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"Il Lupo e la Colomba" di Kathleen Woodiwiss


In tempi remoti, quando i druidi vagavano per le foreste settentrionali d'Inghilterra e tenevano i loro sabba al chiarore incerto della luna, un giovane uomo innamorato di battaglia e violenza studiò le arti della guerra fino a divenire invincibile.  Il giovane, che si era dato per nome "Il Lupo", depredava la gente, piegandola ai suoi voleri. Col tempo le sue gesta giunsero all'orecchio degli Dei sull'alta montagna tra la terra e il Valhalla. Odino, signore degli Dei, inviò un messaggero a distruggere il ribelle che esigeva tributi dal popolo e sfidava il fato. I due si incontrarono e incrociarono le spade, e la loro battaglia infuriò per una quindicina di nuove lune dalle bianche scogliere del sud alle spoglie coste rocciose del nord. Il guerriero si dimostrò all'altezza della sua fama: nemmeno l'inviato di Odino riuscì a batterlo, e dovette tornare alla montagna ad ammettere il suo fallimento. Odino rifletté a lungo e a fondo sulla questione, poiché era scritto che chiunque avesse sconfitto un messaggero degli Dei si sarebbe guadagnato la vita eterna sulla Terra. Odino rise, e i cieli sopra il lupo tremarono. Poi l'aria fu squarciata da lampi accecanti e fragorosi tuoni; il giovane, impavido, rimase dov'era, con la spada sguainata.  "Così ha vinto la vita eterna", ruggì Odino in tono di scherno, "e stai di fronte a me con la spada pronta al combattimento, ma la stoltezza non è mai stata una virtù e io non posso lasciarti qui libero di compiere le tue insane imprese. Avrai la tua immortalità, ma dovrai sottostare ai voleri di Odino per fare uso della tua conquista." Odino scomparve con un ultimo scroscio di risa, e un fulmine colpì l'arrogante lama sfoderata. Un pennacchio di fumo si innalzò lentamente al cielo. Là dove si trovava il giovane, ora era accucciato un grosso lupo di ferro incandescente, con un ringhio rabbioso congelato sulle labbra. Si dice che in una profonda vallata vicino al confine con la Scozia ci sia una radura dove si trova la statua di un lupo di ferro, bruno di ruggine, ricoperto di rampicanti aggrovigliati, le zampe verdi di muschio. Si dice che quando la battaglia infuria nella regione l'imponente lupo si animi e divenga un guerriero - coraggioso, forte, invincibile e selvaggio. E ora le truppe di Guglielmo attraversavano la Manica, re Harold accorreva dal nord, e la guerra si faceva prossima...

***

28 Ottobre 1066

Il clangore della battaglia si era ormai sopito. Le grida e i lamenti dei feriti si erano spenti a uno a uno. La notte era quieta e il tempo pareva come sospeso. La luna autunnale, tinta di sangue e affaticata, splendeva sopra l'indistinto orizzonte, e il distante ululato di un lupo in caccia attraversava come un brivido il cuore della notte, appesantendo il misterioso silenzio che incombeva sulla regione. Coltri di nebbia fluttuavano attraverso la palude sopra i corpi dilaniati dei caduti. Il basso muro di terra, debolmente sostenuto da pietre, era ricoperto dall'eroico sudario degli uomini massacrati.  Un ragazzo di non più di dodici anni giaceva accanto al padre. Oltre a questo macabro scenario si ergeva la grande sagoma del castello di Darkenwald, con la sua unica torre di guardia svettante contro il cielo. All'interno del castello, Aislinn sedeva sul pavimento coperto di tappeti davanti alla poltrona sulla quale suo padre, l'ultimo signore di Darkenwald, aveva governato il suo feudo.



Dalla stessa Autrice: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/rosa-dinverno-di-kathleen-woodiwiss.html

 


"La Dama e l'Unicorno" (Romanzi Storici)

Trama: Francia, 1243. La giornata assolata non contribuiva in alcun modo a ingentilire la facciata della minacciosa fortezza di Montsalvat, accoccolata sulla sommità della montagna e Alienor si sentì gelare il sangue nelle vene a vedere il castello che sarebbe diventato la sua nuova dimora. Salendo a cavallo lungo il tortuoso sentiero, si chiese come mai quel matrimonio fosse stato combinato con tanta fretta e perchè un'aura di mistero circondasse la figura del suo futuro sposo, il Conte di Pereille. Al villaggio circolavano strane voci sul suo conto, storie di incantesimi e trasformazioni favorite dalla luna piena. E di fronte al sinistro maniero si domandò quali segreti Monsalvat custodisse così gelosamente all'interno delle sue mura, sulle quali all'improvviso era comparso un meraviglioso unicorno...


Commento di Lunaria: a leggere la trama già fantasticavo di trovarmi di fronte ad un Urban Fantasy ambientato nel Medioevo con tanto di licantropo o "licantropo mannaro" e invece... NO! Dopo un inizio carico di mistero, la trovata "paranormale" si dissolve e il romanzo prosegue più sui binari del romanzo storico (vengono menzionati i catari e le persecuzioni subite), in maniera prolissa e anche confusa. Non è scritto male, anzi, le descrizioni "hot" sono ben narrate, ma nel complesso l'ho trovato troppo lento (son ben 283 pagine) e ci ho messo davvero molto a finirlo.


Gli stralci più belli:

"Sotto il loro dolce assalto, la fascia che le cingeva la testa e il velo caddero a terra, ma Alienor se ne accorse a stento e tantomeno sentì il fruscio del suo impalpabile soggolo quando seguì la stessa sorte. Un rumore appena percettibile rivelò l'aprirsi del fermaglio del suo mantello foderato di pelliccia, ma solo l'alleggerirsi del peso sulle sue spalle le fece capire che l'indumento le era stato tolto. L'intero universo di Alienor sembrava essersi condensato attorno alle labbra persuasive di Dagobert, ai baci che le sfioravano le tempie e le palpebre, la punta del naso, il lobo dell'orecchio, in un ardente percorso che scendeva lungo la gola fino alla scollatura del suo abito."





"La Gorgone e il Cavaliere" di Deborah Simmons (I Grandi Romanzi Storici)

Trama: Inghilterra 1273. Pur sapendo che Elene ha ucciso a sangue freddo il precedente marito durante la prima notte di nozze, Geoffrey de Burgh non ha altra scelta che fare di lei la sua sposa. Per mettere fine all'annosa faida tra la sua famiglia e quella della ragazza, re Edoardo ha infatti disposto che uno dei figli del conte di Campion debba prenderla in moglie. Deciso a fare buon viso a cattivo gioco e a non prestare fede alle dicerie che corrono sul conto della donna, Geoffrey si presenta al castello di lei. Ma quando la incontra le sue già minime aspettative subiscono un duro colpo: scarmigliata, malvestita e con un comportamento selvaggio, Elene sembra una Gorgone uscita dal peggiore degli incubi, ed è palesemente intenzionata a non lasciarsi ingannare dalla gentilezza e dai modi raffinati dell'uomo che vogliono appiopparle come marito...


Commento di Lunaria: La storia è interessante, ma è davvero troppo prolissa e sfiancante, riacquistando ritmo e azione praticamente solo sul finale...  L'Eros è presente col contagocce. Tutto il romanzo, insomma, è di una lentezza insostenibile.  Anche "La Strega e il Cavaliere" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/04/la-strega-e-il-cavaliere-di-deborah.html aveva gli stessi difetti: troppa prolissità, anche per elementi ininfluenti, pochissimo eros. Probabilmente all'Autrice riescono meglio i romanzi ambientati nell'Ottocento (come i bellissimi "Luci e Tenebre" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/luci-e-tenebre-di-deborah-simmons.html e "I Segreti del Labirinto" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/i-segreti-del-labirinto-di-deborah.html)... (vedi anche https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/tesori-sepolti-di-deborah-simmons-i.html)

N.B Della Saga dei Fratelli Burgh, fanno parte: "Il Lupo del Wessex", "La Strega e il Cavaliere" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/04/la-strega-e-il-cavaliere-di-deborah.html), "La Novizia e il Cavaliere", "Briganti e Cavalieri", "La Gorgone e il Cavaliere". "La Gorgone e il Cavaliere" esattamente come "La Strega e il Cavaliere" sono usciti con copertine diverse: una "tipicamente Rosa" e l'altra più stilizzata, stile icona\miniatura.

Altri romanzi dell'Autrice: "Il Prezzo della Felicità", "Il Cavaliere Rosso", "Il Cacciatore di Dote", "Luci e Tenebre", "La Bella Prigioniera", "La Ragazza con la pistola", "Tesori Sepolti", "Il Marchese Ladro", "I Segreti del Labirinto" 

Per curiosità: quando l'Autrice parla dei capelli scarmigliati di Elene, mi è venuta in mente questa copertina... Elene me la immaginavo proprio così!


Gli stralci più belli: "Come stregata da quella visione, Elene non riuscì a togliere lo sguardo di dosso all'uomo che fino a quel momento aveva trovato ripugnante e che ora l'attraeva come la fiamma attira la falena. Aveva sempre aborrito gli uomini, le arti guerresche, i cavalieri e le loro dimostrazioni di forza, tuttavia rimase dove si trovava, come incollata al pavimento a guardare Geoffrey."

"Elene respirò a fondo per scacciare la sensazione di languore che il ricordo aveva suscitato in lei. Non poteva permettersi di abbassare totalmente la guardia nonostante avesse superato almeno in parte il terrore che derivava dall'idea di condividere con lui una certa intimità. (...) La risposta le giunse dall'oscurità nella quale le sembrò di udire un unico nome che incuteva rispetto, forza e sicurezza. Elene sbatté le palpebre perplessa, accorgendosi che il crepuscolo si era trasformato in notte."




"Carezze proibite" di Shelly Thacker (trama)

è il 1302 e si sa che di questi tempi il destino delle donne è spesso ingrato. La splendida Ciara tutto sommato ha quindi ben poco da lamentarsi: in quanto bottino di guerra, verrà data in sposa al perfido ma vittorioso principe Daemon. Poteva certo andarle molto peggio, avrebbe potuto essere venduta o rapita e finire molto male. Per evitare che qualcosa del genere accada proprio mentre il suo valore di scambio è più alto, il re decide di affidarle una valida scorta che la conduca sana e salva - e del tutto illibata - dal promesso sposo. L'ordine regale cade sulle spalle di un giovane cavaliere senza macchia e senza paura, forse un po' testa calda ma dal forte senso dell'onore: sir Royce Saint-Michel.

Una scelta da definirsi quantomeno azzardata. Royce è bello, aitante, solare... e decisamente sensibile al fascino della sua protetta. Ma la lealtà al sovrano e la parola data sono sacre, e non resta alternativa al mantenere la dignità o obbedire al volere di stato.

I due intraprendono così un viaggio movimentato e avventuroso, un percorso del corpo e del cuore, in cui le insidie maggiori potrebbero non giungere tanto dai numerosi nemici in agguato, quanto da una vicinanza sempre più dolce, stuzzicante e assolutamente, irresistibilmente tentatrice...



"Anima e Corpo" di Virginia Henley (trama)

Trama: Gli era destinata, anima e corpo, fin dagli albori del tempo. La bellissima fanciulla dai lunghi capelli dorati che popolava ogni sua visione, ogni suo sogno, ogni sua fantasticheria era lì, finalmente reale, in carne e ossa davanti a lui. E, ironia della sorte, era fidanzata per volere di re Edoardo di Inghilterra al fratellastro che lui non sapeva neanche di avere. Ma Christian Hawksblood, principe arabo e cavaliere templare, non era certo uomo da rinunciare facilmente a ciò che era suo. E Lady Brianna di Bedford era sua, per volere del fato. La splendida castellana, però, sembrava pensarla ben diversamente al riguardo: nel suo futuro vedeva solo un sereno matrimonio con il valoroso e bel cavaliere normanno che il re le aveva destinato. Eppure, quando i suoi occhi si chiudevano nel sogno o la sua fantasia vagava libera senza meta, non era il fidanzato a tornarle in mente o a turbarle il cuore, bensì l'indisponente e misterioso principe straniero che aveva l'inquietante potere di leggerle i pensieri e turbarle i sensi... Sullo sfondo della medievale corte inglese, durante le gloriose battaglie per la conquista dell'Aquitania, la storia di un amore sensuale e romantico che travolge le barriere del tempo e della distanza con la forza della sua ardente passione.


Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/amare-ancora-di-bertrice-small-trama.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/04/carezze-proibite-di-shelly-thacker-trama.html



"Una Guaritrice per l'Highlander" (I Grandi Romanzi Storici)



Trama: Scozia, 1371. La strega di Caig Fall è tornata! La voce si sta diffondendo velocemente ad Achnacarry. Nessuno sa perché anni prima se ne sia andata e il motivo per cui ora sia ricomparsa nel misterioso e remoto cottage in cima alle cascate, ma per Davidh, comandante del clan dei Cameron, non ha importanza. L'unica cosa che conta per lui è che la vecchia, nota guaritrice, sia in grado di aiutare il suo piccolo Colm, affetto da una malattia sconosciuta che gli ruba il respiro e che presto lo strapperà dalle sue braccia. Quando decide di portarle il bambino, Davidh non immagina certo di scoprire che la strega in questione, Anna, è in realtà una bellissima donna, capace di irretirgli il cuore e i sensi e di restituirgli il sorriso e la speranza... né che nasconde un pericoloso segreto che potrebbe distruggere l'intero clan.


Commento di Lunaria: "Una guaritrice per l'Highlander" è un romanzo interessante, ma purtroppo è carente dal punto di vista della... stregoneria. Infatti, leggendo la trama, avevo pensato di trovarmi di fronte ad un libro incentrato sulla demonizzazione della donna guaritrice\strega magari il tutto presentato sotto una verniciata di "Wicca femminista", similmente ad altri romanzi incentrati sulle donne indipendenti "che facevano di testa loro" nel Medioevo. Invece non solo Anna viene accolta quasi con entusiasmo fin da subito dall'intero clan (a parte l'inevitabile rancore che le porterà l'ex amante di Davidh) ma la storia vira presto sullo scopo di Anna: far accettare il figlio avuto con Malcolm, anni prima, dal clan dei Cameron... c'è solo un unico problema: Malcolm era il migliore amico di Davidh e nessuno sa che ha avuto un figlio con Anna, quindi la donna è costretta a mentire. Tutta la trama verte su questo, anche se non mancano le scene dove Anna è intenta a "paciugare con le erbe" nel tentativo di salvare il figlioletto di Davidh... però, nel complesso, mi aspettavo di più, anche se è ben scritto. Tuttavia 315 pagine sono un po' troppe per una trama così lineare nel suo svolgimento. Piacevoli le (sporadiche) scene erotiche. In secondo piano i paesaggi, visto che quasi tutta la vicenda si svolge al chiuso, all'interno delle mura del castello; peccato, perché la Scozia medievale si prestava molto ad atmosfere brumose alla Macbeth...

N.B: Ho visto altri due romanzi, sempre ambientati nel Medioevo, firmati dalla stessa Autrice: di uno non ricordo il titolo, l'altro è "Fuga dal destino". Se ricordo bene nel primo che ho visto il protagonista era un vichingo e veniva soccorso, anche lui, da una misteriosa donna dei boschi.


Gli stralci più belli: "Toccatemi, Davidh. Ho desiderato sentire le vostre mani su di me da quando vi ho visto dall'alto delle cascate." Alzando le gambe, Anna gli strinse le ginocchia attorno ai fianchi. "Toccatemi, adesso." La sua virilità prese vita, anelando a colmare il posto segreto fra quelle cosce ben tornite. (...) Quando lui si chinò per baciarli, Anna emise un gemito che si riverberò nella sua virilità eretta, filtrandogli nelle ossa." 





"Amare Ancora" di Bertrice Small (trama)

Anno Domine 452. La Britannia è ancora sotto il dominio dell'impero romano, ma non è detto che per gli invasori la sventura giunga sempre per mano dei ribelli locali. Ben lo sa la dolce e bellissima Cailin, che ha visto la distruzione della sua famiglia a opera degli avidi e malvagi romani, parenti di suo padre. L'unica via di scampo per lei è la fuga, l'unico rifugio possibile quello offertole dalla tribù celtica cui apparteneva sua madre. Tra questa gente semplice e leale, Cailin riesce a ritrovare la gioia di vivere... e tra le braccia del valoroso e aitante Wulf scopre l'amore. Quando anche la vendetta è compiuta e la giovane sta mettendo alla luce il suo primogenito, la parola fine pare pronta a calare sulla romantica vicenda... Senonché, durante le doglie del parto, una mano perfida droga la sfortunata fanciulla. Il risveglio è amaro: ignara della sorte toccata a Wulf e al bambino, Cailin è ora una schiava imbarcata verso l'Oriente. Sfarzosa e magnifica, splendida e lussuriosa, Bisanzio è una città che sa apprezzare appieno le grazie femminili, e l'incantevole britannica viene subito addetta alla sua nuova mansione: si esibirà in uno spettacolo erotico nel miglior bordello...

Con tocco inconfondibile, Bertrice Small ancora una volta delinea un racconto di passione e intrigo, d'avventura e storia, una trama che si snoda in terre lontane, governate dalla spada e dal fuoco, squassate da battaglie e tumulti, mondi in cui le questioni d'amore e di guerra vengono affrontate con lo stesso ardore... e la vittoria ha il gusto del piacere più dolce... 


Altre copertine per i libri di Bertrice Small:






"La Strega e il Cavaliere" di Deborah Simmons (Romanzi Storici)

Trama:  Galles, 1282. Brighid l'Estrange non è una ragazza come tutte le altre, bensì l'ultima discendente di un'antica famiglia nel cui sangue scorrono poteri magici. Quando riceve la notizia della morte del padre, un alchimista che si era rifugiato a lavorare nelle lontane selve del Galles, decide di mettersi in viaggio per andare ad investigare di persona e Stephen de Burgh, il figlio più bello del conte di Campion, sarà il suo riluttante accompagnatore: il giovane ne farebbe volentieri a meno di scortare quell'algida e distaccata fanciulla, ma il padre gli impone di assolvere il suo compito... Strappato alla noia della vita di palazzo, al libertinaggio e ai piaceri del vino, Stephen accompagnerà Brighid in un'avventura in cui entrambi dovranno affrontare ciò che temono di più: l'abbandono delle certezze, le incognite del futuro e... l'amore.

Commento di Lunaria: Leggendo la trama ero elettrizzata all'idea di leggere "La Strega e il Cavaliere": una donna che padroneggia le arti magiche, il Galles del Medioevo, il giallo sulla morte del padre alchimista, un'Autrice che mi aveva entusiasmato con "Luci e Tenebre" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/luci-e-tenebre-di-deborah-simmons.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/i-segreti-del-labirinto-di-deborah.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/tesori-sepolti-di-deborah-simmons-i.html) e invece... e invece "La Strega e il Cavaliere" è decisamente prolisso, i suoi punti di forza (la donna con poteri magici, l'alchimia...) sono resi in sintesi, il "flirt" tra i due (che inizia con battibecchi vari) è tirato per le lunghe, praticamente assente l'erotismo (compare pienamente solo a pagina 304 su un totale di 313 pagine... in precedenza sono tutti baci dati in fretta e furia su una Brighid imbarazzata), un peregrinare assurdo che si trascina per pagine e pagine dove non succede quasi niente, quel poco di brivido (l'attacco dei briganti, Brighid si trova faccia a faccia con l'assassino del padre...) subito stemperato. Non è pessimo, perché l'Autrice sa scrivere e approfondisce nel dettaglio la psicologia dei personaggi, ma è veramente tirato troppo per le lunghe e rischia di sfibrare, inutilmente, la lettrice.

N.B: Questo romanzo è uscito con due copertine diverse:





Gli stralci più belli:   

"Non che quella ragazza, dopotutto, gli interessasse davvero, si disse, anche se i suoi occhi avevano la più strana sfumatura di verde che avesse mai visto (...) erano come le profondità dell'oceano. Occhi da strega. Quel pensiero gli si presentò alla mente all'improvviso e Stephen sbuffò. Tutti quei bisbigli a proposito di poteri arcani avevano cominciato a fargli immaginare le cose."

"Brighid". Batté le palpebre, confusa, mentre il suo nome veniva pronunciato nell'oscurità, ma subito riconobbe la voce.  Roca e profonda, le fece correre un piacevole brivido lungo la schiena, mentre il suo corpo veniva invaso da un fuoco liquido troppo potente per essere ignorato. (...) Si voltò e lui era lì, che la prendeva fra le braccia, e quando quel corpo muscoloso toccò il suo, nudo e accogliente, lei annegò in un mare di sensazioni che la stordirono. Lo attirò a sé, e finalmente torreggiò su di lei. Il suo sguardo le tolse il fiato e lei capì che tutta la magia e tutti i misteri dell'universo erano a portata di mano..."

"Brighid ebbe solo un momento per ammirarlo, perché uno dei briganti l'aveva raggiunta e la stava tirando per il mantello. Lei tenne le redini con una mano e cercò di difendersi con l'altra, ma stava perdendo la battaglia e lo sapeva. Poi, all'improvviso, si erse in tutta la sua statura e la sua voce sovrastò la battaglia alle sue spalle, mentre intonava un'antica maledizione celtica."

"Lo rivide com'era stato in battaglia e seppe che, finché fosse vissuta, non avrebbe mai dimenticato la vista di Stephen de Burgh che s'ergeva in tutto il suo splendore di cavaliere per sbaragliare i briganti con un solo fendente della spada."

Per approfondimenti, vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/08/alle-origini-del-romanzo-rosa-medieval.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/04/la-gorgone-e-il-cavaliere-di-deborah.html


Alle origini del Romanzo Rosa Medieval Romance: Amore e Bellezza Femminile in Andrea Cappellano, Guibert de Nogent, Ugo di Fleury-sur-Loire

Info tratte da

"Sono certo che tutti i beni di questa vita sono dati da Dio per fare la vostra volontà e quella delle altre Dame. (1)  è evidente e alla mia mente assolutamente chiaro che gli uomini non sono nulla, che sono incapaci di bere alla fonte del Bene se non sono spinti dalle donne. Tuttavia, essendo le donne l'origine e la causa di ogni Bene, e avendo Dio dato loro una così grande prerogativa, esse si devono mostrare tali che la virtù di quelli che fanno il Bene inciti gli altri a fare altrettanto; se la loro luce non illumina nessuno, essa sarà come una candela nelle tenebre (spenta), che non allontana e non attira nessuno. Perciò è chiaro che ciascuno si deve sforzare di servire le Dame per poter essere illuminato dalla loro grazia; ed esse devono fare del loro meglio per conservare i cuori dei buoni nelle buone azioni e onorare i buoni col loro merito. Poiché tutto il Bene che fanno gli esseri viventi è fatto per l'amore delle donne, per essere lodati da loro e potersi vantare dei doni che esse fanno, senza i quali in questa vita non si fa nulla che sia degno d'elogio."

Questo è uno stralcio preso da "Trattato d'Amore" ("De Arte honeste amandi" o "De Amore") di Andrea Cappellano (André le Chapelain, forse 1150 – 1220, XII secolo), scritta in latino da un chierico al servizio della contessa Maria di Champagne, 


 figlia di Eleonora d'Aquitania e del suo primo marito, il re di Francia Luigi VII.  

Il "De Amore" è ispirato all'"Arte di Amare" di Ovidio ma la mentalità è già quella del XII secolo.

Andrea Cappellano nella sua opera, oltre alle tematiche che poi diventeranno tipiche dell'Amor Cortese come il vassallaggio nel rapporto d'amore e la subordinazione del cavaliere alla sua dama, (*) 






ci riferisce di 21 "giudizi d'amore", pronunciati da nobili e famose dame di Francia: Maria di Francia, contessa di Champagne, che ebbe un ruolo di primo piano negli ambienti letterari del tempo ospitando anche Chrétien de Troyes e scrivendo lei stessa delle opere, (**) 


 Eleonora d'Aquitania, Adèle di Champagne, 


Elisabetta di Vermandois contessa di Fiandra, Ermengarda di Narbona (viscontessa mecenate di poeti e poetessa, celebrata dai trovatori e dalla trobairitz Azalaïs de Porcairagues)


e l'"assemblea delle Dame di Guascogna". 

Cappellano ci introduce al concetto ermetico di "corti d'amore": c'è chi pensa che si trattasse di veri e propri tribunali davanti ai quali comparivano gli innamorati per ricevere dei verdetti o che le donne esercitassero le funzioni di "giudice" in una sorta di gioco di società.

Comunque, in realtà, "la corte" e la "sentenza" sono un po' come l'omaggio feudale: la dama esercitava, a immagine del signore feudale, una sorta di funzione giudiziaria nel campo dei rapporti amorosi: il giudizio d'amore, la corte d'amore sono i complementi e gli equivalenti della fedeltà dell'omaggio del vassallo, espressi anche dalla poesia dei trovatori.  

Tenendo presente che non era infrequente che una donna come Eleonora o Bianca di Castiglia, a quel tempo, si trovassero a capo nell'amministrazione di un feudo, 

svolgendo anche un ruolo di giudice, si può vedere come i giudizi pronunciati nelle corti d'amore rispondono alle regole enunciate nell'opera del Cappellano e di come la donna corrispondesse alla signora feudale.

In epoca feudale e per tutto il XIII secolo le donne che hanno retto e amministrato possedimenti anche estesi sono ben menzionate: quasi tutti i principati laici belgi vennero governati da donne come la contessa Giovanna (1205-1244), Margherita delle Fiandre o di Costantinopoli (1244-1280), 

la duchessa Giovanna di Brabante (1355-1406), Margherita di Baviera (1345-1356), Maria di Borgogna (1477-1482)




Note:

(1) La bellezza femminile sarà commentata da poeti come Andrea Cappellano ma anche da filosofi e teologi. Per Cappellano, l'amore è una passione innata che deriva dalla visione e da un pensiero smisurato della bellezza dell'altro sesso. 

Guibert de Nogent (1055 – 1124) vedeva nella bellezza femminile uno specchio diretto e immediato, seppur imperfetto e perituro, dell'infinita e immutabile bellezza di Dio. 

Ugo da San Vittore (1096 - 1141) considerava che la bellezza del mondo visibile è un riflessione della bellezza del mondo invisibile: "Le forme visibili sono immagini dell'invisibile bellezza [...]". 

Baudri de Bourgueil (1046 –  1130) e Ugo di Fleury-sur-Loire dedicano alla contessa Adele di Blois detta anche di Champagne (1140-1206, figlia di Teobaldo IV e di Matilde di Carinzia), diversi elogi e il secondo, un frate, le dedica l'opera "Historia ecclesiastica" nel 1109: "Non solo il sesso femminile non è privo dell'intelligenza delle cose profonde, ma nelle donne generalmente c'è anche una grande ingegnosità mentale e un'eleganza delle maniere assolutamente notevole" e, nel prologo, Ugo si rivolge alla contessa: "Mi sembra degno, illustrissima Signora, offrire in omaggio quest'opera, dono supplice alla vostra indulgenza, perché vi si deve preferire a molti altri personaggi del nostro tempo, voi che siete notevole per generosità, ammirevole per rettitudine e siete tanto erudita quanto colta, il che costituisce la maggiore nobiltà e civiltà". 

Anche il poeta Goffredo di Reims, che era stato il maestro di Baudri, esalta la contessa Adele in un'epistola in versi indirizzata al suo amico Engueran: "Perché Guglielmo il Conquistatore ha attraversato il mare e conquistato l'Inghilterra? Per diventare re. Ma perché è diventato re? Perché il destino voleva che Adele nascesse figlia di re."

Infine, una curiosità: sempre da Baudri de Bourgueil abbiamo menzione di ben due poetesse e una "donna critica letteraria", a cui il poeta si rivolge: ad una certa Emma, una badessa, Baudri chiede un giudizio sui suoi versi, ed esorta una certa Costanza, poetessa e ad una certa Muriel (bella, ricca, nobile) a proseguire nella conversazione e a mandare una poesia in cambio della sua. Quando Adele nel 1122 entra in convento, lasciando l'amministrazione del possedimento di Blois-Chartres al figlio Tebaldo, sia Ildeberto di Lavardin (Hildebertus Cenomannensis, 1056 – 1133) sia Baudri de Bourgueil esprimeranno la propria ammirazione alla contessa Adele per aver rinunciato al fasto della corte di Blois. Il vescovo di Le Mans, nel 1137, le dedicherà un epitaffio: 

Fiorente nelle delizie, viso festoso...\la natura la forgiò, dentro la mente,\ fuori il corpo, in modo che la mente fosse senza macchia\ e l'apparenza senza difetto

(*) Rispetto ai trovatori del suo tempo, Andrea Cappellano celebrò l'amore carnale ed extraconiugale, rispetto a quello platonico e coniugale, da Cappellano giudicati inferiori rispetto a quello extraconiugale. Questa sua concezione fece scandalo e gli causò diversi problemi, tanto che il poeta dovette "smorzare" i toni e prendere spunto da una visione misogina che rinnegava la donna. Ad ogni modo, anche Dante, nella sua giovinezza, fu molto influenzato da Andrea Cappellano.

(**) Maria di Champagne ebbe quattro figli:  Enrico (1166-1197), conte di Champagne, poi re di Gerusalemme; Maria (1174-1204), sposa di Baldovino I di Costantinopoli; Tebaldo, conte di Champagne; Scolastica, sposa di Guglielmo IV, conte di Mâcon.

Nota di Lunaria: onde evitare insulti dai soliti personaggi che non hanno mai letto un libro ma ragliano dicendo che "non è vero niente delle cose che hai scritto, te lo sei inventato tu! Le donne non hanno mai fatto niente nella Storia! Quelle donne che hai citato non sono mai esistite! Sono i tuoi deliri!", metto delle prove fotografiche per dimostrare che ho consultato il libro e che "non sono i miei deliri e le mie menzogne"









ROMANZI ROSA AMBIENTATI NEL MEDIOEVO






QUELLI CHE HO RECENSITO




































 

APPROFONDIMENTO: AMORE E TORMENTO NELL'AMOR CORTESE

Info tratte da

Tema della morte, che vien preferita ai doni del mondo:

Più mi è gradito dunque morire\che gioire di gioia volgare\perché la gioia che volgarmente sazia\non ha potere né diritto di piacermi tanto.

Così canta Aimeric de Belenoi. La "joie vilaine" la guarirebbe dal suo desiderio, se l'amore senza fine non fosse il male che egli ama, la "joy d'amor" il delirio che prevale:

...questo folle desiderio\mi ucciderà, sia ch'io parta o rimanga\perché colei che sola può guarirmi non mi compiange\e questo desiderio\benchè fatto di delirio\su ogni altro prevale

Non vuol morire ancora, perché non è abbastanza distaccato dal desiderio, perché teme di lasciare il corpo per disperazione, "peccato mortale" perché ignora ancora

a che possa servirgli\lasciar che l'anima si rapisca in estasi.

Ecco il tema della separazione, motivo dominante di tutto l'amore cortese:

Dio, come può essere\che più mi è lontana, più la desidero?

Ed ecco Guirat de Bornheil che prega la vera Luce aspettando l'alba del giorno terrestre: l'alba che lo riunirà al suo "compagno" di viaggio e quindi di prove nel mondo (questi due "compagni" non potrebbero essere l'anima e il corpo? L'anima che è legata al corpo, e pure desidera lo spirito?)

Ma, alla fine della canzone, il trovatore ha tradito i suoi voti? O ha trovato in seno alla notte la vera Luce da cui non bisogna separarsi?

Bello, dolce compagno, così ricco è questo soggiorno\che non voglio veder più alba né giorno\perché la più bella figlia che sia nata da madre\tengo tra le braccia: onde più non mi curo\di gelosia né d'alba.

Wagner, nel "Tristano", trasformerà nel grido sublime di Brangania: "Habet Acht! Habet Acht! Schon weicht dem Tag die Nacht!" (Attenti! attenti! Già la Notte cede al Giorno!) Ma anche Tristano risponde: "Che la notte eternamente ci avvolga!"

"In un frutteto, sotto un pergolato di biancospino, la dama ha tenuto l'amico tra le braccia finché la vedetta ha gridato: Dio, è l'alba! Venga dunque presto! Come vorrei, mio Dio, che la notte non finisse, che il mio amico potesse rimanere con me e la vedetta non annunciasse mai il sorgere dell'alba. Dio! è l'alba. Venga dunque presto!"

Amor, in provenzale, è di genere femminile; questo Amore che per Dante "move il sole e l'altre stelle" e di cui Guiraut dice che si libra "al di sopra del cielo" non è già la stessa Divinità dei grandi mistici eterodossi, il Dio che precede la Trinità di cui parlano la gnosi e maestro Eckhardt, e più precisamente ancora, il Dio sopraessenziale che secondo Bernard de Chartres "risiede al di sopra dei cieli" e di cui il Noys, il Nous greco, è l'emanazione intellettuale e femminile?

Leggiamo questa canzone di Peire de Rogiers:

Aspro tormento mi tocca soffrire.\Per quanto grande sia la mia ambascia per lei\il mio cuore non deve consumarsi.\Né mai mi è dato di intravvedere la promessa\di gioia, dolcezza o bene:\se pure cento gioie conquistassi con la mia prodezza\non ne farei nulla perché non so volere che lei.

E questo grido di Bernard de Ventadour:

M'ha tolto il cuore, m'ha tolto il mondo, m'ha\tolto me stesso; e infine si è sottratta anche lei,\lasciandomi solo con il mio desiderio e il mio\cuore assetato.

E in questa strofa di Arnaut Daniel, un nobile che si fece giullare:

Non voglio l'impero di Roma né che mi si faccia papa, se non posso tornare da lei per la quale il mio cuore arde e si spezza. Ma se ella guarisce il mio tormento con un bacio, prima del nuovo anno, mi avrà distrutto e si sarà dannata.

Infine, concludiamo citando i mistici arabi.

I mistici arabi insistono sulla necessità di custodire il segreto dell'Amore divino. Denunciano senza tregua gli indiscreti che vorrebbero immischiarsi nei misteri senza parteciparvi con tutta la loro fede. La lode della morte d'amore è il leitmotiv del lirismo mistico degli Arabi. 

Ibn al Faridh: "Il riposo dell'amore è una fatica, il suo inizio una malattia, la sua fine la morte. Tuttavia per me la morte per amore è una vita; rendo grazie alla mia Amata d'avermela offerta. Chi non muore del suo amore non può viverne"

Uccidendomi voi mi farete vivere, perché per me morire è vivere e vivere è morire (al Hallaj) 


L'AMOR CORTESE NEL MEDIOEVO NEL COMMENTO DI BERTRAND RUSSELL

Tratto da


Non sarebbe esatto dire che, prima del Medioevo, l'amore romantico era sconosciuto; ma soltanto nel Medioevo divenne una forma di passione generalmente accettata. L'amore romantico, nella sua essenza, considera molto difficile la conquista dell'oggetto amato, a cui attribuisce un immenso valore. Fa tuttavia sforzi grandissimi, di vario genere, per vincere il cuore dell'amata, con la poesia, il canto, i tornei o qualunque altro mezzo possa essere gradito alla donna. 

La fede nell'immenso valore della donna è un effetto psicologico prodotto dalla difficoltà nel conquistarla: e credo possa ritenersi senz'altro che quando un uomo non trova difficoltà nella conquista di una donna, i suoi sentimenti verso di lei non prendono la forma dell'amore romantico. 

L'amore romantico, come appare nel Medioevo, dapprima non fu rivolto verso le donne con le quali l'innamorato avrebbe potuto avere rapporti sessuali, legittimi o no: era rivolto a donne della più alta rispettabilità, separate dai loro romantici amanti dalle insuperabili barriere della moralità e della convenzione. Così la chiesa aveva assolto in pieno il suo compito di portare gli uomini a considerare il sesso essenzialmente impuro, tanto da rendere plausibili sentimenti poetici soltanto verso donne irraggiungibili. Quindi l'amore, per essere nobile, doveva essere platonico. 

Per noi moderni è assai difficile comprendere la psicologia dei poeti-amanti del Medioevo. Essi professavano un'ardente devozione priva di desiderio, e ciò sembra a noi moderni così strano da farci considerare quell'amore non più di una pura convenzione letteraria. Senza dubbio qualche volta era così, e certamente la sua espressione letteraria era dominata da alcune convenzioni. Ma l'amore di Dante per Beatrice, così come è cantato nella "Vita Nova", non è soltanto convenzionale; 

al contrario, lo direi pervaso da una commozione più appassionata di quella espressa in molta poesia moderna. I più nobili spiriti del Medioevo ritenevano la loro vita terrena un male: gli istinti umani erano per essi il risultato della corruzione e del peccato originale; odiavano il corpo e i sensi; unica gioia pura era per loro l'estatica contemplazione di un qualche cosa che sembrava libero da ogni impurità sessuale. Nella sfera amorosa, tale modo di pensare doveva produrre per forza l'atteggiamento mentale che troviamo in Dante. 

Per un uomo che amava e rispettava profondamente una donna, sarebbe stato impossibile associarla a qualsiasi idea di rapporto sessuale, più o meno impuro nella sua essenza: il suo amore doveva prendere naturalmente forme poetiche e fantastiche ed essere pieno di simboli. L'effetto letterario di tutto questo insieme fu ammirevole, come appare chiaro nello sviluppo graduale della poesia amorosa, da quando nacque cioè alla corte dell'imperatore Federico II, sino alla fioritura in pieno Rinascimento. Una delle migliori descrizioni dell'amore del tardo Medioevo possiamo trovarla nel volume di Huizinga "Tramonto del Medioevo" (1924):

"Quando nel XII secolo il desiderio insoddisfatto fu posto dai troubadours provenzali al centro della concezione poetica dell'amore, si effettuò una importante svolta nella storia della civiltà. Anche il mondo antico aveva cantato le sofferenze amorose, ma le aveva sempre concepite come attesa di felicità o disperato disinganno. Il momento sentimentale più saliente di Piramo e Tisbe, o di Cefalo e Procride, è nella loro tragica fine; nella perdita straziante di una felicità già goduta. La poesia aulica, d'altra parte, fa del desiderio il motivo essenziale, e crea così un concetto seminegativo dell'amore. Senza rinunciare del tutto all'amore sensuale, il nuovo ideale poetico era tale da abbracciare ogni tipo di aspirazione morale. 

L'amore divenne il campo dove fiorirono tutte le perfezioni morali e intellettuali. A causa del suo amore, l'amante aulico è puro e virtuoso. L'elemento spirituale si accentua sempre più, sino verso la fine del XII secolo; il dolce stil novo di Dante e dei suoi amici finisce con l'attribuire all'amore il dono di condurre gli umani a uno stato di santità e di quasi miracolosa intuizione. Qui una vetta era stata raggiunta. La poesia italiana tornò a poco a poco indietro, a un'espressione meno esaltata del sentimento erotico. Petrarca è combattuto tra un ideale di amore spirituale e il fascino più naturale esercitato su di lui dai modelli antichi. Presto l'artificioso sistema dell'amore aulico fu abbandonato, e le sue sottili distinzioni caddero in disuso, quando il napoletanismo del Rinascimento, già latente nella concezione aulica, diede impulso a nuove forme di poesia erotica a sfondo spirituale."

In Francia e in Borgogna lo svolgersi di tali idee fu diverso che non in Italia, giacché le idee aristocratiche francesi sull'amore erano dominate dal "Roman de la Rose" il quale somigliava molto all'amore cavalleresco, ma non insisteva troppo sulla necessità di lasciarlo insoddisfatto. In realtà, era una vera e propria ribellione contro gli insegnamenti della chiesa e una virtuale asserzione pagana del giusto posto a cui l'amore ha diritto nella vita.

"L'esistenza di una classe superiore le cui nozioni intellettuali e morali erano preziosamente conservate in una ars amandi, rimane un fatto quasi unico nella storia.  In nessun'altra epoca l'ideale della civiltà si amalgamò sino a questo punto con quello dell'amore. Proprio come la Scolastica rappresenta il grande sforzo dello spirito medioevale per riportare tutte le idee filosofiche a un unico centro, così la teoria dell'amore aulico, in una sfera meno elevata, tende ad abbracciare tutto ciò che di nobile vi è nella vita. Il "Roman de la Rose" non distrugge il sistema; soltanto ne modifica in parte le tendenze e ne arricchisce il contenuto." (Huizinga)

L'epoca era di una rudezza straordinaria, ma il tipo di amore sostenuto nel "Roman de la Rose", sebbene non virtuoso in senso clericale, è raffinato, galante e nobile. 

Naturalmente tali idee erano buone soltanto per l'aristocrazia; esse presupponevano non soltanto tempo da perdere, ma anche una certa emancipazione dalla tirannia ecclesiastica. I tornei, nei quali l'amore aveva una parte principale, erano aborriti dalla Chiesa che non poteva però sopprimere il sistema dell'amore cavalleresco. 

Nella nostra epoca democratica siamo pronti a dimenticare ciò che in epoche diverse il mondo dové all'aristocrazia. In questa faccenda del rinnovamento del modo d'intendere l'amore, il Rinascimento non avrebbe forse avuto un così completo successo se la via non fosse stata preparata dai romanzi cavallereschi. 


Per leggere la poesia italiana del '200-'300 vedi: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/poesia-del-medioevo-duecento-e-trecento.html

https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/letteratura-medioevale-maschile-e-anche.html

La donna nel Medioevo: http://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/medioevo-1-musiciste-e-danzatrici.html

https://intervistemetal.blogspot.com/2019/12/la-donna-al-tempo-delle-cattedrali-un.html

https://intervistemetal.blogspot.com/2020/08/sapienti-come-la-sibilla-donne.html