Romanzi Rosa\Drammi e Feuilleton degli anni Trenta-Quaranta-Cinquanta













TRAMA DI "LA SECONDA AURORA" (1946):

In questa "Seconda Aurora", romanzo che ebbe già in altra veste fervidi consensi di lettori e critici. Lucilla Antonelli ha colto un aspetto singolare della vicenda femminile: quel processo quasi misterioso per cui certe donne, dopo essersi distaccate dall'uomo del loro destino e aver inseguito altri miraggi di felicità, sentono rinascere nel profondo le voci del passato: echi dolcissimi legati alla prima giovinezza, voluttuose risonanze di gioia che il tempo ha come purificate. L'alto nodo drammatico, il sottile gioco delle parti, la vivezza della parola e dell'immagine, conferiscono a questa "Seconda Aurora" una ricchezza di toni e di timbri che nell'opera ormai vasta di Lucilla Antonelli appare particolarmente significativa.

Altre autrici:

Milli Dandolo "La fuggitiva", "La prigioniera", "La donna del mio destino", "L'amata ritorna", "Romanzo di Anna", "Una voce dall'ombra"

Luciana Peverelli: "La donna che ho creato", "Nei suoi occhi", "Violette nei capelli", "Siglinda", "L'amore vestito di seta", "L'uomo che è mio", "Regina senza corona", "Il volto amato", "Incantamento", "La figlia discesa dal cielo", "Concerto appassionato", "Annì dai capelli rossi", "Gli angeli non si sposano", "La lunga notte", "L'Amore di tutta la vita" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/07/lamore-di-tutta-la-vita-di-luciana.html

Carola Prosperi: "L'altro sogno", "Rose bianche", "Graziella", "Il secondo amore", "La maschera d'amore", "Incomprensibile cuore", "La donna forte", "Amanti nel labirinto", "La sua sconosciuta", "Qualcuno ti attende", "Agnese amante ingenua", "Domani ci ameremo", "Il cuore ascolta"

Teresa Sensi: "Donna sola", "L'amore degli altri", "Cieli spenti", "Una tra noi due", "Quando tu non ci sei", "Amore di fine giornata", "Qualcuno ha tardato" 


Per quanto riguarda Baronessa Orczy è l'Autrice del ciclo della "Primula Rossa"


ma io ho trovato "La vendetta di Sir Percy" (1948) e "Un figlio del popolo"





Daniela, "Ti darò la vita" (1951)
















Milly Dandolo "La luce nell'anima" (non è stata riportata la data, però)






MARICILLA PIOVANELLI  "Amanti dell'Amore"



"FIORDALISI" DI BICE LOSCHI CECCHETTI (1944)

La stazione, nella incerta luce dell'alba, parve a Fabio infinitamente triste. Anche il caffè, nel quale era entrato per rifocillarsi dopo la lunga notte di viaggio, aveva un aspetto quasi desolato con quegli avventori stanchi e insonnoliti, che sostavano, forse come lui, in attesa di un altro treno, coi camerieri lenti e tediati, con le valigie ammucchiate accanto ai tavolini e il chiarore delle scarse lampade che la luce opaca della mattina nebbiosa veniva, a poco a poco, neutralizzando. Pure era primavera: ma l'inverno pareva incombere ancora su di essa, soffocandone il fremito ansioso, distruggendo ogni gemma, disperdendo ogni tenera fogliolina. Fabio aveva lasciato da qualche giorno una calda città meridionale, luminosa di sole, gaia e ridente, e per questo tutto gli appariva più tetro, pesante, malinconico. Raggiunse una saletta centrale, più tranquilla e raccolta. Non vi era nessuno. Si sedette a un tavolo d'angolo, dopo di essersi liberato dal soprabito e dal cappello, ed estrasse dalla borsa alcune carte che incominciò a sfogliare. Sorbì il caffè, che il cameriere gli aveva nel frattempo portato, accese una sigaretta e tornò a immergersi nella lettura dei suoi appunti. A un tratto, gli parve di sentire la presenza di un'altra persona: alzò gli occhi e incontrò lo sguardo d'una ragazza che si era fermata incerta, in mezzo alla sala. Pareva cercasse qualcuno, con espressione timida e un poco smarrita, perché, infatti, avanzò di qualche passo, poi tornò indietro, dirigendosi verso l'uscita. Dopo qualche attimo, riapparve. Reggeva una grande borsetta di cuoio marrone, un soprabito sportivo e indossava un abito grigio a giacca: le scarpette che calzava, marrone, con alte suole di sughero, rendevano silenzioso il suo passo.  Sui capelli d'un biondo cenere, un poco di sbieco sulla fronte, era posato un mazzo di fiordalisi, fermato dietro la nuca da un nastro di velluto che scendeva a sfiorare le spalle. Anche sul risvolto della giacca, era appuntato un mazzolino degli stessi fiori. Con un solo sguardo, l'occhio di Fabio, abituato ad ammirare la bellezza, tutta la bellezza che può splendere in un sorriso, in una tonalità, in un fiore, si era impadronito di questi particolari. Poi, egli tornò a curvarsi sulle carte. La ragazza, intanto, aveva preso posto a un tavolo non molto lontano da quello che Fabio occupava. Rimase qualche attimo immobile con le mani raccolte in grembo, poi cercò nella borsa il portacipria e si guardò a lungo nel piccolo specchio ovale. Passò sulle guance un poco di rossetto, accentuò con la matita l'arco delle labbra, raccolse sotto il bizzarro nastro di fiordalisi una ciocca che sfuggiva, poi si lasciò andare indietro, appoggiandosi allo schienale del divano. Sembrava stanca, smarrita, ma c'era in tutta la sua persona una irrequietezza quasi dolorosa, che rivelava uno stato d'animo tormentato ed ansioso. Certo, attendeva qualcuno, perché vibrava al rumore di ogni passo e i suoi occhi non si staccavano dall'ingresso. Fabio sembrava assorto nella lettura, ma non riusciva a soffermarsi sulle parole e sulle cifre che scorreva. Gli pareva che, nella grigia mattina, fosse entrato, a un tratto, come uno squarcio di primavere e il suo cuore un po' stanco si riscaldava a quel soffio tepido e dolce, camminando a ritroso nel tempo, quasi cercando, nel passato, qualcosa di quella dolcezza e di quel tepore. Fiordalisi: sì, fiordalisi! Ogni primavera dalla sua lontana fanciullezza riempiva la casa di quei fiori azzurri come un firmamento, che sua madre prediligeva. Sua madre, che era esile e bionda come quella fanciulla e aveva le stesse mani pallide e pure. Piccole mani che tremavano un poco, strette alla tazza accostata alle labbra, dalla quale pareva sorseggiare a stento il contenuto, poichè anche la gola, forse, era stretta da un nodo di angoscia. Chi attendeva nel caffè di quella grande stazione? Perché si era adornata di fiordalisi, se era così triste e disperata? Per chi si era fatta bella? Forse per qualcuno che amava, che non si curava di raggiungerla, che forse non sarebbe venuto mai più. Fabio la guardava, ogni tanto; ma ella non si accorgeva di lui. I suoi occhi, quando si staccavano dall'ingresso, lo sfioravano, privi di espressione, così come sfioravano le lampade ancora accese, i tavoli vuoti, l'inquadratura della finestra, che diventava via via più chiara e luminosa. Il sole scioglieva lentamente la nebbia: forse, oltre quella stazione brumosa, risplendeva sui tetti delle case e sulle cupole delle chiese, accendeva di barbagli i zampilli delle fontane, giocava fra i rami intrecciati degli alberi, illanguidiva i primi grappoli dei glicini. Sole, primavera, giovinezza! Tutto era tanto lontano da lui, dalla sua vita di lavoro e di azione un po' arida e pesante. Pure, era bastato così poco, un mazzolino azzurro posato su una fronte chiara, per accendere nel suo cuore e nel suo sangue un desiderio di gioia, per sciogliere la grigia patina che oscurava la sua anima. Era sceso dal treno stanco, tediato come chi attende nulla di nuovo, di imprevisto, e ora vedeva, come in un sogno, squarci di cielo sereno, bianche nuvole vagabonde, gemme d'argento, rami fioriti. Una coppia di sposi era entrata nel frattempo, e aveva preso posto vicino a lui. Sembravano entrambi felici: si stringevano le mani, accarezzandosi con gli occhi. Lei era giovanissima, né bella né brutta, e lui aveva l'apparenza di un uomo qualunque, come ce ne sono tanti nel mondo, banali e presuntuosi. Pure erano lieti di esistere, di essere uno accanto all'altro, e tutto appariva bello, giocondo ai loro occhi, anche quella stazione tetra, anche quella sala monotona e incolore. Mangiarono avidamente, ridendo e scherzando, senza fare caso ai due solitari immersi in un loro sogno o in un loro rimpianto. Si allontanarono poco dopo, a braccetto, e Fabio ricordò di avere guidato anche lui, in un lontano mattino, una giovane donna che si era appoggiata al suo braccio, innamorata e felice. Ma la giovane donna era morta e la sua mano aveva sfiorato, sì, nel lungo scorrere degli anni, altre mani dolci, altri corpi carezzevoli, ma senza ansia e senza ebbrezza. La gioia sparì dal suo cuore: sparì dagli occhi la visione del cielo azzurro, dei rami fioriti; non rimase davanti a lui che quella fanciulla sconsolata, con un viso pallido e triste, con un mazzolino di fiori senza profumo e senza vita. Ma gli occhi del colore delle foglie morte s'illuminarono a un tratto. Un giovane alto, bruno, vestito con eleganza un poco vistosa, muoveva verso di lei con paso elastico, sicuro. Le strinse la mano e le si sedette a lato, sul piccolo divano di velluto verde. Il sorriso, però, si spense presto sulle labbra giovani e gli occhi dolci si incupirono.





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Aggiungo anche






Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html

https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/storia-del-romanzo-rosa.html

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https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/05/mura.html

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"Magie d'Amore: Incantesimo" di Nora Roberts (serie Mystère)

 Una delle Regine del Rosa, che ha scritto centinaia di romanzi di grande successo... Dopo "Morgana" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/morgana-di-nora-roberts-collezione.html e "Liam"https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/12/liam-di-nora-roberts-collezione-harmony.html anche "Magie d'Amore" (2002) riprende atmosfere fantasy romantiche, raccogliendo ben tre racconti lunghi.


INCANTESIMO

Trama: Viaggiando per le magiche terre d'Irlanda, un fotografo di successo, Calin, perseguitato da strani sogni e visioni, si ritrova irresistibilmente attratto da una bellissima fanciulla, Bryna... in preda ad un incantesimo! Infatti, secoli prima, un malvagio mago, Alasdair, innamorato di Bryna, pur di averla e di mettere le sue grinfie sulla sfera magica che lei custodisce, con l'inganno e servendosi della magia nera è riuscito a dividere Bryna dal suo amato Caelan, facendolo morire.  Ma, con l'aiuto della magia, Bryna riesce ad annullare in parte il maleficio di Alasdair e Caelan si reincarna, dopo molti secoli, in Calin, che, da uomo moderno, non crede a fate e streghe... Certo, non sa spiegarsi come ha fatto ad essere arrivato in quel castello irlandese... e come Bryna sappia così tante cose sul suo conto, ma... proprio non vuole credere a quanto Bryna le rivela! Se Calin non ricorderà di essere sempre stato innamorato di Bryna, Alasdair avrà vinto e Bryna gli apparterrà per sempre... 


Commento di Lunaria: Esattamente come "Liam" e"Morgana" anche "Magie d'Amore" è un romanzo Rosa dalle atmosfere "medieval" e magiche. Raccoglie ben tre racconti lunghi: "Incantesimo", "Per sempre" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/03/magie-damore-per-sempre-di-nora-roberts.html),  "In un sogno" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/magie-damore-in-un-sogno-di-nora.html).  L'Autrice è riuscita con abilità a narrare storie appassionanti "con un tocco alla Avalon", per le atmosfere, le ambientazioni, i dialoghi, i personaggi (Bryna è ricalcata su personaggi come Viviana). Non mancano descrizioni con amplessi anche a tinte esplicite. Devo dire che mi hanno decisamente emozionato e fatto sognare ad occhi aperti...

Provate a leggerlo con questo sottofondo musicale: 

Per approfondire la Wicca Dianica (Wicca fondata da donne) vedi: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/wicca-le-frasi-piu-belle.html

Gli stralci più belli: 

"Amore. Amore mio. Fammi entrare nei tuoi sogni. Aprimi ancora una volta il tuo cuore e ascolta la mia voce. Calin, ho tanto bisogno di te. Non allontanarti da me, altrimenti tutto è perduto. Io sono perduta. Amore. Amore mio..." Calin si agitava inquieto nel sonno, affondando il volto nel cuscino. In qualche modo sentiva la presenza di lei. Pelle morbida color alabastro. Mani morbide e rassicuranti. Poi passò a sognare brume fresche e tranquille, colline di un verde intenso e rorido che si susseguivano all'infinito. E infine un profumo ammaliante di donna. Il castello si ergeva sulla cima di una scogliera, le sue pietre argentee trafiggevano cieli tempestosi, la parte inferiore affondata in diafani strati di nebbia che scorreva come un fiume. (...) Si lasciò alle spalle le verdi colline, salendo sulle rocce sempre più in alto. A ovest echeggiò il rombo del tuono, sopra il mare. Ed echeggiò pure nel suo cuore di guerriero. Lei lo aveva aspettato? Fece vagare lo sguardo dagli occhi grigi come la pietra del castello, osservando, scrutando rocce e nebbia alla ricerca di qualche nemico nascosto alla vista. (...) Il castello, con tutti i suoi segreti, si ergeva in cima alla solitaria scogliera, torreggiante sopra il mare tempestoso. E nessun uomo cavalcava lungo questo sentiero senza udire i bisbigli di antichi fantasmi e nuovi spiriti. Lei lo aveva aspettato? (...) Arrivò ai piedi del torrione proprio nell'attimo in cui una saetta incrinò il cielo nero con una fiammata di bianca luce accecante. E lei era lì, proprio lì, apparsa all'improvviso nell'aria sferzante dalla tempesta (...) Avanzò verso di lui in mezzo alle brume che le arrivavano sino alle ginocchia. Era di una bellezza incredibile. Fissandola, smontò di sella, bramoso di quella donna che era strega e amante. (...) La scostò da sé. Il castello era scomparso, restavano solo rovine, svuotate con le ferite della battaglia. (...) "Ora c'è poco tempo", gli disse. "Devi venire, Calin, devi venire da me. Il destino non può essere rinnegato, un incantesimo non può essere spezzato. Senza di te, con me, lui vincerà. (...) Ti ho amato attraverso il tempo". Mentre parlava indietreggiava, le brume che le fluttuavano attorno alle gambe. "Sono legata a te attraverso il tempo."

"Il castello in rovina apparve alla vista non appena ebbe imboccato la curva. Il mastio era quasi intatto, ma le mura erano state demolite. Dal cielo temporalesco sfrecciò la lancia di una saetta, che lampeggiò in un'esplosione di luce riempiendo l'aria dell'odore di ozono. (...) Non gli importava che l'Irlanda fosse punteggiata di ruderi e di antichi castelli, lui aveva bisogno di quello. Banchi di nebbia si diffondevano alla base della costruzione, simili a un fiume. Lui era così assorto a studiare la luce e le ombre che si alternavano sulle pietre, sulle erbacce e sui fiori selvatici che si facevano strada attraverso le fenditure, che non vide il cottage fino a quando non se lo trovò davanti. (...) Poi comparve lei, in piedi sotto la pioggia sferzante, mentre la nebbia le fluttuava attorno."

"Quante notti aveva passato agitandosi senza requie nel sonno, bramosa di sentirsi addosso quelle mani lunghe e sottili? Oh, sentirsi toccare da lui una solta volta! Quante notti aveva provato il desiderio bruciante di vedere i suoi occhi, grigi come nuvole burrascose, fissi nei propri mentre la penetrava profondamente dandole il suo seme? Oh, poter essere per una sola volta un tutt'uno con lui, mormorare teneri e intimi segreti nella notte."

"Ti ho aspettato tutta la vita", gli rispose sommessamente. "E un millennio prima che avesse inizio." Gli posò le mani sul volto. (...) "Il fantasma delle tue carezze ha ossessionato ogni notte della mia vita." 

"Una volta, molto tempo fa, questo castello proteggeva la costa e i suoi segreti. Svettava, argenteo e luminoso, sopra il mare. (...) Coloro che vivevano qui - proseguì Bryna - praticavano la loro arte e non facevano male a nessuno. (...) Le mura di questo luogo furono colpite dalla loro furia, mentre la magia si scatenava libera. Bryna proteggeva il suo amore e si batteva come un guerriero impazzito. E il cielo rombava di tuoni, le nubi scure e pesanti coprivano la luna, cancellando le stelle. 

Il mare rumoreggiava e la terra tremava e si sollevava. Debole e morente Caelan dentro il cerchio di pietra cercò di prendere la spada. Ma queste armi nulla possono contro la stregoneria, se non sono brandite con la forza. (...) Morì col suo nome sulle labbra."

"Lui sapeva che la bocca di Bryna sarebbe stata perfetta per la propria, conosceva i movimenti erotici della sua lingua, la suggestiva rotondità dei suoi fianchi. Le passò le mani sul corpo, lentamente, inspirando il suo respiro ansante, si riempì i palmi con il suo seno, poi le stuzzicò i capezzoli con la lingua e con i denti fino a che la udì gemere e mormorare il suo nome quasi fosse una preghiera (...) L'amore così a lungo imprigionato nel cuore sbocciò come una rosa selvatica. (...) 

La penetrava sempre più profondamente (...) nel piacere ansante e reciproco. E Bryna prese a volare, come per una vita aveva atteso di volare, lasciando che liberasse il proprio seme in lei."

"Roteò un polso e fece arrivare il vento che prese a ululare contro i vetri delle finestre. Invocò la nebbia perché la aiutasse a proteggere quanto le era stato affidato. Calin indietreggiò, gli occhi sbarrati. La nebbia ora stava salendo lungo i vetri, il vento sembrava l'ululato dei lupi."

"Gli stava tra le braccia mentre la luna bianca si levava"

"Sopra di lui la luce accecante di un fulmine oscurò per qualche istante lo splendore della bianca luna piena (...) mentre lui, sanguinante, cadeva nella radura, dove la luce della luna combatteva attraverso le nubi per posare i suoi raggi su un cavallo di un nero corvino."


N.B La gatta di Bryna si chiama Ecate.

Chi era la Dea Ecate?


Ecate, la Dea dei Crocicchi, Ecate Trivia, Ecate, Dea Lunare, ma non passiva, connessa anche alla menopausa, alla fertilità, al ciclo della vita. Ecate Trina: della fanciulla, della madre e dell' anziana: Luna Nuova, Luna Piena, Luna Nera (o Calante).  Passato, Presente, Futuro. Ecate è la Dea che con i suoi tre volti vede nelle pieghe del Tempo. Altre due Divinità lunari erano Selene e Artemide. 

“Celebro Ecate trivia, amabile protettrice delle strade, terrestre e marina e celeste, dal manto color croco, sepolcrale, baccheggiante con le anime dei morti, figlia di Crio, amante della solitudine superba dei cervi, notturna protettrice dei cani, regina invincibile, annunciata dal ruggito delle belve, imbattibile senza cintura, domatrice di tori, Signora che custodisce le chiavi del cosmo, frequentatrice dei monti, guida, ninfa, nutrice dei giovani, della fanciulla che supplica di assistere ai sacri riti, benevola verso i suoi devoti sempre con animo gioioso.”

Esiodo canta Ecate come "Regina delle Stelle", "Figlia della vergine madre Asteria (stellata)" "Regina del Cielo".

è Una e Trina; viene rappresentata con tre facce, intenta a reggere una torcia, una chiave e un serpente. 

Penso che siano simboli ancora chiari, nel 2021: la torcia, illumina: Ecate porta conoscenza; è la Sapienza Divina. La chiave, apre le porte del mistero o dell'Ade. Ovviamente i cattolici hanno rubato il simbolismo della Chiave per metterla al loro papa...

Il serpente è legato a tutto ciò che è ctonio, autosufficiente, eterno, che si autorigenera (potremmo vedere un parallelo con l'Ouroboros: "La mia fine è il mio inizio"). 

Un'altra rappresentazione, la vuole con tre teste: una di cane, una di serpente, una di cavallo.

Nei tempi antichi, venivano lasciate delle offerte di carne ai crocicchi (che sono un luogo sacro anche agli Dei AfroBrasiliani Exu e Pomba Gira); anche i cani le venivano sacrificati (è probabile che questo indichi un'origine non greca, e molto più antica, per questa Dea, essendo i cani abbastanza al di fuori della mentalità religiosa greca).  

Il cane era l'animale sacro di Ecate, il cane (Cerbero, Custode dell'Ade) come guida verso l'Oltretomba, e che latra alla Luna, per chiamare la Dea. Come sulla carta del Tarocco XVIII. https://cartedeitarocchi.blogspot.com/2015/03/la-luna.html

Ai crocicchi, le statue di Ecate, proteggevano i pellegrini e i viandanti in viaggio.

Alcuni nomi di Ecate:

Chtonia (Del mondo sotterraneo) Antaia (Colei che incontra) Apotropaia (Protettrice) Enodia (La Dea che appare sulla via) Kourotrophos (Nutrice di fanciulli) Propulaia/Propylaia (Colei che sta davanti alla porta)  Propolos (Colei che serve) Phosphoros (Portatrice di luce) Soteira (Sapiente) Triodia/Trioditis (Che frequenta i crocicchi) Klêidouchos (Che porta le chiavi) Trimorphe (Triplice)

Come è da aspettarsi, il cristianesimo ha visto in Ecate una manifestazione diabolica e satanica. Essendo legata ai crocicchi e alle strade, e metaforicamente alle possibilità di scelte delle vie\percorsi nella vita, è una Dea che rappresenta la libertà di scelta (potremmo persino fare un collegamento col discorso della Libertà e della Scelta caro a Sartre e ad altri Esistenzialisti!). Anche in alcuni Tarocchi sullo sfondo vediamo spesso vie e sentieri: il destino dell'uomo, le sue scelte.

Ovidio celebra Ecate nei “Fasti”: 

“… Le facce di Ecate si volgono verso tre parti / perché guarda i crocicchi che si dividono in tre strade… ”

Anche il coltello è un simbolo di Ecate: taglia il cordone ombelicale ai neonati, accompagna nella morte, scindendo il corpo dallo spirito. Accompagna le anime nell'Oltretomba, ma accompagna anche alla nascita, l'entrata nella vita. è una Dea psicopompa, legata al potere di viaggiare nel mondo degli umani e in quello dei morti. 

Siccome Ecate era associata alla Luna Calante, era connessa anche con la menopausa, per esteso, alla Matriarca (figura che manca totalmente nelle religioni patriarcali). 

La Matriarca non è più fanciulla ingenua, né donna in evoluzione: è saggezza, è introspezione, è esperienza. Non più legata alla "condanna" della gravidanza, è potere e godimento sessuale allo stato puro (pensiamo alla nostra società, che invece vede nella "donna vecchia" solo un peso e una cosa da buttare!). La Matriarca ha vissuto la pienezza della vita, e si prepara alla morte (la fase conclusiva della vita materiale). La Matriarca è guida, è sciamana, è guaritrice.

Relativamente al danno che il cristianesimo ha portato alla condizione spirituale/materiale delle donne, non dobbiamo considerare solo quello per le donne giovani, ma anche quello per le donne anziane: mancando l'idea/modello di una "Madonna vecchia", invecchiata come il resto delle donne, ma celebrata solo come vergine-madre perennemente giovane (e bellissima!) ecco che il ruolo della Matriarca/Donna Anziana e Saggia viene annullato. Alle donne anziane, ormai "inutili" secondo i precetti patriarcali, non resta che l'oblio, di fronte invece alla considerazione enorme del patriarca.

Non esiste alcuna figura femminile di saggezza, di sapienza, di riferimento nella quale immedesimarsi: alle donne resta solo la degradazione delle figure come le mogli dei patriarchi (Sara), obbedienti ai mariti, nelle quali "immedesimarsi"! 

Ma, ed è importante farlo notare, anche l'idolatria che si porta ad una "madonna giovanissima e bellissima" è una forma di misoginia: infatti, ad essere celebrata non è una ragazza o giovane donna come tutte, a prescindere che si abbia l'imene, ma una concezione umiliante di giovane donna, ritenuta "degna e stimabile" solo perché "ha miracolosamente mantenuto un imene intatto anche dopo aver partorito" e "ha concepito senza piacere sessuale, e senza coito" 

Nell'ideologia cristiana, la vecchiaia maschile è associata a dio, è un suo attributo, per meglio lasciare intendere che chi guida la sua religione in terra... dev'essere vecchio come lui.

Ma non esiste affatto una rappresentazione di Dea Matriarca o Dea Anziana nel cristianesimo e l'unica figura femminile che c'è, maria, non è neanche celebrata in quanto donna comune, vera, con una biologia naturale, ma è celebrata come ideale femminile perennemente giovane, fresco e bello; il che, oltre ad essere offensivo nei confronti di tutte le donne vere (destinate ad invecchiare e non per questo meno valide di un "imene mariano giovane, fresco e intatto") rientra pure nell'idolatria della bellezza fisica (peraltro, biancocentrica, pur essendo gesù e maria "dei mediorientali"...) concepita come "qualità che dio scelse per se stesso e per sua madre".

Ovviamente chi ha un barlume di razionalità e non si lascia gabbare dai santini cattolici, farà notare che

1) Non sappiamo minimamente che aspetto avessero gesù e maria.

2) Raffigurarli come belli è lusingare una certa estetica materiale; lusingare l'estetica è idolatria di sé o dell'apparenza.   

Nulla di male, ma le religioni che lusingano l'estetica e la cura di sé (quindi il culto della materialità, della corporeità) sono il Paganesimo (gli Dei greci sono bellissimi e raffigurati come tali: Venere, Apollo...) e il Satanismo Razionalista, che verte sul culto di Sé. 

I cristiani cattolici, quindi, se fossero coerenti con quanto sostiene la loro religione (il disprezzo di tutto ciò che sia terreno, come insegna il loro messia gesù, a favore del "tesoro del regno dei Cieli"... l'idolatria della povertà, della rinuncia, dell'odio di sé: vedi il "discorso della montagna"), non dovrebbero affatto idolatrare due supermodelli di bellezza terrena, ma raffigurarseli brutti e deformi esteticamente, perché è il corpo la sede del peccato, e ciò che conta - secondo loro - è l'anima. 

Curiosamente tale precisazione teologica venne fatta anche da alcuni padri della chiesa secondo i quali... gesù doveva essere statao deforme (!) perché in Isaia il "figlio dell'uomo" è descritto come un vilo servo. San Giustino, Clemente Alessandrino e Eusebio di Cesarea immaginavano il loro dio gesù cristo come deforme (!) e logicamente, questo andava a rivedersi anche per maria (brutta pure lei, per poter partorire un gesù deforme...). Difatti, la bellezza, il fascino, la perfezione estetica, dal punto di vista di certi padri della chiesa piuttosto pessimisti e avversi al corpo, erano qualità da attribuirsi al Maligno: il dio cristiano, quindi, l'opposto del Diavolo, avrebbe, logicamente, dovuto preferire la bruttezza corporea.

Ritorniamo ad Ecate:

Ecate era Dea Lunare, come si è detto, ma non passiva. Essendo una Dea Notturna, era connessa alle Tenebre, e quindi anche alla distruzione e al terrore dell'ignoto. Sotto questo punto di vista è una Dea che rappresenta il Femminile oscuro, come Kali, Morrigan o Lilith. Si pensa che Ecate fosse in correlazione con la Dea Egizia Levatrice, Heket, che invece era legata alle rane: la Dea Heket, Dea Rana, anfibia, umida, con le gambe aperte, dalle quali fluisce la vita. (*) In questo caso, credo la si possa associare soprattutto al Tarocco della Stella (**), dove la fanciulla lascia scorrere l'Acqua di Vita. Su alcuni simulacri dedicati alla Dea Heket sono state trovate alcuni iscrizioni: "Io sono la resurrezione" - molto prima di cristo.

Venere è appunto la Dea dell'amore, della bellezza e si può rivedere nella donna del tarocco XVII che versa l'acqua una raffigurazione di Afrodite Urania, la Dea dell'amore puro e non l'Afrodite dell'amore carnale. Afrodite\Venere inoltre aveva anche un aspetto di Dea floreale, Signora dei giardini e della vegetazione; per questo il verde era il suo colore.

Ovviamente, il cristianesimo relegò Ecate al ruolo di "Dea delle streghe", di tutto ciò che è diabolico. Non potendo accettare che l'aspetto della vita, della Resurrezione, della Rigenerazione perpetua fosse affidata ad una Dea, ecco che Ecate viene dipinta come "diavolessa". Le sue sacerdotesse vengono dipinte come streghe orripilanti e malefiche. I riti di venerazione della Dea vengono associati ai sabba (tipico del cristianesimo: fare di tutta l'erba un fascio, e di tutti gli Dei "degli altri", un unico "Diavolo"...)

Possiamo adorare ancora Ecate (ovvero, Noi Stesse)? Sì, se la invochiamo come una Dea che ci aiuti nel passaggio nelle varie fasi della vita, nelle quali dobbiamo compiere delle scelte (e ci troviamo fermi ai crocicchi della vita). Ecate aiuta a fare scelte, a meditare sulle fasi della vita: dimenticare ciò che non ci appartiene più, ed entrare in una nuova fase, trasmettere conoscenza, meditare. Essere donne complete, nelle tre fasi della nostra vita: giovinezza, maturità, vecchiaia, ma sempre Dee, esattamente come Ecate, Una e Trina.


(*) Un'altra Dea Rana è Dzalarhons, Dea adorata sulla Costa Pacifica e connessa anche ai vulcani. 

(**) Una grande e luminosa stella con 8 raggi (come quella rappresentata sul Tarocco XVII, "La Stella") rappresenta Venere, che brilla di luce riflessa. Le più antiche rappresentazioni di Ishtar (conosciuta poi nell'area mediterranea come Astarte) la rappresentano con il suo emblema: la stella ad 8 punte (che spesso i cattolici hanno rubato e usato per la loro "madonna"); Venere è il pianeta più luminoso dopo il Sole e la Luna e quindi viene considerato "bello", "femminile".


Infine, Ecate è molto citata nella musica metal e pagan folk:

Wendy Rule, i Necromantia e i Kawir hanno dedicato ad Ecate delle canzoni... E gli Hecate Enthroned prendono proprio il nome da lei!




"Il Fantasma dell'Isola Nera" di Mary Wibberley (Collezione Harmony Jolly)

 

Trama: L'Isola Nera: un puntino microscopico sul mappamondo, vicino alle coste scozzesi, un posto selvaggio legato a vecchie tradizioni, dove il progresso (la televisione!) non è ancora arrivato. Il paradiso sulla terra secondo Janis, che vive con il padre inventore e le tre sorelle... Ed ecco che Brice Fallon e la sua squadra di tecnici vogliono sconvolgerlo con le loro telecamere e i loro interrogatori (le interviste!)  Ma Janis è pronta a combattere il nemico con tutte le sue forze... fino al momento in cui una tempesta sul mare, la scomparsa di una vecchia isolana e un fantasma non capovolgono i rapporti tra le due parti avverse (ma sarà davvero così?)...


Commento di Lunaria:  Un'isola sperduta non ancora contaminata dall'industrializzazione, di una bellezza rustica, contrasti caratteriali tra i protagonisti, un fantasma... a leggere la trama sul retrocopertina non avevo dubbi che mi sarebbe piaciuto, e invece... e invece proprio quelli che dovevano essere i punti di forza della trama, vengono o messi di "contorno" con poche righe (il paesaggio, praticamente inesistente e il fantasma che compare poco prima del finale... giusto per una riga striminzita!) o esasperati (i battibecchi continui tra Janis e Brice). Assente l'eros, se non per qualche bacio, dato praticamente sempre su una Janis riluttante che si divincola e scappa. Un romanzo che, purtroppo, non riesce a sviluppare le premesse della trama che stuzzicavano la mia curiosità... peccato! Discreto, ma niente più... un po' più di mistero, di suspense e di pagine hot avrebbero alzato l'indice di gradimento.


Gli stralci più belli:  

"Janis sapeva una cosa sola: nessuno doveva venire a sconvolgere la loro vita, e nemmeno lui. Ma non riusciva più a capire quali fossero i suoi sentimenti nei riguardi di Brice. Lui sapeva essere aggressivo, arrogante, brutale, ma anche deciso e simpatico. Inoltre le aveva fatto chiaramente capire le sue intenzioni. Lo osservò mentre parlava educatamente con suo padre e solo in quel momento si rese conto di un particolare che avrebbe dovuto cogliere molto tempo prima: Brice Faylon era terribilmente affascinante."

"Le sue braccia si strinsero impercettibilmente e lei sentì sulla guancia un soffio tiepido che le sfiorò le labbra... poi la bocca di Brice premette la sua. Il suo cuore incominciò a battere violentemente, il suo corpo si abbandonò contro quello di lui... mentre quel bacio non finiva mai. Brice la lasciò così bruscamente che sarebbe caduto se le braccia di lui non l'avessero trattenuta."

"Lei rimase in silenzio. La vicinanza di Brice la turbava suo malgrado. Il suo cuore batteva troppo rapidamente, troppo forte. Voleva fuggire e restare sullo stesso tempo. Alzò lo sguardo e vide quegli occhi grigi pieni di mistero nel viso diventato improvvisamente cupo. (...) L'ultima parola fu interrotta da un bacio breve e violento, senza passione, semplicemente ingiurioso. Cercò di respingere Brice ma si trovò prigioniera fra le sue braccia (...) Questa volta qualcosa cambiò. Quel bacio non la fece soffrire. Lei si sentì sciogliere e scoprì una sensazione nuova. Le braccia che la stringevano emanavano un calore meraviglioso."

"Improvvisamente, lui l'attrasse a sé e le sue labbra si posarono su quelle di Janis in un bacio lungo e violento. La stanza esplose in un turbinio di stelle. Lei non aveva più forza: il suo corpo si scioglieva al calore che lui le comunicava. Si sentì avvolta in una spirale che la stordiva."

Dalla stessa Autrice vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/le-danzatrici-lunari-di-mary-wibberley.html

N.B Curiosamente, un libro di questa scrittrice, "Dark Venturer" è stato tradotto in italiano come "Mia e il Corsaro Nero" (1977) La trama la trovate qui https://www.fictiondb.com/title/dark-venturer~mary-wibberley~39177.htm

La prima cosa che ho pensato, a vedere il titolo



è che fosse una sorta di rifacimento in Rosa del celebre "Corsaro Nero" di Salgari!






"Il Camion Rosso" di Lilian Peake (Collezione Harmony)

Trama: Un guasto all'automobile, una fermata imprevista sull'autostrada, un camionista gentile e compiacente ma anche intraprendente, dai modi autoritari ma dal bel viso franco e simpatico... Non occorrerà molto tempo ad Antonia per innamorarsi di Meredith Shane Brodie, anche se gliene occorre parecchio di più per ammetterlo! Ma quando scopre che lui le ha raccontato bugie fin dall'inizio, che non è affatto un semplice camionista e soprattutto che è il nemico cui il padre di Antonia ha giurato eterno rancore perché l'ha reso invalido e gli ha rovinato l'esistenza investendolo col suo camion rosso, Antonia rinuncia a lui. Ma Shane accetterà la sua decisione?


Commento di Lunaria: "Il Camion Rosso" è un romanzo Rosa a tinte drammatiche, che affronta diversi temi: la disabilità, l'amore filiale disposto a rinunciare ad un futuro pur di restare accanto al genitore, un nuovo amore dopo una vedovanza, i sensi di colpa e la responsabilità. Tuttavia, a pagina 124 (e in parte nelle pagine precedenti) Shane ha uno scatto d'ira che culmina nella violenza: 

"Sono felice di aver scoperto in tempo la tua vera natura. Sei un essere immondo, degno di disprezzo, un potenziale assassino..."  Lui le diede un violento ceffone. Lei barcollò, sconvolta, e si portò la mano alla guancia colpita. Le sfuggì un singhiozzo."

è vero che la situazione era tesissima per entrambi (Antonia accusa Shane di aver investito il padre, rendendolo invalido e lui ammette di averlo fatto; Antonia non sa ancora la verità...) ma niente autorizza ad alzare le mani, tanto più che si parla di "violento ceffone" capace di far barcollare. 

è stata l'unica pagina del romanzo che non ho gradito. 

Le scene di amore fisico non sono molte, però i personaggi sono ben caratterizzati nelle loro emozioni: si passa dalla passione intensa al cinismo. Antonia arriva quasi al sacrificio di sé quando, sapendo che Shane è coinvolto nell'incidente che ha reso invalido il padre, deciderà di lasciarlo, pur amandolo, non potendo sopportare di sposare l'uomo che crede colpevole della disgrazia avvenuta al padre.

Il libro finisce con una tragedia, che tuttavia sarà risolutiva per dare l'opportunità, finalmente, a Shane di spiegare come sono andate realmente le cose quando il padre di Antonia è stato investito.


N.B: L'Autrice aveva già scritto il problematico "La Dama del Fiume" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/07/la-dama-del-fiume-di-lilian-peake.html e https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/01/cosaspetti-dire-si-di-lilian-peake.html


 P.S  Visto che il papà di Antonia è disabile, mi sembra utile approfondire con qualche link, per chi volesse conoscere meglio l'argomento.

Per chi non lo sapesse, i diritti per le persone con disabilità sono stati ottenuti da coraggiosi ed intraprendenti attivisti che si sono battuti per ottenere diritti che oggi diamo per scontati, ma che all'epoca non lo erano affatto...





Link utili per approfondire la questione dell'abilismo (discriminazioni contro le persone con disabilità)

https://thevision.com/attualita/disabili-abilismo/

https://pasionaria.it/disabili-femminismo-lotta-abilismo/

https://wittywheels.blogspot.com/search/label/abilismo

https://wittywheels.blogspot.com/2016/12/ed-roberts-movimento-diritti-dei-disabili.html

"Ed Roberts è considerato uno dei padri fondatori del movimento per i diritti dei disabili, ma nella storia di queste battaglie ci sono innumerevoli altri nomi degni di essere ricordati. Uomini e donne che hanno lottato per cose che oggi in alcuni paesi diamo per scontate, come la possibilità per i bambini disabili di andare a scuola insieme ai coetanei non disabili. Persone che di fronte agli ostacoli hanno riscritto le regole, conquistando spazi che erano loro preclusi e lottando per ogni centimetro di libertà di cui oggi godiamo. Sono nomi di pionieri, di militanti, di grandi della storia, che spesso hanno regalato gran parte della propria vita per il futuro degli altri; che hanno sfidato mentalità, istituzioni e status quo; che hanno intravisto possibilità dove altri non le vedevano. Lo stesso genere di possibilità intraviste da Rosa Parks, quando ritenne che cedere il posto sull’autobus ad un bianco non fosse dignitoso. La stessa tenacia di Emmeline Pankhurst, che osò credere che le donne hanno il diritto di votare. Gli stessi ideali di uguaglianza che animarono le rivolte di Stonewall, evento simbolo della nascita del movimento omosessuale."


Gli stralci più belli: 

"Era terribile esser fermi nella corsia d'emergenza di un'autostrada e vedere una fila ininterrotta di auto scorrere sotto i propri occhi. Fu invasa da un senso d'angosciante impotenza. Suo padre, non vedendola rientrare, si sarebbe preoccupato... Improvvisamente apparve all'orizzonte il camion rosso che in cuor suo sperava di vedere comparire. Il conducente del mostro scarlatto, quell'uomo dall'espressione beffarda sarebbe stato il suo provvidenziale salvatore? (...) Inconsciamente, sapeva di poter contare su di lui."

"Con un sorriso, Shane l'aiutò a scendere. Ancora una volta si trovò stretta a lui: le sue forti braccia le cingevano la vita e uno strano turbamento s'impadronì di lei. Ma fu questione di un attimo perché si riprese subito da quella debolezza: per chi la prendeva?"

"Shane non fece nessun commento. Il suo finestrino era abbassato e il vento giocava con la camicia aperta sul torace. Mentre lo guardava, lei sentiva il cuore batterle all'impazzata. Perché quello sconosciuto aveva su di lei un tale effetto? E perché, istintivamente, aveva avuto subito fiducia in lui?"

"Per qualche attimo i loro sguardi si incrociarono affrontandosi, poi Shan l'attirò dolcemente a sé. Lei avrebbe potuto liberarsi perché l'abbraccio non era stretto, ma le era difficile combattere contro una cosa che desiderava ardentemente. Come ipnotizzata, contemplava il viso abbronzato, gli zigomi sporgenti, la mascella volitiva di Shane. Non l'aveva ancora toccata ma lei si sentiva irresistibilmente attratta da quel fascino magnetico, da quella forza misteriosa. Fu sufficiente che lui le tendesse le mani perché lei gli si gettasse tra le braccia."

"Le ombre del crepuscolo s'allungavano ormai sulle colline coperte di boschi, tingendo il paesaggio di toni dorati. Seduta nell'auto di fianco all'uomo che ormai da parecchi giorni occupava completamente i suoi pensieri, Antonia si sentiva al colmo della felicità. (...) Stavano attraversando Baslow, un villaggio molto pittoresco. Poi passarono su un vecchio ponte a tre arcate che oltrepassava un piccolo fiume. Una leggera nebbia saliva dal fondo della valle e avvolgendo tutto il paesaggio in un alone di mistero. Shane deviò in una strada secondaria e ben presto davanti a loro apparvero i contorni del famoso castello di Catsworth, circondato dal grande parco che ha ispirato tanti scrittori. Come spiegò Shane ad Antonia, la letteratura inglese è ricca di riferimenti a quel castello dal fascino misterioso. (...) Percorsero lentamente il sentiero che attraversava la boscaglia e all'improvviso si trovarono in una radura: oltre una macchia d'alberi spuntavano imponenti le torri del castello. (...) "Haddon Hall nella nebbia...", mormorò. "Conosci quella leggenda che racconta della fuga di una coppia di amanti?"

"Era sconvolta: lui le faceva paura ma, nello stesso tempo, inspiegabilmente l'attirava. Avrebbe voluto fuggire ma era bloccata contro il cassettone. Lui la strinse a sé con violenza, quasi volesse farle del male.  "Quando mi hai telefonato, ti ho detto che dal momento in cui porterai quell'anello sarai mia per il resto della tua vita. Tu sei la mia donna e manterrò la promessa. La scosse per le spalle, furioso (...)  La sollevò tra le braccia e, nonostante le proteste di lei, la depose sul letto. Lei aveva un bel ribellarsi, ma lui era molto più forte. L'abbracciò selvaggiamente, brutale, come se volesse punirla per averlo rifiutato. L'aveva ferito a tal punto? Ma era lui a essere dalla parte del torto. (...) Antonia perse il controllo della situazione; come ipnotizzata, s'abbandonò ai baci, alle carezze e fu sopraffatta dal sentimento che provava per Shane, malgrado ciò che li separava ormai irrimediabilmente."


"Una Notte da Dimenticare" di Noelle Berry McCue (Bluemoon)


Trama: Maureen, 17 anni, accompagna il padre, che gestisce un negozio di antiquariato di strumenti musicali restaurati, a chiedere un prestito ad un importante finanziatore di San Francisco, Daniel Lord. Il padre di Maureen, dopo alcuni investimenti sbagliati, ha dovuto ipotecare il negozio e la casa. Disperato, si rivolge a Daniel, ma il prestito viene rifiutato.  Quando Maureen entra nell'ufficio di Daniel, si innamora all'istante di quel finanziere di 34 anni. Dopo vari appuntamenti, Maureen è sempre più succube di Daniel, e lui, completamente ubriaco, la violenta e Maureen fugge via. Raccontato l'avvenimento a suo padre, la famiglia si trasferisce, facendo perdere le sue tracce. Dopo la morte dei suoi genitori in un incidente d'auto, Maureen rimane sola, con la sorellina Katy di 3 anni. Trova lavoro come cantante e musicista al Miramar, per merito dei suoi amici Gaye e Harry, e tutto sembra andare bene, finché Daniel non torna a perseguitarla e tramite vari ricatti e minacce, a sposarla. Maureen accetta, per salvaguardare Katy e mettere al riparo gli amici del Miramar dalle minacce di Daniel. Ma a Daniel questo ancora non basta: anche da sposati, maltratta Maureen che fa il possibile per sopportare. Di tanto in tanto riaffiora in lei la nostalgia dei momenti teneri vissuti prima dello stupro, e quando succederà una disgrazia alla piccola Katy, in una notte, Maureen e Daniel confesseranno reciprocamente l'una all'altro una serie di avvenimenti dei quali erano all'oscuro l'uno dell'altra...

Commento di Lunaria: Pensavo che nessuna scrittrice potesse superare i "Rosa di Piombo" di Charlotte Lamb ("Notturno", "Possesso", "Rapimento", "Obbligo d'Amare" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/obbligo-damare-di-charlotte-lamb.html)  a base di spietati carnefici maschili e di donne-bambole costantemente minacciate e in lacrime di fronte alla violenza fisica e psicologica.

Mi sbagliavo, visto che Noelle Berry McCue è riuscita a fare ben di peggio.

Se nei romanzi della Lamb lo stupro coniugale era "evitato per un soffio", in "Una notte da dimenticare" di N.B.McCue lo stupro coniugale è la prassi, quasi tutte le pagine - per un totale di 159 - sfociano nella violenza anche se poi, obbligatoriamente, 

il tutto viene "ridimensionato", anzi "dimenticato", nel solito happy end che "vorrebbe farci credere che Daniel e Maureen si ameranno sempre, d'ora in poi" perché "tutta l'amarezza del passato era superata. Per loro c'era soltanto il presente e la gioia di un futuro insieme."

Il problema non è "dopo il d'ora in poi" (non a caso, il titolo originale del romanzo è "Only the present") a cui potremmo anche credere, ma il prima di quel "d'ora in poi" a pagina 159.

Paradossalmente, "Una Notte da Dimenticare" è davvero scritto bene: esattamente come nei romanzi di Charlotte Lamb anche in questo ci trovate una profonda e raffinata analisi psicologica dei personaggi, buon ritmo nerrativo, scene che sono un costante "colpo al cuore" con toni che erotizzano la violenza fisica, psicologica e pure sessuale che Daniel mette in atto nei confronti di Maureen, che arrivano ad una tensione insostenibile ed angosciante, per non dire agghiacciante (certe pagine mi hanno davvero fatto male, da tanto erano disturbanti)

Insomma, come dobbiamo prendere questo "Una Notte da Dimenticare"? Come un'apologia allo stupro coniugale, che è "romantico" se è commesso da un ricco e affascinante finanziere? Come una sorta di catarsi narrativa dell'Autrice stessa? (avrà raccontato una sua vicenda personale?)

Come un romanzo sulle fantasie sessuali masochiste delle femmine? Come una parodia al vetriolo che si diverte a portare al suo paradosso "l'amore, l'attrazione" tanto da farle sfociare in violenza perché "è troppo amore, è troppa attrazione"?

Lascerò che sia la lettrice a darsi una risposta. 

La qualità narrativa è alta, la vicenda è controversa e "Una Notte da Dimenticare" resta un romanzo Rosa da da maneggiare con cautela: 

violenza e stupro coniugale, angoscia, una donna trattata come un bambolotto da possedere, un uomo cinico, megalomane, spietato, che ho decisamente odiato man mano che leggevo i ricatti e le violenze che era capace di mettere in atto su una Maureen incapace, per lo più, di reagire.

Certo, salvando il salvabile dell'intera vicenda, Daniel è molto dolce nei confronti della bambina, Katy, Maureen non va incontro a problematiche economiche gravi e alla fine c'è l'happy end... ma bastano questi tre elementi per gettare una luce positiva su questo romanzo e il suo protagonista maschile?

Esattamente come in altri romanzi Rosa con protagonisti maschili simili a Daniel, il "consenso femminile" non è mai richiesto, al massimo è "successivo" e al "rallentatore", anche durante o dopo il rapporto sessuale e nel caso di Maureen, giunge solo a pagina 127, per poi essere violato di nuovo a pagina 137. Neppure il consenso di Maureen al matrimonio è richiesto, visto che Daniel lo ottiene a suon di minacce e ricatti.

Certo, "Una Notte da Dimenticare" è un romanzo. Resta il fatto che è basato su scenari verosimili, di uomini crudeli e strafottenti e di donne alla mercé dei loro capricci, che "sopportano perché sono innamorate". 

"Una Notte da Dimenticare" finisce con l'happy end, a pagina 159, di un Daniel che "è dispiaciuto e diventa dolce e coccoloso", " perché "tutta l'amarezza del passato era superata. Per loro c'era soltanto il presente e la gioia di un futuro insieme" ma nella vita vera, nella realtà, non è detto che questo sia l'epilogo e resta il fatto che certi comportamenti sono già reato e quindi suggerisco alla lettrice di stare alla larga da uomini che abbiano i comportamenti "dei protagonisti maschili dei romanzi di Charlotte Lamb\siano come Daniel Lord". 

Non importa quanto siano belli, ricchi, potenti, come poi di fatto sono questi personaggi da romanzo Rosa (a pagina 20 Daniel è definito "il re della finanza")

essere stalkerata, chiusa a chiave nelle stanze, obbligata "a darla", quasi schiaffeggiata e spintonata, afferrata e palpata senza consenso esplicito, essere ricattata con minacce di "violenza economica", anche contro i propri amici, SONO TUTTI REATI e non importa che negli anni Settanta e Ottanta, mentre Charlotte Lamb o Noelle Berry McCue scrivevano i loro romanzi, non lo fossero e\o che le loro eroine, "qualche riga più sotto" dopo aver subito la molestia e la violenza, dimostrano di provare piacere.

Oggigiorno QUESTI COMPORTAMENTI SONO REATI, per cui se per un qualche motivo vi sentite "come Maureen", non esitate a chiedere aiuto.  

LEGGETE QUESTO POST: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/11/non-e-amore.html

Baciare qualcuno senza il consenso dell'altra persona è violenza.

Palpare il seno, il fianco, il sedere, mettere le mani addosso alla gola, senza aver chiesto il consenso dell'altra persona, prendendola alla sprovvista, è VIOLENZA SESSUALE, è REATO. (1)

Usare il proprio potere economico, i propri soldi, per ricattare, per intimorire e minacciare le persone  - come fa Daniel, alle pagine 57 e 58, per convincere Maureen a sposarlo, non esitando neanche un istante a minacciare di far chiudere il bar nel quale lei lavora gettando sul lastrico i suoi amici e colleghi! - è VIOLENZA ECONOMICA, è REATO. (2)

Non solo stupratore e stalker, spregevole finanziere che non ha remora a gettare sul lastrico dei lavoratori innocenti, ma pure insopportabilmente classista, questo Daniel Lord, visto che a pagina 30 offende Jack, il barista del club dove lavora Maureen, con questa frase: "Spero solo che ti piaccia fare la moglie di un uomo povero, cara". Pronunciò la parola "povero" in tono canzonatorio."

Diverse pagine di questo romanzo mi hanno decisamente turbato, e Daniel Lord resterà nella mia classifica di personaggi odiosi.

Certo, nelle ultime pagine piange, implora perdono e Maureen glielo concede e "vissero felici e contenti"... ma a me sembra comunque un rapporto d'amore perverso.

Se cercate un romanzo Rosa dolce e romantico, state alla larga da "Una Notte da Dimenticare". è più un libro che, paradossalmente, funge da monito, mostrando un personaggio maschile così cinico, arrogante e dispotico, e nessuna lettrice con una sana autostima potrebbe mai sopportare di legarsi ad un simile tiranno. 

Alla fin fine Daniel Lord, nei suoi scatti d'ira e nella sua violenza dispotica, ci ricorda il protagonista maschile di "Kim", una delle canzoni di Eminem, dove viene musicato un femminicidio, con urla di una furia insostenibile: a pagina 125, non a caso, 

"Maureen si accorse che Daniel la stava fissando intensamente. Poi lui si alzò di scatto, imprecando, e le fu accanto prima che lei avesse il tempo di muoversi. Dio mio, pensò Maureen spaventata, sembra che voglia uccidermi. Tentò disperatamente di divincolarsi."

Le pagine problematiche:

"Maureen si allontanò di nuovo ma, avviandosi all'uscita, un'ombra le si fece incontro, bloccandole la strada. Maureen, guardandolo nei suoi freddi occhi grigi, rimase senza fiato e indietreggiò lentamente, le mani in avanti in segno di protesta. L'uomo le si fece incontro senza parlare; sembrava volerle penetrare l'anima con gli occhi, con quel suo sorriso sdegnoso.

"Oddio no!", Maureen sussurrò, senza abbandonare con gli occhi il volto dell'uomo, un volto che aveva sperato di non rivedere mai più. Poi lui la raggiunse e la prese tra le braccia; con un grido disperato, si lasciò avvolgere nell'oscurità delle sue braccia da cui, lo sentiva, sarebbe dovuta fuggire."

"Tutto quello che ricordava era il suo senso di smarrimento e la violenta passione di Daniele [...] "Per piacere, Daniel, no, finché non saremo sposati. Basta, per piacere. Io... oh, no! [...]" Daniel l'aveva ripresa con violenza fra le braccia, malgrado le sue proteste. Le aveva detto di non avere alcuna intenzione di sposarla e che non sarebbe mai caduto nella sua trappola. [...] finché lei era riuscita a liberarsi dalle sue braccia ed era corsa via singhiozzando."

"Con forza, la strinse a sé. Divincolandosi, Maureen gridò: "Lasciami andare, ti odio!", mentre lui le teneva intrappolate le braccia. "Volevo soltanto dirti che ti voglio, cara", le sussurrò. "Ho pensato subito, appena ti ho rivisto, che non mi saresti più sfuggita."

"Voglio solo che tu ti renda conto di una cosa. Hai distrutto tutto quello che provavo per te; ora io non ti voglio più." Daniel rimase senza parole duro in volto, fissava Maureen negli occhi. Lei gli voltò le spalle, sperando che lui se ne andasse in silenzio. Ma lui l'afferrò per le braccia e l'obbligò a girarsi. Maureen lo guardò sbigottita; parole di rabbia le si soffocarono in gola, ma prima ancora che osasse parlare, lui cominciò a scuoterla. "Ma te lo vuoi mettere in testa che non mi interessa affatto quello che tu vuoi?"

"Perché questo è quello che Daniel vuole da me: farmi diventare una cosa sua, una sua proprietà, anche se poi un giorno mi sposasse. Perderei completamente la mia identità."

"Chissà se, provando un amore sincero, sarebbe potuto cambiare... non essere più il maschio dominatore che pensa solo a conquistare, costi quel che costi?"

"Maureen non si era mai arrabbiata così, non aveva mai provato un tale disgusto. La sua cosiddetta proposta di matrimonio l'aveva fatta imbestialire, lasciandola senza parole (...) Come aveva osato entrare in casa sua, senza nemmeno chiedere il permesso, e sentirsi così sicuro che lei avrebbe accettato docilmente le sue proposte, come se fosse stata un burattino a cui si può fare ogni cosa, o come se nessuna donna o per lo meno lei, potesse resistere all'idea di diventare sua moglie!"

"Maureen sapeva che l'unica sua speranza di salvezza era tenersi il più lontana possibile da lui. (...) "Non mi lascerò mai comprare da te come una delle tante cose che vuoi avere per tuo uso e consumo!"

"Il fatto che lui le stesse programmando tanto arbitrariamente la vita la amareggiava profondamente. "Te l'ho già detto, tesoro. Non c'è niente da decidere. Tu mi sposerai, questo è certo", disse lui deciso.  "Dimentica il tuo fidanzato, Maurie. Tu sei mia e resterai mia!"

"Doveva essere lui l'unico ad avere il diritto di guardarla, di toccarla, di possederla. Si sentì più deciso che mai e risoluto ad averla subito."

"Se solo il presente non fosse stato così falsato dal passato! Osservando Daniel di sottecchi, si rese conto di quanto stesse effettivamente soffrendo. (...) Per un uomo così sicuro di sé come Daniel, già il fatto di aver perso il controllo è un tormento (...) Dovette ammettere di essere ancora innamorata di Daniel."

"Ricordati solo che tu sei mia, che sarai mia moglie. Sopporterò per un po' queste tue stupide paure, ma alla fine intendo averti, in tutti i sensi!" [...] "Non ho molta pazienza quando voglio qualcosa e io ti voglio". La fece rabbrividire. (...) "Altrimenti sarò costretto a prendermi da solo quello che voglio. E ti assicuro che la mattina dopo ti sentirai più donna di quanto hai mai pensato che fosse possibile." Quella promessa era una minaccia vera e propria che la lasciò senza parole."

"Le salirono le lacrime agli occhi, lacrime di sconfitta. La vacuità del loro matrimonio la intristiva profondamente. (...) Non esistevano né passato né futuro, solo la realtà di quel momento, di Daniel che l'abbracciava sul divano. (...) Lui capì quello che lei desiderava dirgli; voleva amarlo né più né meno di come lui voleva amare lei. Daniel, a quello sguardo, si pentì amaramente delle sue accuse. (...) Il pensiero di amarla lo ossessionava fino al limite della follia."

"Maurie, non ti chiedo di perdonarmi... nessuna donna lo farebbe se venisse violentata... specialmente due volte. Se ti può consolare, ieri è successo proprio perché ti amo tanto ed ero roso dalla gelosia!"


(1) "Leggendo il desiderio nei suoi occhi, Maureen si girò con l'intenzione di scappar via. Ma lui l'afferrò per un braccio e, con uno strattone, la strinse a sé. Maureen tentò di protestare, ma lui le passò con forza una mano fra i capelli tirandoglieli forte, fino a farla piangere. La sua testa era piegata all'indietro, le labbra socchiuse in una smorfia di dolore e quando lui la baciò con violenza, girò la testa tentando disperatamente di divincolarsi e gli urlò: "Per l'amor di Dio, Daniel. Lasciami andare; per piacere, non fare così." Guardando quel viso così implorante, Daniel le rispose: "No, Maurie... non posso lasciarti andare. Dopo stanotte, sarai costretta a sposarmi; sei talmente pudica che non potrai fare altrimenti." (...) Lui le stava mostrando il lato peggiore del suo carattere, quella crudeltà che, come Maureen aveva sempre temuto, era latente in lui. Lui la strinse ancora di più a sé e le sussurrò: "Adesso basta parlare. Ti avevo avvisata che ti avrei avuta, che tu lo volessi o no. è ora che impari che mantengo sempre quello che dico..." (...) "Non riuscirai mai a farmi del male, Daniel... mai; almeno... non senza il mio consenso." (...) La baciò con una violenza insopportabile e Maureen sentì in bocca il sapore del sangue. (...) La portò sul letto. Fu facile per lui vincere le sue resistenze. Maureen si sentiva debole per tutte le violenze subite e quando si sentì spingere sul letto dal suo corpo virile, capì di aver ormai ceduto a lui: non aveva più la forza di opporglisi. (...) Improvvisamente cominciò a singhiozzare, le lacrime le scorrevano sul viso pallido. Tutte le emozioni represse di anni sbottarono in quello sfogo quasi isterico. Cominciò a menargli pugni sul petto. Quella reazione riportò Daniel alla ragione più rapidamente di una doccia fredda. "Dio mio, Maurie... che ho fatto?", sussurrò, preso dal rimorso.  Seduta sul letta, adagiata sui cuscini, Maureen non riusciva a rispondergli. Lo sguardo assente, tremava tutta per la paura.  Si strinse convulsamente addosso le lenzuola. (...) Maureen chiuse gli occhi per farsi coraggio, prima di dirgli quella bugia. "Oh, sì che lo sono, Daniel. Ti sei preso a viva forza quello che io avrei voluto darti di mia spontanea volontà; non potrò mai dimenticarlo né perdonartelo."  Si giustificò pensando che quello che intendeva dire era vero, solo che si riferiva a quattro anni prima! "Ti sposerò, Daniel", proseguì lei, "ma voglio che tu abbia ben chiara in mente una cosa. Il giorno che tenterai ancora di farmi quello che mi hai fatto stasera, ti lascerò." (...) Non aveva alternative e, una volta sposati, non avrebbe potuto vivere con la paura delle sue violenze... né tanto meno incolparlo di violentarla. (...)  Si accorse che lui stava osservando i lividi che le aveva lasciato e si arrischiò a guardarlo."


(2) "Sei molto affezionata a queste persone, non è vero?" (...) "Sarebbe veramente un peccato se la fiducia che loro hanno nel futuro venisse di colpo a mancare, non ti pare?" "Che intendi dire?", la voce di Maureen era poco più di un sussurro. Lo fissò negli occhi. "Io sono il proprietario del club, potrei chiuderlo subito... per sempre." (...) "Opponiti, Maurie,  [al matrimonio] e io chiuderò subito il locale e non concederò a nessuno lettere di benservito, fino all'ultimo impiegato. In altri termini, sarà per loro molto difficile, se non impossibile, trovare lavoro." (...) Maureen gli dette un'occhiata furtiva  e capì che era deciso. Accennò di sì col capo, stancamente, le labbra serrate e lo guardò con tutto l'odio che provava per lui in quel momento. [...] "Sei stato talmente meschino da minacciarmi di chiudere il locale, mettendo sul lastrico tutte quelle persone a me tanto care, se non avessi accettato le tue richieste"




"Giochi d'Amore" di Jo Ann Ferguson (serie Mystère)


Trama:  Una festa in costume, con tanto di compagnia di teatranti in costumi shakespeariani! Ecco la brillante idea di Lord Stenborough per celebrare il proprio compleanno: Lady Priscilla e il suo compagno Sir Neville ne sono entusiasti. Ma la lieta occasione è funestata da strani avvenimenti: un autore viene ucciso, mentre Neville, Priscilla e altri ospiti rischiano più volte la vita, e la donna si ritrova addirittura imprigionata nelle segrete di un sinistro maniero.  Riuscirà il suo Neville a liberarla e a scoprire chi si nasconde dietro gli inquietanti incidenti?


Commento di Lunaria: A dispetto di una trama che "vorrebbe ricalcare il meccanismo di Dieci Piccoli Indiani", con personaggi riuniti in una villa e fatti fuori, uno dopo l'altro, da un assassino che sembra invisibile e inafferrabile, questo "Giochi d'Amore" è veramente noioso!  Ritmo "alla moviola", prolissità ridondanti su inezie e bazzecole come "cosa ha mangiato il figlio della protagonista" poco prima che si scopra un avvelenamento, pochissima suspense tra il prima e il dopo per ogni omicidio o incidente, subito appesantita da dettagli che confondono e continui dialoghi esasperanti e ripetitivi, personaggi abbastanza bidimensionali, eros assente (se non qualche bacio casto e puritano che i due protagonisti si scambiano un paio di volte). Persino il motivo per il quale vengono compiuti gli omicidi è banale oltre ogni dire... Le uniche due scene che risollevano un po' l'apatia asfissiante di questo romanzo di 234 pagine sono quando Priscilla viene chiusa dentro e rischia di morire soffocata dal fumo dell'incendio e il finale ambientato nelle segrete del maniero... e proprio quando si pensa che finalmente si godrà con un po' di atmosfere "alla romanzo Nero stile Ann Radcliffe" ecco che giunge lo scontato e asettico "happy end" e gli strumenti di tortura e le secrete del maniero sono già belli che dimenticati.  Per il resto, stendiamo un velo pietoso su un romanzo fallimentare sia dal punto di vista del meccanismo del Giallo, sia dal punto di vista delle atmosfere Rosa.  Ci ho messo anche parecchi mesi per finirlo, perché già nei primi capitoli era proprio noioso e infarcito di prolissità, un continuo disperdersi in mille particolari inutili, mentre le scene dei delitti... quelle sono in sintesi!  234 pagine, per uno stile narrativo del genere, prolisso, inconcludente, con pochissima suspense che invogli a leggere, sono troppe!

Insomma: che delusione!!! Almeno, ad una prima lettura mi ha proprio lasciato l'amaro in bocca.

Certo, lo ricorderò come romanzo... ma proprio perché con il suo ritmo narrativo alla moviola mi ha decisamente esasperato. Peccato, perché la trama sembrava interessante, e ho gradito la strizzata d'occhio a Shakespeare, ma per il resto... A tema Rosa-Giallo ho letto cose più emozionanti e adrenalitiche.

N.B: a pagina 137 compare Byron


Gli stralci più belli:   "La colazione! Nella colazione c'è qualcosa che non va. Stanno tutti male. (...) Sono stati avvelenati! Moriranno tutti!" (...) Voci spaventate le colpirono gli orecchi, e sentì dei lamenti che provenivano dalle persone che stavano male, allineate come altrettante tombe di un cimitero."

"Priscilla accolse le labbra di Neville sulle sue mentre le braccia scivolavano sulla sua schiena, infilandosi sotto la giacca."

"Cadde in ginocchio accanto alla viscontessa. Il sangue si spandeva sul pavimento. Dopo aver spostato una ricca collana di rubini, tastò le pulsazioni di Lady Stenborough. Era ancora viva, ma poteva non rimanerlo per molto se veniva lasciata dove si trovava. Si rialzò mentre un'ombra si stagliava sulla parete di fronte. Prima che potesse gridare di cercare il dottor Dommel, un dolore atroce le attraversò il cranio. Tutto scomparve in un pozzo senza fondo di sofferenza."



"La Fine di una Valchiria" di Delly (Romanzi della Rosa)

Delly era lo pseudonimo di due fratelli: Jeanne-Marie (1875-1947) e Frédéric Petitjean de la Rosière (1876-1949)  che scrissero 105 libri, usciti in Italia nella collana  "I Romanzi della Rosa". Ebbero un gran successo e vendettero milioni di copie.

Trama: La bella Brunilde di Halweg ama l'affascinante conte Boris Vlavesky; ma il bell'ufficiale non si lascia prendere nelle sue reti, ed ella sposa il cugino di lui, Cirillo Vlavesky. Ma quale mistero nasconde la vita di quella donna ambiziosa, incapace di qualsiasi rinuncia? L'appassionante descrizione delle lotte, dei tradimenti, delle misteriose vicende, si svolge mirabilmente nel vivido quadro della Russia degli Zar.

Gli stralci più belli:

"Buono e debole, vanitoso per ciò che concerneva le sue aspirazioni letterarie, Cirillo appariva un uomo facilmente plasmabile. D'altra parte l'ammirazione mista a timore che la giovane scorgeva negli occhi di lui bastava a manifestarle qual sorta di sentimenti la sua bellezza avesse provocati. Era una creatura singolare, Brunilde: fredda in apparenza, orgogliosa e dura, ma dotata tuttavia di un fascino altero quale si può immaginare possedessero le Valchirie selvagge che, nel Valhalla, servono l'idromele ai guerrieri germanici. Quando essa parlava, il suo viso rimaneva calmo, ma sotto la bianchezza dell'epidermide si indovinava il sangue ardente, mentre negli sguardi mutevoli passavano bagliori subitanei come lampi nella notte."

"Il castello di Neidelberg era un'immensa costruzione grigia e pesante, di cui una parte spariva sotto un folto manto d'edera. Due torri si ergevano ai lati, sinistre d'aspetto sotto il rivestimento nero delle pietre, con le feritoie munite d'inferriata. Tutt'intorno, a poca distanza, crescevano macchie che si prolungavano molto lontano: solo uno spazio ristretto era stato riserbato per un piazzale meschino, scarsamente adorno di vasi di fiori e statue di pietra.  Tale fu la dimora che apparve a Boris quando un'automobile lo condusse a Neidelberg, in un oscuro pomeriggio del principio di marzo."

"Automaticamente, in quel momento, Boris volse gli occhi verso Brunilde. Ella lo guardava come se lui solo esistesse per lei in quella folla di invitati, e nelle sue pupille strane egli lesse una confessione appassionata. Il suo orgoglio ne provò un senso gradevole; la sua curiosità s'acuì. Quella donna altera non era una conquista comune, ma ciò che più lo attraeva era di studiare in lei l'effetto dell'amore. (...) egli andò a sedere accanto a Brunilde. Essa lo accolse col suo sorriso enigmatico, ma Boris s'avvide che le labbra di lei tremavano e che gli occhi s'incoloravano d'azzurro.  Era straordinariamente bella, quella sera. Il vestito di velluto viola, che per il colore e gli ornamenti avrebbe fatto sfigurare qualsiasi altra, lei si addiceva mirabilmente. Sul casco scuro dei capelli uno scarabeo di smeraldi e brillanti mandava bagliori ad ogni movimento ch'ella facesse."

"Ella guardava Boris, ed egli rivide negli occhi di lei, d'un azzurro intenso, l'orgoglio vinto, la sottomissione amorosa, l'offerta che Brunilde di Halweg gli faceva del suo cuore fino allora invincibile. Ne distolse lo sguardo con una lieve impazienza e un po' di sdegno."

"... che la loro dolcezza amorevole si animasse d'una fiamma ardente, quale l'aveva veduta talvolta, da qualche tempo, nello sguardo di Boris, ed anche quel giorno stesso... (...) Improvvisamente, infatti, un velo s'era squarciato davanti a lei. L'amore si rivelava al suo cuore ingenuo... (...) Teneva le mani incrociate sul petto come per comprimere i battiti del cuore agitato da un turbamento violento.  L'amore! Era forse ciò ch'ella risentiva per lui?... Era quella tenerezza ardente, assoluta, quell'ammirazione, quella devozione senza limiti? Era l'ebbrezza strana che la faceva fremere quella sera, mentre pensava a lui? Un soffio d'aria profumata accarezzava la fronte china della fanciulla: tutte le rose del giardino le mandavano i loro effluvi inebrianti. Essa perdette la nozione del tempo e del luogo in cui si trovava... il suo cuore e la sua mente erravano in un sogno maraviglioso: Boris solo esisteva per lei... Boris, con lo sguardo appassionato che aveva in quel pomeriggio...  A un tratto un gelo la colse, poiché le era balenato alla mente questo pensiero tremendo: "Avrò egli guardato anche l'altra così?"

"Tutti e due erano oppressi da quel soffio infocato d'amore passato or ora sui loro cuori inebriati. (...) Egli vide di nuovo gli occhi di lei illuminati da un amore fervido, e così belli, ma così belli, ch'egli dimenticò un'altra volta la sua promessa nell'ebbrezza in cui quello sguardo lo tuffava. (...) Le palpebre di lei s'abbassarono sui suoi occhi pieni di turbamento e di gioia. In quell'istante ella dimenticava tutti i suoi dubbi, tutti i suoi timori: l'amore la rapiva nel suo turbine vertiginoso, senza lasciarle gettare uno sguardo dietro a sé. Tacevano entrambi: Boris con un gesto soave e lento aveva preso la mano d'Aniuta e attendeva ch'ella parlasse: attendeva senza timore, sapendo bene che, con tutto il cuore, ella era già sua."

"S'avvicinarono cautamente: era un corpo di donna, il cui viso era volto, verso il suolo. Boris mormorò: "è Brunilde!" Rosa, istintivamente, indietreggiò di qualche passo, tanto grande era il terrore che quella donna ispirava a chi le viveva accanto; ma il conte s'avanzò e, nonostante la repulsione che provava, voltò il corpo immobile.  Allora gli apparve, completamente sfigurato, il bel viso che aveva sbattuto violentemente sul suolo roccioso: un sogghigno atroce contraeva la bocca sui denti aguzzi, mentre gli occhi sbarrati, vitrei, serbavano un'espressione di spavento: la gola era forata dalla palla della rivoltella di Boris, la quale aveva traversato il collo, recidendo la carotide.  Il vestito della giovane donna e il suolo intorno a lei erano coperti del sangue uscito dalla ferita mortale.  Così finiva Brunilde di Halweg, la donna dal cuore spietato, dall'anima perfida, l'orgogliosa Valchiria il cui motto, desunto da quello che trascinava allora l'impero germanico alla rovina, avrebbe potuto essere: "Io, la mia volontà, le mie passioni, al di sopra d'ogni umanità" Periva in tal guisa miseranda, per mano del solo uomo ch'ella avesse amato, dopo aver dato il colpo mortale al debole e sventurato sposo che l'odio suo aveva già condotto presso alla tomba."

Infine riporto la leggenda del calice che viene raccontata alle pagine 310-311. Non so se sia presa da qualche mito norreno o se la siano inventati i Delly, ma è molto suggestiva.

"Ora vi racconterò la leggenda che si riferisce a questo vaso: è abbastanza interessante, come vedrete. In un tempo remoto viveva qui uno dei nostri antenati: Eitel, che aveva una figlia unica, mirabilmente bella, Neila, fidanzata di Sigfrido, giovane principe di Franconia, ch'ella amava teneramente.  Ma un giorno il dio Thor, passando per di qui la vide, se ne innamorò, e volle subito che la fanciulla lo seguisse nel Valhalla: essa però resistette, dichiarando che voleva rimanere fedele al fidanzato.  Allora Thor fece portare questo calice, foggiato nella fucina degli Dei, e lo riempì della bevanda di cui s'inebriava Wotan nei giorni di gran tripudio. Bevve anzittutto, poi costrinse la fanciulla a finire quella bevanda divina.  Subito gli occhi di lei si disuggellarono: vide Thor qual era: potente, temibile, padrone della terra sulla quale poteva scagliare a suo piacimento la folgore, e fin da quell'istante lo amò e fu sua schiava. Egli la condusse con sé al Valhalla e Wotan consentì a darle i privilegi delle Dee.  Il calice fu dimenticato qui, dove il fratello di Neila lo conservò; di poi venne trasmesso di generazione in generazione.  Una credenza superstiziosa si riconnette ad esso.  Per secoli e secoli le donne della casa di Halweg vi bevvero dopo l'uomo amato per assicurarsi in tal modo la fedeltà di lui. La storia non dice se il risultato corrispose al loro desiderio; ma sperare è sempre dolce... è sempre dolce immaginare che l'amore risponderà all'amore..." Parlava con voce lenta, con un ardore contenuto, continuando a fissare sul conte i suoi occhi strani, ch'erano in quel momento d'un azzurro intenso, d'un fascino perturbatore. La sua testa, d'una bellezza altera, s'appoggiava alla spalliera della poltrona; il braccio, d'una bianchezza marmorea, riposava sul bracciolo di quercia; nel vestito di velluto, seduta lì, sembrava un'orgogliosa castellana d'altri tempi che ricevesse un cavaliere nella sala bassa della sua torre."


Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/figlia-del-mistero-dei-delly-romanzi.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/orgoglio-domato-dei-delly-romanzi-della.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/delly-liala-gli-stralci-piu-belli.html  https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/02/i-romanzi-il-fiordaliso-collana-di.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/romanzi-rosadrammi-e-feuilleton-degli.html  https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/02/sogni-proibiti-di-noel-romanzi-della.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/04/la-colomba-del-castello-dei-delly.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/la-sua-ora-di-elinor-glyn-romanzi-della.html