuttavia esitava nell'offrirsi per un timore inespresso del dopo."

"Ma ecco che la dolce avventura non ancora cominciata doveva concludersi con una rinunzia, distrutta dalla presenza di questa donna che arrivava quando non era più attesa e che portava con sé tutto il bagaglio di un amore dove non c'era più posto per riceverlo né forza per sopportarlo."

"Venite nel bosco!", gli gridò una voce fresca di lontano. "A destra..." Balzò in piedi, scavalcò la piccola siepe dietro la quale due sere prima Anna si era nascosta, e s'internò tra i pini foltissimi, camminando faticosamente su un terreno di foglie ingiallite e rumorose come se fossero vive e si irritassero di venire calpestate. Vide tra gli alberi una figurina azzurra che gli veniva incontro salutandolo con la mano. (...) creatura rosea, vestita di azzurro, giovane e fresca simile a certe camelie di marzo, morbide allo sguardo come il velluto delle rose al tatto."

"Ella lo prese per mano, ridendo di piacere per il complimento che sentiva sincero, e lo diresse nell'interno del bosco, camminando a passi lunghi, elastici, rapidi. "C'é la chiesetta dei lebbrosi in alto, scommetto che non l'avete veduta mai. (...) Andremo lassù, dove c'è uno spiazzo verde e tutto ombroso. Ci sono sparsi dei grossi massi che servirono da sedili agli ammalati. (...) Sembra una conca di azzurro e di verde tra il cupo delle pinete. In un angolino, addossata alla montagna che in quel punto è arida e rocciosa, c'è una chiesetta sgretolata, con un altare malinconico e qualche dipinto che il tempo ha quasi cancellato: è la chiesetta dei lebbrosi." 

"Preferisco il mio docile e flessibile aspetto di amorosa che esiste soltanto attraverso il respiro del suo amore."

"Egli aveva voglia di dire e voglia di piangere, subito blandito da quella voce e da quella dolcezza. Si sentiva veramente bambino e sulle mani ch'ella gli porgeva, nascose il volto. Parlò così, con la guancia appoggiata sulle mani di Anna e gli occhi fissi lontano tra gli ombrelli neri dei pini. Raccontò la gioia e la tristezza di quei due giorni di amore, finiti così male."

"Allora, allora soltanto ti amerò. Allora soltanto... Ma dimmi che verrà il giorno nel quale sarai tutta assolutamente mia. (...) "Aspettami, amor mio, aspettami... e non essere impaziente. Voglio venire da te guarita, senza rimpianti, senza rimorsi, senza tristezza. Per questo mio ultimo amore voglio preparare a me stessa, una me stessa in istato di grazia."

"Per la prima volta, dopo tanto amore, ella non seppe godere dell'amore. La sua insensibilità improvvisa la stupì così profondamente che scoppiò in singhiozzi. La certezza della fine assoluta dell'amore e del desiderio in lei, fu così profondo, ch'ella ne provò come uno spavento. Sdraiata di fianco all'uomo che l'aveva amata senza accorgersi ch'ella non s'era offerta, cogli occhi spalancati nel buio e il volto rigato di pianto, ella sentiva il bisogno di alzarsi, di fuggire, di non rimanere comunque vicina a quell'uomo che era di colpo diventato per lei un estraneo."

Mura fu una scrittrice molto prolifica... ecco le sue opere


''Tentazione Fatale'' di Mandy Moore (Blue Tango)


Trama:  Per Jennifer, giovane manager nel settore alberghiero, la tenuta che un prozio le ha lasciato in Irlanda rappresenta l'unico rifugio al mondo dove nascondersi da un pericolo che minaccia la sua vita e il luogo ideale per ricominciare tutto da capo. Ma non ha fatto i conti con Eliza, il misterioso fantasma che dimora da secoli nella vecchia torre; si racconta che Eliza, una donna irlandese costretta a sposare un inglese, tradiva il marito e cospirava contro l'Inghilterra; venne rinchiusa dal marito tradito in quella torre, dove assistette allo sterminio dell'amante, un marinaio spagnolo, e della sua flotta. Disperata, Eliza si gettò dall'alto della torre, sfracellandosi sulle rocce del promontorio.  Da allora, Eliza fa sentire le sue urla agghiaccianti e ha portato alla follia Elizabeth O'Casey, trovata sfracellata anche lei sulle rocce... E Jennifer non ha fatto i conti neppure con Jack, che vuole comprare la tenuta, e tanto meno col cugino di lui, Michael, che sembra usare la seduzione per convincerla ad andarsene.  Ma Jennifer è testarda. Non crede alla seduzione e neppure ai fantasmi. Finché non conoscerà l'una e gli altri...


Commento di Lunaria: Davvero avvincente questo "Tentazione fatale" (titolo italiano poco appropriato, l'originale è "Eliza's Ghost", più pertinente)  è  vero che il finale "scade in una spiegazione razionale" (anche se il dubbio rimane...), ma per quasi tutti i capitoli si respirano a pieni polmoni atmosfere gotiche che ci ricordano i classici di Ann Radcliffe: sospiri, urla strazianti, strani bagliori nella notte, antiche maledizioni, complotti e intrighi... Ben descritta anche la scena dell'amplesso tra i due protagonisti, ma qui, a farla da padrona, è l'atmosfera perennemente spettrale e claustrofobica, con quella torre infestata a strapiombo sul mare e i bellissimi paesaggi irlandesi impregnati di mistero ancestrale.  Le descrizioni dei risvegli di Jennifer nella notte, al suono delle civette, fanno un certo effetto "alla Macbeth". 

Uno dei romanzi migliori che ho letto a tema "paranormal romance", insieme a "Il Castello Incantato" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/03/il-castello-incantato-di-anne-stuart.html) e "La Casa dell'Incubo" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/02/la-casa-dellincubo-di-regan-forest.html)

Perciò, fate il possibile per procurarvelo!


Gli stralci più belli: 

"Fuori, fu colpita dal verde intenso della vallata, incuneata come un punteruolo nella costa alta a strapiombo sul mare, d'un azzurro scintillante. Il vento mescolava il sentore salmastro con il profumo della brughiera, e le grida delle starne e dei gabbiani reali si rincorrevano nel cielo limpido, a tratti solcato da sbuffi di nuvole candide, pennacchi che si gonfiavano o si disperdevano a seconda del vento. Jennifer respirò forte. In quel luogo avrebbe potuto dimenticare. Essere un'altra persona, crearsi una nuova vita, costruire qualcosa che fosse soltanto suo."

"Sospirò allungando lo sguardo verso la torre che si ergeva come un monolito a ridosso dello strapiombo. Nugoli di uccelli stavano appollaiati sui merli della parte sud, a godersi il sole del mattino. Decisamente, era un ottimo posto di avvistamento. Nell'antichità quella torre doveva essere servita come luogo di vedetta per avvistare le navi degli odiati inglesi. In una giornata molto limpida, forse da lassù si poteva persino vedere la costa britannica, oltre il canale di San Giorgio. Jennifer non conosceva molto la storia del luogo, ma ne sapeva abbastanza per dedurne che anche lì, come nel resto dell'Irlanda, la guerra con gli inglesi doveva essere stata feroce. In ogni caso, a qualsiasi scopo fosse stata eretta quella torre, le piaceva, pensò avvicinandosi alla base quadrata, dall'aria solida e massiccia. Via via che si innalzava verso il cielo si assottigliava, dando quasi l'impressione di volere finire nel nulla, e il fatto che uno dei quattro angoli fosse smussato la rendeva ancora più suggestiva. A guardarla dal basso, dava l'impressione di non finire mai. Jennifer girò tutto intorno al perimetro, nella striscia d'erba invasa dalle erbacce e dagli arbusti che nessuno doveva essersi occupato di potare da anni. L'insieme era selvaggio, abbandonato, e affascinante. Una vecchia porta di legno consunta dal tempo, dal vento e dall'acqua chiudeva l'unico accesso all'interno. Jennifer prese dalla tasca il mazzo di chiavi che le era stato consegnato il giorno prima, ne provò un certo numero e finalmente trovò quella giusta. I cardini erano arrugginiti e si udì un cigolio sinistro mentre la porta si apriva lentamente. Poi d'un tratto Jennifer gettò un grido, fece un balzo indietro e cadde a terra tra i rovi e le pietre. "Oh, mio Dio", gridò, quasi isterica, vedendo la torma di pipistrelli che la sorvolava a volo radente, mentre l'aria si riempiva di suoni striduli e sottili, quasi impercettibili. Pipistrelli, dannazione! Soltanto pipistrelli. Per qualche secondo rimase a terra, il cuore che le batteva in gola a ritmo serrato. (...) Quel luogo aveva qualcosa di misterioso, un'atmosfera vagamente intimidatoria, e lei si sentiva minacciata, come se non avesse alcun diritto di stare lì. E invece ce l'aveva eccome"

"La luce proveniva dalle feritoie sulle pareti, una per ogni lato della torre, dalle quali evidentemente entravano anche i pipistrelli e chissà quanti altri animali. Stando bene attenta a dove metteva i piedi, Jennifer si avvicinò a una delle aperture e guardò fuori. Trattenne il fiato alla bellezza del paesaggio aspro e selvaggio in direzione delle colline, ma con uno scorcio di mare visibile nella parte occidentale. Fece il giro della stanza e guardò da tutti i lati, quindi si avventurò su per la scala a chiocciola in pietra che si apriva in un angolo della stanza. Si diede della stupida per non avere portato una torcia con sé, ma l'intera torre era disseminata di feritoie e pensò che quella luce sarebbe potuta bastarle. I gradini sembravano non finire mai. Ben presto perse l'orientamento, giacché saliva continuando a girare in tondo in un circolo così stretto che aveva l'impressione di ruotare all'infinito su se stessa. Per lungo tempo non incontrò nulla, né stanze né piani, e a un certo punto sparirono anche le feritoie e con esse la luce. Una sensazione di panico l'afferrò e provò l'impulso di girarsi e tornare indietro precipitosamente, ma qualcosa dentro di lei le impose di reagire alla paura. Era fuggita proprio per non dovere avere più paura. Non sarebbe stato un po' di buio a farle cambiare idea. Strinse i pugni e serrò i denti continuando a procedere. D'improvviso dei fili molli e vischiosi le strisciarono sul viso, avvolgendosi poi intorno alla testa, e Jennifer annaspò sputando e mugolando per il ribrezzo. Ragnatele! Si pulì il viso alla meglio e continuò ad avanzare, mulinando le braccia come delle pale per liberare il vuoto davanti a sé. Stava per cedere allo sconforto quando finalmente le sembrò di intravedere un chiarore più avanti. Doveva esserci un'altra feritoia da qualche parte. Salì altri due o tre scalini e cominciò a distinguere le pareti, infine una lama di luce sottile colpì un gradino in parte divelto. Lo evitò e mise il piede su quello seguente, pensando che i suoi sandali bianchi non erano certo l'ideale per quella scala accidentata. Ma ormai era lì e quella luce le aveva infuso nuovo coraggio. Trasse un sospiro di sollievo, ma fu una sensazione di breve durata, poiché un rumore proveniente dall'alto le fece gelare il sangue nelle vene. Sembrava un lamento. Era un suono spettrale, lontano, inumano. Jennifer si irrigidì, in ascolto, protendendo il capo in avanti nella tromba delle scale per distinguere meglio. Di nuovo udì quel suono agghiacciante, un gemito spaventoso. "Ehi, lassù!", chiamò per farsi coraggio con la sua stessa voce, ma questa uscì così flebile che persino lei la udì a stento.  "C'è qualcuno?", riprovò, più forte questa volta. Tesa allo spasimo, ascoltò, il cuore che le batteva in gola come un tamburo. (...) Il lamento si ripeté. Facendosi coraggio, Jennifer salì un altro gradino, ma poi si fermò di nuovo mentre un grido lacerava il buio e il silenzio. Un grido di donna, su questo non c'era alcun dubbio. E subito dopo un ringhio, un latrato e uno scalpiccio sinistro, come se un'intera muta di belve feroci si fosse lanciata giù per i gradini. Terrorizzata Jennifer fece un passo indietro, dimenticandosi del gradino smussato; la suola di cuoio del sandalo scivolò e lei perse l'equilibrio. Nel momento in cui cadeva vide un mostro nero che l'assaliva e riconobbe il cerbero tricefalo guardiano dell'Ade, sentì il suo alito fetido sul collo e l'ultima cosa che percepì prima di perdere i sensi furono le zanne acuminate che spiccavano tra le fauci spalancate, moltiplicate per tre."

"E poiché quel momento cupo era passato, non osò più chiedergli che cosa avesse inteso dire con quella frase lasciata a metà. Prima di che cosa? Cosa era accaduto in quel luogo che aveva messo fine alle sue visite alla torre? Decise di aspettare il momento adatto per chiederglielo. Lui salì a sua volta e mise in moto, e la Rolls si avviò mollemente su per la collina, contro lo sfondo rosso sangue del cielo acceso dal tramonto. Dietro di loro, la torre svettava scura e solitaria nella sera conservando intatto il suo mistero."

"Mi piace l'idea che la vecchia torre abbia la sua leggenda, ma non posso davvero credere che il fantasma di una donna si aggiri inquieto tra quelle mura da centinaia di anni." "Immagino che la penseresti diversamente se sapessi che Eliza uccide le persone che odia, vero?" Il tono improvvisamente brusco fece sussultare Jennifer."

"Fu svegliata di soprassalto dal grido. Balzò a sedere sul letto, il cuore che le batteva forte in gola. Cos'era stato? La camera era immersa nel buio. La notte pareva silenziosa. Suggestione, pensò. Tutte quelle chiacchiere di fantasmi e di morti violente l'avevano condizionata al punto che aveva avuto un incubo. Prese due o tre lunghi respiri, imponendosi di rilassarsi, e stava per rimettersi distesa a dormire, quando un suono agghiacciante ruppe il silenzio della notte. Jennifer si immobilizzò, il sangue che era diventato ghiaccio nelle vene. Non si trattava di un gufo questa volta, né di una civetta. Era un grido di donna. Eliza? Per qualche attimo ci fu soltanto il rombo del suo sangue che dilagava furioso alle tempie, poi, di nuovo, quel suono terrificante. E questa volta Jennifer credette di distinguere il proprio nome in quella voce d'oltretomba. (...) Ansimando per la tensione, sollevò la finestra scorrevole e sussultò all'improvvisa folata di vento che le gettò addosso la leggera tenda bianca. La finestra non aveva imposte e la notte fuori era densa e nera. Cercò di aguzzare lo sguardo nel buio e poi d'improvviso il cuore le si fermò nel petto. C'era uno scintillio luminoso ai piedi della torre, come se qualcuno agitasse in aria un oggetto fosforescente. Più per reazione istintiva che per effettivo coraggio, Jennifer si sporse e gridò: "Chi è là? C'è qualcuno?" Lo scintillio si spense. E poi, nel buio, giunse di nuovo la voce, più comprensibile adesso.  "Jennifer... Jennifer..." Avrebbe potuto giurare che i capelli le si fossero rizzati sulla nuca. Quella voce non era... umana. Tentò di aprire di nuovo la bocca per rispondere, ma non un suono le uscì dalle labbra. Il vento fischiò tra le tegole smussate del tetto e, subito dopo, un frullio d'ali da qualche parte. [...] Quando finalmente l'alba cominciò a filtrare attraverso la tenda (...) Uscì di casa, dirigendosi a passo sicuro verso la torre. (...) Le sembrò che i ciuffi d'erba fossero stati piegati dal peso di una o più persone (...) E poi li vide, là dove cominciava la roccia: uno stiletto d'argento con l'impugnatura di madreperla, e macchie rosse di sangue tutto intorno."

"Non riusciva a dormire. Gettò indietro le coperte, il corpo accaldato, il sangue che le scorreva nelle vene come un veleno. (...) Un falcetto di luna brillava nel cielo, disegnando una sottile scia d'argento sul mare e diffondendo nel buio un pulviscolo iridescente. Era una notte incantata. Però qualcosa sbatté ancora, e più forte questa volta, più vicino. Jennifer si irrigidì, il cuore che le batteva in gola. Sollevò un poco la finestra e rimase in ascolto, ma l'unico suono che le giunse fu quello di una civetta nel bosco."

"Jennifer sentì il sangue farsi di ghiaccio nelle vene. Un grido si sparse nella vallata, quel grido stridulo e inquietante, quel... Medea, Emily! Pensò con una folgorazione improvvisa. Ecco che cosa le aveva ricordato il grido dell'attrice a teatro.  Il grido di Eliza. Si girò a guardare la torre, nero spettro nell'oscurità. Il vento roteava intorno ai merli producendo suoni inquietanti. Di nuovo, Jennifer si sentì chiamare. "Vieni, Jennifer. Vieni qui..." Michael, pensò Jennifer tremando, perché non ci sei adesso? Si girò e corse verso la casa. Non ho paura, si disse mentre sbatteva il portone dietro di sé. Era questo che aveva detto a Michael solo poco prima. Ma dalle finestre aperte il grido si insinuò ancora, e quel nome ripetuto e ripetuto, quasi una richiesta di aiuto. Dopo essere corsa in giro per tutte le stanze a sprangare le finestre, Jennifer continuò a udire quel richiamo come se provenisse dall'interno della casa. (...) Dovette lottare contro il vento per avvicinarsi alla porta della torre. Mentre cercava di aprire, notò delle luci in lontananza. (...) C'erano altre luci sul mare."

Altri romanzi consigliati: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/la-casa-delle-rose-di-carol-warburton.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/il-rischio-di-jane-silverwood-harmony.html

"Tra Passato e Presente" di Rita Clay Estrada (Harmony Destiny)

Trama:  Hope, affermata fotoreporter, dopo aver vissuto un'angosciosa avventura in Sudamerica, decide di rifugiarsi in una piccolissima isola di sua proprietà. La solitudine e il contatto diretto con una natura incontaminata l'aiutano a ritemprare anima e corpo. Ma ben presto a queste sensazioni se ne aggiungono altre, non previste. Chi è quella calda e forte figura maschile che dice di amarla con seducente sicurezza? Che cosa ci fa sulla sua isola?  E qual è l'oscuro e intrigante mistero che l'avvolge?


Commento di Lunaria: Devo dire che ero partita con grandi aspettative ma "Tra Passato e Presente" mi ha un po' deluso.  Non tanto per la trama, che anzi è davvero originale, a tinte paranormali, vertendo sull'attrazione e l'innamoramento tra una donna dei giorni nostri, Hope, e un fantasma, Armand, ufficiale francese ucciso nel 1762 a seguito di un tradimento dei suoi complici durante una fuga d'amore con Faith (il romanzo è uscito nel 1988, ben prima dei più celebrati Urban Fantasy), ma per il ritmo con il quale è narrato, un po' claudicante e dispersivo nei capitoli centrali. Mancano atmosfere inquietanti e spettrali che avrebbero conferito un tocco gotico alla vicenda (o meglio: l'Autrice le inserisce solo nel primo capitolo... e sono pure tra le pagine migliori del romanzo), tutti i capitoli centrali con Hope che indaga sulla vita di Armand e della donna da lui amata (incredibilmente somigliante a Hope) chiedendo a storici e custodi di museo per poter ricostruire alberi genealogici e contesto dell'epoca, sono anche i capitoli più noiosi; poche (anche se ben scritte) le scene d'amore, praticamente inesistenti le spiegazioni al perché Armand sia apparso proprio a Hope, al perché di tanto in tanto sia "fisicamente toccabile" (contraddicendo il concetto stesso di fantasma incorporeo...) e il finale, per quanto bello, viene "buttato lì" senza alcuna spiegazione, se non molto generica.  C'è da dire che anche se il tutto è ridotto all'osso (qualche approfondimento a tema ESP\Karma avrebbe dato più spessore alla vicenda) la storia è comunque piacevole.

"Tra Passato e Presente" partiva da ottime premesse ma non va oltre una sufficienza, anche se la vicenda per la sua originalità è degna di nota.


Gli stralci più belli:   "Qualcuno la stava osservando. Seduta sull'erba in cima alla collina, il punto più alto di Teardrop Island, un'isoletta presso la sponda occidentale del Lago Superiore, Hope lasciava vagare lo sguardo dalle onde che lambivano la spiaggia sotto di lei, ai declivi boscosi della terraferma, fino alle acque azzurre del lago. (...) Era tesa come una corda di violino. Ecco tornare quella strana, inquietante sensazione, provata già altre volte in passato in quello stesso luogo, ma mai così nitida, così violenta: c'era qualcuno lì vicino che la stava osservando, ne era certa, lo avvertiva con ogni fibra del proprio giovane corpo. Ma chi?"

 "Fu scossa da un brivido. Aveva forse bisogno della compagnia di un uomo per dare un senso a quell'improvviso desiderio di fare l'amore, solo guardando verso la collina illuminata dalla luna? Di nuovo la mente le tendeva trappole ingannatrici, come quando era prigioniera nella foresta."

"Devo essere uscita di senno", mormorò Hope aprendo di scatto la finestra della camera oscura, così che la stanza fosse illuminata a giorno. "In questa foto mi pare di vedere dei fantasmi... Ma no, sarà uno scherzo creato dalla carta rovinata!" (...) Non si trattava di uno scherzo: c'erano figure di uomini in quella prima istantanea e anche nelle successive. E dal loro abbigliamento si sarebbe detto che erano uomini di un'altra epoca, lontana. Spiriti? Fantasmi? C'era sotto un mistero..."

"Arrivata ansimante alla sommità, avvertì di nuovo con chiarezza la presenza. Di che genere fosse, se buona o cattiva, in quel momento non lo poteva dire. (...) Infine, quando era ormai quasi buio, imboccò il sentiero in discesa e proprio allora ebbe l'impressione che qualcuno o qualcosa la trattenesse, avvolgendola in una tenera ondata di calore. (...) Riprese di corsa la discesa e, giunta a casa, si buttò sul letto. Il cielo era pieno di nubi nere, che cominciavano a coprire la luna. (...) si impose di dimenticare i fantasmi e spiriti e cadde in un sonno profondo, che lampi e tuoni non riuscirono a turbare."

"Poi si chinò per osservare da vicino il volto di lui e la sua bocca.  Si ritrovò a baciarlo, tremante: era così forte, così bello, così irresistibile! Le braccia di Armand le cinsero le spalle e la sua lingua si insinuò fra le labbra di lei chiedendo un'immediata risposta."

"Armand intanto la faceva scivolare lentamente al suolo, sulle tavole del pontile, ancora tiepide di sole nell'ombra della sera, abbandonandosi su di lei, senza mai lasciarla, quasi avesse paura di perderla. Hope divenne ben presto altrettanto impaziente di sentirlo vicino e le sue mani lo cercarono avide, imperiose: aveva bisogno di lui. Le labbra di Armand furono sul suo seno, indugiando sui capezzoli. Hope gemette mentre lui la penetrava, quasi schiacciandola con il proprio peso contro il legno del pontile, con l'acqua che si infrangeva sotto."

"Hope visse i tre giorni successivi come avvolta in una foschia indistinta, con la mente assente e il cuore vuoto. Guardandosi allo specchio si meravigliava quasi di essere la stessa persona di sempre, di vedere riflesso lo stesso volto che era abituata a scorgere da anni. "Cammina, parla, è un essere quasi umano", mormorò fra sé un mattino, alludendo a se stessa in terza persona. (...) Tutto il suo spirito era inattivo. Ogni azione che compiva era per cercare di sopravvivere fino al giorno dopo. Più nulla era importante per lei, nulla le interessava. Nulla: quello era il termine che poteva riassumere la sua vita."


Qui trovate un romanzo con una storia simile, ma narrato con più maestria: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/ricominciamo-da-noi-di-joann-ross.html