"Amore Prigioniero" di Barbara Cartland


 Trama: 1832. La duchessa di Savigne cerca, usando ogni mezzo, di combinare un matrimonio per il figlio Aristide, che scandalizza tutta Parigi con la sua condotta libertina e scellerata. Tra le varie candidate, solo l'angelica e virginale Syrilla accetta di sposarlo, con sommo gaudio, essendo fin da ragazzina innamorata di lui. Ma Syrilla sa benissimo che il cuore del duca non palpita per lei, ma per un amore finito tragicamente anni fa. Aristide, che ha accettato di sposarsi con Syrilla unicamente per far felice la madre, comincia a guardare la sua sposa giovanissima con occhi diversi, sentendo rinascere l'amore nel suo cuore inaridito. Intanto, i contadini alle dipendenze del duca iniziano a rivoltarsi: i vigneti che sono la loro fonte di sussistenza sono devastati dalla piràlide, un bruco che divora le viti e qualcuno, che vuole vendicarsi del duca, mette a repentaglio la vita di Syrilla...


Commento di Lunaria: Barbara Cartland è una delle Regine del Rosa e scrisse più di 730 romanzi! Esattamente come gli altri che avevo letto https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/09/incontro-al-chiaro-di-luna-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/05/il-mistero-del-castello-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/07/le-sorprese-dellamore-di-barbara.html  https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/08/la-strada-per-la-felicita-di-barbara.html anche "Amore Prigioniero" è un romanzo storico curatissimo, con tanti dettagli e tutta l'atmosfera del tempo magnificamente ricostruita a puntino. E, perfettamente calato nel contesto storico e culturale dell'epoca, anche l'amore tra Aristide e Syrilla segue le consuetudini dell'epoca: uso del "Voi", zero eros fisico, palpiti pudici, linguaggio forbito e ricercato. Nel complesso mi è piaciuto meno di "Il Mistero del Castello" e "Incontro al chiaro di luna", più riverberati da atmosfere gotiche ottocentesche alla Walpole\Radcliffe (del resto l'Autrice era inglese!), ma anche "Amore prigioniero" resta un notevole romanzo Rosa ottocentesco che piacerà sicuramente alle appassionate di quel periodo. 

Barbara Cartland è stata veramente la Signora del Rosa ottocentesco! Doveva amarlo veramente tanto come periodo, e i suoi romanzi, così ben ricostruiti, sono quasi delle fotografie d'epoca, con le ville sfarzose dai grandi giardini, le gonne ornate di fiocchi e trine, bucolici paesaggi al chiaro di luna, intrighi tra aristocratici...

Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/le-torri-di-rannock-di-barbara-cartland.html




Gli stralci più belli: 

"Proprio dietro la chiesa un cancello in ferro battuto, che avrebbe avuto urgente bisogno di riparazioni, e un breve viale dove gli alberi crescevano tanto fitti da formare una galleria verde i cui rami sfioravano il tetto della carrozza, conducevano al castello, con le sue torrette appuntite e i suoi abbaini. La simmetria gotica delle sue linee si rifletteva in un piccolo corso d'acqua, che su un fianco del castello si allargava a formare un laghetto. Gli alberi intorno al castello erano tanto alti da incorniciare tra le fronde le sue pietre grigie."

"Un'ombra nera oscurava per metà il cielo ormai tutto pieno di vivide stelle. Mentre la guardava, chiedendosi che cosa potesse essere, parve abbassarsi sempre più fino a raggiungere il davanzale, oscurando completamente il cielo. Sbalordita, ma non ancora impaurita, Syrilla si alzò lentamente in piedi. L'ombra si abbassò ulteriormente, ed ella comprese allora che stagliato contro le stelle vedeva il corpo di un uomo."

"Vedeva le stelle riflesse nel lago, lo scintillio d'argento sull'acqua immobile, le ombre dei grandi alberi del parco che si stagliavano più scuri contro il cielo. Vi era nell'aria una fragranza di fiori, e gli parve di distinguere il profumo delle violacciocche"


APPROFONDIMENTO: LA CONDIZIONE DELLA DONNA NELL'OTTOCENTO ITALIANO

Info tratte da

"La Proclamazione dei diritti dell'uomo" non aveva riconosciuto i diritti delle donne, anzi, li aveva limiti e soppressi come accadde per il diritto di voto, che era stato ottenuto prima della Rivoluzione. Napoleone aveva concesso il divorzio, ma nella realtà si era lontani dalla parità dei sessi anche in questo.

Al Sud prevaleva una mentalità di stampo feudale e la donna era o santa o prostituta. Rispetto ad altri paesi europei l'Italia era ancora arretrata: non "stava bene" che la donna andasse a lavorare, chi voleva farlo era già una mezza prostituta. Il posto della donna era in famiglia, l'angelo del focolare: una donna che andasse a lavorare lasciando i figli in casa era "snaturata"; al massimo, la donna poteva essere "crocerossina" e ausiliaria negli ospedali o sui campi di battaglia.

Al Centro-Nord il lavoro nelle fabbriche durava 12-14 ore: fu questo sfruttamento a far nascere la coscienza operaia e l'associazionismo sindacale (che, nell'Italia del 2021 non esiste più, adesso esistono i convegni nei salotti degli uomini ricchissimi che contano... Nota di Lunaria)

Fu nell'ambito dello sfruttamento nelle fabbriche che le donne acquisirono consapevolezza dei propri diritti, anche se il ruolo della donna in fabbrica era doppiamente penalizzato, rispetto a quello maschile: oltre ad essere sfruttata in fabbrica e pagata meno dell'uomo, alla donna spettavano i pesi delle gravidanze continue e tutte le incombenze domestiche. 

Intanto, nelle classi abbienti, i nuovi ideali risorgimentali conquistarono le nobildonne, come la contessa di Castiglione e la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso, patriota e protofemminista: il suo "Della presente condizione femminile delle donne e del loro avvenire" servì a formare la coscienza femminile.












"Il Rischio" di Jane Silverwood (Harmony Oro)

Trama: Barbados. Maggie Murphy, un'abile infermiera, si sta godendo le meritate vacanze nell'antica e misteriosa torre ereditata da un suo paziente.  Ma episodi inquietanti e coincidenze strane la mettono in allarme.  Persone sconosciute cercano di avvicinarla, altre cercano di ucciderla... Esistono segreti e antiche leggende legate alla torre?  E perché Owen Byrnside è alla ricerca di Maggie: chi è veramente la giovane donna?

N.B: In realtà "Il Rischio" fa parte di una trilogia: "L'Eredità Byrnside" ed è il volume II.  L'Autrice ha citato in sintesi anche le due protagoniste del I e del III volume, che purtroppo mi mancano.


Commento di Lunaria: "Il Rischio" è un romanzo che è riuscito nell'incredibile impresa di rendere oscuro e misterioso un paesaggio tropicale come quello di Barbados, isola dei Caraibi! Quindi dimenticate le immagini di procaci e prosperose bellezze in bikini e aperitivi in spiaggia con sottofondo di musica danzereccia, perché l'Autrice ha scelto di descrivere ambienti di una bellezza prettamente romantica (nel senso originario del termine ottocentesco), la Natura selvaggia ed incontaminata di mari procellosi che nascondono relitti affondati nei loro abissi; uragani, strapiombi e precipizi, inquietanti luci notturne e una torre maledetta e infestata da spettri (come dice la leggenda...) e persino di cripte e cimiteri, dove si svolge il finale del romanzo. Viene quasi da pensare ai quadri di Vernet, quando l'Autrice descrive la torre e il frangersi del mare.


Insomma, un romanzo Rosa davvero particolare, che ammanta il tutto con riferimenti quasi gotici che tengono viva l'attenzione della lettrice per ben 285 pagine, miscelando leggende spettrali e pagine thriller. Eros fisico nella media, in compenso l'Autrice ha descritto a fondo i tormenti e i dolori dei protagonisti: Maggie, rimasta orfana e pronta a dedicare tutta se stessa al suo lavoro di infermiera, Fitch, divorziato dalla moglie Tina, una donna egoista e volubile, che si ritrova a crescere con mille difficoltà il figlio Jordy... 


Gli stralci più belli:

"Attraverso gli alberi che fiancheggiavano il lato sinistro della strada l'oceano mandava bagliori color zaffiro e le onde che si frangevano alla base della scogliera riempivano l'aria di un profumo salmastro. (...) Maggie seguì le indicazioni alla lettera. Oltrepassati i ruderi di cui aveva parlato Remy, si trovò in una piatta radura rocciosa in cima a una scarpata che sovrastava l'Atlantico. La torre si innalzava sul fondo. Formata da blocchi di pietra consumati dalle intemperie e costruita quasi a perpendicolo sul bordo del precipizio, si stagliava contro il cielo blu come un gigantesco pezzo degli scacchi. (...) Le tornò in mente quello che le aveva detto Matthew prima di morire. "La torre è maledetta", le aveva sussurrato dal suo letto di ospedale. "Ogni membro della mia famiglia che l'ha posseduta è stato perseguitato dalla sorte." (...) E ora, mentre attraversava la radura rocciosa dalla quale si alzava la massiccia struttura della torre, Maggie aveva l'impressione di risentire la tragica, romantica storia che le aveva raccontato Matthew. Nel diciottesimo secolo la costruzione in pietra, che era stata edificata come fortezza contro gli attacchi dei pirati, era appartenuta a un antenato di Matthew che si chiamava Harry Surling. L'uomo era pazzamente innamorato di una bella fanciulla del luogo, una certa Cecily Marlowe, che l'aveva respinto per fidanzarsi con un affascinante aristocratico di nome James incontrato durante un breve soggiorno in Inghilterra. James, figlio cadetto di una nobile famiglia, aveva deciso di trasferirsi a Barbados, dove avrebbe avuto luogo il suo fastoso matrimonio con Cecily. Era partito in nave, portando in dono alla futura sposa un abito nuziale di trine e perle vere, confezionato appositamente per lei in Francia. Ma la cerimonia non aveva mai avuto luogo. Surling, divorato dalla gelosia, aveva architettato un piano per annientare il rivale. Approfittando del buio di una notte tempestosa, aveva attirato la nave di James contro le rocce della torre Surling sistemando sulla scogliera delle luci che potevano sembrare quelle del porto. La nave era colata a picco con John, il suo equipaggio e il bellissimo abito. [Quando Cecily intuì la verità] dipinse un quandro profetico di Harry sul patibolo e lanciò una maledizione su di lui e su tutti i successivi proprietari della torre. Una maledizione che si sarebbe interrotta solo con la restituzione dell'abito nuziale."

"Vivendo nella torre era impossibile non avere un forte senso del passato, di altre vite e altri tempi. E i temporali notturni non potevano non ricordarle Cecily e il suo promesso James. Maggie fissò il punto in cui si proiettavano nell'oceano le rocce che proteggevano la cala. Ma era una notte troppo buia per vederle. La luna e le stelle erano state coperte dalle nubi. Sicuramente, se era vero che esistevano spiriti senza pace, quello di Cecily in quel momento doveva essere sugli scogli, a cercare di allontanare la nave del suo innamorato con grida isteriche e gemiti di rabbia. (...) Le pareva di vedere un puntino di luce forare l'oscurità, come doveva aver fatto la prima delle torce traditrici di Harry Surling. (...) No, non era solo immaginazione. Qualcuno aveva acceso una lampada sugli scogli. (...) Un brivido le scese lungo la spina dorsale. E in quel momento, nel buio sbocciò una seconda luce, poi un'altra, e un'altra ancora. (...) Una volta fuori Maggie non ebbe più dubbi sull'autenticità di quelle luci, anche se erano circondate da aloni di umidità (...) Abbassò lo sguardo sugli scalini. Pochi metri sotto di lei, sparivano nelle grande fauci dell'oscurità. (...) Di tanto in tanto la luna faceva capolino da dietro una nuvola, bagnando il paesaggio di una luce argentea."

"Se anche non fosse stata preoccupata per Jordy, gli strani rumori che la circondavano le avrebbero impedito di dormire.  I sospiri delle onde che morivano sulla spiaggia sembravano quasi umani, il vento agitava la vegetazione tropicale con la leggerezza di dita su un'arpa e strani uccelli lanciavano i loro richiami nella notte. Dentro la torre, Maggie sentiva i passi delle piccole creature che vi si erano rifugiati. Se fossi superstiziosa, penserei che sono fantasmi, si disse."

"Rimasero abbracciati per tutta la notte. Mentre il ciclone ululava sopra le loro teste e squassava il loro rifugio con la violenza di un terremoto, il calore dei loro corpi li rassicurava. Fecero l'amore e poi, appagati, restarono a lungo in silenzio, annullando con le carezze la furia degli elementi."

"Davanti a lei, la cripta apriva le sue fauci nere sotto la luna"


Altro romanzo consigliato: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/05/tentazione-fatale-di-mandy-moore.html

Liala: "Tempesta sul Lago"

Stralci tratti da questo romanzo di Liala che, in queste pagine che ho selezionato, ha tocchi quasi alla d'Annunzio\Manzoni... 

Similmente a "Bisbigli nel piccolo mondo" (che mi era veramente piaciuto tanto https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/bisbigli-nel-piccolo-mondo-di-liala.html)(insieme a questo https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/di-ricordi-si-muore-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/dormire-e-non-sognare-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/melodia-dellantico-amore-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/ombre-di-fiori-sul-mio-cammino-di-liala.html) ,è la storia di due sorelle, Cipriana e Ubalda, che vivono in questa villa antica sul lago, con una nonna molto rigida e austera, e dei flirt, capricci, turbamenti, aspirazioni al cambiamento delle due ragazze. 

Di per sé la storia può sembrare banale, ma non è tanto nella trama e nell'intreccio\districarsi della vicenda che Liala dava il meglio, quanto nelle descrizioni dei paesaggi e dei personaggi, tratteggiati con grande maestria psicologica e un certo lirismo, anche in dettagli che possono sembrare secondari ma ad una riflessione più attenta rimandano a metafore, allegorie, simbolismi che arricchiscono il macrocosmo letterario di Liala. 

Non ho tutti i romanzi di Liala (anche se si trovano facilmente ai mercatini dell'usato) perché non potrei mai tenermi tutta la sua sterminata produzione letteraria; curiosamente li ho trovati quasi tutti gratis perché li hanno messi lì al parco. Peraltro in questi mesi di logoramento continuo, quando dico "Non so se riuscirò a finire di leggere Liala" sta a significare "non so se domani potrò ancora essere ancora qui a leggerla"

"La costruzione, d'un elegante barocco sobrio e puro, sorgeva in quel punto del lago di Como che sarebbe meglio definire, per consuetudine, lago di Lecco, e sorgeva dove il lago soleva diventare più cupo per il verde cupo dei monti che chiudono le sponde in una incastonatura decisa, selvaggia, apparentemente priva di dolcezze, ma colma, per l'occhio del poeta, di dolci bellezze imprevedute e incomparabili. (...) Lontana dall'abitato, in quella zona dove le ville erano pochissime e assai distanti l'una dall'altra, dove il lago non era mai color del zaffiro, ma sempre d'un azzurro cupo che mutava solo per diventar color del berillo, la bella costruzione venne a poco a poco dimenticata. Gli alberi del gran parco diventarono altissimi e s'addossarono gli uni agli altri: i viali scomparvero sotto le erbe tenaci, le aiuole non diedero più fiori, ma divennero piccoli boschi d'erbacce selvatiche, l'edera s'abbarbicò ai tronchi, ai muri, alle statue: la vitalba coprì la facciata, la scuderia raggiunse la balaustrata delimitante il giardino, traboccò, scese fino a lambire l'acqua del lago."

"In quel punto, il lago giaceva metà al sole metà all'ombra: e dove i raggi del sole si frangevano, per la vivida rifrazione, sprizzavano scintillii abbaglianti così che pareva un riverbero di brillanti, di cristalli e di specchi, quella luce che veniva dall'acqua. Dove c'era l'ombra, l'acqua era quasi nera e, mirandola, l'occhio riposava ma ne riceveva una sensazione di freddo, di ostile, di pauroso. Dai monti poco ricchi di verzure, veniva odore di resina, dalle rive deserte giungeva a tratti il placido "don don" delle campanelle d'un gregge invisibile. (...) La barca costeggiò, assecondò la punta formata dalla sporgenza sulla quale c'era un ciuffo di pini italici vigilati da un cipresso."

"La notte era tutta d'argento e tutta quella luce uniforme rischiarava il lago, così che si potevano vedere a gran distanza le poche case, le rocce aspre dei monti, i ciuffi di pini e tutta la costa che si adagiava nell'acqua per una successione, or rude or morbida, di piccole baie falcate e di punti protesi. In quella pace e in quella luce, la bellezza di Ubalda s'era accesa come una face. Il suo lungo corpo dalle forme salde aveva fremiti involuti; i suoi grandi occhi avevano scintilli di zaffiro."

"Ella aveva rivolto a lui il bel viso bianco dai tratti puri. Gli occhi immensi, vividi di luce lunare, parevano in quella luce più scuri. (...) La luna, compiuto il suo arco nel cielo, s'era posta sulla vetta del monte e già una sponda era immersa nell'ombra. (...) La luna era scomparsa: nel cielo sereno, c'era il presagio dell'alba, e una stella brillava, sola, nel firmamento. Era la stella più piccola, più fulgida, più palpitante: ma era anche la più lontana."

"I pensieri ripresero a turbinare nella sua mente; un freddo, che le fece nuovamente battere i denti, si impadronì di lei, la costrinse a rannicchiarsi nella poltrona. Poi le trecce le pesarono enormemente sul capo: le sciolse, si ammantò nei capelli neri, setosi, morbidi. S'avviluppò in quel suo vivo manto, si sentì quasi protetta, quasi confortata. E Lucio Arena, entrando trafelato, la trovò così, con gli occhi sbarrati fissi sulla porta, con quel manto nero sulle spalle, con quel viso pallido d'amore e di paura, proteso alla ricerca di sollievo e baci. Fuori, l'alba dolce e malinconica d'un mattino d'estate toglieva a poco a poco, dalla città, l'ombre gravi della notte."

"La luna, preceduta da un gran chiarore, cominciava a spuntare dietro la vetta del monte. Tutte le cose terrene s'andavano illuminando; nel chiaro splendore ogni cosa prendeva un aspetto irreale e tuttavia nitido e preciso. I grandi alberi che lassù, alla vetta, facevano pompa delle loro ampie e ricche fronde, nel liquido chiarore diventavano fantastici e teatrali, perdendo la consistenza di cosa, prendendo l'aspetto d'ombra. Cipriana, immobile contro il gran vaso fiorito, guardava la luna salire per l'arco del cielo: i suoi grandi occhi azzurri erano fissi al bell'astro d'argento e, certo, la sua mente vagava nel paese dei sogni, perché un dolcissimo sorriso le fioriva sulla bocca."

"Immobile nella poltrona, chiusa nella nicchia d'oro dei suoi freschi capelli, Cipriana pensava. Ed i pensieri dovevano essere tanto gravi, perché la sua fronte bianca era solcata da una dritta e profonda ruga. Nel cielo senza stelle e senza luna s'andavano accavallando nubi nere, che verso Lecco s'ammassavano compatte e minacciose, annuncio di tempesta. Nella notte, con furia paurosa, cominciò a piovere e le raffiche di pioggia sferzarono, spinte dal vento, ogni cosa terrena. Poi cominciò a cadere la grandine e Cipriana l'udì picchiettare con ira contro le persiane chiuse, dalle quali filtrava, a tratti, il bagliore dei lampi. Un fulmine cadde nell'acqua; un altro, certo, andò a morire tra gli alberi prossimi, ché gli abitanti del villino ne udirono lo schianto come se fosse nella casa stessa. (...) La tempesta continuò per alcun tempo, con forza terribile. Poi, a poco a poco, scemò di violenza; quello che era stato urlo lamentoso diventò pianto sommesso, poi singhiozzo breve, poi mormorò dolcissimo. E quando Cipriana riaprì gli occhi, tutto taceva. Si levò la fanciulla, andò alla finestra, cautamente scostò le persiane: c'erano ancora tante stelle, ma già pallide e prossime a spegnere la loro luce all'apparire dell'aurora."

"Volse la schiena: udì qualche cosa d'indefinito, di impreciso, di delizioso, come se nell'aria palpitassero tante ali di farfalle bianche, come se nell'aria vi fosse il fruscio di tanti petali in volo. Si sentì tutta inondata di una commozione nuova, fatta di ricordi lontani e di nostalgie recenti. Rapido, nella sua mente, passò il ricordo del suo grande amore; rapido il cuore disse: Anima!"

"La fresca brezza della notte fugò istantaneamente i pensieri folli che si accavallavano nel suo cervello stanco. Un'euforia lieve lieve ebbe il sopravvento sulle tristezze nere e, dalla nuova sensazione, un pensiero pacato e sereno nacque (...) Le stelle, che la sera innanzi s'erano accese a una a una, impallidivano tutte insieme e l'aria, repentinamente, s'era raffreddata. Non c'era più brezza lieve e dolce: c'era quasi freddo e pareva che quel freddo piovesse dal cielo dove il gran manto di stelle si mutava, a grado a grado, in una coltre livida qua e là ancora trapunta d'oro pallido."

"Era l'ora in cui sul campo scendeva la luce ultima del giorno: quella che precede il crepuscolo e che non è ancor luce del tramonto."

"Autunno era giunto, ormai, ma colmo di dolcezze e di languori, così che non autunno pareva, ma una estate sul morire, che indugiasse tra erbe e fronde, per donare a tutte le cose terrene ancora un poco di gioia. Tuttavia, nell'aria, c'era già odore di terra molle, di foglie morte, di fiori sfatti e il cielo non pareva più un velo trapunto di stelle ma un pesante manto di velluto rabescato d'oro. C'era una luce vivissima, sulla terra, e una vasta rosa di candore plenilunare illuminava il campo e, al di là del campo, gli alberi e le case."

"E se ne andò. Un baluginare breve, nel quale ella fu per un istante in luce viva; poi, tutto sulla strada fu buio e silenzio."

"Vedendo quel giardino colmo d'ogni bel fiore, vivido di tutti i colori più belli, aveva pensato a quella dama bianca che moriva e che non sarebbe più andata tra le sue preziose piante in fiore."

"Nel giardino, c'erano ampie chiazze di salvie scarlatte; sull'acque chete, rosei vapori autunnali. E la vitalba moriva, fiammeggiando, ancora saldamente abbarbicata ai pilastri, ai muraglioni, alle balaustrate. Moriva ardendo: così come muore, con il morire della vita, un grande, sincero, devoto amore."


P.s ecco come Liala col suo tocco delicato e aggraziato, descriveva una farfalla:

"Vagò, l'animaletto fatto di leggerezza e di cipria, sulle teste levate a mirarla; poi, attratto forse dal profumo di fiori campestri che veniva dal capannone, decisamente entrò, s'avvicinò all'altare, andò a posarsi su una margherita.  Di là si staccò; trovò una rosellina selvatica e vi si posò, battendo, felice, le ali."








Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/11/liala-lora-placida.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/signorsi-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/07/sette-corna-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/foglie-al-vento-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/lalla-che-torna-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/riaccendi-la-tua-lampada-gipsy-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/ombre-di-fiori-sul-mio-cammino-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/03/una-notte-castelguelfo-di-liala.html


"Non c'è rosa senza spine..." di Claudia Jameson (Collezione Harmony)

Trama: Nel presente la soddisfazione di un successo professionale ed economico costruito con enormi sacrifici, nel passato un doloroso segreto intrecciato a un mistero la cui chiave è ancora troppo vaga e lontana. Non ci sono rose senza spine e Donna, energica ma tanto vulnerabile, lo sa meglio di chiunque altro... Soprattutto quando nella sua vita torna, imprevedibilmente, l'odiato Daniel, il responsabile, vero o presunto?, della morte del padre. La strada verso la verità per Donna è lunga e angosciosa, anche perché il passato torna con troppi fantasmi.


Commento di Lunaria:  La trama di "Non c'è rosa senza spine..." poteva essere interessante ma dal punto di vista narrativo tutto procede alla moviola. Poco eros (del resto non è neanche spiegato come Daniel possa innamorarsi all'istante di Donna quando non hanno niente in comune e tutto il loro rapporto risulta poco convincente anche col proseguire degli eventi), molti dialoghi (anche su cose di secondaria importanza che non importano granché alla lettrice, come i particolari finanziari dell'attività del padre o come prosegue l'attività in pasticceria...), il focus della narrazione è quasi tutto incentrato sul passato di Donna (e così è un continuo rinvangare su questa vicenda e sugli strascichi che comporta nel presente, anche e soprattutto in rapporto a Daniel) e su quanto lei creda che tutto quanto è successo a suo padre, sia colpa di Daniel. Non è pessimo, come romanzo, ma è molto generico; devo dire che mi aspettavo di più. Notevole, per toni decadenti, la descrizione del funerale.


Gli stralci più belli:

"E poi Donna non riuscì più a rimanere distaccata e si trovò a rivivere, in tutta la loro orribile vividezza, le emozioni che aveva provato quando la direttrice le aveva detto che suo padre era morto due ore prima in un incidente stradale (...) non pianse molto fino al giorno del funerale. Non provava niente, solo un vuoto cosmico, abissale, che si concretizzò nel dolore lacerante della perdita appena vide le prime palate di terra bagnata cadere con un tonfo sordo sul legno della bara. Era marzo, pioveva, e le sue lacrime si mescolarono all'acqua fra l'erba del cimitero..."

"Tanti piccoli cambiamenti, che si erano accumulati, assommandosi fino a costringerla a chiedersi che cosa diavolo le stesse succedendo. La vita che si era ordinatamente costruita le stava sfuggendo di mano. Non riusciva più a concentrarsi al cento per cento sul lavoro. Così non poteva andare avanti. Senza contare che, alla lunga, quella vicinanza continua si sarebbe potuta trasformare in qualcosa di più serio, di più profondo... quella sera avrebbe detto a Daniel che dovevano smettere di vedersi"



"La Mano Assassina" di C.J. Carmichael (Harmony Emozioni)


Trama: Trish, consulente matrimoniale, si trova coinvolta in un omicidio. Un suo cliente viene assassinato e le indagini portano dritte a lei. Inoltre l'ispettore di polizia a cui è stato affidato il caso, Morgan, è il suo ex marito, che non esita a farle pressioni per vedere chiaro in questa sporca faccenda. Mentre le indagini sono ancora in corso, una seconda vittima viene colpita a morte. Sembrerebbe trattarsi della stessa mano assassina. E anche Trish viene minacciata...


Commento di Lunaria:  "La Mano Assassina" inizia molto bene, come Giallo, con l'assassina che uccide la prima vittima, ma poi si ammoscia dopo qualche capitolo perdendosi in dialoghi su dialoghi per poi risollevarsi solo nel capitolo 18, prima delle fine, quando riacquista verve ed azione con un bel colpo di scena. Poco eros, poco thrilling, distillati col contagocce per 195 pagine dove quasi tutto va alla moviola, in calma piatta. La copertina annunciava emozioni a tinte forti ma purtroppo il risultato finale si attesta su una sufficienza neanche tanto piena. Comunque, notevole il finale, che è la parte migliore di tutto il romanzo.


Gli stralci più belli:

"Nella sua fredda e buia camera da letto sentì le lacrime che le scorrevano lungo le guance e non le trattenne, pensando a tutte le volte che avrebbe voluto piangere e non c'era riuscita. (...) Le lacrime si trasformarono ben presto in singhiozzi e il suo corpo fu scosso da un dolore troppo a lungo represso. Per un matrimonio fallito."

"Il contatto della sua mano non ebbe l'effetto calmante che era probabilmente nelle sue intenzioni. La lieve carezza scatenò invece in Trish un istante di desiderio intenso. Dovette resistere a tutta la sua forza di volontà per resistere all'impulso di premersi contro di lui."


"Orgoglio domato" dei Delly (Romanzi della Rosa)

Trama: Eloisa di Croix-Givre, la principessa sensibile e premurosa, non ama l'orgoglioso e spietato Lotario di Waldenstein, che le è stato imposto dal padre come sposo. Ma quando Lotario si lascia sedurre dalla sua rivale, Eloisa comincia ad essere inquieta: che stia nascendo, in lei, l'amore per Lotario?  E cosa prova lui per lei?  Intanto, dal passato emerge un oscuro dramma familiare e qualcuno attenta alla vita di Eloisa...

N.B: i personaggi erano già apparsi nel precedente "Nelle tue mani"


Gli stralci più belli:

"Povera Eloisa!... Non le riusciva di credere alla sincerità delle attenzioni di Lotario, alla dolcezza appassionata del suo sguardo, all'ardore fremente che traspariva in certi momenti nella sua voce quando si rivolgeva a lei! Sempre padroneggiando una violenta commozione, ella pensava con un brivido di sconforto: "Cerca di conquistarmi... come a Croix-Givre. E io non voglio... non voglio!"

"[Eloisa] si inoltrò nei giardini. L'autunno ricopriva i viali di foglie morte che il vento umido e tepido faceva volare e che i giardinieri spazzavano invano. Le aiuole erano ancora piene degli ultimi fiori della stagione, e nelle serre, le cui vetrate scintillavano sotto un chiaro sole apparso tra due nuvole, i più rari e magnifici esemplari della flora conosciuta si offrivano agli sguardi stupiti. L'acqua che veniva dalle montagne dominanti Sohnthal scorreva con dolce mormorio tra le rive fiorite, passava nei canali di marmo, si alzava in getti scintillanti, sprizzava in grandi fiotti spumeggianti dalle fontane di porfido sulle cui sponde s'inchinavano tritoni o bianche ninfe scolpite nel marmo di Carrara."

"Questa è la mia punizione. Bisogna che la subisca, fino al giorno in cui mi dirai: Lotario, ti amo. Sì, sì, questo castigo è giusto, perché ti ho fatto soffrire, squisita creatura fiera e sensibile, che scioccamente pretendevo di asservire. Lo merito e lo accetto. Ma sii generosa con me come lo sei con gli altri, e sappi perdonare. Lascia che io ti ami, Eloisa!" Frattanto le copriva di baci i bei capelli d'oro rosso."

"Morire, proprio quando la vita cominciava a sorriderle... Lotario che l'amava appassionatamente, in modo assoluto! (...) Il suo cuore si apriva finalmente a lei, spoglio di ogni orgoglio..."

"Continuarono a camminare per la foresta. Andavano in silenzio, avvolti dalla luce argentea, sfiorati dal vento leggero saturo di profumi silvestri, stretti l'uno all'altra, ebbri di amore. (...) Alzava la testa, guardando Lotario con infinita tenerezza. Egli appoggiò le labbra su quegli occhi lucidi come gemme all'ombra delle ciglia scure, quegli occhi meravigliosi che rivelavano un'anima leale e delicata, un cuore acceso di tenerissimo amore. (...) Sopra la foresta, la luna effondeva la sua pallida luce dando alle acque del lago toni di argento liquido. Il grande silenzio della notte si stendeva intorno ai due sposi, che ora tacevano per meglio ascoltare le voci interiori che cantavano il loro amore reso più forte e più profondo dalle avversità superate"




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"Figlia del Mistero" dei Delly (Romanzi della Rosa)


Trama: I misteri si intrecciano senza posa in questo romanzo che può considerarsi tra i migliori dei Delly. Manon, orfana adottata da una famiglia francese, che l'ha rinvenuta sul ciglio della strada assopita in una strana forma di narcolessia. Quando la bambina si sveglia dal lungo sonno, la famiglia adottiva la cresce, ma dopo una serie di disgrazie, Manon sarà costretta ad andarsene, cercando lavoro altrove.  Ma qualcuno è sulle sue tracce perché vuole ucciderla.  E un marajà molto potente e temuto, Maun-Sing, decide di rapire Manon e portarla in India... 

N.B: i personaggi appariranno anche nel successivo "Un dramma a Madapoura" e "Ahélya figlia dell'India"


Gli stralci più belli:

"Mia moglie mi ha detto che siete venuto a vedere la bambina addormentata che io raccolsi due mesi fa. Pare che voi conosciate la cagione di questo sonno."L'indiano chinò la testa affermativamente. "è vero." "E avete detto che potrebbe non svegliarsi mai più?" (...) "La morte è niente. E il passaggio oltre il quale si ritrova la vita. Lasciatela dormire. Non soffre. Un giorno la morte la prenderà dolcemente, e voi deporrete il suo corpo in uno dei vostri cimiteri fioriti."

"Col mio temperamento attivo", ella pensava, "non potrò sopportare a lungo questa vita. Mi manca l'aria, non faccio moto, le preoccupazioni mi ossessionano... presto mi indebolirò, e allora a poco a poco la morte verrà. Così sarò alfine libera, nonostante tutto il potere di quell'uomo!" Già dopo otto giorni cominciava a sentire gli effetti di quella segregazione. Aveva perduto l'appetito e i delicati colori della sua carnagione si attenuavano. Sul bel viso apparivano già i segni del deperimento, e due cerchi lividi cominciavano a circondare gli occhi fieri e tristi. (...) Quell'inazione, per una ragazza attiva come lei, costituiva la pena maggiore, e ne minava il fisico, pur senza abbatterne l'anima."





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