"Uno squarcio nel buio" di Marilyn Tracy (Harmony Sesto Senso)


Trama: è chiamato il figlio del diavolo. I suoi poteri soprannaturali evocano tuoni, fulmini, buio profondo. La sua risata è senza allegria, perché Teo Sandoval non ha nessuno e niente di cui gioire. Finché, una notte, Melanie non irrompe nella sua vita in cerca di aiuto. Disperata, terrorizzata, in fuga da alcuni scienziati senza scrupoli che vogliono controllare i poteri telecinetici di suo figlio Chris, pur di salvare il piccolo, Melanie è disposta a tutto. Anche a consegnarsi all'uomo irresistibile le cui carezze risvegliano in lei desideri proibiti. Anche a diventare la donna del diavolo...

Commento di Lunaria: "Uno squarcio nel buio" risulta un piacevole thriller rosa, dal ritmo ben congegnato, non "impaludato" pur essendo ridotto al minimo. Più che descrivere eventi e paesaggi, l'Autrice dedica molto spazio a descrivere la sensibilità e la psicologia dei personaggi (Melanie, Chris, il figlioletto dotato di poteri telecinetici e il bel tenebroso Teo Sandoval, capace di spostare gli oggetti col pensiero, ma anche di governare fulmini e scariche di energia) soprattutto nel loro passato, con le sue ferite, le delusioni subite, la solitudine, che conosciamo attraverso i loro monologhi. Di per sé si potrebbe fare un parallelo con "L'incendiaria" di Stephen King, perché anche "Uno squarcio nel buio" è basato sulla caccia che un misterioso gruppo scientifico di ricerca sui poteri paranormali, il Psionic Research Institute, dà a un bambino dotato di poteri telecinetici, in fuga con la madre. Anni prima, era stato proprio Teo Sandoval a fuggire dal PSI, rifugiandosi in una caverna, su una montagna, venerato e temuto come un dio dalla piccola comunità locale che in cambio di prodotti di prima necessità, si affida a Teo, che ha il potere anche di guarire. 
"L'incendiaria" di King era ovviamente, molto più calcato sull'horror, mentre "Uno squarcio nel buio" dà piuttosto spazio alle emozioni e all'amore, anche erotico, che presto infiamma i due protagonisti. 
Il finale resta "aperto", forse per un sequel.
Molto delicati i momenti in cui l'Autrice descrive l'amore materno di Melanie per Chris, e i soliloqui di Teo, orfano di madre, venduto dal padre al PSI: l'Autrice è riuscita a descrivere molto bene la dura corazza psichica di Teo, così ferito da essersi costruito un muro mentale di cinismo, negli anni, e come Melanie riesca, fin da subito, a incrinarlo. 


Gli stralci più belli:

Il grido di un uomo e un forte schianto metallico riecheggiarono simultaneamente nella stretta vallata del canyon. Entrambi i suoni, alti e laceranti, parvero levarsi da ogni direzione: il cielo coperto, la pioggerella fredda e insinuante, il terreno bagnato (...) Chris aveva sempre posseduto la capacità di manipolare il mondo circostante, sin dall'età di sei mesi, quando aveva sollevato da terra alcuni giocattoli facendoli volare sopra la culla (...) Se c'era davvero un uomo dotato di poteri telecinetici, che si nascondeva in quei boschi, tra quelle montagne, allora era chiaro che non voleva farsi trovare.
Affidandosi sino a quel momento ai propri poteri telepatici, alla propria chiaroveggenza, Melanie era approdata lì, ma non era nemmeno sicura di dove fosse quel lì. (...) Al tempo stesso, tuttavia, la pericolosità insita nell'uomo che popolava quelle strane visioni notturne era ciò che faceva di lui l'ultima speranza di evitare che Chris le venisse strappato. (...) Alle sue spalle, la folla che circondava il moribondo sussurrò: "El Rayo... El Rayo". Le voci smorzate accentuavano la singolarità dell'uomo che si stava avvicinando a grandi passi. Osservando gli altri, Melanie notò che al pari di lei e di Janine, si erano tirati indietro tutti, come se il contatto con quello sconosciuto fosse qualcosa di dannoso. Non poteva biasimarli. C'era qualcosa di strano in quell'uomo. Qualcosa di oscuro e di elettrico... Doveva essere lui, pensò Melanie con un tuffo al cuore.
Tutto nella sua persona, nel suo viso maschio e spigoloso, trasudava mistero e fosca sensualità. Comunicava un'idea di potere assoluto. Lei doveva scoprire se era davvero Teo Sandoval, l'uomo di cui aveva così disperato bisogno (...) Quel pensiero la riempì di speranza per la prima volta in tanti mesi; ripensò agli appunti sulle sue capacità telecinetiche, annotazioni prese quando Teo Sandoval, allora diciannovenne, si era sentito come una belva in gabbia (...) aveva distrutto un'intera ala del Psionic Research Institute. Il fatto che Teo non avesse ucciso nessuno era stato di per se stesso un miracolo (...) Ma con quelle capacità incredibili, come poteva Teo Sandoval restarsene nell'ombra, quando un suo tocco poteva alleviare così tanta sofferenza, contrastare il male?
(...) Circondandolo con entrambe le braccia, lo attrasse a sé e attese. Il viso di lui, intanto, si era indurito. "Nessuno tocca il figlio del diavolo", le disse.
Quando lei non si mosse, quando non accennò a lasciarlo, lui alzò una mano e le toccò il viso. Poi aggiunse: "Non lo sai, donna, che un mio gesto può uccidere?"

Teo si adombrò. Perché non riesco a leggerle dentro? Perché non captava i suoi pensieri e le migliaia di sogni, ricordi e impressioni che sempre coglieva negli altri?
In silenzio, Teo maledisse la donna per essere venuta a Loco Suerte. Era troppo bella e, pur conoscendone soltanto il nome - e la disperazione - lui provava una forte attrazione nei suoi confronti. Lo aveva spogliato di ogni difesa non soltanto con il suo tenero abbraccio, ma per il fatto stesso di averlo toccato. Teo avrebbe voluto risentire il suo calore, la struggente fisicità del suo contatto, e la odiava per questo, per avergli ricordato che nella sua vita non c'erano né carezze né amore (...) Una parte nascosta di lui sarebbe definitivamente morta, perché un solo minuto in compagnia di quei due gli avrebbe fatto desiderare cose che non avrebbe mai potuto avere. Gli avrebbe fatto ricordare troppe premesse infrante, troppi sogni spezzati (...) Con un grido rabbioso, Teo si voltò e corse via, come sfuggendo alla donna, al bambino... Sopra la sua testa cominciò a lampeggiare. Azzurre e frastagliate, le saette squarciarono il cielo, riverberando - lo sapeva - la sua furia improvvisa.

Ma non era affatto lo stesso, in realtà. Teo non aveva mai voluto niente - nessuno - con la stessa intensità con cui voleva quella donna la cui mente gli era preclusa, i cui pensieri gli erano nascosti.

Nato con la maledizione dei demoni e la benedizione degli Dei, Teo era stato allevato da un padre che aveva avuto così tanta paura di lui da scolarsi una bottiglia dietro l'altra, fino al giorno in cui, ubriaco fradicio, lo aveva venduto al PRI in cambio di denaro e della promessa di non vedere altri oggetti danzanti.
E poi c'era stata sua madre, una curandera, una guaritrice locale, con mille pozioni segrete, tante storie sul diavolo e un sacro terrore per il figlio che aveva partorito in una notte di tempesta di molti anni prima.

Teo capì di essere perduto. Avrebbe voluto parole da regalarle, belle frasi con cui dipingere un futuro diverso. Ma dopo quel bacio sul dito, quella supplica, le parole avrebbero dovuto aspettare, e lui intuì con tristezza che avrebbero aspettato per sempre.
Per lui non c'era una famiglia. Per lui c'era soltanto solitudine estrema. C'era un futuro di notti vuote.

La camera piombò nel buio. A quel punto Melanie sentì le lacrime rigarle il volto. Non poteva essersi sbagliata fino a quel punto, pensò (...) Qualche secondo dopo avvertì un tuono in lontananza. E
si addormentò col sapore di Teo e delle lacrime sulle labbra ancora gonfie di baci.





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