"L'Uomo della Scogliera" di Angela Devine (Harmony Jolly)

Trama:  Appena sbarcata in Cornovaglia, Rose conosce Greg: alto, moro, un fisico d'atleta e due profondi occhi scuri che le ricordano un corsaro... Lei rimane subito stregata dal suo fascino magnetico e selvaggio. Ma chi è veramente Greg? E cosa vuole da lei? Lui dice di essere un semplice pescatore che desidera aiutarla a dimenticare la cocente delusione d'amore da cui sta fuggendo.  Ma, allora, perché Rose si sente manovrata....? Come può fidarsi di quell'uomo metà pirata e metà signore?


Commento di Lunaria:  I personaggi  di "L'Uomo della Scogliera" sono accattivanti ma niente più; la narrazione procede senza grandi colpi di scena ma in modo piuttosto lineare; latitano "atmosfere misteriose" che avrebbero dato quel tocco di intrigo al romanzo e anche la bellezza ancestrale di una landa come la Cornovaglia non viene descritta come meriterebbe. Pur accennando al "Greg mi nasconde qualcosa", pensiero che di tanto in tanto fa capolino tra le pagine, l'Autrice non riesce ad infondere quel guizzo che avrebbe accresciuto il senso del mistero e alla fine "il gran scandalo" si rivela di una banalità puerile.

L'erotismo fisico è quasi assente, ad eccezione di qualche scena che non va oltre i baci. Comunque, un elemento positivo della vicenda è il fatto che Greg, pur ricchissimo, non ostenta la sua ricchezza e anzi, pur di farsi apprezzare da Rose, già delusa da una precedente relazione con un uomo benestante, decide di farsi passare come pescatore.

In conclusione: "L'Uomo della Scogliera" partiva da ottime premesse ma non va oltre una sufficienza.


Gli stralci più belli:   

"L'uomo le cinse premuroso le spalle con un braccio e la fece accomodare su una sedia. Rose lo guardò sorpresa. Tanta dolcezza da un tipo rude come lui non se la sarebbe mai immaginata."

"Rose lo fissò pensosa. Certo, desiderava con tutta se stessa ritrovare il portadocumenti, ma non era tanto sicura di volere l'aiuto di quell'uomo che la faceva sentire come un'adolescente innamorata."

"Il Covo dei pirati era a pochi passi dal sentiero scosceso che portava in cima alla scogliera. Greg saliva veloce avanti a Rose costringendola ad affrettare il passo. Ma quando raggiunsero il punto più alto del promontorio, lei dimenticò per un attimo i suoi problemi e si fermò, conquistata dalla bellezza di quel paesaggio. Sotto di loro le onde si infrangevano contro gli scogli con una forza selvaggia mentre i gabbiani volavano alti nel cielo limpido e terso."

"Su!", le ordinò tendendole le braccia. Con quanta più dignità possibile, Rose si avvicinò a lui e in un attimo si ritrovò fra le sue possenti braccia. (...) Nei suoi profondi occhi scuri si leggeva un desiderio profondo e primitivo che le fece accelerare i battiti del cuore."

"Poi con un movimento improvviso l'attirò a sé, le alzò il mento con un dito e le diede un lungo, eccitante bacio. Lei fremette dal desiderio e per un folle momento gli rispose con uguale ardore.  Si strinse forte a lui, le labbra socchiuse e tremanti, e si abbandonò con una tale intensità da lasciarla senza fiato."

"E Greg le catturò la bocca in un fiero bacio che fece vibrare Rose di passione. (...) Rose si alzò in punta di piedi, fremente di passione e iniziò a baciarlo dietro l'orecchio e lungo il collo, scossa da un bruciante desiderio (...) Con un brivido di piacere, Rose si strinse a lui, rispondendo alle sue carezze ardite con altrettanta passione e aiutandolo a togliersi i vestiti. Poi lui l'adagiò con delicatezza sopra il letto. Rose udì vagamente il vento fischiare e il tintinnio della pioggia contro la finestra, mentre si stringeva contro il corpo forte e virile di Greg. Di colpo si sentì trasportare in un vortice di emozioni violente e meravigliose e tutto sparì attorno a lei."



"Romanzo in Italia" di Myrtha (Romanzi della Rosa)



Trama: Perché sposare Pietro, si chiede Annarosa, dal momento che non si amano? All'ultimo momento manda a monte il matrimonio e parte per l'Italia accompagnata dalla burbera zia che non ha potuto coronare il suo sogno d'amore e ha vissuto da zitella. Ma se il cuore di Pietro non soffre, soffre il suo orgoglio: e Pietro si vendicherà...

Gli stralci più belli:

"[...] Annarosa ammirava la piazzetta, con le sue vestigia della grandezza dell'epoca in cui la città conobbe la massima prosperità, dall'XI al XIII secolo.

Conquistata dai Normanni insieme ad Amalfi, sua sovrana, possiede ancor oggi delle chiese e dei ruderi di palazzi nei quali l'architettura romana si adorna di mosaici bizantini secondo il gusto importato dagli arditi navigatori di Amalfi che avevano esteso il loro commercio molto lontano, verso l'oriente. [...] Dalla strada a larghi gradini che sale tra alti muri, Annarosa scorgeva ogni tanto, al di là di cancellate finemente lavorate, un angolo di giardino sovraccarico di fiori, una vasca dove zampillava una fontana, una statua antica. Muri e giardini racchiudevano palazzi o ville, antiche o restaurate, un tempo abitate dalle ricche famiglie della regione [...] Annarosa lasciava ferma la macchina e si contentava di brevi gite negli immediati dintorni; visitava chiese romaniche e palazzi in rovina, dove tanta armonia la vegetazione parassita dà alle pietre diroccate un aspetto pittoresco. [...] Dai templi greci di Pesto, che in mezzo a campi di asfodeli elevano maestosi e solitari in un cielo uniformemente azzurro i loro colonnati rossicci immutati dai secoli, agli aranceti di Sorrento; dalle rovine di Pompei dove si ritrova quasi intatto il quadro di una civiltà inghiottita e pietrificata in pochi istanti, fino alla dolcezza manierata di Capri..."

"Il sole di giugno, in quel tardo pomeriggio, aveva surriscaldato gli alberi in fiore, e l'odore invadeva a folate la macchina che aveva i cristalli abbassati."

"Attardandosi a lungo ai Fori Romani le cui rovine conservavano una così malinconica grandezza, errando tra le colonne crollate, nei templi devastati, ricordava i suoi studi letterari per meglio evocare gli eroi antichi le cui ombre sembra si aggirino ancora tra quelle pietre, e le cui grandi gesta sono inscritte su quei marmi infranti."

"L'ora già tarda aveva disperso i turisti, ed ella, sola nel crepuscolo, gustava la pace meravigliosa che regnava intorno a lei, mentre sotto i suoi occhi si stendeva la più meravigliosa delle vedute. Il panorama che si gode di lassù è dolce e riposante.  Il nastro argenteo dell'Arno lambisce la città ricca di torri, di cupole, di campanili. Le colline, cosparse di ville bianche e rosa, la racchiudono come in uno scrigno, sciamano lungo i pendii. La vegetazione ubertosa riveste i giardini disseminati di fiori e fa di ognuno un angolo di sogno. I cupi cipressi tracciano dei piani, delimitano i possessi, compongono nella campagna un insieme architettonico che ne determina e ne definisce le linee. La piana dell'Arno si estende a ponente, fertile e calma. Annarosa non si stancava mai di contemplare quello spettacolo. Nella quiete della sera, invasa da una dolce mestizia, non sapeva distogliersi dalla sua contemplazione. Una nebbiolina dorata sfumava i contorni delle colline. I cipressi si delineavano nettamente sopra un fondo di cielo perlaceo. Dalla città saliva smorzato il suono delle campane, al quale si univa il canto degli uccelli che la solitudine dei giardini rendeva più arditi. Il sole tramontato dietro lievi nubi dardeggiava ancora qualche raggio morente. (...) Annarosa, alzatasi dalla panchina e china sulla balaustra, fissava le bianche lastre di marmo e pensava, stanca, che sarebbe stato bello addormentarsi lì, per sempre. Era la prima volta che l'idea della morte la sfiorava (...) Era forse la solitudine crepuscolare che le ispirava  queste meste riflessioni (...) A meno che non fosse latente in lei, un senso di vuoto nel cuore e nell'anima."  

Film consigliato



Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/la-sua-ora-di-elinor-glyn-romanzi-della.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/04/la-colomba-del-castello-dei-delly.html

''La Colomba del Castello'' dei Delly (Romanzi della Rosa)


"La Colomba del Castello" dei Delly (1952) uscì per "I Romanzi della Rosa", una serie di romanzi Rosa\Drammatici dei primi del Novecento, https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html veri best seller dell'epoca, che oggigiorno per i nostri parametri sono piuttosto anacronistici, ma che da appassionata collezionista di romanzi Rosa ci tengo comunque ad avere nella mia collezione... In genere si trovano alle bancarelle dei libri (bhe... li trovavo prima che qualcuno ci rimettesse agli arresti domiciliari...) messi lì a 1 euro, per lo più, ravanando nei mucchi di libri "old"... Ne ho trovati anche alcuni "gratis" lasciati lì al bookcrossing della mia città. 

A parte un paio, che sono stata una deficiente a non prendere, gli altri li ho presi tutti, e ne ho diversi, e piano piano li sto leggendo. 

Delly era lo pseudonimo di una coppia di scrittori, un fratello e una sorella francesi, che scrissero circa (se non di più) cento romanzi (ma scrittrici come Barbara Cartland sono arrivate a 800 romanzi, più o meno!)

Ebbero un enorme successo all'epoca; i loro libri erano basati su drammi, spesso con divagazioni "alla Ann Radcliffe", in castelli e foschi paesaggi, tra intrighi, complotti, fanciulle candide ed innocenti vittime di congiure o di tradimenti\macchinazioni di amanti o parenti diabolici e cose del genere, molto in linea con il Feuilleton ottocentesco.

Anche questo "La Colomba del Castello" si basa su un dramma: un ragazzino in coma viene ritrovato su una spiaggia; l'uomo che lo trova decide di adottarlo, di dargli un nuovo nome, Consalvo, visto che il bambino, dopo essersi svegliato dal misterioso sonno causato da un narcotico, non ricorda nulla; il trovatello vive felice accolto in questa nuova famiglia e amato dai suoi nuovi genitori e dai loro due figli, tra cui Ginetta, che si affezionano subito a lui. Anni dopo, quando i genitori muoiono, la sorella, Ginetta, va a lavorare come educatrice in un castello proprietà di una famiglia di protestanti, addetta all'educazione della loro figlioletta, Anna, e, guardando un ritratto, Ginetta scopre un'incredibile somiglianze tra Consalvo e l'erede del castello, misteriosamente morto decenni prima, come le è stato raccontato... in realtà, l'erede non è morto, ma è vittima di una congiura ordita dal conte e dal suo fedele ed inquietante servitore indù, che ha narcotizzato il bambino per poi abbandonarlo sulla spiaggia e togliere di mezzo l'erede... abbandonato sulla spiaggia, dove è stato trovato dal padre di Ginetta, e senza più ricordi della sua vita precedente.  Quando ormai Ginetta ha risolto l'intrigo, viene allontanata dal castello con una scusante e poco dopo Anna, la figlioletta del malefico conte, ha un incidente: mentre è sulla spiaggia, il suo cane aggredisce l'indù che è sbucato all'improvviso spaventando la bambina; il cane azzanna l'uomo, ma mentre la bambina cerca di richiamare il cane, viene aggredita dall'avvoltoio (!) dell'indù, che la ferisce gravemente alla testa; l'indù muore sbranato e la piccina viene soccorsa e portata al castello; in punto di morte, mentre Anna sta agonizzando, la piccola protestante chiede al padre di chiamare un prete: è suo desiderio morire da cattolica, essendosi sentita fin da subito attratta dalla fede di Ginetta, super cattolica osservante... Il padre, che ormai si è ravveduto e si è pentito del male che ha fatto ai danni di Consalvo, l'accontenta, e la piccina muore da vera cattolica, a mo' di santa Maria Goretti...

Il libro non è scritto male, pur grondando cattolicesimo zuccheroso ad ogni piè sospinto... e ha pure qualche divagazione sepolcrale che piacerebbe a tutti i fans di Ann Radcliffe, come questo stralcio:

"Chiacchierando, continuarono ad avanzare. Uscirono dal parco passando da un cancelletto e si trovarono nella landa. Percorrendo un sentiero sassoso, giunsero a una pineta di vaste proporzioni, che Ginetta non conosceva ancora.  Sulla landa l'aria era viva e fresca, nonostante il sole; ma penetrando sotto i pini, Ginetta fu colpita dal tepore che vi regnava. Un acutissimo odore di resina imbalsamava l'aria; dal suolo ricoperto di un fitto strato erboso sorgevano alte felci ed eriche stupende. Venendo dalla landa soleggiata, l'ombra che qui si stendeva, sembrava intensa. Un largo sentiero che l'erba invadeva era tracciato fra i pini e scendeva in dolce pendio. A un tratto Ginetta vide dinanzi a sé un lungo e basso edificio di granito nero, dall'aspetto stranamente lugubre, soprattutto con quello sfondo di cupa verzura, che proiettava all'intorno un'ombra funerea.  Si avvicinarono all'uscio di querce, semiaperto. Anna lo spinse, ed entrarono nella lunga e bassa galleria lastricata di granito, rischiarata da alte finestre ornate di vetri bianchi offuscati dalla polvere e dai ragnateli.  Da ciascun lato erano allineati i sepolcri di granito che portavano scolpito, su una lastra di marmo, il nome del morto. Un nauseante odore di muffa fluttuava nell'aria umida. La signorina Francesca era là, ritta dinanzi a una tomba sulla quale appoggiava le mani congiunte. Ella si volse e disse sottovoce: "Anna ha voluto farvi fare questa funebre visita, signorina? Che triste luogo di sepoltura hanno scelto i miei antenati, non vi pare? L'aspetto lugubre del luogo è parso loro senza dubbio in armonia con l'uso a cui volevano destinarlo. Quanto a me, non ho mai capito perché si voglia, di proposito, rendere tristi le vicinanze dei sepolcri. Vidi un giorno, in Italia, un cimitero così soleggiato, così fiorito, così luminoso, che mi sarebbe piaciuto molto riposare là! Tali luoghi ci rammentano meglio la misericordia di Dio e le bellezze del Paradiso. Qui pensiamo soprattutto alla giustizia, all'abisso eterno dell'espiazione..."  "è vero!", disse Ginetta. E in quell'istante ella rivedeva col pensiero il piccolo camposanto di Kersanlic, situato all'ombra della vecchia chiesa e profumato, nella bella stagione, dalle viole e dalle rose, a cui si univano gli effluvi del mare.  Che differenza tra la tomba dei suoi cari genitori, tutta fiorita, sormontata dalla croce redentrice, e quel freddo sepolcro!"

"Il conte Carlo Marcill e la figlia riposavano ora accanto ai loro antenati nel cupo sepolcro avvolto dall'ombra funebre dei pini. Ma il conte Roberto si proponeva di fare inalzare nella cappella del castello, restituita al culto cattolico, un sontuoso mausoleo di marmo bianco, per colei che tutti chiamavano la piccola santa, la colomba del castello di Rudsay."

perciò questo "La Colomba del Castello" si piazza al secondo posto, dopo "Atala" https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2020/11/francois-rene-de-chateaubriand.html nella mia classifica di romanzi cattolici ben scritti! (mirabile dictu!) qui trovate le pagine cattoliche: https://intervistemetal.blogspot.com/2021/03/facciamo-un-altro-regalo-ai-cattolici.html


Gli stralci più belli:

"L'aspetto del paese era selvaggio e triste, soprattutto in quel pomeriggio nuvoloso. Un forte vento di mare curvava le quercie, che in fondo alla pianura limitavano, a destra, l'orizzonte. Alcune case di misero aspetto sorgevano qua e là, accanto a magri campicelli il cui prodotto non impediva ai padroni di morire di fame. Ad una svolta della strada, il mare apparve agli occhi di Ginetta. Era cupo, agitato, e lanciava i flutti spumanti contro gli scogli di cui era disseminato, contro le alte spiagge rocciose, incavate e corrose da ogni parte. Un isolotto sorgeva a breve distanza da terra. Fra i pini si scorgevano le rovine di costruzioni che dovevano essere state importanti. A una nuova svolta della strada, Ginetta vide apparire su una scarpata della spiaggia un imponente edificio, massiccio e scuro, coronato da larghe torri. Un parco lo circondava.  La giovinetta pensò: "Senza dubbio, è il castello di Rudsay." E il suo cuore, già così triste, si serrò maggiormente, poiché l'aspetto di quella dimora, posta su un tale sfondo e sotto un cielo denso di nubi oscure, era quasi sinistro. La carrozza entrò in un viale di quercia piegate dalla tempesta d'alto mare, e si fermò in un immenso cortile, dinanzi a un portico di granito nero."

"Alcuni istanti dopo, la comitiva ch'era passata silenziosamente attraverso i corridoi illuminati dalla lanterna cieca portata da Marta, si trovava fuori del castello e penetrava nel parco. Sopra i notturni viandanti, che avanzavano faticosamente, perché le raffiche erano spaventose, le cime degli alberi scricchiolavano, gemevano e pareva ad ogni istante che gli enormi rami dovessero spezzarsi e cadere sul capo di quegli audaci. Ma sotto i pini che circondavano il sepolcro, la tempesta diventava meno intensa: mentre ruggiva all'intorno, pareva volesse rispettare il sonno dei defunti Marcill."

"Poi mi sono avvicinata a una finestra di cui Marta lascia sempre aperte le imposte perché mi piace di veder spuntare il giorno. La notte non era oscurissima e, voi riderete della mia fantasia, mi è parso di vedere delle ombre passare in un viale del parco."

"E stendeva il braccio verso uno scoglio sulla cui cima era appollaiato l'avvoltoio il quale, allungando l'orribile collo nudo, guardava le due fanciulle che si avvicinavano (...) L'indù, steso sulla sabbia dietro a uno scoglio, si sollevava repentinamente dinanzi alle giovinette. Anna, impallidendo, gettò un grido di terrore. Nero, che vagava per caso a breve distanza da loro non avendo ancora fiutato Rarvari, intese il grido e scorse l'indù. Temette forse un attacco contro la sua padroncina? Comunque, balzò, e, senza ringhiare, si slanciò sull'uomo che cadde a terra. (...) I suoi terribili denti s'affondarono nella gola di Rarvari, che ebbe appena il tempo di emettere un sibilo stridente. S'intese un batter d'ali: l'avvoltoio si avventava contro l'aggressore del suo padrone...  (...) Un grido di terrore le rimase soffocato in gola. Prima di poter fare un movimento per fuggire, si vide avvolta dalle ali immense dell'uccello rapace, sentì il becco terribile colpirle ripetutamente il capo, e cadde perdendo i sensi. (...) Ma Francesca non pensava più che ad Anna. Inginocchiata presso la bimba, ne sollevava la testina insanguinata."

"Ginetta, giunta alla spiaggia, sedette nell'insenatura d'una rupe. Di lì vedeva il luogo dove s'era svolto il dramma che aveva avuto per epilogo la morte di Anna. Dinanzi a lei si stendeva l'isoletta in cui si ergevano le rovine del monastero dei Santi Martiri. Un caldo sole estivo dorava le vecchie mura rossastre, ricoperte in parte dal folto strato dell'edera. L'impressione di cupa tristezza che Ginetta aveva sempre provata osservando il convento debastato, non si ripeteva oggi: la colomba annunziata dal giovane monaco martirizzato aveva liberato la stirpe dei Marcill dalla maledizione che gravava su di essa, e l'odierno conte di Rudsay ben saprebbe riparare le mancanze dei suoi antenati. Ginetta aveva appoggiato il mento sulla mano e il suo sguardo vagava ora sul mare di un bel verde profondo, insolitamente calmo. Una strana tristezza la opprimeva da parecchio tempo."


P.s qui potete vedere altre due copertine di "La Colomba del Castello" https://i.pinimg.com/originals/8f/76/f7/8f76f7d3322f3a9c571d228ca9642cf5.jpg

https://www.ebay.it/itm/254701668535?chn=ps&norover=1&mkevt=1&mkrid=724-159604-675279-6&mkcid=2&itemid=254701668535&targetid=4587368673256589&device=c&mktype=&googleloc=&poi=&campaignid=403380741&mkgroupid=1340305233841753&rlsatarget=pla-4587368673256589&abcId=9300424&merchantid=136824&msclkid=086ae91de96a10cdac6b8943977bf4b3

e qui la "visione simbolica" della colomba aggredita dall'avvoltoio, che compare ad un certo punto nel romanzo, nel sogno della bambina, a mo' di profezia che preannuncia la morte di Anna https://i.pinimg.com/originals/8f/76/f7/8f76f7d3322f3a9c571d228ca9642cf5.jpg

immagini più in linea con il libro, rispetto alla copertina che ho io, che sembra la réclame di un parrucchiere degli anni Sessanta! :P

Dagli stessi Autori vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/la-fine-di-una-valchiria-di-delly.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/orgoglio-domato-dei-delly-romanzi-della.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/figlia-del-mistero-dei-delly-romanzi.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/delly-liala-gli-stralci-piu-belli.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/la-sua-ora-di-elinor-glyn-romanzi-della.html


"La Strega e il Cavaliere" di Deborah Simmons (Romanzi Storici)

Trama:  Galles, 1282. Brighid l'Estrange non è una ragazza come tutte le altre, bensì l'ultima discendente di un'antica famiglia nel cui sangue scorrono poteri magici. Quando riceve la notizia della morte del padre, un alchimista che si era rifugiato a lavorare nelle lontane selve del Galles, decide di mettersi in viaggio per andare ad investigare di persona e Stephen de Burgh, il figlio più bello del conte di Campion, sarà il suo riluttante accompagnatore: il giovane ne farebbe volentieri a meno di scortare quell'algida e distaccata fanciulla, ma il padre gli impone di assolvere il suo compito... Strappato alla noia della vita di palazzo, al libertinaggio e ai piaceri del vino, Stephen accompagnerà Brighid in un'avventura in cui entrambi dovranno affrontare ciò che temono di più: l'abbandono delle certezze, le incognite del futuro e... l'amore.

Commento di Lunaria: Leggendo la trama ero elettrizzata all'idea di leggere "La Strega e il Cavaliere": una donna che padroneggia le arti magiche, il Galles del Medioevo, il giallo sulla morte del padre alchimista, un'Autrice che mi aveva entusiasmato con "Luci e Tenebre" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/luci-e-tenebre-di-deborah-simmons.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/i-segreti-del-labirinto-di-deborah.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/tesori-sepolti-di-deborah-simmons-i.html) e invece... e invece "La Strega e il Cavaliere" è decisamente prolisso, i suoi punti di forza (la donna con poteri magici, l'alchimia...) sono resi in sintesi, il "flirt" tra i due (che inizia con battibecchi vari) è tirato per le lunghe, praticamente assente l'erotismo (compare pienamente solo a pagina 304 su un totale di 313 pagine... in precedenza sono tutti baci dati in fretta e furia su una Brighid imbarazzata), un peregrinare assurdo che si trascina per pagine e pagine dove non succede quasi niente, quel poco di brivido (l'attacco dei briganti, Brighid si trova faccia a faccia con l'assassino del padre...) subito stemperato. Non è pessimo, perché l'Autrice sa scrivere e approfondisce nel dettaglio la psicologia dei personaggi, ma è veramente tirato troppo per le lunghe e rischia di sfibrare, inutilmente, la lettrice.

N.B: Questo romanzo è uscito con due copertine diverse:





Gli stralci più belli:   

"Non che quella ragazza, dopotutto, gli interessasse davvero, si disse, anche se i suoi occhi avevano la più strana sfumatura di verde che avesse mai visto (...) erano come le profondità dell'oceano. Occhi da strega. Quel pensiero gli si presentò alla mente all'improvviso e Stephen sbuffò. Tutti quei bisbigli a proposito di poteri arcani avevano cominciato a fargli immaginare le cose."

"Brighid". Batté le palpebre, confusa, mentre il suo nome veniva pronunciato nell'oscurità, ma subito riconobbe la voce.  Roca e profonda, le fece correre un piacevole brivido lungo la schiena, mentre il suo corpo veniva invaso da un fuoco liquido troppo potente per essere ignorato. (...) Si voltò e lui era lì, che la prendeva fra le braccia, e quando quel corpo muscoloso toccò il suo, nudo e accogliente, lei annegò in un mare di sensazioni che la stordirono. Lo attirò a sé, e finalmente torreggiò su di lei. Il suo sguardo le tolse il fiato e lei capì che tutta la magia e tutti i misteri dell'universo erano a portata di mano..."

"Brighid ebbe solo un momento per ammirarlo, perché uno dei briganti l'aveva raggiunta e la stava tirando per il mantello. Lei tenne le redini con una mano e cercò di difendersi con l'altra, ma stava perdendo la battaglia e lo sapeva. Poi, all'improvviso, si erse in tutta la sua statura e la sua voce sovrastò la battaglia alle sue spalle, mentre intonava un'antica maledizione celtica."

"Lo rivide com'era stato in battaglia e seppe che, finché fosse vissuta, non avrebbe mai dimenticato la vista di Stephen de Burgh che s'ergeva in tutto il suo splendore di cavaliere per sbaragliare i briganti con un solo fendente della spada."

Per approfondimenti, vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/08/alle-origini-del-romanzo-rosa-medieval.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/04/la-gorgone-e-il-cavaliere-di-deborah.html


"Basta Perle Nere!" di Jennifer Greene (Harmony Intrigue)

Trama:  Laura, coltivatrice di perle, viene contattata da Nick,  depositario di una formula segreta pericolosa ed affascinante: un fertilizzante per ostriche che così trattate producono meravigliose perle nere perfette... causa di innumerevoli guai per Laura e Nick, che subiranno minacce e sabotaggi da qualcuno di molto potente che non accetta di essere messo in secondo piano... e intanto, tra Laura e Nick scatta l'amore ma Laura, purtroppo, ha alle spalle un doloroso passato e non è facile confessarlo a Nick...


Commento di Lunaria: Sicuramente "Basta Perle Nere!" è ambientato in un contesto lavorativo decisamente inusuale per la narrativa Rosa, ma purtroppo a latitare sono la tensione e il brivido che ci si aspetterebbe da un romanzo a tinte Thriller... il colpevole è facilmente individuabile fin dalla prima volta che compare, gli incidenti si susseguono dopo pagine e pagine che non succede niente e con pochissima suspense (mentre l'Autrice dedica diverse pagine a spiegare nel dettaglio tutte le tecniche legate all'allevamento delle ostriche e all'apertura delle valve per impossessarsi delle perle...). Quasi assente l'eros: Laura purtroppo è stata vittima di un incendio e porta ancora le cicatrici delle ustioni sul corpo e quindi per tutto il libro se ne gira con camicette abbottonate fino al collo che unite alla sua mancanza di autostima non aiutano per niente a "far divampare la passione" tra Laura e Nick, passione che viene costantemente repressa dopo qualche bacio appassionato, subito raffreddato dall'insicurezza di Laura. 

Mi aspettavo di più da questo romanzo, pensandoci di trovare atmosfere da spionaggio e giallo d'azione al cardiopalma ma così carente di "scene forti" come poi si è rivelato (anche l'incendio finale nel quale Laura rivive il trauma è stato ridotto all'osso) "Basta Perle Nere!" non va oltre la sufficienza.

 

Gli stralci più belli:   

"L'unico problema di tutta la faccenda erano le sensazioni che la vicinanza di Nick aveva destato in lei. I suoi baci avevano provocato un'esplosione di emozioni complesse, dolci e amare, che la confondevano. Laura aveva creduto di sapersi dominare bene, meglio di chiunque avesse incontrato, perlomeno. Ma con Nick era diverso. Semplicemente, non ce la faceva a resistergli. Sarebbe stato facile, infatti, evitare i suoi baci la notte prima oppure non ricambiarli. Anche in quei momenti, però, Laura non era riuscita a dimenticare le cicatrici e non si era concessa neppure per un istante l'illusione di poter essere amata."

"I lunghi capelli scuri di Laura erano nastri lucenti e le labbra erano umide. D'impulso, Nick le sfiorò una guancia. Era stato un gesto istintivo. Laura si ritrasse e il sorriso si spense sul suo volto. Nick detestava leggere la paura e lo sgomento negli occhi di lei. Le prese il viso tra le mani e si chinò sulla sua bocca. Si avvicinò di più, spingendola con la schiena contro la porta. La camicetta bagnata non riusciva più a nascondere i seni di lei contro il petto di Nick. Laura si sentì improvvisamente sfinita, stanca di lottare, di essere da sola. Le sembrò naturale desiderare un po' d'amore, provare piacere per le carezze languide. Nick era stupendo, così forte e maschio.  E sapeva baciare con passione. Provavano entrambi un'attrazione reciproca e sconvolgente. Laura non si era mai abbandonata, fiduciosa, tra le braccia di un uomo, ma Nick per lei esercitava il fascino irresistibile del proibito. Rabbrividì nel sentire le mani di lui sui fianchi e si accorse di averlo eccitato. (...) "Ti voglio", le sussurrò lui sulle labbra. "Laura, desidero fare l'amore con te."



"Per l'Amore di un Gitano" di Anne Mather (Collezione Harmony)

Trama: Nei vasti spazi disabitati della Camargue errano i cavalli e i tori selvaggi. E ogni anno, a Saintes-Maries-de-la-Mer, i gitani si radunano per festeggiare Sarah, la loro protettrice. Si scatena allora una gioiosa kermesse in cui si perpetuano tradizioni secolari. A volte, si celebra un matrimonio, secondo gli antichi riti... Così era stato per Diane, la giovane e bella studentessa inglese, e Manuel, il gitano appartenente all'aristocrazia provenzale. Ma la gelosia e la cattiveria avevano bruscamente infranto la loro felicità. Ora, dopo tre anni, Diane ritorna... 

Commento di Lunaria: Tempo fa avevo recensito "Fascino Gitano", un romanzo interessante, https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/02/fascino-gitano-di-rebecca-winters.html  che dietro la trama a tinte Rosa affrontava anche il tema del razzismo contro il popolo Rom, tra i più perseguitati della Storia, e della solitudine che colpisce le persone ingiustamente ostracizzate e segregate. Oltre a questo, il punto di forza del romanzo era dato da qualche aneddoto inerente le tradizioni rom.  "Per l'Amore di un Gitano" imbastisce una trama drammatica (una donna rimasta incinta, vittima di una congiura ordita dai parenti di lui, allontanata dall'uomo che ama) ma non mantiene le premesse: la cultura Rom è ridotta all'osso in poche pagine, il protagonista maschile, Manuel, è collerico, stalker e possessivo (solo verso il finale si lascia andare a uno slancio di sentimento e tenerezza), Diane è costantemente in balia della tristezza e dell'ansia; praticamente assenti le scene "hot" e i contatti fisici tra i due sono sempre caratterizzati da irruenza e da rabbia. Un romanzo molto amaro, che si conclude con l'happy end, sì, ma che si è trascinato penosamente per 158 pagine e dove i due protagonisti risolvono i conflitti solo verso le ultime pagine! Peccato che la suggestiva festa in onore di Sara La Kali, una Dea cristianizzata molto venerata dai Rom sia stata descritta in sintesi... avrebbe potuto essere la parte più emozionante del romanzo, potendo rappresentare anche una sorta di tocco magico ed esoterico e invece l'Autrice spreca questa occasione.

Sara La Kali, una santa molto venerata dai Rom; 

in realtà trattasi di un'antica Dea, poi cristianizzata. Un indù mi ha confermato che Sara La Kali è la fusione di tre Dee indù (e i Rom probabilmente erano originari dell'India): "Sarasvati\Lakshmi\Kali = Sara La Kali", per l'appunto.

Per curiosità: "Per l'Amore di un Gitano" è il primo Harmony, il numero 1! L'Autrice ha scritto anche il più riuscito "Nell'antro della belva" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/05/nellaltro-della-belva-di-anne-mather.html) Qui trovate i primi quattro numeri della collezione Jolly https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/i-primi-quattro-numeri-della-serie-jolly.html

Gli stralci più belli:   

"Ma la loro felicità non era durata molto. Diane nascose il viso tra le mani. Com'era ingiusta la vita! Quando ci si credeva sul punto di raggiungere il paradiso, ve lo strappavano via con una crudeltà che poteva corrodervi sino all'anima... Soffocando un singhiozzo, Diane si alzò e andò alla finestra che dava sul giardino. Il sole stava per tramontare, le ombre si allungavano, ma l'aria aveva una dolcezza tentatrice."

"Diane si alzò di nuovo dal letto e a piedi nudi andò alla finestra. Una brezza leggera agitava le foglie dei platani che la luna aveva trasformato in gocce d'argento."

"Gli occhi di Manuel sembravano penetrarle sino nel profondo dell'anima. Non era giusto che lui la trattasse così, che facesse uso della sua sensualità per ridurla in quello stato di confusione mentale nel quale lei correva il rischio di dire la verità, tutta la verità, distruggendosi."

"Sentiva intensamente la presenza di lui dietro di sé, e aveva l'orribile presentimento che se lui l'avesse toccata, lei non avrebbe saputo resistergli."

"Prima che lei potesse sfuggirgli, la mano di lui le si richiuse intorno a un braccio. Poi Manuel l'attirò inesorabilmente a sé, imprigionandola alla vita flessuosa. Diane si dibatté, ma invano. Lui la strinse ancora più contro di sé, tanto che lei poté sentirne ogni muscolo irrigidito del corpo, dal petto, alle braccia, alle cosce. Fu una tortura raffinata. Poi Manuel piegò la testa, col dorso della mano spostò i lunghi capelli di Diane e le posò sulla nuca le labbra ardenti. (...) Il corpo di Diane si abbandonò, facendosi docile, e, senza più resistere, si modellò al suo. Ora lei gli si aggrappava disperatamente: le mani risalirono lungo il petto virile, si persero nei capelli della nuca, si allacciarono."

"Diane non aveva più un atomo di forza per resistergli. L'angoscia provata quando Manuel era alla mercè del toro aveva fatto crollare ogni sua difesa. Si aggrappò a lui, gli si abbandonò contro, gli sbottonò la camicia per appoggiarsi contro la sua pelle tiepida."


Altri romanzi Rosa sui Rom: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/la-canzone-dello-zingaro-di-regan.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/03/una-zingara-sotto-la-luna-di-sheila.html

APPROFONDIMENTO: LA PERSECUZIONE CONTRO I ROM E LE ORIGINI STORICHE DEL PREGIUDIZIO 

Il termine "zingaro" è dispregiativo. Deriva dal nome di una setta manichea, gli "Athingani", detti anche "Atsingani" o "Atsinganoi", "colui che non vuole essere toccato"; il termine generò "Tzigani", "Zingani", "Sigani", "Zingari". Gli Atsingani facevano parte di una setta eretica che rifiutava il contatto fisico, praticava la magia, conduceva vita itinerante. Già nel 1323 iniziò a circolare l'idea che fossero "della razza di Chaym"; non è chiaro se ci si riferisse a Cam o Caino, comunque la connotazione resta negativa. Vennero anche chiamati "Gypsy" o "Egiziani", termine derivante dal Monte Gype, noto come "Piccolo Egitto", nel Peloponneso. Nei Principati Rumeni o Danubiani le comunità Romanès furono spesso schiavizzate: già nel 1340 nobili serbi donarono alcune famiglie Rom al monastero della "santa vergine di Tismana" nei Carpazi. La schiavitù dei Rom è durata per oltre cinquecento anni; fu abolita nella metà del XIX secolo. In Ungheria erano schiavi anche i "Saraceni" ovvero i musulmani, e gli Ebrei Cazari, finché non si convertirono al cristianesimo. Nel 1445, Vlad Dracul portò con la forza dalla Bulgaria alla Valacchia circa 11.000-12.000 persone "che sembravano egiziani". I Rom venivano usati come forza-lavoro non retribuita dallo Stato, dalla Chiesa o dai Boiardi; il termine "tigan", da "Atsingani", diventò sinonimo di "schiavo". Esisteva tutta una divisione per gli schiavi: schiavi domestici, dei campi, della corona, dello Stato, della Chiesa ecc. Comunque, qualche schiavo riusciva ad emanciparsi, per esempio nel 1595 Stefan Razvan, riuscì a diventare un boiardo e poi principe moldavo. Anche la Chiesa perseguitava i Rom: per via della divinazione, soprattutto chiromanzia, danze, lavorazione dei metalli, le comunità Romanès vennero accusate dalla Santa Inquisizione. Vennero perseguitati anche per il colore della pelle scura, che in quel periodo era associato al diavolo. Queste erano alcune delle pene previste per i Rom: allontanamento, fustigazione pubblica, marchio a fuoco, taglio del naso e delle orecchie, galera, impiccagione. Il "girovagare" e il fermarsi in zone di confine nelle foreste o sulle montagne derivava proprio dal fatto che erano cacciati ovunque; nel 1646, a Berna, era legale "abbattere o liquidare personalmente con bastonate o con arma da fuoco gli zingari". Ancora prima, nel 1498, Massimiliano I d'Asburgo aveva concesso il "diritto a chiunque di ammazzare e bruciare gli zingari". Nel 1749 in Spagna furono organizzate retate e il Vescovo di Oviedo sosteneva che la scomparsa dei "Gitanos" era "un servizio da rendere a Dio." Più tardi, quando si smise di ucciderli a vista, si cercò di "rieducarli" proibendo i loro vestiti, cibi, lingua, mestieri come il commercio di cavalli o la lavorazione di metalli. Fu in questo periodo che presso i Calé nacque il flamenco, che veniva usato per comunicare ed esprimersi, visto che era proibito usare la loro lingua (Nota di Lunaria: provvedimenti simili sono stati usati anche contro i Curdi. La Turchia ha varato leggi che proibivano persino la loro lingua, anche quella da usarsi tra genitori e figli!) 

Il termine corretto non è "zingari" è Romanì, che prevede diversi "gruppi": Kalè, Manouches, Kale, Romanichals, Sinti.  I 5 gruppi principali sono suddivisi in centinaia di sottogruppi, con una propria specificità culturale, etica e complesso di regole vincolanti (chi non le condivide viene estromesso) e un proprio dialetto. Ogni gruppo quindi rappresenta una realtà a sé stante, e non va confusa "con un unico termine", come si fa sempre. Si possono distinguere i Rom in base ai mestieri che esercitavano un tempo; qui ne elenco qualcuno:

Rom Lautari -> musicisti

Rom Lovara -> allevatori e commercianti di cavalli

Rom Argintari -> lavoratori di argento

Zlatari, Aurari -> orafi  

Rom Kalderasa -> lavorazione del rame

Rom Ursari -> ammaestravano gli orsi; erano anche artisti ambulanti e acrobati da circo.

Rom Keramidara -> fabbricanti di mattoni e ceramica

Rom Setara -> produttori di setacci e cesti in vimini

Rom Colara -> venditori di tappeti

Rom Machvaja -> chiromanti, astrologi e narratori di leggende.

Onde evitare il perpetrarsi di stereotipi e pregiudizi contro i Rom, sfoggiando la propria ignoranza, per lo più, suggerisco di leggere questi libri prima di "parlare a vanvera" su un argomento che il 99% di chi parla "contro gli zingari" ignora totalmente:




Per quanto riguarda il genocidio compiuto dai nazisti, detto "Porrajmos", forma sostantivata del verbo "Porav-", "divorare, ingoiare", si calcola che furono almeno 500 mila i Rom e i Sinti massacrati. Altri termini usati dai Rom per definire il loro genocidio sono stati "Samudaripen", "Samudaripé", "Baro Romanò Meripen", "La grande morte". Ovviamente prima del nazismo vero e proprio, erano già uscite pubblicazioni "pseudo-scientifiche" che catalogavano le razze in base alla loro presunta inferiorità etnica. Gli "zingari" vennero marchiati come inferiori da "studiosi" come Gonineau o Galton (padre dell'eugenetica) e questo fu il preludio alla politica di sterminio. Termini come "igiene razziale, razza ariana, piaga zingara" iniziarono a circolare. Il nazismo si appoggiò al darwinismo sociale per giustificare la superiorità della razza bianca su quella nera e di quella ariana su tutte le altre razze bianche. I Rom vennero rinchiusi nei campi di concentramento dove si moriva per fame, per stenti, per lavoro. Le donne venivano sterilizzate e venivano compiuti esperimenti scientifici.

Quello che sanno in pochi è che Rom e Sinti militarono nelle file partigiane: Amilcare Debar, Walter Vampa Catter e Giuseppe Catter, Renato Mastini, Lino Ercole Festini, Silvio Paina.

Le comunità Sinti e Rom vennero perseguitate ovunque: in Croazia dagli Ustascia, in Belgio, Olanda, Moravia, Romania, Polonia, Norvegia, Lussemburgo, Danimarca, Svezia, Finlandia, Francia, Grecia, Estonia, Lettonia, Lituania, Ucraina, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Albania.

Ovviamente non si sono mai risarcite le vittime del Porrajmos, perché si accampano vari pretesti per negarne il genocidio. (idem dicasi per Gay o Testimoni di Geova, perseguitati e internati anche loro. Nota di Lunaria) 

Anche il termine attuale di "campo nomade" è figlio della mentalità nazi-fascista: "campo" rimanda a "campo di sterminio", un luogo "distaccato" dalla società. "Nomade" non specifica il nome dell'etnia e rimanda a "non nominato, non esistente". Non a caso i campi nomadi vengono ubicati in luoghi degradati e malsani e nei mass media si presentano sempre gli stessi stereotipi, che serviranno a rinforzare l'illegalità. Gli stereotipi servono a semplificare la realtà e chi li coltiva è interessato solo agli aspetti negativi, tutto il resto non esiste. 








"Magie d'Amore: Per Sempre" di Nora Roberts (serie Mystère)

Una delle Regine del Rosa, che ha scritto centinaia di romanzi di grande successo... Dopo "Morgana" e "Liam" Anche "Magie d'Amore" (2002) riprende atmosfere fantasy romantiche, raccogliendo ben tre racconti lunghi.

PER SEMPRE

Trama: Un'isola, dove si racconta che le fate arrivino lasciando la loro dimora sotto le colline per stare sugli scogli sotto forma umana... Una ragazza, Allena, con la testa tra le nuvole e costantemente criticata dalla sua famiglia che, dopo aver acquistato un misterioso ciondolo, si ritrova su quell'isola deserta... un affascinante eremita, Conal, dal passato tormentato e da un magico segreto che coinvolgerà anche Allena... che saprà far breccia in quel suo cuore indurito e cinico con la sua innocenza, premura e dolcezza. Un cocktail esplosivo di passione, che un sortilegio ancestrale sembra ostacolare...


Commento di Lunaria: Esattamente come "Liam" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/12/liam-di-nora-roberts-collezione-harmony.html e"Morgana" https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/morgana-di-nora-roberts-collezione.html anche "Magie d'Amore" è un romanzo Rosa dalle atmosfere "medieval" e magiche.  Raccoglie ben tre racconti lunghi: "Incantesimo" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/magie-damore-incantesimo-di-nora.html), "Per sempre", "In un sogno" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/magie-damore-in-un-sogno-di-nora.html).  L'Autrice è riuscita con abilità a narrare storie appassionanti "con un tocco alla Terra di Mezzo", per le atmosfere, le ambientazioni, i dialoghi, i personaggi (Conal è di origine elfica e compare il tema del gioiello magico che riunisce due anime gemelle destinate a trovarsi...) Devo dire che questi tre racconti mi hanno decisamente emozionato e fatto sognare ad occhi aperti...


Gli stralci più belli: 

"Perché lui l'aveva baciata a quel modo? No, non era vero. Non era stato lui a farlo. Era semplicemente successo ad entrambi. Per entrambi. Aveva avvertito un rombo nella testa, nel sangue, mai provato fino a quel momento. Più che passione, si disse, più che brama. Una sorta di disperato riconoscimento. (...) Si fermò, lasciò che il vento la colpisse con le sue ali frenetiche, che la spuma delle onde le si avventasse contro. Sopra di lei un gabbiano bianco come la luna emise il suo strido rauco e si lasciò trasportare dalle correnti d'aria. Oh, come invidiava quella sua libertà. Poter volare via, ovunque il vento l'avesse voluta portare. E sapere che, quando fosse atterrata, lì sarebbe stato il suo posto, il suo tempo, il suo trionfo."

"Se già non lo avesse amato, si sarebbe innamorata di lui in quel momento, mentre le sue parole ancora echeggiavano nell'aria e i suoi occhi si erano oscurati per l'insofferenza."

"Chiusero fuori il mondo. Spinsero il tempo. Conal non avrebbe accettato l'idea che entrambi stessero tessendo una sorta di magia, ma per Allena non c'era altra parola più adatta."

"Allena non riusciva a dormire. Per quanto breve fosse la notte, lei non poteva sprecarla nei sogni. E allora se ne stava distesa in silenzio, del tutto sveglia e riviveva ogni momento del giorno che era trascorso. Lo avevano concluso facendo l'amore. (...) Conal fu trascinato nel desiderio come si viene trascinati tra le nebbie."

"Si vestì in silenzio e uscì ad aspettare l'alba del giorno più lungo. Adesso non c'era la luna e neppure c'erano stelle, nulla a infrangere quell'oscurità infinita che si andava diffondendo. Vedeva il declivio delle scogliere frastagliate là dove c'era il cerchio delle pietre, in attesa. (...) Le brume scivolarono sul terreno, si levarono nell'aria come un sipario umido (...) Nell'aria il grigiore assunse il luccichio di una perla."

"L'Isola di Dolman è a dieci miglia della costa sudoccidentale dell'Irlanda. Qui siamo a cavallo tra l'Atlantico e il mar Celtico. C'è chi sostiene che le fate vengono qui lasciando la loro dimora sotto le colline per stare al sole sugli scogli sotto forma umana (...) C'è chi sostiene che la mia bisnonna ha lasciato la propria dimora, il palazzo sotto la collina, e si è promessa al mio bisnonno la notte del solstizio d'estate, mentre stavano accanto alla pietra della danza sulla scogliera. Cent'anni fa. Così come, cent'anni prima, un altro mio consanguineo è stato nello stesso posto con la donna con la quale si è impegnato. E anche un altro secolo prima è successo lo stesso, e sempre la stessa notte nello stesso luogo in cui la stella si fa vedere."

"Era un sogno. Il sogno più stupendo e reale che avesse mai fatto.  E che avrebbe conservato per sempre nella memoria. (...) C'erano due giorni di tempo per aprirgli il cuore. L'amore non era affatto quello che si era immaginata. Era ancora più splendido. Lei aveva bisogno della speranza, della fiducia che, nei pochi giorni di tempo che le restavano, sarebbe riuscita a risvegliarlo e a fargli sentire quello che lei provava. Aveva scoperto che l'amore era così enorme da riempire ogni spazio interiore di luce. Non c'era posto per le ombre, per i dubbi."

"I suoi sospiri erano come musica, il suo canto mormorava il nome di lui. Allena gli sfilò il maglione, traendo di nuovo un sospiro allorché i loro corpi si toccarono di nuovo, e bisbigliando il nome di lui con le labbra premute sul suo collo. Bastò questo a dargli quella dolcezza che lui si era negata. E tutto ciò che Conal aveva dentro di sé, glielo offrì a propria volta. Si muoveva e si sollevava sotto di lui come se avessero danzato quella danza insieme da un'intera vita.  Si arrendeva in lui e con lui, ora fluida, ora forte. E le pulsazioni affrettate dentro il suo corpo erano come quelle di lui. Il suo profumo era il sapone, il suo sapore fresco come la pioggia. Conal la guardava librarsi ed era nuovamente una fata con le ali spalancate. Mentre raggiungeva l'acme aprì gli occhi e lo guardò. E sorrise. Nessuno mai le aveva dato tanto e neppure mostrato quanto lei aveva da offrire. Il suo corpo vibrava in quei fremiti e il suo cuore sperimentava la gioia illimitata di essere finalmente giunta a casa.  Si arcuò tutta, aprendosi perché lui occupasse ogni parte del suo essere e mentre la possedeva tutto ciò che era bello iniziò a splendere e tutto ciò che era potere a cantare sommessamente.  E mentre si prendevano reciprocamente, nessuno dei due notò la stella incisa nell'argento che scintillava azzurra come una fiamma."