"La piccola città di Rocamore sorgeva sopra una scarpata che dominava il fiume pigro, sulle cui acque limpide si piegavano i rami di salici e di lecci. Un tempo dei bastioni la circondavano, ed erano ancora in piedi, intatti, dalla parte della città bassa. Ed erano intatte anche le due torri della porta dell'Orologio. Alcune case antiche, la vecchia chiesa per metà romantica e per metà gotica, le belle logge a volta del mercato, erano sfuggite alle distruzioni e ai saccheggi dei signorotti rivali, in lotta tra di loro, alle depredazioni delle guerre di religione, e del vandalismo rivoluzionario. Era una città antichissima e, a dire degli archeologi del Périgord, si ergeva sulle rovine di un oppidum romano. Un archeologo diceva persino che il suo suolo roccioso, ricco di sotterranei nei quali durante gli assedi si rifugiavano gli abitanti di Rocamore, era stato a suo tempo rifugio degli uomini preistorici! Nessuno però, in città, si interessava a questo remotissimo passato. I bravi cittadini di Rocamore erano attaccati alle loro vecchie pietre, ai loro giardini pieni di fiori e di frutta. Raramente si allontanavano dal loro luogo natale e, in ogni modo, sempre per brevi periodi di tempo. (...) Nella rue des Fontaines sorgeva un grande edificio che si stendeva in lunghezza, sormontato da tetti molto alti. Le sue fondamenta datavano dai primi tempi del medioevo... almeno così si diceva! Sulle sue grossa mura i secoli erano passati senza lasciare traccia. Il suo aspetto esterno era cambiato. Sul portone si vedeva ancora il pesante martello di ottone forgiato a testa di uomo barbuto. Un po' più in là, il battente di un'altra porta più piccola, sotto una piccola volta a sesto acuto, era ornato di chiodi accuratamente lucidati dalla mano premurosa di un servitore. Questo edificio era chiamato la Malereyne. Apparteneva ad una famiglia le cui origini si sperdevano in un lontano nebuloso."
'Due Amori e un Destino' di Delly: inizia così
"La piccola città di Rocamore sorgeva sopra una scarpata che dominava il fiume pigro, sulle cui acque limpide si piegavano i rami di salici e di lecci. Un tempo dei bastioni la circondavano, ed erano ancora in piedi, intatti, dalla parte della città bassa. Ed erano intatte anche le due torri della porta dell'Orologio. Alcune case antiche, la vecchia chiesa per metà romantica e per metà gotica, le belle logge a volta del mercato, erano sfuggite alle distruzioni e ai saccheggi dei signorotti rivali, in lotta tra di loro, alle depredazioni delle guerre di religione, e del vandalismo rivoluzionario. Era una città antichissima e, a dire degli archeologi del Périgord, si ergeva sulle rovine di un oppidum romano. Un archeologo diceva persino che il suo suolo roccioso, ricco di sotterranei nei quali durante gli assedi si rifugiavano gli abitanti di Rocamore, era stato a suo tempo rifugio degli uomini preistorici! Nessuno però, in città, si interessava a questo remotissimo passato. I bravi cittadini di Rocamore erano attaccati alle loro vecchie pietre, ai loro giardini pieni di fiori e di frutta. Raramente si allontanavano dal loro luogo natale e, in ogni modo, sempre per brevi periodi di tempo. (...) Nella rue des Fontaines sorgeva un grande edificio che si stendeva in lunghezza, sormontato da tetti molto alti. Le sue fondamenta datavano dai primi tempi del medioevo... almeno così si diceva! Sulle sue grossa mura i secoli erano passati senza lasciare traccia. Il suo aspetto esterno era cambiato. Sul portone si vedeva ancora il pesante martello di ottone forgiato a testa di uomo barbuto. Un po' più in là, il battente di un'altra porta più piccola, sotto una piccola volta a sesto acuto, era ornato di chiodi accuratamente lucidati dalla mano premurosa di un servitore. Questo edificio era chiamato la Malereyne. Apparteneva ad una famiglia le cui origini si sperdevano in un lontano nebuloso."
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