"Ricominciamo da Noi" di JoAnn Ross (Harmony Emozioni)

Trama: 1996: Jessica è una donna moderna che vive il suo tempo: ha un prestigioso studio legale a Whiskey River, una città famosa per gli eventi insoliti che vi accadono. è una donna razionale, ma quando un giorno, sulla strada di casa, incontra un uomo privo di sensi, non riesce a negargli il suo aiuto. Lo accompagna in ospedale, lo assiste, veglia sul suo risveglio per scoprire che ha quest'uomo, Rory, dice di essere un maresciallo, di provenire dal 1896 e di voler uccidere Black Jack Clayton, colui che ha assassinato sua moglie: Emilie... 


Commento di Lunaria: "Ricominciamo da Noi" è un notevole Rosa venato da leggere atmosfere paranormali - la reincarnazione e viaggi nel tempo - a tinte western: il connubio è decisamente riuscito, perché fin dalle prime pagine la trama si dipana incuriosendo la lettrice. Poco eros, anche se quel poco che c'è è abbastanza rovente, personaggi ben caratterizzati, ritmo scorrevole, una leggera spruzzata di atmosfera paranormale (che comunque non sfocia né nell'horror, né nel fantasy propriamente detto) che resta sullo sfondo, solo abbozzato (se fosse stato maggiormente trattato, avrebbe alzato il mio indice di gradimento).  Una storia simile era già stata raccontata in "Tra Passato e Presente" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/04/tra-passato-e-presente-di-rita-clay.html) 

ma in "Ricominciamo da Noi" è stata narrata decisamente con più abilità.

Un romanzo consigliato.

N.B Originariamente uscì per la serie "Emozioni" nell'ottobre 1997. Io ho la ristampa uscita per "Super" a giugno 1998

 

Gli stralci più belli:

"Era stata proprio Emilie a mandarlo via. E mentre una forza arcana lo trascinava verso il tunnel buio, lui aveva giurato che non avrebbe trovato riposo se prima Jack Clayton non avesse pagato per i propri delitti. Ecco dunque cosa aveva cercato di dirgli Emilie. Che non potevano tornare insieme se prima lui non avesse ammazzato l'uomo che l'aveva uccisa."

"Non lo avrebbe mai riconosciuto, ma il suo più grande timore era che, dopo aver fatto l'amore, sarebbe tornato indietro nel tempo, costretto ad abbandonare per sempre Jessica. E non poteva tollerare la prospettiva di perderla ancora una volta."




"Lalla che torna" di Liala

Nota di Lunaria: "Lalla che torna" è il secondo volume della trilogia di Lalla Acquaviva ("Dormire e Non Sognare https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/dormire-e-non-sognare-di-liala.html - Lalla che torna - Il Velo sulla Fronte" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2025/03/il-velo-sulla-fronte-di-liala.html )

Ho anche il primo volume (mi manca il terzo) ma l'ho trovato dopo il secondo, quando avevo già iniziato a leggerlo... 

Comunque, in sintesi, ecco la trama: Lalla Acquaviva, molto amata da più uomini che per lei arrivano quasi alla disperazione, è morta cadendo durante una corsa a cavallo. Nessuno è mai riuscito a dimenticarla e pur non essendoci più, tutti i personaggi coinvolti nella vicenda vivono nel ricordo di lei, che riaffiora costantemente. Passa qualche tempo, e il fratello di Lalla, Vasco, ha una figlia che battezzerà Lalla, perché assomiglia alla sorella defunta.  Così, la piccola Lalla nasce e viene accolta come "Lalla che è tornata di nuovo tra noi" da tutti i parenti, tanto che continuano a paragonare la bambina alla defunta Lalla; Lalla cresce così, sempre esposta al paragone con la zia, e anche se questo le fa piacere, in parte la fa sentire non amata per quello che è lei, ma solo perché fisicamente è "il clone" di  Lalla. Ad ogni modo, per cause fortuite, nella vita della giovane Lalla riappaiono gli uomini che avevano amato e fatto anche del male alla prima Lalla, che iniziano a stalkerizzare la giovane Lalla, cercando di ritrovare in lei la Lalla originaria, pazzi di gelosia e di passione... Tutto il romanzo è scritto nell'inconfondibile stile di Liala, tra il frivolo e il drammatico ed è appunto la scena del dipinto di Lalla che ha quasi toni spettrali per come Liala ha rievocato la sua impalpabile presenza che già aleggiava nelle pagine precedenti per tutto il romanzo e che mi è piaciuto moltissimo; ecco qui lo stralcio, molto alla "Dorian Gray", tra le pagine migliori del romanzo (che, al solito, è bello corposo: 374 pagine)

"Maurizio Doque fece scorrere una tenda. Apparve un armadio a muro che subito si rivelò profondo e misterioso come una piccola stanza. Una luce viva scattò. Sopra un mobile lucente, che era il piccolo bar scorrevole, sopra un gran fascio di rose rosse, odorose e freschissime, su uno sfondo nero, apparve Lalla Acquaviva, con quei suoi occhi grigi e terribili, con quel suo volto da sfinge e quelle labbra d'amore. Ella teneva lo sguardo fisso su una serpe grigia che davanti a lei si levava, e pareva, con quei suoi occhi grigi e terribili, magnetizzare il rettile. (...) Tutto pareva vivere di un proprio palpito, tutto pareva fremere di vita, di ansia, di ardore. "Com'è viva!", balbettò la fanciulla. (...) Per un corridoio buio, nel quale i passi si smorzavano per virtù di una corsia sicura, li guidò alla sua camera.  Aprì l'armadio, il ritratto di Lalla Acquaviva fu tutto nella gran luce, alto su quell'altare pagano nel quale olezzavano rose rosse sullo sfondo del velluto. (...) Immota davanti al quadro, Lalla guardava l'altra Lalla e col cuore dolente, pensava: "Vedi, zia Lalla, vedi come è triste essere morti? Neppure ti puoi difendere dagli insulti, povera zia Lalla." (...) Vide gli occhi del quadro brillare. "è la luce", pensò, "è la luce tanto viva... Ma si direbbe che zia Lalla stia per piangere... Per piangere di paura. Paura di che cosa, zia Lalla?" (...) Lalla guardava il ritratto, quel ritratto che pareva vivo, quegli occhi che piangevano, sì, piangevano. Il cuore cominciò a batterle forte, a pestarle nel petto, a farle male. Poi, qualche cosa le afferrò la nuca: una morsa, un peso grave... Si guardò attorno smarrita, guardò ancora il ritratto: "Zia Lalla", implorò ansando, "io ho paura... aiutami..." Due rose rosse, contemporaneamente, si sfogliarono. Un fruscio si udì, un fruscio che pareva fortissimo nel silenzio. Come un automa, Lalla seguì il breve viaggio dei petali, che cadendo dallo stelo si erano in parte ammucchiati in un grosso portacenere di bronzo. Il portacenere era sul tavolino-bar, sotto il ritratto di Lalla. Il portacenere era colmo di petali rossi. Guidata da una forza ignota, la mano di Lalla andò al portacenere, lo afferrò, si volse. E vide venirle addosso José Granada. Si sentì afferrata con violenza rabbiosa, trascinata verso l'alcova. Comprese tutto in un gran lampo sinistro che la folgorò di terrore. Alzò la mano, armata del portacenere, la lasciò cadere sul capo di José Granada. L'uomo allentò subito la stretta, si allontanò, barcollò, non cadde.  Ma un rivoletto di sangue già scendeva sulla sua fronte. (...) Ella levò il portacenere. Guardò la zia... E le parve di veder brillare un sorriso su quella bocca rossa."

Altri stralci: "Poi la voce si fece un poco più lontana, un poco più velata. "Dormire e non sognare... Ho tanto desiderato questo...." Evocate dall'immaginazione, Lalla viva e Lalla morta tornavano a lui, insieme, facendolo soffrire di una differente sofferenza. Nel silenzio dell'aria e dell'anima, Dino Farnese percepì, distinto, un soffio come di persona che passi celermente accanto. Si guardò attorno, smarrito. E lo sguardo suo si posò su un ritratto che prima di allora non aveva visto, che stava all'ombra di un'anfora smeraldina. Era un grande ritratto di Lalla morta. E sorrideva invitante, la donna, e pareva essere prossima a scrollare, come ella soleva, i folti capelli scuri."

"Tenne stretto il medaglione che mai abbandonava, chiuse gli occhi, le parve di essere protetta da un'ombra cara che vegliasse accanto a lei, vigile e fedele. E il sonno, finalmente, venne."

"Era l'ora pomeridiana in cui tutte le cose terrene si acquietano, prima che il tramonto porti le prime ombre. Nell'antico giardino le varie piante altissime si fondevano nel cielo in un abbraccio di foglie e di rami. Su la ghiaia dorata, su i lastroni dei viali, tra alberi e siepi si allungavano e si adagiavano lame di sole e chiazze di ombre. Invisibile, una fontana mormorava. Una brezza leggera leggera faceva oscillare appena i fiori penduli che facevano corona agli archi della loggia."

"Dopo le tragiche vicende della sartoria Benz, Lalla aveva avuto notti di terrore, seguite da febbri altissime. E finalmente era sopravvenuta quella stanchezza che le vietava quasi di muoversi, alla quale si aggiungeva quel bisogno di pianto che sempre le bruciava i cigli."

"Di tra le persiane filtrò una lama di sole: si illuminò sul tappeto, salì fino alla cornice dorata del ritratto. Parve che dieci, venti, cento lampade d'improvviso accese, illuminassero il volto di Lalla Acquaviva. Parve che una luce irreale, fulgida e limpida, salisse a quegli occhi, irradiasse su quella bocca, dorasse quei tratti fieri e misteriosi a un tempo."

"La lama di luce disparve. Le cento lampade che parevano ardere davanti a Lalla Acquaviva si spensero, e con esse quel palpito di vita che pareva nascere dal ritratto. Fu nell'ombra, la morta Lalla, fu come se d'improvviso nella stanza fosse entrato il crepuscolo."

"Fermò di colpo, dove la strada era deserta, dove il mondo pareva finire, dove la vita sembrava non esistere. Davanti alla macchina, senza dolcezze e senza ripari, si apriva una stretta e cupa valle: attorno, boscaglie fitte mettevano fremiti nell'aria. (...) Lalla era sotto il dominio di quel medesimo orrore che l'aveva agghiacciata poco prima, dinanzi alla figura veemente e fremente di Ciro Vailati. Tutto il suo essere ancora tremava, dominato da un presagio. Era certa, Lalla, che qualche cosa stava per accaderle e non sapeva quale cosa potesse avvenire. Più volte, il suo occhio si posò sull'orlo del precipizio, più volte se ne staccò quasi con una ripugnanza che le invadeva anche il fisico."



Altri romanzi di Liala: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/ombre-di-fiori-sul-mio-cammino-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/di-ricordi-si-muore-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/11/liala-lora-placida.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/liala-tempesta-sul-lago.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/foglie-al-vento-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/07/sette-corna-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/bisbigli-nel-piccolo-mondo-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/signorsi-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/riaccendi-la-tua-lampada-gipsy-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/melodia-dellantico-amore-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/03/una-notte-castelguelfo-di-liala.html


"Tu Sola" di Du Veuzit (I Romanzi della Rosa)

Trama: Isabella, orfana e povera, viene educata da una ricca zia che le rinfaccia di continuo di essere una buona a nulla; la vita è dura ed umiliante per la ragazza, che decide di fuggire a Parigi. Cerca lavoro, ma non lo trova; disperata, si è quasi rassegnata, quando per caso, una vicina di casa che l'ha presa in simpatia le assicura un posto di corista in un teatro e per Isabella inizia una nuova vita. Intanto, il ricchissimo ma vanesio e dongiovanni Henri Talaine cerca in tutti i modi di sedurre Isabella, ma lei resiste alla seduzione, perché non ha alcuna intenzione di "svendersi" senza amore e matrimonio. Come se la caverà la bella ma inesperta Isabella, pronta a tutto pur di non tornare a casa dalla zia?


Gli stralci più belli:

"Si sentì a un tratto nervoso. La rumorosa gioia delle donne con le quali era abituato a trattare, lo annoiava veramente. Solo Isabella lo interessava. A qualunque costo doveva spezzare la sua corazza, vincere la sua indifferenza;  non poteva più sopportare quel viso chiuso, che non aveva avuto per lui, in quelle due ore, un solo sguardo, un solo cenno di attenzione. Si alzò e andò verso di lei, un po' pallido."

"Là in alto, nella piccola stanza, tutta tremante, stordita, inquieta, forse anche delusa, Isabella piangeva con grossi singhiozzi. La ragazza onesta malediva l'educazione ricevuta, il bisogno di pulizia morale che faceva parte della sua natura. Soltanto ora, la ragazza moralmente sana, aveva compreso che il suo cuore non obbediva più alla ragione, e che amava Henri Talaine, l'incostante, l'incorreggibile gaudente... Il frequentatore di tutti i locali notturni, l'uomo del quale nessuna donna seria avrebbe osato fidarsi!"



Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/12/la-moglie-ricca-di-du-veuzit-i-romanzi.html

 https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html

"Mitzi" dei Delly (Romanzi della Rosa)

 Ho trovato la prima edizione, quella degli anni '30


Trama: Il romanzo dei Delly narra le disavventure dell'orfanella Mitzi, figlia di una ballerina malgiudicata dalla cerchia dei familiari dell'uomo che l'ha sedotta; Mitzi viene prima disprezzata, maltrattata come una serva, poi, viene giudicata "disonorata" e guardata con sospetto esattamente come si guardava sua madre; costretta poi a fuggire, cadrà malata, fino a che l'Amore non le permetterà di riabilitare il suo nome, facendo venire alla luce la verità sul passato di sua madre e le permetterà di trovare finalmente la serenità.


Gli stralci più belli:

"Strane teorie. Dunque, perché questa povera ragazza è figlia di una creatura traviata, forse trascinata al male non da innata perversità, ma dai pericolosi scogli del suo mestiere, tu la condanni senza remissione alla stessa sorte? Non pensi all'influenza di un'educazione cristiana su questa anima, pure ammettendo che vi sia in lei qualche fatale eredità morale? Poco fa guardavo la povera fanciulla e osservavo come, sotto il turbamento e l'impaccio recatole dalla tua troppo palese ammirazione, il suo sguardo rimanesse puro, candido, specchio di un'anima delicata e senza ombra."

"Il temporale si avvicinava, ma Mitzi non badava né ai lampi sempre più fitti, né ai nuvoloni cuprei, né ai lunghi rombi di tuono che scotevano tutta la pesante atmosfera. (...) La pioggia cominciava a cadere a grosse gocce calde e pesanti... e prima che Mitzi avesse raggiunto la foresta, venne giù un rovescio torrenziale accompagnato da bagliori sfolgoranti. La giovane grondava già tutta, quando finalmente poté ripararsi sotto gli alberi (...)  E finalmente, spossata, ansante, con gli orecchi che le ronzavano, tutta la persona arsa di febbre, si lasciò cadere per terra, contro il muro in rovina di una vecchia casa da guardia, abbandonata."

"Com'era attraente la piccola Mitzi, anche col visino affilato, reso pallido dalla malattia, che faceva sembrare più grandi, più profondi i begli occhi dove il fuoco si era come spento, lasciando posto a un languore ammaliante, a misteriose ombre che egli non aveva mai scorte negli occhi della Mitzi di un tempo."


 Altra edizione che ho trovato

Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/la-fine-di-una-valchiria-di-delly.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/delly-liala-gli-stralci-piu-belli.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/figlia-del-mistero-dei-delly-romanzi.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/orgoglio-domato-dei-delly-romanzi-della.html


"L'Albero del Tamarindo" di Lee Wilkinson (Collezione Harmony)

Trama:  Sono davvero amari come i frutti del tamarindo i ricordi che ha Saul della sua storia con la giovane Autumn, che asseriva di amarlo e che è stata la causa involontaria della sua disgrazia? E sarà soltanto il desiderio di vendicarsi a spingerlo a cercarla dopo quattro anni e a pretendere che lei diventi sua moglie? Questi sono gli interrogativi che si pone Autumn nel rivederlo e che la convincono a non rivelargli che il suo amore, malgrado tutto, non è mai morto. E tutto questo perché...


Commento di Lunaria: "L'Albero del Tamarindo" (il titolo si riferisce al gusto amaro ed aspro del tamarindo, riflettendo il rapporto conflittuale tra i due protagonisti) è abbastanza problematico: di base, verte sulla vendetta, attuata con modalità psicologiche, perché Saul ha perso la vista durante un incidente, dopo aver litigato con Autumn anni prima, a causa della gelosia che Autumn provava per Joanna, che aveva sedotto Saul unicamente per interesse materiale; l'uomo ritiene Autumn colpevole di tutto questo. Perciò, con l'inganno, riesce a segregare Autumn in una tenuta isolata, e lì si diverte con lei come il gatto col topo.  La umilia, la prende senza che lei abbia dato un consenso esplicito (senza violenza fisica, anche se le parole usate sono piuttosto rozze) e la cosa non è meno grave solo perché "dopo un po'" Autumn acconsente, perché innamorata. Tutta la prima parte del libro è basata su questo, sulla rivalsa che Saul mette in atto contro Autumn, spaventata e piangente. Esattamente come i romanzi di Charlotte Lamb, dove lo stupro coniugale e lo stalking erano la norma (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/05/notturno-di-charlotte-lamb-collezione.html), così com'è, "L'Albero del Tamarindo" è da prendere con le pinze e nella consapevolezza che diverse scene sono reato. Certo, come in tutti gli altri Rosa c'è il "lieto fine, Saul "si ravvede", diventa dolce, ma il problema sono tutte le pagine precedenti, con un Saul che si diverte a terrorizzare con la minaccia di segregazione e minacci un'Autumn che si lascia vessare perché devastata dal senso di colpa. Gli aguzzini e i tiranni, nella vita vera, non chiedono di meglio che trovare delle donne così, per soddisfare le loro brame di possesso e dominio.

Per quanto riguarda la forma narrativa, tutta la storia è ben scritta, i personaggi sono ben caratterizzati dal punto di vista emotivo e psicologico e nel complesso non ci sono capitoli noiosi; su tutta la vicenda pesa una cappa di pesantezza, per le atmosfere drammatiche e fatalistiche; difficile non pensare ad una sorta di "agnello martirizzato" quando si leggono certi pensieri di Autumn mentre si sente in trappola, isolata da tutto e tutti e sola con un uomo che vuole vendicarsi di lei; per esempio, a pagina 79, Saul le dice "Stupida ragazzina. Ti potrei picchiare per aver rovinato la tua bellissima capigliatura", quando Autumn si taglia i capelli "in segno di penitenza"; a pagina 85 Saul dice "Se perdo la pazienza, te ne potresti pentire\Non desidero amore o affetto; tutto quello che voglio è usare il tuo corpo"; a pagina 86, dopo che le ha ordinato di spogliarsi (e Autumn è costretta a bere dello champagne nella speranza di essere meno cosciente) l'Autrice scrive "Fa' pure con calma. Preferisco godermi lo spettacolo lentamente", disse lui squadrandola come un sultano al mercato degli schiavi. Autumn aveva sperato che lui fermasse quel gioco crudele, ma non fu così. Era ormai chiaro che voleva arrivare fino in fondo". 

A pagina 89 si raggiunge il culmine della coercizione, dopo che Saul pretende che lei si dia a lui: "Non farò in fretta come l'ultima volta", disse lui sentendola rigida. "Lo faremo piano piano, aspetterò che tu sia pronta." "Non sarò mai pronta", ribatté lei. "E non voglio farlo piano piano. Sopporterò e voglio farla finita il prima possibile (...) Ti lascerò fare passivamente. Se mi opponessi, tu troveresti la scusa per violentarmi e non voglio renderti le cose più facili." A quel punto, per non sfociare in una scena di stupro, l'Autrice specifica che "Saul usa la dolcezza", baciando Autumn fino a che "a lei non sfugge un gemito". 

Lo stesso meccanismo si ripete a pagina 102 e 139:

"Le sue parole e le carezze appassionate avevano incominciato a sciogliere il ghiaccio che la circondava, riportandole alla vita il corpo contro la sua volontà. Ovviamente lui se ne era accorto (...) Aspettandosi che l'avrebbe presa in modo possessivo, Autumn si era sorpresa quando lui aveva invece incominciato a baciarla. (...) Non voglio rispondere ai tuoi baci", aveva mentito lei. "Non nutro alcun sentimento per te. Tutto quello che voglio è che la facciamo finita al più presto possibile." Lui l'aveva afferrata per le spalle. "Smetti di parlare in questo modo", aveva sibilato, "stai usando il linguaggio di una p*ttana." "Ed è esattamente quello che sono. Quello in cui tu mi hai trasformata. Solo che io sto usando il mio corpo non per guadagnare denaro ma per pagare un debito." Gli occhi argentei di Saul avevano lanciato lampi furiosi. Per un istante Autumn aveva pensato che lui l'avrebbe picchiata, ma lo schiaffo non era arrivato nonostante lei se lo fosse augurato. "Molto bene", aveva detto invece lui, "Se vuoi comportarti come una p*ttana, è così che ti tratterò." 

"Mi appartieni sempre (...) Svestiti (...) Togliti i vestiti prima che te li strappi di dosso", le ordinò. "Se osi toccarmi, mi metto a gridare." "Avanti, grida", la sfidò lui avvicinandosi. Autumn era troppo spaventata per gridare. Mentre lui la spogliava gli oppose resistenza. Anche quando fu nuda continuò a dibattersi. "Piccolo gatto selvatico", gridò Saul. La sollevò, la buttò sul letto e usò il peso del proprio corpo per bloccarla. Le afferrò i polsi, la bloccò contro il cuscino e respirando pesantemente la guardò fisso."

Torno a ripetere che questo tipo di violenza erotizzata che si trova in questo tipo di romanzi va condannata per quello che è: violenza psicologica che spesso arriva anche a scene di coercizione sessuale. Il consenso "a scoppio ritardato" che hanno questo tipo di protagoniste, deboli e fragili, che l'Autrice inserisce "qualche riga sotto" per salvare le apparenze e restare nell'ambito del romanzo Rosa, non è vero consenso e non ha niente a che vedere con rapporti sessuali dove il consenso e la volontà del o della partner è rispettato. (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/11/non-e-amore.html)


Gli stralci più belli:

"Era venuta fin lì per amore, tuttavia ora si rendeva conto che prendersi cura di un uomo che nutriva propositi di vendetta sarebbe stato sicuro e ragionevole quanto prendersi cura di una tigre ferita. Ancora una volta le sembrò che lui la stesse fissando. Decise di non lasciar trapelare il proprio terrore e fingendo indifferenza si sforzò di continuare la conversazione."

"Richiusa la porta, si fermò a riflettere alcuni minuti rendendosi conto di essere in un vicolo cieco. Fu pervasa da una specie di calma fatalistica. Le sembrò che, qualunque cosa stesse per accadere, avrebbe fatto parte del suo destino. Sarebbe quindi stato inutile opporvisi. Inoltre, dopo quello che aveva passato a causa sua, forse Saul aveva il diritto di vendicarsi."




"Animo d'Artista" di Emma Richmond (Collezione Harmony)

Trama: Sono passati quattro anni da quella gelida notte d'inverno in cui il destino ha fatto incontrare Davina e Joel che si sono amati con una passione selvaggia, quasi crudele. E ora Davina stenta a credere che quel Joel sia comparso di nuovo nella sua vita, travolgendola con la stessa intensità di un tempo. Artista brillante, lunatico, ombroso, con la bellezza dissoluta di un angelo ribelle, è anche l'uomo che sa suscitare in lei sensazioni meravigliose. Tuttavia ora nella vita di Joel c'è un'altra piccola ma importantissima donna: sua figlia Ammy... 


Commento di Lunaria: Purtroppo "Animo d'Artista" non decolla molto: non è scritto male, e la trama "fila", ma Joel è davvero troppo instabile, contraddittorio e ironico e non fa "scattare" l'attrazione, anche se diverse pagine hanno toni a sfondo erotico.  Nel complesso, non mi ha molto entusiasmato.


Gli stralci più belli: 

"Il loro rapporto era stato violento, appassionato, quasi inevitabile per l'intensità del desiderio, ma non c'era mai stato amore. Si erano usati. Non in modo spietato o crudele, ma perché entrambi avevano bisogno del calore di un altro essere umano."

"Nessuno l'aveva mai soddisfatta e saziata così profondamente. C'era un lato oscuro nella sua anima... cinico, egoista, eppure..."

"Era solo un uomo, si disse. Né meglio né peggio... Oh, non essere stupida! Se fosse un uomo qualsiasi non te ne saresti nascosta in bagno, tremando come una foglia. Aveva il potere di distruggerla, e la cosa terribile era che lei lo voleva. Voleva lui. E aveva davvero dimenticato l'intensità delle sensazioni di quella notte? Era stata così brava da seppellire i ricordi fino a fingere che non esistessero? E solo perché si vergognava?"

"Rilassati", le sussurrò lui. Ma non era facile. Anzi, impossibile, soprattutto quando le mani calde di Joel si posarono sui suoi fianchi, con i pollici distesi verso la schiena, e premendo su entrambi i lati della spina dorsale tracciarono i contorni di ogni vertebra, lentamente, fino a chiudersi di nuovo sulla pienezza soffice dei seni. E mentre con le labbra le disegnava un sentiero di fuoco sulle spalle, il suo ventre spingeva con insistenza contro di lei."

"Aveva cercato di convincersi che non lo amava, ma non era vero. Lo amava talmente tanto che quasi lo odiò per la sofferenza che le stava infliggendo. E quel peso enorme che aveva portato nel cuore nelle ultime settimane sembrò farla precipitare in un baratro ancora più profondo."



"La Tenuta" di Danielle Steel

Danielle Steel, l'autrice che rappresenta un vero e proprio fenomeno editoriale, ritorna al suo pubblico con un'emozionante saga che, dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri, abbraccia tre generazioni: Jeremiah Thurston, proprietario di una miniera di mercurio in California, si è costruito da solo una fortuna, ma il denaro non serve a fargli superare il dolore per la perdita del suo primo, grande amore. Così, a 43 anni, l'uomo più ricco dello Stato è ancora scapolo. Ma quando, nel corso di un viaggio di lavoro, conosce Camille, splendida figlia diciassettenne di un proprietario terriero, la sposa. Per Camille, Jeremiah fa costruire una grande casa, una dimora che non ha eguali in California, e che lui vede già piena di vita, di amore, di bambini. Ma Camille è capricciosa ed egoista e non solo con l'inganno evita di restare incinta ma tradisce Jeremiah.  Il palazzo progettato per ospitare la famiglia di Jeremiah si trasforma in un monumento alle speranze perdute e ai sogni infranti. Sarà Sabrina, la figlia, mai amata da Camille, ad ereditare l'attività del padre, quando Jeremiah morirà, e a dare nuova vita alla leggendaria dimora, popolandola con sogni e speranze dei suoi due amori: John e André...


Commento di Lunaria: un romanzo davvero poderoso (ben 538 pagine!) di un'Autrice molto prolifica che, da fine Ottocento fino alla Guerra Mondiale, descrive l'epopea di una famiglia di proprietari di miniere: le condizioni storico-culturali del tempo sono minuziosamente descritte nei loro particolari (non ci vengono risparmiate né le pagine sulle morti dei minatori né i toni crudi dei dolori del parto, in un'epoca dove moltissime donne morivano per quello...) e i personaggi protagonisti, tutti, anche quelli secondari, sono un capolavoro di introspezione psicologica; l'Autrice è stata bravissima nel tratteggiarli a tutto tondo. Ci si mette molti mesi a finirlo, ma ne vale la pena; si arriva all'ultima pagina e ci si è affezionati ai vari personaggi, seguendo le disavventure di Sabrina, i suoi amori, il rapporto caustico con la madre traditrice, il figlio ingrato che pur di esibire ricchezza e pavoneggiarsi, non esita ad obbligare Sabrina a sacrifici immani... Per tutta la prima parte del romanzo, vengono descritte le dure condizioni di vita dei minatori alle dipendenze del padre di Sabrina, Jeremiah, e dei sacrifici dell'uomo per mantenere la sua attività e costruire la dimora paradisiaca per la moglie Camille;

La seconda e la terza parte del romanzo sono più incentrati sulle difficoltà che Sabrina, figlia di Jeremiah e Camille, incontra quando Jeremiah muore (Sabrina, che si mette in testa di dirigere le sue miniere, viene derisa e trova pochissimi operai disposti a lavorare per lei), esposta alla violenza sessuale o ai pettegolezzi cattivi della gente che non esita ad additare come "sgualdrina" una qualsiasi donna non sposata che si accompagna ad un uomo; il dolore di restare vedova e di ritrovare poi un altro amore quando ormai non si pensava più di poterlo vivere; infine, viene tratteggiato il rapporto conflittuale con il figlio Jon, un vero ingrato, e come l'arrivo della guerra porti devastazione ma non la fine della famiglia (e della dimora) Thurston perché è sbocciata una nuova vita.  


Gli stralci più belli:

"Mary Ellen, per favore..." "Per favore che cosa? Per favore lascia che ti dica addio?  è per questo che sei venuto, vero?" Adesso anche Jeremiah aveva gli occhi colmi di lacrime. Le fece un cenno di assenso, lentamente. 

(...) Lei non faceva che fissarlo con due occhi pieni di disperazione. Per Mary Ellen niente sarebbe stato più come prima. Tutta una serie infinita e desolata di serate e notti del sabato senza di lui le si allungava davanti come una strada vuota."

"John Harte le rivolse un sorriso pieno di tristezza. Molte cose sarebbero cambiate per lei, d'ora in avanti, e gliene avrebbe voluto parlare. Ma temeva di farlo troppo presto."

"Sabrina lo stava fissando con gli occhi sbarrati. Si domandava chi fosse l'uomo che aveva davanti, quell'uomo spietato, insensibile, odioso, incapace di dare affetto, incapace di provare amore per qualcuno, quest'uomo che aveva concepito e portato nel suo grembo! Chi era adesso?"




Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/11/promesse-di-danielle-steel.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/03/il-fantasma-di-danielle-steel.html