"Quel giardino...sotto la luna" di Clarissa Ross (Bluemoon)


Trama: quando Dorothy sposa Nick Bronson, è convinta che presto lascerà Braemore Court. Poco dopo, Nick rivela invece un ostinato quanto inspiegabile attaccamento alla casa paterna, un'enorme e cupa residenza di cui lei diventa padrona e al tempo stesso prigioniera. Non è propriamente la villa a suscitare in Dorothy quel senso di angoscia che l'opprime giorno e notte. è il giardino antistante, muto scenario di una tragedia consumata molti anni prima e ancora avvolta nel mistero. I fantasmi del passato tornano a rivivere nel presente, trascinando i due giovani sposi in un incubo che mette a repentaglio il loro amore e la loro vita.

Quel pomeriggio d'estate, il sole scomparve dietro una nuvola e l'ombra si allungò tetra sul giardino circondato dalle mura di mattoni rossi. Tetra e opprimente come lo stato d'animo di Dorothy Bronson. Lei conosceva bene quel giardino: era nata e cresciuta in una delle ville padronali che costituivano il quartiere residenziale di Braemore Court. Sembrava che lì il tempo si fosse fermato e il rumore della moderna superstrada, che correva a breve distanza, risuonava anacronistico nei silenziosi giardini deserti.
 
*

Norah però apparve improvvisamente riluttante. Si guardò intorno nervosamente, scrutando dietro i cespugli e le aiuole fiorite e soffermandosi infine a fissare l'olmo gigantesco che torreggiava poco distante. Fu allora che la paura apparve nei grandi occhi azzurri. "Nessuno te ne ha parlato ultimamente?", domandò con un fil di voce. Dorothy si mise subito sulla difensiva. L'amica infatti aveva toccato un vecchio tasto doloroso. Un orribile ricordo della loro fanciullezza. Preferì però fingere di non aver capito. "Parlato di che?". "Lo sai". "Sapere cosa?" "Non è possibile che tu abbia dimenticato!", protestò Norah sempre più terrorizzata all'idea di spiegarsi chiaramente. "Devi ricordare! Il suicidio! La casa dell'albero! Il giorno della festa! Eravamo tutti così giovani e... oh, Signore, quel pomeriggio in cui Marie Wallace si uccise!"

*

La notte era afosa e soffocante. La luna brillava su Braemore Court come una sfera di cristallo, circondata da un alone rossastro. Jim non c'era e Nick vagava senza pace per la casa. Nervoso e irrequieto più del solito, dopo cena sfidò Dorothy a scacchi e perse la partita; spazientito alla fine gettò la spugna e uscì fuori in giardino. La moglie non lo seguì. Il ricordo di quell'antica, orribile tragedia era diventato un'ossessione e la sola vista del grande olmo la riempiva di angoscia. Così preferì salire in camera e mettersi a letto. Si addormentò presto ma il suo non fu un sonno né tranquillo né riposante; rivisse attimo per attimo quel brutto pomeriggio che si sforzava disperatamente di dimenticare. Il giorno della festa di Nick. L'incubo ricominciò con l'arrivo di Clifton Wallace, insieme alla piccola Marie. Una bambina magra, vivacissima, dagli occhi sempre ansiosi, conosciuta e temuta da grandi e piccini per la sua totale mancanza di ubbidenza.

*

Dorothy si svegliò. Era buio. Non aveva idea di quanto avesse dormito. Non poco comunque. Seduta sul letto aguzzò la vista nella stanza immersa nell'oscurità. L'altro letto era vuoto. Vuoto e intatto. Allora la riassalì l'antica, angosciante paura. Dov'era Nick? Perché non era ancora salito? Aleggiava una strana atmosfera nella camera. Quasi soprannaturale. Funesta. Tirò via le coperte e mise i piedi sul tappeto. La vestaglia sulle spalle, scossa dai brividi nervosi, si accostò alla finestra che dava sul giardino. Era notte fonda e una spessa coltre di nubi aveva nascosto la luna così che le tenebre fitte davanti alla natura un aspetto poco piacevole. Stava per allontanarsi quando scorse un'ombra. Immobile sotto il grande albero, guardava verso i rami frondosi, gli stessi a cui era stata impiccata Marie Wallace. Doveva essere Nick. Ma quale segreto gli pesava sulla coscienza? Possibile fosse proprio lui l'assassino? Doveva assolutamente scoprirlo. Così lasciò la stanza e si avviò verso la scalinata. La vecchia casa aveva sempre avuto un'aria sinistra nelle ore notturne ma in quel momento sembrava evocare terrori e sciagure. Lo shock per l'assassinio di Norah era ancora recente e mentre scendeva i gradini di marmo, sentii accanto a sé la presenza terrificante della ragazza uccisa. La sua figura spettrale, indistinta, la guardava con espressione infinitamente triste dal fondo delle scale. Si aggrappò con forza al corrimano imponendosi di calmarsi. Ma i fantasmi continuarono a dominare la sua mente. Arrivò infine nell'atrio e percorrendo un ennesimo, lungo corridoio, raggiunse la porta sul retro. Dopo un attimo di esitazione, si ritrovò immersa nella notte. Faceva freddo e il giardino era un luogo inospitale pieno di ombre minacciose.  "Nick!" chiamò con voce tremante. Nessuna risposta. Provò di nuovo. Le rispose solo il sibilo del vento tra le foglie degli alberi. Una sorta di avvertimento perché rientrasse. Perché non varcasse la soglia di quel mondo sconosciuto e pauroso. Dorothy sapeva bene che non avrebbe dovuto trovarsi lì ma il desiderio di confortare Nick fu più forte e le diede il coraggio di avanzare. Ancora una volta il vento mormorò il suo lugubre lamento passanto attraverso le fronde dell'olmo e lei alzò lo sguardo rimanendo quasi ipnotizzata a fissare i rami. Ecco... la casa di legno e Maria che gesticolava... Non avrebbe mai potuto dimenticare. Mai... E così era stato per Norah. Ma Norah conosceva un segreto che per lei aveva significato la morte. La giovane donna mosse qualche altro passo e, quasi senza accorgersene si trovò sotto il grande albero.

*

 Fuori era tutto tranquillo. Bronson House sembrava deserta, quasi abbandonata. Invece di salire in camera, passò dal retro e uscì nel giardino. Ferma sotto il grande olmo, il viso delicato rivolto verso i rami nodosi, gli occhi colmi di lacrime, si rivide bambina. Bambina in mezzo a tanti altri bambini che ridevano felici al suono di un organetto davanti ai buffi gesti di un clown dal costume giallo. Rivide il suo viso. Rivide la maschera bianca punteggiata di lentiggini rosse. Com'era triste! Di una tristezza senza fine. Nei suoi occhi c'era tutta la tristezza del mondo. "Dorothy!" La voce ansiosa del marito la scosse dal sogno. Allora si volse verso l'uomo che amava. Lo amava tanto eppure lo aveva sospettato di assassinio. "Nick", mormorò piano.
 
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