"L'Amante di Lady Chatterley" di David Herbert Lawrence

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Nessuno ha incarnato gli sconvolgimenti socio-culturali quanto David Herbert Lawrence, polemico e scandaloso autore di "L'Amante di Lady Chatterley" che in opere come "La Verga di Aronne" (1922) e "Il Serpente Piumato" (1926) giunge a dei parossismi definiti, da Mario Praz, come "un colorito sinistro per l'affinità con simili ideologie, del nazismo", antifemminili e tesi al recupero del patriarcato.

"La Psicanalisi e l'Inconscio" (1921) e "Fantasie dell'inconscio" (1922) indicano l'interesse dell'Autore per la psicanalisi, e fu visto come un profeta della libertà sessuale.

Ci fu persino chi ne apprezzò la critica anti industriale.

La via sessuale gli divenne l'unico elemento in grado di riscattare l'uomo, a patto che il sesso non fosse vissuto come peccato o proibizione; il vitalismo sessuale servì a Lawrence a nascondere la malattia che lo consumava.

"Comune ai libri di Lawrence è una fondamentale irrequietezza, conseguenza d'un profondo dissidio interiore, essendo la sua una natura di uomo attivo [viaggiò moltissimo, dalla Germania alla Nuova Zelanda] inchiodata su un punto morto di contemplazione", nota Praz.

I quadri di Lawrence, caratterizzati da elementi sessuali, vennero censurati; i guai con le autorità, le accuse di oscenità (nel suo personaggio letterario Ursula, l'autore parla anche di omosessualità che per l'Autore è una soluzione alla crisi dei rapporti tra uomo e donna), peggiorarono il suo status. 

"L'Amante di Lady Chatterley" venne messo al bando per ben 32 anni, anche se il libro girava clandestinamente in Inghilterra. (Nota di Lunaria: letto oggigiorno risulta persino casto e pudico...)

Nel libro, che vendette oltre un milione di copie, si parla di Connie, che durante la guerra sposa Clifford Chatterley, aristocratico.

Clifford, ferito in guerra e ormai paralizzato e impotente, si stabilisce con Connie nella dimora di campagna della famiglia. Diventato scrittore, instaura un amore platonico con Connie, che diventa l'amante di Michaelis e quando la relazione termina, si lega a Mellors, un guardiacaccia, dal quale resta incinta. 

L'eroina lawrenciana diventa simbolo dell'emancipazione femminile degli anni Venti: Connie è una donna atipica rispetto al conformismo borghese del tempo. 

(Nota di Lunaria: esattamente come le tragiche eroine di "Madame Bovary" e "La Signora Dalle Camelie" ma anche Nora in "Casa di Bambola")


Gli stralci migliori

"Anche lui era denudato sul davanti e lei sentì il contatto della carne nuda quando entrò dentro di lei, turgido e vibrante. Poi quando incominciò a muoversi, nell'improvviso e inevitabile orgasmo, si risvegliarono in lei spirali di nuovi e strani fremiti."

"E dolcemente, con quella meravigliosa carezza della sua mano animata da un desiderio puro e tenero, dolcemente le accarezzò i fianchi vellutati, giù, giù, tra le calde natiche, sempre più vicino alla parte sensibile di lei."

"E solo adesso Connie si rese conto della piccola reticenza da bocciolo del pene e della sua tenerezza, e un gridolino di meraviglia e di dolore le scappò di nuovo, il suo cuore di donna stava esternando il suo sgomento di fronte alla tenera fragilità di quello che era stato potenza."

"Dietro i suoi lombi, il fuoco si agitò improvvisamente, più imperioso. La guardò con timore. Ella aveva voltato la testa e piangeva ciecamente, con tutta l'angoscia della sua maternità smarrita. Il cuore di lui si dissolse d'un tratto come una goccia di fuoco; tese la mano e posò le dita sulle sue ginocchia. "Non dovreste piangere", disse dolcemente. Ma ella si nascose la testa tra le mani; sentiva che il suo cuore era spezzato e che ogni ritegno era ormai inutile. Egli le posò la mano sulla spalla e leggermente, dolcemente, essa prese a scendere lunga la schiena di lei, ciecamente, con un movimento carezzevole, ciecamente, fino alla curva dei lombi accoccolati. E lì, dolcemente, dolcemente le accarezzò il fianco con quella carezza cieca, istintiva. Ella aveva trovato il fazzoletto e tentava di asciugarsi ciecamente il viso. "Venite nella capanna?" diss'egli con voce tranquilla e inespressiva. E, prendendole dolcemente il braccio al di sopra del gomito con una mano, la sollevò da terra, la condusse lentamente nella capanna senza lasciarla prima che fosse entrata. Poi mise da parte la tavola e la sedia, prese fuori dalla cassa degli utensili una coperta scura da soldato, la stese per terra, lentamente. In piedi, immobile, ella lo guardava. Aveva il viso pallido, inespressivo, simile a quello d'un uomo che si arrenda al destino. "Coricatevi qui" disse dolcemente. E chiuse la porta, in modo che fu buio, buio completo nella capanna. Stranamente, obbedendo, ella si distese sulla coperta. Poi sentì la mano dolce, brancolante, disperatamente avida, toccarle il corpo, cercarle il viso. La mano le accarezzava dolcemente il viso, dolcemente, apportatrice di sollievo, d'una pace infinita; poi sentì il dolce contatto d'un bacio sulla guancia."

"Giaceva assolutamente immobile, immersa in una specie di sonno, di sogno. Poi sentendo la mano brancolare dolcemente, e tuttavia con inesperienza curiosa e impacciata, tra le sue vesti, ebbe un brivido. Tuttavia la mano sapeva anche come svestirla, lì, dove voleva. Fece discendere la sottile guaina di seta, lentamente, con cura, fino ai suoi piedi. Poi, con un fremito d'intenso piacere, le toccò il corpo soffice e caldo, e, per un momento, le sfiorò l'ombelico con un bacio. E dovette entrare subito in lei, entrare nella pace terrestre del suo corpo tenero e arrendevole. Fu per lui il momento della pace perfetta, quell'entrare nel corpo della donna."

"Ella rimaneva immobile, sempre immersa in una specie di sonno. Tutta l'attività, tutto l'orgasmo veniva da lui; ella non poteva tentare nulla per se stessa, ora. Anche la stretta delle sue braccia intorno a lei, anche l'intenso movimento del suo corpo, e il fluire del suo seme in lei, tutto non era che una specie di sonno dal quale non cominciò a destarsi che quando egli ebbe finito e si abbandonò, ansimando un poco, sopra il suo petto. Allora ella domandò vagamente a se stessa: Perché? Perché? Questo era necessario? Perché questo aveva dissipato la gran nube che la opprimeva e le aveva dato la pace? Era vero? Era vero? Il suo spirito tormentato di donna moderna non si calmava. Era vero? Ed ella sapeva che, se si dava a quell'uomo, era vero. Ma in sé e per sé ella era nulla. Vecchia, era: si sentiva vecchia di milioni di anni. E infine non poteva più sopportare il peso di se stessa. Per quella non c'era che da tendere la mano. Tendere la mano. L'uomo giaceva in una misteriosa immobilità. Che cosa provava? A che pensava? Ella non lo sapeva. Era come un estraneo per lei; non lo conosceva. Doveva soltanto attendere, giacché non osava disturbare la sua immobilità misteriosa. Era lì, le braccia intorno a lei, il suo corpo sul suo, il suo corpo umido che la toccava, così vicino. E del tutto sconosciuto. Eppure non inquieto. La sua stessa immobilità era piena di pace. Ella lo comprese, quando infine egli si animò e si staccò da lei. Fu come se l'avesse abbandonata. Le tirò il vestito sopra le ginocchia, nel buio, e rimase in piedi un istante, evidentemente riassestando i suoi abiti. Poi aprì tranquillamente la porta e uscì.  Ella sentì il corpo di lui terribilmente vicino e vivo. "Oh! Non ora, non ora" gridò, tentando di respingerlo. "Perché no? Non sono che le sei. Hai mezz'ora di tempo. No, no. Io ti voglio." La teneva ferma, ed ella sentiva l'urgenza del suo desiderio. L'antico istinto la spingeva a lottare per la sua libertà, ma c'era anche in lei qualcosa di stranamente inerte e greve. Il corpo dell'uomo premeva contro il suo ed ella non aveva più cuore di combattere. Egli si guardò intorno. "Vieni... vieni qui! Per di qui" disse, frugando con lo sguardo nel folto degli abeti giovani e ancora bassi. Si voltò a guardarla. Ella vide i suoi occhi intensi, scintillanti, selvaggi, senza amore. Ma aveva perduto tutta la sua libertà. Un peso strano premeva sulle sue membra. Cedeva, si abbandonava. Egli la condusse oltre la barriera d'alberi spinosi, attraverso i quali era difficile passare, fino a un luogo dove c'era un po' di spazio libero e un mucchio di rami morti. Ne sparse in terra uno o due asciutti, vi mise sopra la giacca e il panciotto, ed ella dovette stendersi lì, sotto i rami degli alberi, come una bestia, mentre egli aspettava in piedi davanti a lei, in camicia e pantaloni, guardandola con occhi spiritati. Ma fu previdente anche questa volta, e fece in modo che ella si trovasse comoda, ben comoda. Tuttavia le strappò il laccio della sottoveste, perché ella non l'aiutava; giaceva lì inerte."

"Anch'egli si era denudato la parte anteriore del corpo ed ella sentì dentro di sé il contatto della sua carne nuda quando egli entrò in lei. Per un momento rimase dentro di lei immobile, turgido e palpitante. Poi, quando cominciò a muoversi, nell'orgasmo improvviso e inevitabile, si risvegliarono in lei vibrazioni nuove e strane che fremevano come piccole onde che s'increspino. Fremevano, fremevano come molli lingue di fiamma che si lambissero a vicenda, molli come piuma, e toccavano vertici di lucentezza suprema, sottili, deliziose, che la fondevano tutta dentro. Era come un suono di campane che vibrasse a onde su su, fino al culmine. Ella giaceva, inconsapevole delle piccole stride selvagge che alla fine non poté trattenere. Ma finì presto; ed ella non poteva più sforzarsi al godimento da sé. Questa volta tutto era diverso, diverso. Non poteva far nulla, non poteva più irrigidirsi e aggrapparsi a lui per trarne il suo godimento. Poteva soltanto aspettare, aspettare, e gemere nell'anima, mentre lo sentiva ritrarsi, ritrarsi e contrarsi, fino al momento terribile in cui egli sarebbe scivolato fuori da lei abbandonandola, mentre tutto il suo corpo rimaneva aperto e molle, dolcemente supplichevole, come un anemone di mare sotto le onde, perchè egli ritornasse in lei a soddisfarla.

Si aggrappava a lui, perduta in una passione di cui non aveva coscienza, ed egli non scivolò del tutto fuori di lei, ed ella sentì il molle germoglio dell'uomo fremere in lei, animarsi in strani movimenti ritmici e crescenti, stendersi, ingrossarsi fino a riempire tutto il vuoto della sua coscienza, e allora ricominciò il moto ineffabile che non era realmente un moto, ma puri e sempre più profondi vortici di sensazioni, che si agitavano più e più profondamente nella sua carne e nella sua coscienza, finché ella non fu che un perfetto fluido concentrico di sensazioni e giacque lì, emettendo strida inarticolate e inconsce, la voce che usciva dalla notte più fonda: la vita!"





"Il Diario di Eve Rosser"


Trama: Claire frequenta l'università a Morganville, e viene presa di mira dalle ragazze più popolari della scuola, capeggiate dalla sadica Monica, che iniziano a bullizzarla e a picchiarla. Cercando rifugio fuori dal campus dopo le minacce di morte, Claire si ritrova a Glass House, un'antica casa dove vivono tre ragazzi: Eve, una barista dark, Shane, un tipo affascinante esperto di cucina messicana, Michael, il proprietario della villa che nasconde un grande segreto che lo lega alla luce del sole e alle mura che lo circondano. Diventano subito amici di Claire e la accolgono, difendendola da Monica e mettendola al corrente del pericolo che grava sulla città: Morganville nasconde una storia oscura perché è una città popolata da vampiri...


Commento di Lunaria: Il problema di questo "Il Diario di Eve Rosser" (titolo "truffaldino", visto che non c'è nessun diario, se non qualche pagina, messa dopo la fine della vicenda, dove Eve fa il riassunto della trama del romanzo...) è il non-senso della trama e soprattutto lo stile piatto e monotono con cui è raccontata una vicenda già zoppicante in partenza: Claire è picchiata e subisce pure un attentato con l'acido (!) dalle sue compagne di classe, ma invece di andare a denunciare la cosa alla polizia, scappa e si rifugia a casa di tre ragazzi conosciuti per caso che le rivelano che Morganville è una città di vampiri; da qui in poi, dialoghi inconcludenti, dissertazioni sul chili (!) zero o quasi pagine horror (che ci si aspetterebbe in un romanzo sui vampiri!) e zero intrecci amorosi, vampiri che compaiono un po' a caso e in scene molto banali, i genitori di tizio o caio e professori che sbucano fuori in scene che non aggiungono niente alla vicenda e rendono il ritmo ancora più lento, una ricerca di un libro per vampiri fino all'assalto finale e... la vicenda si conclude così, tanto prosegue nel volume 2, da dove si è interrotta, e dal momento che me li sono pure presa in coppia, leggerò anche il secondo volume, con tutto che non mi ispira neanche un po' (ma potrei sbagliarmi, magari è molto più emozionante)


Insomma, non è pessimo come libro, ma molto "basic" e con un intreccio di eventi che si poteva risolvere in due pagine (e invece la storiella viene stiracchiata per ben 280 pagine) e da leggere solo se proprio dovete leggere tutto il leggibile di Urban Fantasy (ma le atmosfere stile "Il Diario del Vampiro" sono a malapena accennate).

Stendiamo un velo pietoso sulla tizia che diventa amica di Claire, tale Eve, che si acconcia da dark non di certo perché ascolta la musica in questione ma solo per fare dispetto ai vampiri (!!!) e che possiamo definire una poser fatta e finita, similmente alla Haven di "Evermore" ( https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/11/recensione-evermore.html ).

L'unica cosa veramente apprezzabile e che spicca, di questo "Il Diario di Eve Rosser" è solo la copertina.