"Le Torri di Rannock" di Barbara Cartland

Trama: 1870. Quale orrendo mistero si cela nel castello del Duca Aiden, zio della piccola Mary-Rose? Perché il Duca vuole allontanarla insieme alla tutrice Fiona? Chi è che sta complottando alle sue spalle e tenta di ucciderla? Perché la prima moglie di Aiden, Janet, sposata a lui con un matrimonio combinato unicamente per questioni di interesse, è sparita e tutti incolpano Aiden di averla uccisa? Un romanzo tesissimo, dove solo l'amore potrà vincere le forze del male...


Commento di Lunaria: esattamente come gli altri romanzi di Barbara Cartland "Le Torri di Rannock" è un romanzo storico con  l'atmosfera del tempo (la Scozia ottocentesca) ricostruita con precisione; la storia d'amore segue le consuetudini del tempo, pertanto tutto si svolge in una cornice di "puritanesimo" e il massimo delle effusioni che si scambiano i due protagonisti si ferma a baci castissimi. Rispetto ad "Amore prigioniero" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/amore-prigioniero-di-barbara-cartland.html, l'Autrice ha dato più spazio all'intrigo (c'è di mezzo un omicidio) ma le atmosfere gotiche sono solo suggerite rispetto al "Il Mistero del Castello" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/05/il-mistero-del-castello-di-barbara.html e "Incontro al chiaro di luna" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/09/incontro-al-chiaro-di-luna-di-barbara.html, a mio parere i capolavori di Barbara Cartland. Peccato, perché lo scenario (il castello scozzese ottocentesco) si sarebbe prestato a calcare molto di più la mano su atmosfere spettrali e plumbee ("alla Macbeth") che restano solo accennate. Molto avvincente il finale, quando Fiona rischia di morire, che è la parte migliore del romanzo.

 

Gli stralci più belli: 

"Mentre Mary-Rose riposava, dopo la colazione, Fiona scese le scale e attraversò la porta d'ingresso. Superò il cortile per uscire sull'erba che circondava il castello all'interno delle grandi mura. Era una giornata di vento e di sole. Fiona si sentiva sferzare le guance dal vento, e ne provava un senso di felicità. Da quando era arrivata in Scozia aveva avuto l'impressione di essere imprigionata, come una reclusa, ma il vento le faceva sentire che all'esterno di quelle mura vi erano l'aria pura e la natura libera e selvaggia della campagna. (...) Aveva scoperto il fascino della campagna scozzese che si estendeva ondulata fino all'orizzonte, delimitata dalle colline coperte di abeti. Oggi non vi erano brume a nasconderne le cime, che svettavano come sentinelle contro il cielo. Le pareva di scorgere diverse argentee cascate simili a quelle descritte dal cognato come parte integrante del paesaggio scozzese."

"Poiché l'intensità della sua voce la lasciava senza parole, si limitò a guardarlo. I loro sguardi rimasero avvinti, e lei si sentì tremare. Era come se la baciasse di nuovo, come se evocasse di nuovo in lei la strana emozione provata la sera prima. Erano vittime di un incantesimo, di una magia che faceva dimenticare tutto all'infuori di loro stessi, senza più orribili sospetti, senza più faide e crudeltà alle loro spalle. Erano un uomo e una donna avvinti da un sentimento tanto primitivo, e al tempo stesso tanto sublime, che niente più contava se non il fatto di appartenere l'uno all'altra."



Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/07/le-sorprese-dellamore-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/08/la-strada-per-la-felicita-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/03/sposa-del-re-di-barbara-cartland.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/11/tentazione-damore-di-barbara-cartland.html


"Le Danzatrici Lunari" di Mary Wibberley (Collezione Harmony)


Trama: A Creagdubh, l'isola più settentrionale delle Ebridi, la leggenda vuole che, durante le notti di plenilunio, misteriose creature lunari danzino sulle onde apportando felicità a coloro che riescono a vederle. Lory, naturalmente, non crede a queste superstizioni, lei è un'importante sociologa e si trova nell'isola soltanto per redigere un rapporto sulle condizioni di vita dei suoi abitanti... ostacolata dall'indisponente Grant, il signore e padrone dell'isola, un uomo che sembra comportarsi amabilmente con tutti tranne che con lei!


Commento di Lunaria:  Quando ho letto la trama non avevo alcun dubbio che "Le Danzatrici Lunari" mi sarebbe piaciuto tantissimo: un'isola misteriosa, il Piccolo Popolo, qualche torbido segreto... e invece, dopo un buon inizio, "Le Danzatrici Lunari" si affloscia nei capitoli successivi, dove a prevalere è la noia (ci vengono raccontate le vite degli abitanti dell'isola, ma il tutto viene appesantito dai continui litigi ed incomprensioni tra Grant e Lory) diventa carente (in primis: manca quasi totalmente l'eros, sono troppi i battibecchi tra i due protagonisti e anche la vena fantasy, che poteva essere il fiore all'occhiello di questo romanzo, viene messa da parte) e il tutto prosegue in maniera monocorde con dialoghi o particolari soporiferi. Il romanzo si risolleva soltanto nel finale, dove un po' di brivido e l'apparizione delle creature fatate salva le sorti di un romanzo che era partito con ottime premesse ma si è sfaldato via via perdendo mordente.  Non è pessimo ma devo dire che mi aspettavo di più. Quasi zero eros, come ho detto, e un personaggio maschile che non riesce a convincere, tratteggiato in maniera molto approssimativa. Peccato, perché calcando la mano su particolari ed effetti da intrigo e mistero, "Le Danzatrici Lunari" sarebbe potuto essere un romanzo memorabile, con la sua ambientazione gotica, e invece tutta la vena soprannaturale si riduce a poche righe sintetiche. Molto belli i paesaggi nebbiosi, nel loro Sublime Romantico "alla Friedrich" che mi hanno fatto venire in mente il "Macbeth", con la bruma, la foschia umida e l'oceano procelloso che caratterizzano il paesaggio aspro e selvaggio di Creagdubh (sì, l'isola esiste veramente ed è una meta turistica). Effettivamente, sono state le pagine migliori del romanzo.


Gli stralci più belli:

"Il vento era caduto, lasciandosi dietro una leggera nebbiolina. "Arrivederci e attenta alle Danzatrici Lunari", disse il signor Macleod. "Dicono che vederle porti fortuna. Ma può accadere solo in una notte di plenilunio." "Le Danzatrici Lunari?", ripeté Lory. "Che nome grazioso! Chi sono?" "Nessuno gliene ha ancora parlato?", si scandalizzò Macleod. "è una nostra leggenda!" (...) "Fa parte dell'antico folklore celtico. Sono delle... fate. Danzano a mezzanotte durante il plenilunio quando deve accadere qualcosa di importante." (...) "Perché improvvisamente le colline le apparivano minacciose? Sembrava che... Ma no, non si muovevano affatto, erano solo delle ombre. Ombre, cespugli, arbusti..."

"Nonostante il sibilo del vento, sentiva distintamente il fragore del mare e rabbrividì. Con le gambe indolenzite si sforzava di lottare contro il gelo che le penetrava fin nelle ossa, il vento che le sferzava il viso, il tumulto del cuore che la stordiva. (...) Si fermò a respirare l'aria salmastra, l'odore dell'erica e degli altri mille profumi che caratterizzavano l'aria di Creagdubh. (...) Alzò gli occhi a guardare il cielo e le prime gocce di pioggia le bagnarono il viso (...) Un lampo accecante squarciò il cielo, seguito, subito dopo, da un sordo brontolio che fece tremare la terra... (...) sentì, con terrore, il suolo cedere sotto i suoi piedi. (...) Aprì gli occhi. Il silenzio era quasi tangibile. Non c'era più né vento né pioggia, ora, ma solo un cielo chiaro e stellato e lungo la grotta una scia di luce disegnata dal chiaro di luna. (...) Guardò il mare illuminato dal chiarore lunare dove creature diafane e immateriali erano impegnate in una danza gioiosa..."

Di questa Autrice vedi anche https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/il-fantasma-dellisola-nera-di-mary.html 

N.B Curiosamente, un libro di questa scrittrice, "Dark Venturer" è stato tradotto in italiano come "Mia e il Corsaro Nero" (1977) La trama la trovate qui https://www.fictiondb.com/title/dark-venturer~mary-wibberley~39177.htm

La prima cosa che ho pensato, a vedere il titolo



è che fosse una sorta di rifacimento in Rosa del celebre "Corsaro Nero" di Salgari!






I primi quattro numeri della serie Jolly


1) LA BELLA E IL ROSPO

Se Eleanor non si è lasciata abbattere, lo deve al suo coraggio. Il ragazzo dei suoi sogni si è innamorato di Kate, la sorella minore, e presto la sposerà. Quindi, poiché il suo più grande desiderio è quello di scappare lontano dai due fidanzati, accetta con gioia di trascorrere un certo periodo di tempo in casa di amici di famiglia, in una villa non lontana da Londra. I Mansel sono un quartetto allegro, hanno molti amici e conoscenti, ed Eleanor fa presto ad ambientarsi e a conquistare le simpatie di tutti... O di quasi tutti? Perché il solo Edward fa l'indifferente, vero rospo imperturbabile?



2) MIO FRATELLO, MIO NEMICO

Orfana, senza casa e senza un soldo: quale prospettiva per una ragazza di 19 anni! Ma il destino generoso, con l'aspetto della ricca signora Brandon, apre a Christina la via dei Caraibi. Non tutto è chiaro, però, sotto il sole delle Antille, e l'emotiva Christina non riesce né a dimenticare la cupa profezia fattale da un indovino né a ignorare l'odio che anima Devlin e Theo, due eredi maschi della potente famiglia di piantatori presso cui vive...


3) L'AMORE VENUTO DAL MARE, lo trovate recensito qui https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/lamore-venuto-dal-mare-di-violet.html



4) L'ANGELO VENDICATORE

Vendetta! La vendetta contro il colpevole della morte del fratello e del nipote, periti in un incidente d'auto. Solo questo sogna il potente Manuel Delgado, costruttore spagnolo che ha fatto fortuna in Australia. E quando Teresa, figlia adottiva di Steve, l'investitore, va da lui come l'angelo della pace, per offrirgli il ramoscello d'ulivo, Manuel le impone un odioso ricatto, al solo scopo di vendicarsi. Ma Teresa è proprio l'angelo che sembra? Sarà una vittima docile? Oppure la vendetta si ritorcerà verso Manuel?


Qui trovate il primo numero della Collezione Harmony https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/03/per-lamore-di-un-gitano-di-anne-mather.html

quindi adesso li ho entrambi ^_^



"Amore Prigioniero" di Barbara Cartland


 Trama: 1832. La duchessa di Savigne cerca, usando ogni mezzo, di combinare un matrimonio per il figlio Aristide, che scandalizza tutta Parigi con la sua condotta libertina e scellerata. Tra le varie candidate, solo l'angelica e virginale Syrilla accetta di sposarlo, con sommo gaudio, essendo fin da ragazzina innamorata di lui. Ma Syrilla sa benissimo che il cuore del duca non palpita per lei, ma per un amore finito tragicamente anni fa. Aristide, che ha accettato di sposarsi con Syrilla unicamente per far felice la madre, comincia a guardare la sua sposa giovanissima con occhi diversi, sentendo rinascere l'amore nel suo cuore inaridito. Intanto, i contadini alle dipendenze del duca iniziano a rivoltarsi: i vigneti che sono la loro fonte di sussistenza sono devastati dalla piràlide, un bruco che divora le viti e qualcuno, che vuole vendicarsi del duca, mette a repentaglio la vita di Syrilla...


Commento di Lunaria: Barbara Cartland è una delle Regine del Rosa e scrisse più di 730 romanzi! Esattamente come gli altri che avevo letto https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/09/incontro-al-chiaro-di-luna-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/05/il-mistero-del-castello-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/07/le-sorprese-dellamore-di-barbara.html  https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/08/la-strada-per-la-felicita-di-barbara.html anche "Amore Prigioniero" è un romanzo storico curatissimo, con tanti dettagli e tutta l'atmosfera del tempo magnificamente ricostruita a puntino. E, perfettamente calato nel contesto storico e culturale dell'epoca, anche l'amore tra Aristide e Syrilla segue le consuetudini dell'epoca: uso del "Voi", zero eros fisico, palpiti pudici, linguaggio forbito e ricercato. Nel complesso mi è piaciuto meno di "Il Mistero del Castello" e "Incontro al chiaro di luna", più riverberati da atmosfere gotiche ottocentesche alla Walpole\Radcliffe (del resto l'Autrice era inglese!), ma anche "Amore prigioniero" resta un notevole romanzo Rosa ottocentesco che piacerà sicuramente alle appassionate di quel periodo. 

Barbara Cartland è stata veramente la Signora del Rosa ottocentesco! Doveva amarlo veramente tanto come periodo, e i suoi romanzi, così ben ricostruiti, sono quasi delle fotografie d'epoca, con le ville sfarzose dai grandi giardini, le gonne ornate di fiocchi e trine, bucolici paesaggi al chiaro di luna, intrighi tra aristocratici...

Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/le-torri-di-rannock-di-barbara-cartland.html




Gli stralci più belli: 

"Proprio dietro la chiesa un cancello in ferro battuto, che avrebbe avuto urgente bisogno di riparazioni, e un breve viale dove gli alberi crescevano tanto fitti da formare una galleria verde i cui rami sfioravano il tetto della carrozza, conducevano al castello, con le sue torrette appuntite e i suoi abbaini. La simmetria gotica delle sue linee si rifletteva in un piccolo corso d'acqua, che su un fianco del castello si allargava a formare un laghetto. Gli alberi intorno al castello erano tanto alti da incorniciare tra le fronde le sue pietre grigie."

"Un'ombra nera oscurava per metà il cielo ormai tutto pieno di vivide stelle. Mentre la guardava, chiedendosi che cosa potesse essere, parve abbassarsi sempre più fino a raggiungere il davanzale, oscurando completamente il cielo. Sbalordita, ma non ancora impaurita, Syrilla si alzò lentamente in piedi. L'ombra si abbassò ulteriormente, ed ella comprese allora che stagliato contro le stelle vedeva il corpo di un uomo."

"Vedeva le stelle riflesse nel lago, lo scintillio d'argento sull'acqua immobile, le ombre dei grandi alberi del parco che si stagliavano più scuri contro il cielo. Vi era nell'aria una fragranza di fiori, e gli parve di distinguere il profumo delle violacciocche"


APPROFONDIMENTO: LA CONDIZIONE DELLA DONNA NELL'OTTOCENTO ITALIANO

Info tratte da

"La Proclamazione dei diritti dell'uomo" non aveva riconosciuto i diritti delle donne, anzi, li aveva limiti e soppressi come accadde per il diritto di voto, che era stato ottenuto prima della Rivoluzione. Napoleone aveva concesso il divorzio, ma nella realtà si era lontani dalla parità dei sessi anche in questo.

Al Sud prevaleva una mentalità di stampo feudale e la donna era o santa o prostituta. Rispetto ad altri paesi europei l'Italia era ancora arretrata: non "stava bene" che la donna andasse a lavorare, chi voleva farlo era già una mezza prostituta. Il posto della donna era in famiglia, l'angelo del focolare: una donna che andasse a lavorare lasciando i figli in casa era "snaturata"; al massimo, la donna poteva essere "crocerossina" e ausiliaria negli ospedali o sui campi di battaglia.

Al Centro-Nord il lavoro nelle fabbriche durava 12-14 ore: fu questo sfruttamento a far nascere la coscienza operaia e l'associazionismo sindacale (che, nell'Italia del 2021 non esiste più, adesso esistono i convegni nei salotti degli uomini ricchissimi che contano... Nota di Lunaria)

Fu nell'ambito dello sfruttamento nelle fabbriche che le donne acquisirono consapevolezza dei propri diritti, anche se il ruolo della donna in fabbrica era doppiamente penalizzato, rispetto a quello maschile: oltre ad essere sfruttata in fabbrica e pagata meno dell'uomo, alla donna spettavano i pesi delle gravidanze continue e tutte le incombenze domestiche. 

Intanto, nelle classi abbienti, i nuovi ideali risorgimentali conquistarono le nobildonne, come la contessa di Castiglione e la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso, patriota e protofemminista: il suo "Della presente condizione femminile delle donne e del loro avvenire" servì a formare la coscienza femminile.












"Il Rischio" di Jane Silverwood (Harmony Oro)

Trama: Barbados. Maggie Murphy, un'abile infermiera, si sta godendo le meritate vacanze nell'antica e misteriosa torre ereditata da un suo paziente.  Ma episodi inquietanti e coincidenze strane la mettono in allarme.  Persone sconosciute cercano di avvicinarla, altre cercano di ucciderla... Esistono segreti e antiche leggende legate alla torre?  E perché Owen Byrnside è alla ricerca di Maggie: chi è veramente la giovane donna?

N.B: In realtà "Il Rischio" fa parte di una trilogia: "L'Eredità Byrnside" ed è il volume II.  L'Autrice ha citato in sintesi anche le due protagoniste del I e del III volume, che purtroppo mi mancano.


Commento di Lunaria: "Il Rischio" è un romanzo che è riuscito nell'incredibile impresa di rendere oscuro e misterioso un paesaggio tropicale come quello di Barbados, isola dei Caraibi! Quindi dimenticate le immagini di procaci e prosperose bellezze in bikini e aperitivi in spiaggia con sottofondo di musica danzereccia, perché l'Autrice ha scelto di descrivere ambienti di una bellezza prettamente romantica (nel senso originario del termine ottocentesco), la Natura selvaggia ed incontaminata di mari procellosi che nascondono relitti affondati nei loro abissi; uragani, strapiombi e precipizi, inquietanti luci notturne e una torre maledetta e infestata da spettri (come dice la leggenda...) e persino di cripte e cimiteri, dove si svolge il finale del romanzo. Viene quasi da pensare ai quadri di Vernet, quando l'Autrice descrive la torre e il frangersi del mare.


Insomma, un romanzo Rosa davvero particolare, che ammanta il tutto con riferimenti quasi gotici che tengono viva l'attenzione della lettrice per ben 285 pagine, miscelando leggende spettrali e pagine thriller. Eros fisico nella media, in compenso l'Autrice ha descritto a fondo i tormenti e i dolori dei protagonisti: Maggie, rimasta orfana e pronta a dedicare tutta se stessa al suo lavoro di infermiera, Fitch, divorziato dalla moglie Tina, una donna egoista e volubile, che si ritrova a crescere con mille difficoltà il figlio Jordy... 


Gli stralci più belli:

"Attraverso gli alberi che fiancheggiavano il lato sinistro della strada l'oceano mandava bagliori color zaffiro e le onde che si frangevano alla base della scogliera riempivano l'aria di un profumo salmastro. (...) Maggie seguì le indicazioni alla lettera. Oltrepassati i ruderi di cui aveva parlato Remy, si trovò in una piatta radura rocciosa in cima a una scarpata che sovrastava l'Atlantico. La torre si innalzava sul fondo. Formata da blocchi di pietra consumati dalle intemperie e costruita quasi a perpendicolo sul bordo del precipizio, si stagliava contro il cielo blu come un gigantesco pezzo degli scacchi. (...) Le tornò in mente quello che le aveva detto Matthew prima di morire. "La torre è maledetta", le aveva sussurrato dal suo letto di ospedale. "Ogni membro della mia famiglia che l'ha posseduta è stato perseguitato dalla sorte." (...) E ora, mentre attraversava la radura rocciosa dalla quale si alzava la massiccia struttura della torre, Maggie aveva l'impressione di risentire la tragica, romantica storia che le aveva raccontato Matthew. Nel diciottesimo secolo la costruzione in pietra, che era stata edificata come fortezza contro gli attacchi dei pirati, era appartenuta a un antenato di Matthew che si chiamava Harry Surling. L'uomo era pazzamente innamorato di una bella fanciulla del luogo, una certa Cecily Marlowe, che l'aveva respinto per fidanzarsi con un affascinante aristocratico di nome James incontrato durante un breve soggiorno in Inghilterra. James, figlio cadetto di una nobile famiglia, aveva deciso di trasferirsi a Barbados, dove avrebbe avuto luogo il suo fastoso matrimonio con Cecily. Era partito in nave, portando in dono alla futura sposa un abito nuziale di trine e perle vere, confezionato appositamente per lei in Francia. Ma la cerimonia non aveva mai avuto luogo. Surling, divorato dalla gelosia, aveva architettato un piano per annientare il rivale. Approfittando del buio di una notte tempestosa, aveva attirato la nave di James contro le rocce della torre Surling sistemando sulla scogliera delle luci che potevano sembrare quelle del porto. La nave era colata a picco con John, il suo equipaggio e il bellissimo abito. [Quando Cecily intuì la verità] dipinse un quandro profetico di Harry sul patibolo e lanciò una maledizione su di lui e su tutti i successivi proprietari della torre. Una maledizione che si sarebbe interrotta solo con la restituzione dell'abito nuziale."

"Vivendo nella torre era impossibile non avere un forte senso del passato, di altre vite e altri tempi. E i temporali notturni non potevano non ricordarle Cecily e il suo promesso James. Maggie fissò il punto in cui si proiettavano nell'oceano le rocce che proteggevano la cala. Ma era una notte troppo buia per vederle. La luna e le stelle erano state coperte dalle nubi. Sicuramente, se era vero che esistevano spiriti senza pace, quello di Cecily in quel momento doveva essere sugli scogli, a cercare di allontanare la nave del suo innamorato con grida isteriche e gemiti di rabbia. (...) Le pareva di vedere un puntino di luce forare l'oscurità, come doveva aver fatto la prima delle torce traditrici di Harry Surling. (...) No, non era solo immaginazione. Qualcuno aveva acceso una lampada sugli scogli. (...) Un brivido le scese lungo la spina dorsale. E in quel momento, nel buio sbocciò una seconda luce, poi un'altra, e un'altra ancora. (...) Una volta fuori Maggie non ebbe più dubbi sull'autenticità di quelle luci, anche se erano circondate da aloni di umidità (...) Abbassò lo sguardo sugli scalini. Pochi metri sotto di lei, sparivano nelle grande fauci dell'oscurità. (...) Di tanto in tanto la luna faceva capolino da dietro una nuvola, bagnando il paesaggio di una luce argentea."

"Se anche non fosse stata preoccupata per Jordy, gli strani rumori che la circondavano le avrebbero impedito di dormire.  I sospiri delle onde che morivano sulla spiaggia sembravano quasi umani, il vento agitava la vegetazione tropicale con la leggerezza di dita su un'arpa e strani uccelli lanciavano i loro richiami nella notte. Dentro la torre, Maggie sentiva i passi delle piccole creature che vi si erano rifugiati. Se fossi superstiziosa, penserei che sono fantasmi, si disse."

"Rimasero abbracciati per tutta la notte. Mentre il ciclone ululava sopra le loro teste e squassava il loro rifugio con la violenza di un terremoto, il calore dei loro corpi li rassicurava. Fecero l'amore e poi, appagati, restarono a lungo in silenzio, annullando con le carezze la furia degli elementi."

"Davanti a lei, la cripta apriva le sue fauci nere sotto la luna"


Altro romanzo consigliato: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/05/tentazione-fatale-di-mandy-moore.html

Liala: "Tempesta sul Lago"

Stralci tratti da questo romanzo di Liala che, in queste pagine che ho selezionato, ha tocchi quasi alla d'Annunzio\Manzoni... 

Similmente a "Bisbigli nel piccolo mondo" (che mi era veramente piaciuto tanto https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/bisbigli-nel-piccolo-mondo-di-liala.html)(insieme a questo https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/di-ricordi-si-muore-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/dormire-e-non-sognare-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/melodia-dellantico-amore-di-liala.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/ombre-di-fiori-sul-mio-cammino-di-liala.html) ,è la storia di due sorelle, Cipriana e Ubalda, che vivono in questa villa antica sul lago, con una nonna molto rigida e austera, e dei flirt, capricci, turbamenti, aspirazioni al cambiamento delle due ragazze. 

Di per sé la storia può sembrare banale, ma non è tanto nella trama e nell'intreccio\districarsi della vicenda che Liala dava il meglio, quanto nelle descrizioni dei paesaggi e dei personaggi, tratteggiati con grande maestria psicologica e un certo lirismo, anche in dettagli che possono sembrare secondari ma ad una riflessione più attenta rimandano a metafore, allegorie, simbolismi che arricchiscono il macrocosmo letterario di Liala. 

Non ho tutti i romanzi di Liala (anche se si trovano facilmente ai mercatini dell'usato) perché non potrei mai tenermi tutta la sua sterminata produzione letteraria; curiosamente li ho trovati quasi tutti gratis perché li hanno messi lì al parco. Peraltro in questi mesi di logoramento continuo, quando dico "Non so se riuscirò a finire di leggere Liala" sta a significare "non so se domani potrò ancora essere ancora qui a leggerla"

"La costruzione, d'un elegante barocco sobrio e puro, sorgeva in quel punto del lago di Como che sarebbe meglio definire, per consuetudine, lago di Lecco, e sorgeva dove il lago soleva diventare più cupo per il verde cupo dei monti che chiudono le sponde in una incastonatura decisa, selvaggia, apparentemente priva di dolcezze, ma colma, per l'occhio del poeta, di dolci bellezze imprevedute e incomparabili. (...) Lontana dall'abitato, in quella zona dove le ville erano pochissime e assai distanti l'una dall'altra, dove il lago non era mai color del zaffiro, ma sempre d'un azzurro cupo che mutava solo per diventar color del berillo, la bella costruzione venne a poco a poco dimenticata. Gli alberi del gran parco diventarono altissimi e s'addossarono gli uni agli altri: i viali scomparvero sotto le erbe tenaci, le aiuole non diedero più fiori, ma divennero piccoli boschi d'erbacce selvatiche, l'edera s'abbarbicò ai tronchi, ai muri, alle statue: la vitalba coprì la facciata, la scuderia raggiunse la balaustrata delimitante il giardino, traboccò, scese fino a lambire l'acqua del lago."

"In quel punto, il lago giaceva metà al sole metà all'ombra: e dove i raggi del sole si frangevano, per la vivida rifrazione, sprizzavano scintillii abbaglianti così che pareva un riverbero di brillanti, di cristalli e di specchi, quella luce che veniva dall'acqua. Dove c'era l'ombra, l'acqua era quasi nera e, mirandola, l'occhio riposava ma ne riceveva una sensazione di freddo, di ostile, di pauroso. Dai monti poco ricchi di verzure, veniva odore di resina, dalle rive deserte giungeva a tratti il placido "don don" delle campanelle d'un gregge invisibile. (...) La barca costeggiò, assecondò la punta formata dalla sporgenza sulla quale c'era un ciuffo di pini italici vigilati da un cipresso."

"La notte era tutta d'argento e tutta quella luce uniforme rischiarava il lago, così che si potevano vedere a gran distanza le poche case, le rocce aspre dei monti, i ciuffi di pini e tutta la costa che si adagiava nell'acqua per una successione, or rude or morbida, di piccole baie falcate e di punti protesi. In quella pace e in quella luce, la bellezza di Ubalda s'era accesa come una face. Il suo lungo corpo dalle forme salde aveva fremiti involuti; i suoi grandi occhi avevano scintilli di zaffiro."

"Ella aveva rivolto a lui il bel viso bianco dai tratti puri. Gli occhi immensi, vividi di luce lunare, parevano in quella luce più scuri. (...) La luna, compiuto il suo arco nel cielo, s'era posta sulla vetta del monte e già una sponda era immersa nell'ombra. (...) La luna era scomparsa: nel cielo sereno, c'era il presagio dell'alba, e una stella brillava, sola, nel firmamento. Era la stella più piccola, più fulgida, più palpitante: ma era anche la più lontana."

"I pensieri ripresero a turbinare nella sua mente; un freddo, che le fece nuovamente battere i denti, si impadronì di lei, la costrinse a rannicchiarsi nella poltrona. Poi le trecce le pesarono enormemente sul capo: le sciolse, si ammantò nei capelli neri, setosi, morbidi. S'avviluppò in quel suo vivo manto, si sentì quasi protetta, quasi confortata. E Lucio Arena, entrando trafelato, la trovò così, con gli occhi sbarrati fissi sulla porta, con quel manto nero sulle spalle, con quel viso pallido d'amore e di paura, proteso alla ricerca di sollievo e baci. Fuori, l'alba dolce e malinconica d'un mattino d'estate toglieva a poco a poco, dalla città, l'ombre gravi della notte."

"La luna, preceduta da un gran chiarore, cominciava a spuntare dietro la vetta del monte. Tutte le cose terrene s'andavano illuminando; nel chiaro splendore ogni cosa prendeva un aspetto irreale e tuttavia nitido e preciso. I grandi alberi che lassù, alla vetta, facevano pompa delle loro ampie e ricche fronde, nel liquido chiarore diventavano fantastici e teatrali, perdendo la consistenza di cosa, prendendo l'aspetto d'ombra. Cipriana, immobile contro il gran vaso fiorito, guardava la luna salire per l'arco del cielo: i suoi grandi occhi azzurri erano fissi al bell'astro d'argento e, certo, la sua mente vagava nel paese dei sogni, perché un dolcissimo sorriso le fioriva sulla bocca."

"Immobile nella poltrona, chiusa nella nicchia d'oro dei suoi freschi capelli, Cipriana pensava. Ed i pensieri dovevano essere tanto gravi, perché la sua fronte bianca era solcata da una dritta e profonda ruga. Nel cielo senza stelle e senza luna s'andavano accavallando nubi nere, che verso Lecco s'ammassavano compatte e minacciose, annuncio di tempesta. Nella notte, con furia paurosa, cominciò a piovere e le raffiche di pioggia sferzarono, spinte dal vento, ogni cosa terrena. Poi cominciò a cadere la grandine e Cipriana l'udì picchiettare con ira contro le persiane chiuse, dalle quali filtrava, a tratti, il bagliore dei lampi. Un fulmine cadde nell'acqua; un altro, certo, andò a morire tra gli alberi prossimi, ché gli abitanti del villino ne udirono lo schianto come se fosse nella casa stessa. (...) La tempesta continuò per alcun tempo, con forza terribile. Poi, a poco a poco, scemò di violenza; quello che era stato urlo lamentoso diventò pianto sommesso, poi singhiozzo breve, poi mormorò dolcissimo. E quando Cipriana riaprì gli occhi, tutto taceva. Si levò la fanciulla, andò alla finestra, cautamente scostò le persiane: c'erano ancora tante stelle, ma già pallide e prossime a spegnere la loro luce all'apparire dell'aurora."

"Volse la schiena: udì qualche cosa d'indefinito, di impreciso, di delizioso, come se nell'aria palpitassero tante ali di farfalle bianche, come se nell'aria vi fosse il fruscio di tanti petali in volo. Si sentì tutta inondata di una commozione nuova, fatta di ricordi lontani e di nostalgie recenti. Rapido, nella sua mente, passò il ricordo del suo grande amore; rapido il cuore disse: Anima!"

"La fresca brezza della notte fugò istantaneamente i pensieri folli che si accavallavano nel suo cervello stanco. Un'euforia lieve lieve ebbe il sopravvento sulle tristezze nere e, dalla nuova sensazione, un pensiero pacato e sereno nacque (...) Le stelle, che la sera innanzi s'erano accese a una a una, impallidivano tutte insieme e l'aria, repentinamente, s'era raffreddata. Non c'era più brezza lieve e dolce: c'era quasi freddo e pareva che quel freddo piovesse dal cielo dove il gran manto di stelle si mutava, a grado a grado, in una coltre livida qua e là ancora trapunta d'oro pallido."

"Era l'ora in cui sul campo scendeva la luce ultima del giorno: quella che precede il crepuscolo e che non è ancor luce del tramonto."

"Autunno era giunto, ormai, ma colmo di dolcezze e di languori, così che non autunno pareva, ma una estate sul morire, che indugiasse tra erbe e fronde, per donare a tutte le cose terrene ancora un poco di gioia. Tuttavia, nell'aria, c'era già odore di terra molle, di foglie morte, di fiori sfatti e il cielo non pareva più un velo trapunto di stelle ma un pesante manto di velluto rabescato d'oro. C'era una luce vivissima, sulla terra, e una vasta rosa di candore plenilunare illuminava il campo e, al di là del campo, gli alberi e le case."

"E se ne andò. Un baluginare breve, nel quale ella fu per un istante in luce viva; poi, tutto sulla strada fu buio e silenzio."

"Vedendo quel giardino colmo d'ogni bel fiore, vivido di tutti i colori più belli, aveva pensato a quella dama bianca che moriva e che non sarebbe più andata tra le sue preziose piante in fiore."

"Nel giardino, c'erano ampie chiazze di salvie scarlatte; sull'acque chete, rosei vapori autunnali. E la vitalba moriva, fiammeggiando, ancora saldamente abbarbicata ai pilastri, ai muraglioni, alle balaustrate. Moriva ardendo: così come muore, con il morire della vita, un grande, sincero, devoto amore."


P.s ecco come Liala col suo tocco delicato e aggraziato, descriveva una farfalla:

"Vagò, l'animaletto fatto di leggerezza e di cipria, sulle teste levate a mirarla; poi, attratto forse dal profumo di fiori campestri che veniva dal capannone, decisamente entrò, s'avvicinò all'altare, andò a posarsi su una margherita.  Di là si staccò; trovò una rosellina selvatica e vi si posò, battendo, felice, le ali."








Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/11/liala-lora-placida.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/signorsi-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/07/sette-corna-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/foglie-al-vento-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/lalla-che-torna-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/riaccendi-la-tua-lampada-gipsy-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/ombre-di-fiori-sul-mio-cammino-di-liala.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/03/una-notte-castelguelfo-di-liala.html


"Non c'è rosa senza spine..." di Claudia Jameson (Collezione Harmony)

Trama: Nel presente la soddisfazione di un successo professionale ed economico costruito con enormi sacrifici, nel passato un doloroso segreto intrecciato a un mistero la cui chiave è ancora troppo vaga e lontana. Non ci sono rose senza spine e Donna, energica ma tanto vulnerabile, lo sa meglio di chiunque altro... Soprattutto quando nella sua vita torna, imprevedibilmente, l'odiato Daniel, il responsabile, vero o presunto?, della morte del padre. La strada verso la verità per Donna è lunga e angosciosa, anche perché il passato torna con troppi fantasmi.


Commento di Lunaria:  La trama di "Non c'è rosa senza spine..." poteva essere interessante ma dal punto di vista narrativo tutto procede alla moviola. Poco eros (del resto non è neanche spiegato come Daniel possa innamorarsi all'istante di Donna quando non hanno niente in comune e tutto il loro rapporto risulta poco convincente anche col proseguire degli eventi), molti dialoghi (anche su cose di secondaria importanza che non importano granché alla lettrice, come i particolari finanziari dell'attività del padre o come prosegue l'attività in pasticceria...), il focus della narrazione è quasi tutto incentrato sul passato di Donna (e così è un continuo rinvangare su questa vicenda e sugli strascichi che comporta nel presente, anche e soprattutto in rapporto a Daniel) e su quanto lei creda che tutto quanto è successo a suo padre, sia colpa di Daniel. Non è pessimo, come romanzo, ma è molto generico; devo dire che mi aspettavo di più. Notevole, per toni decadenti, la descrizione del funerale.


Gli stralci più belli:

"E poi Donna non riuscì più a rimanere distaccata e si trovò a rivivere, in tutta la loro orribile vividezza, le emozioni che aveva provato quando la direttrice le aveva detto che suo padre era morto due ore prima in un incidente stradale (...) non pianse molto fino al giorno del funerale. Non provava niente, solo un vuoto cosmico, abissale, che si concretizzò nel dolore lacerante della perdita appena vide le prime palate di terra bagnata cadere con un tonfo sordo sul legno della bara. Era marzo, pioveva, e le sue lacrime si mescolarono all'acqua fra l'erba del cimitero..."

"Tanti piccoli cambiamenti, che si erano accumulati, assommandosi fino a costringerla a chiedersi che cosa diavolo le stesse succedendo. La vita che si era ordinatamente costruita le stava sfuggendo di mano. Non riusciva più a concentrarsi al cento per cento sul lavoro. Così non poteva andare avanti. Senza contare che, alla lunga, quella vicinanza continua si sarebbe potuta trasformare in qualcosa di più serio, di più profondo... quella sera avrebbe detto a Daniel che dovevano smettere di vedersi"