"L'Amorosa" di Mura (1942)




Trama: Federico è innamorato di Liana, la sua amante che di tanto in tanto lo trascura per stare col marito. Mentre soggiorna in un albergo, Federico viene avvicinato da Anna, una donna che sembra quasi irreale ed incorporea nel suo fascino e candore, che decide di sedurre quell'uomo solitario e pensieroso; tutto parte dalle dita di Anna che si posano sugli occhi dell'uomo... Presto Federico si innamora perdutamente di Anna, dimenticando Liana, ma anche Anna ha già un amante...  Quale dei due uomini vincerà, nel cuore di Anna, l'Amorosa? 

Commento di Lunaria: "L'Amorosa" è il primo romanzo che leggo di Mura, celebre autrice di romanzi sentimentali dei primi del Novecento che riscossero un gran successo e influenzarono la cultura del tempo, esattamente come Liala. https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/06/signorsi-di-liala.html

 Lo stile narrativo di Mura è delicato, sentimentale, onirico, dai toni pastello; grande spazio è dato ai pensieri e alla descrizione della psicologia dei personaggi protagonisti; poche le descrizioni di ambienti (resi comunque con maestria usando poche parole di grande suggestione, a confine con la poesia) e i dialoghi ridotti all'osso e quasi sussurrati. L'eros carnale, almeno in "L'Amorosa" è pressoché inesistente, il tutto viene descritto con toni platonici e solo suggerito, anche se i personaggi vibrano di amore e sentimentalismo ad ogni pagina, ma il tono narrativo resta sempre casto e quasi pudico.

Sicuramente quello di Mura è un nome da riscoprire per ricercare le origini del genere Rosa in Italia.

Gli stralci più belli:

"Si gettò vestito sul letto e chiuse gli occhi, deciso a non pensare, a non lottare contro il disappunto, a respingere il dolore, a rifiutarsi alla delusione. Rimase immobile come se non si appartenesse più, vuoto di pensieri e di energie. Risentì, improvvisamente, la carezza di due mani lievi che gli coprivano gli occhi (...) La carezza femminile rimaneva, insistente, fresca, lievissima, come se invece di mani gli si fossero posati sugli occhi petali di rose."

"Si alzò, per vincere un senso di desolazione che gli comunicava a poco a poco una inquietudine scontrosa. (...) Si affacciò alla finestra che dava sul vasto piazzale coperto da un tappeto di erba montanina, pallida, a macchie rosa e rosse, inumidita dal pulviscolo luminoso d'una fontana romana, e guardò fisso le montagne che vestivano il loro violetto abito notturno."

"Su tutta quella piena di sentimento che sgorgava dalla sua anima come un rivolo d'acqua purissima un nome più lieve d'un'ala di farfalla tentava di cercare il proprio posto: Lina! Lina! Lina! Scese che il sole era già tramontato dietro la più alta delle montagne."

"Federico si avvicinò alla finestra e sorrise alle alpi nere, immense, paurose di silenzio e di solitudine, smerlate a picchi, a curve, a bizzarri disegni contro il cielo che apriva le sue tende di velluto, con pigrizia estiva, alle stelle montanine. Accese una sigaretta, soffiò nell'aria limpidissima il fumo che si disperse senza colore, e rientrò nella camera ormai avvolta nell'ombra."

"Uscì dal salone, e invece di salire nella sua camera come di solito, pensò di fare quattro passi al fresco, lungo il viale alberato di pini così alti e così folti da averne quasi paura la notte. Ai lati del vialone, il bosco fitto, umido, freschissimo, un bosco da malanni e da libri di fate."

"Un fruscio. Egli si alzò, si guardò attorno: nel buio della foresta non poté scorgere nulla. E pensò per la seconda volta ai libri delle fate. Si avviò verso l'albergo lentamente, camminando con stanchezza, incerto nel passo per la soggezione d'uno sguardo ignoto che forse lo seguiva a breve distanza."

"Anna si alzò e si avvicinò alla finestra spalancata, appoggiandosi coi gomiti sul davanzale. Rimase assorta, nel chiarore pallido delle stelle, a guardare la montagna. Egli esitò prima di avvicinarsi a lei: gli piacque guardarla così immobile nel quadrato chiaro della finestra, figurina ideale sullo sfondo cupo dei boschi e lo colse una tenerezza struggente che gli portò sulle labbra un'esclamazione irresistibile: cara!"

"Mi potrete amare un giorno?" Federico non rispose. Le baciò le mani piano piano respirandone il profumo sulla pelle morbidissima. Ella gli fu grata di aver taciuto e glielo disse: "Vi ringrazio." Nacque allora uno di quei silenzi capaci di comunicare un vago tremore che nulla può placare: il silenzio dell'attimo che precede un gesto definitivo. Il bacio che tutti e due aspettavano era già vivo tra di loro, palpitava già sulle loro labbra, giocava già a ritmo col pulsare frequente dei loro cuori e tuttavia esitava nell'offrirsi per un timore inespresso del dopo."

"Ma ecco che la dolce avventura non ancora cominciata doveva concludersi con una rinunzia, distrutta dalla presenza di questa donna che arrivava quando non era più attesa e che portava con sé tutto il bagaglio di un amore dove non c'era più posto per riceverlo né forza per sopportarlo."

"Venite nel bosco!", gli gridò una voce fresca di lontano. "A destra..." Balzò in piedi, scavalcò la piccola siepe dietro la quale due sere prima Anna si era nascosta, e s'internò tra i pini foltissimi, camminando faticosamente su un terreno di foglie ingiallite e rumorose come se fossero vive e si irritassero di venire calpestate. Vide tra gli alberi una figurina azzurra che gli veniva incontro salutandolo con la mano. (...) creatura rosea, vestita di azzurro, giovane e fresca simile a certe camelie di marzo, morbide allo sguardo come il velluto delle rose al tatto."

"Ella lo prese per mano, ridendo di piacere per il complimento che sentiva sincero, e lo diresse nell'interno del bosco, camminando a passi lunghi, elastici, rapidi. "C'é la chiesetta dei lebbrosi in alto, scommetto che non l'avete veduta mai. (...) Andremo lassù, dove c'è uno spiazzo verde e tutto ombroso. Ci sono sparsi dei grossi massi che servirono da sedili agli ammalati. (...) Sembra una conca di azzurro e di verde tra il cupo delle pinete. In un angolino, addossata alla montagna che in quel punto è arida e rocciosa, c'è una chiesetta sgretolata, con un altare malinconico e qualche dipinto che il tempo ha quasi cancellato: è la chiesetta dei lebbrosi." 

"Preferisco il mio docile e flessibile aspetto di amorosa che esiste soltanto attraverso il respiro del suo amore."

"Egli aveva voglia di dire e voglia di piangere, subito blandito da quella voce e da quella dolcezza. Si sentiva veramente bambino e sulle mani ch'ella gli porgeva, nascose il volto. Parlò così, con la guancia appoggiata sulle mani di Anna e gli occhi fissi lontano tra gli ombrelli neri dei pini. Raccontò la gioia e la tristezza di quei due giorni di amore, finiti così male."

"Allora, allora soltanto ti amerò. Allora soltanto... Ma dimmi che verrà il giorno nel quale sarai tutta assolutamente mia. (...) "Aspettami, amor mio, aspettami... e non essere impaziente. Voglio venire da te guarita, senza rimpianti, senza rimorsi, senza tristezza. Per questo mio ultimo amore voglio preparare a me stessa, una me stessa in istato di grazia."

"Per la prima volta, dopo tanto amore, ella non seppe godere dell'amore. La sua insensibilità improvvisa la stupì così profondamente che scoppiò in singhiozzi. La certezza della fine assoluta dell'amore e del desiderio in lei, fu così profondo, ch'ella ne provò come uno spavento. Sdraiata di fianco all'uomo che l'aveva amata senza accorgersi ch'ella non s'era offerta, cogli occhi spalancati nel buio e il volto rigato di pianto, ella sentiva il bisogno di alzarsi, di fuggire, di non rimanere comunque vicina a quell'uomo che era di colpo diventato per lei un estraneo."

Mura fu una scrittrice molto prolifica... ecco le sue opere


''Tentazione Fatale'' di Mandy Moore (Blue Tango)


Trama:  Per Jennifer, giovane manager nel settore alberghiero, la tenuta che un prozio le ha lasciato in Irlanda rappresenta l'unico rifugio al mondo dove nascondersi da un pericolo che minaccia la sua vita e il luogo ideale per ricominciare tutto da capo. Ma non ha fatto i conti con Eliza, il misterioso fantasma che dimora da secoli nella vecchia torre; si racconta che Eliza, una donna irlandese costretta a sposare un inglese, tradiva il marito e cospirava contro l'Inghilterra; venne rinchiusa dal marito tradito in quella torre, dove assistette allo sterminio dell'amante, un marinaio spagnolo, e della sua flotta. Disperata, Eliza si gettò dall'alto della torre, sfracellandosi sulle rocce del promontorio.  Da allora, Eliza fa sentire le sue urla agghiaccianti e ha portato alla follia Elizabeth O'Casey, trovata sfracellata anche lei sulle rocce... E Jennifer non ha fatto i conti neppure con Jack, che vuole comprare la tenuta, e tanto meno col cugino di lui, Michael, che sembra usare la seduzione per convincerla ad andarsene.  Ma Jennifer è testarda. Non crede alla seduzione e neppure ai fantasmi. Finché non conoscerà l'una e gli altri...


Commento di Lunaria: Davvero avvincente questo "Tentazione fatale" (titolo italiano poco appropriato, l'originale è "Eliza's Ghost", più pertinente)  è  vero che il finale "scade in una spiegazione razionale" (anche se il dubbio rimane...), ma per quasi tutti i capitoli si respirano a pieni polmoni atmosfere gotiche che ci ricordano i classici di Ann Radcliffe: sospiri, urla strazianti, strani bagliori nella notte, antiche maledizioni, complotti e intrighi... Ben descritta anche la scena dell'amplesso tra i due protagonisti, ma qui, a farla da padrona, è l'atmosfera perennemente spettrale e claustrofobica, con quella torre infestata a strapiombo sul mare e i bellissimi paesaggi irlandesi impregnati di mistero ancestrale.  Le descrizioni dei risvegli di Jennifer nella notte, al suono delle civette, fanno un certo effetto "alla Macbeth". 

Uno dei romanzi migliori che ho letto a tema "paranormal romance", insieme a "Il Castello Incantato" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/03/il-castello-incantato-di-anne-stuart.html) e "La Casa dell'Incubo" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/02/la-casa-dellincubo-di-regan-forest.html)

Perciò, fate il possibile per procurarvelo!


Gli stralci più belli: 

"Fuori, fu colpita dal verde intenso della vallata, incuneata come un punteruolo nella costa alta a strapiombo sul mare, d'un azzurro scintillante. Il vento mescolava il sentore salmastro con il profumo della brughiera, e le grida delle starne e dei gabbiani reali si rincorrevano nel cielo limpido, a tratti solcato da sbuffi di nuvole candide, pennacchi che si gonfiavano o si disperdevano a seconda del vento. Jennifer respirò forte. In quel luogo avrebbe potuto dimenticare. Essere un'altra persona, crearsi una nuova vita, costruire qualcosa che fosse soltanto suo."

"Sospirò allungando lo sguardo verso la torre che si ergeva come un monolito a ridosso dello strapiombo. Nugoli di uccelli stavano appollaiati sui merli della parte sud, a godersi il sole del mattino. Decisamente, era un ottimo posto di avvistamento. Nell'antichità quella torre doveva essere servita come luogo di vedetta per avvistare le navi degli odiati inglesi. In una giornata molto limpida, forse da lassù si poteva persino vedere la costa britannica, oltre il canale di San Giorgio. Jennifer non conosceva molto la storia del luogo, ma ne sapeva abbastanza per dedurne che anche lì, come nel resto dell'Irlanda, la guerra con gli inglesi doveva essere stata feroce. In ogni caso, a qualsiasi scopo fosse stata eretta quella torre, le piaceva, pensò avvicinandosi alla base quadrata, dall'aria solida e massiccia. Via via che si innalzava verso il cielo si assottigliava, dando quasi l'impressione di volere finire nel nulla, e il fatto che uno dei quattro angoli fosse smussato la rendeva ancora più suggestiva. A guardarla dal basso, dava l'impressione di non finire mai. Jennifer girò tutto intorno al perimetro, nella striscia d'erba invasa dalle erbacce e dagli arbusti che nessuno doveva essersi occupato di potare da anni. L'insieme era selvaggio, abbandonato, e affascinante. Una vecchia porta di legno consunta dal tempo, dal vento e dall'acqua chiudeva l'unico accesso all'interno. Jennifer prese dalla tasca il mazzo di chiavi che le era stato consegnato il giorno prima, ne provò un certo numero e finalmente trovò quella giusta. I cardini erano arrugginiti e si udì un cigolio sinistro mentre la porta si apriva lentamente. Poi d'un tratto Jennifer gettò un grido, fece un balzo indietro e cadde a terra tra i rovi e le pietre. "Oh, mio Dio", gridò, quasi isterica, vedendo la torma di pipistrelli che la sorvolava a volo radente, mentre l'aria si riempiva di suoni striduli e sottili, quasi impercettibili. Pipistrelli, dannazione! Soltanto pipistrelli. Per qualche secondo rimase a terra, il cuore che le batteva in gola a ritmo serrato. (...) Quel luogo aveva qualcosa di misterioso, un'atmosfera vagamente intimidatoria, e lei si sentiva minacciata, come se non avesse alcun diritto di stare lì. E invece ce l'aveva eccome"

"La luce proveniva dalle feritoie sulle pareti, una per ogni lato della torre, dalle quali evidentemente entravano anche i pipistrelli e chissà quanti altri animali. Stando bene attenta a dove metteva i piedi, Jennifer si avvicinò a una delle aperture e guardò fuori. Trattenne il fiato alla bellezza del paesaggio aspro e selvaggio in direzione delle colline, ma con uno scorcio di mare visibile nella parte occidentale. Fece il giro della stanza e guardò da tutti i lati, quindi si avventurò su per la scala a chiocciola in pietra che si apriva in un angolo della stanza. Si diede della stupida per non avere portato una torcia con sé, ma l'intera torre era disseminata di feritoie e pensò che quella luce sarebbe potuta bastarle. I gradini sembravano non finire mai. Ben presto perse l'orientamento, giacché saliva continuando a girare in tondo in un circolo così stretto che aveva l'impressione di ruotare all'infinito su se stessa. Per lungo tempo non incontrò nulla, né stanze né piani, e a un certo punto sparirono anche le feritoie e con esse la luce. Una sensazione di panico l'afferrò e provò l'impulso di girarsi e tornare indietro precipitosamente, ma qualcosa dentro di lei le impose di reagire alla paura. Era fuggita proprio per non dovere avere più paura. Non sarebbe stato un po' di buio a farle cambiare idea. Strinse i pugni e serrò i denti continuando a procedere. D'improvviso dei fili molli e vischiosi le strisciarono sul viso, avvolgendosi poi intorno alla testa, e Jennifer annaspò sputando e mugolando per il ribrezzo. Ragnatele! Si pulì il viso alla meglio e continuò ad avanzare, mulinando le braccia come delle pale per liberare il vuoto davanti a sé. Stava per cedere allo sconforto quando finalmente le sembrò di intravedere un chiarore più avanti. Doveva esserci un'altra feritoia da qualche parte. Salì altri due o tre scalini e cominciò a distinguere le pareti, infine una lama di luce sottile colpì un gradino in parte divelto. Lo evitò e mise il piede su quello seguente, pensando che i suoi sandali bianchi non erano certo l'ideale per quella scala accidentata. Ma ormai era lì e quella luce le aveva infuso nuovo coraggio. Trasse un sospiro di sollievo, ma fu una sensazione di breve durata, poiché un rumore proveniente dall'alto le fece gelare il sangue nelle vene. Sembrava un lamento. Era un suono spettrale, lontano, inumano. Jennifer si irrigidì, in ascolto, protendendo il capo in avanti nella tromba delle scale per distinguere meglio. Di nuovo udì quel suono agghiacciante, un gemito spaventoso. "Ehi, lassù!", chiamò per farsi coraggio con la sua stessa voce, ma questa uscì così flebile che persino lei la udì a stento.  "C'è qualcuno?", riprovò, più forte questa volta. Tesa allo spasimo, ascoltò, il cuore che le batteva in gola come un tamburo. (...) Il lamento si ripeté. Facendosi coraggio, Jennifer salì un altro gradino, ma poi si fermò di nuovo mentre un grido lacerava il buio e il silenzio. Un grido di donna, su questo non c'era alcun dubbio. E subito dopo un ringhio, un latrato e uno scalpiccio sinistro, come se un'intera muta di belve feroci si fosse lanciata giù per i gradini. Terrorizzata Jennifer fece un passo indietro, dimenticandosi del gradino smussato; la suola di cuoio del sandalo scivolò e lei perse l'equilibrio. Nel momento in cui cadeva vide un mostro nero che l'assaliva e riconobbe il cerbero tricefalo guardiano dell'Ade, sentì il suo alito fetido sul collo e l'ultima cosa che percepì prima di perdere i sensi furono le zanne acuminate che spiccavano tra le fauci spalancate, moltiplicate per tre."

"E poiché quel momento cupo era passato, non osò più chiedergli che cosa avesse inteso dire con quella frase lasciata a metà. Prima di che cosa? Cosa era accaduto in quel luogo che aveva messo fine alle sue visite alla torre? Decise di aspettare il momento adatto per chiederglielo. Lui salì a sua volta e mise in moto, e la Rolls si avviò mollemente su per la collina, contro lo sfondo rosso sangue del cielo acceso dal tramonto. Dietro di loro, la torre svettava scura e solitaria nella sera conservando intatto il suo mistero."

"Mi piace l'idea che la vecchia torre abbia la sua leggenda, ma non posso davvero credere che il fantasma di una donna si aggiri inquieto tra quelle mura da centinaia di anni." "Immagino che la penseresti diversamente se sapessi che Eliza uccide le persone che odia, vero?" Il tono improvvisamente brusco fece sussultare Jennifer."

"Fu svegliata di soprassalto dal grido. Balzò a sedere sul letto, il cuore che le batteva forte in gola. Cos'era stato? La camera era immersa nel buio. La notte pareva silenziosa. Suggestione, pensò. Tutte quelle chiacchiere di fantasmi e di morti violente l'avevano condizionata al punto che aveva avuto un incubo. Prese due o tre lunghi respiri, imponendosi di rilassarsi, e stava per rimettersi distesa a dormire, quando un suono agghiacciante ruppe il silenzio della notte. Jennifer si immobilizzò, il sangue che era diventato ghiaccio nelle vene. Non si trattava di un gufo questa volta, né di una civetta. Era un grido di donna. Eliza? Per qualche attimo ci fu soltanto il rombo del suo sangue che dilagava furioso alle tempie, poi, di nuovo, quel suono terrificante. E questa volta Jennifer credette di distinguere il proprio nome in quella voce d'oltretomba. (...) Ansimando per la tensione, sollevò la finestra scorrevole e sussultò all'improvvisa folata di vento che le gettò addosso la leggera tenda bianca. La finestra non aveva imposte e la notte fuori era densa e nera. Cercò di aguzzare lo sguardo nel buio e poi d'improvviso il cuore le si fermò nel petto. C'era uno scintillio luminoso ai piedi della torre, come se qualcuno agitasse in aria un oggetto fosforescente. Più per reazione istintiva che per effettivo coraggio, Jennifer si sporse e gridò: "Chi è là? C'è qualcuno?" Lo scintillio si spense. E poi, nel buio, giunse di nuovo la voce, più comprensibile adesso.  "Jennifer... Jennifer..." Avrebbe potuto giurare che i capelli le si fossero rizzati sulla nuca. Quella voce non era... umana. Tentò di aprire di nuovo la bocca per rispondere, ma non un suono le uscì dalle labbra. Il vento fischiò tra le tegole smussate del tetto e, subito dopo, un frullio d'ali da qualche parte. [...] Quando finalmente l'alba cominciò a filtrare attraverso la tenda (...) Uscì di casa, dirigendosi a passo sicuro verso la torre. (...) Le sembrò che i ciuffi d'erba fossero stati piegati dal peso di una o più persone (...) E poi li vide, là dove cominciava la roccia: uno stiletto d'argento con l'impugnatura di madreperla, e macchie rosse di sangue tutto intorno."

"Non riusciva a dormire. Gettò indietro le coperte, il corpo accaldato, il sangue che le scorreva nelle vene come un veleno. (...) Un falcetto di luna brillava nel cielo, disegnando una sottile scia d'argento sul mare e diffondendo nel buio un pulviscolo iridescente. Era una notte incantata. Però qualcosa sbatté ancora, e più forte questa volta, più vicino. Jennifer si irrigidì, il cuore che le batteva in gola. Sollevò un poco la finestra e rimase in ascolto, ma l'unico suono che le giunse fu quello di una civetta nel bosco."

"Jennifer sentì il sangue farsi di ghiaccio nelle vene. Un grido si sparse nella vallata, quel grido stridulo e inquietante, quel... Medea, Emily! Pensò con una folgorazione improvvisa. Ecco che cosa le aveva ricordato il grido dell'attrice a teatro.  Il grido di Eliza. Si girò a guardare la torre, nero spettro nell'oscurità. Il vento roteava intorno ai merli producendo suoni inquietanti. Di nuovo, Jennifer si sentì chiamare. "Vieni, Jennifer. Vieni qui..." Michael, pensò Jennifer tremando, perché non ci sei adesso? Si girò e corse verso la casa. Non ho paura, si disse mentre sbatteva il portone dietro di sé. Era questo che aveva detto a Michael solo poco prima. Ma dalle finestre aperte il grido si insinuò ancora, e quel nome ripetuto e ripetuto, quasi una richiesta di aiuto. Dopo essere corsa in giro per tutte le stanze a sprangare le finestre, Jennifer continuò a udire quel richiamo come se provenisse dall'interno della casa. (...) Dovette lottare contro il vento per avvicinarsi alla porta della torre. Mentre cercava di aprire, notò delle luci in lontananza. (...) C'erano altre luci sul mare."

Altri romanzi consigliati: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/la-casa-delle-rose-di-carol-warburton.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/il-rischio-di-jane-silverwood-harmony.html

"Tra Passato e Presente" di Rita Clay Estrada (Harmony Destiny)

Trama:  Hope, affermata fotoreporter, dopo aver vissuto un'angosciosa avventura in Sudamerica, decide di rifugiarsi in una piccolissima isola di sua proprietà. La solitudine e il contatto diretto con una natura incontaminata l'aiutano a ritemprare anima e corpo. Ma ben presto a queste sensazioni se ne aggiungono altre, non previste. Chi è quella calda e forte figura maschile che dice di amarla con seducente sicurezza? Che cosa ci fa sulla sua isola?  E qual è l'oscuro e intrigante mistero che l'avvolge?


Commento di Lunaria: Devo dire che ero partita con grandi aspettative ma "Tra Passato e Presente" mi ha un po' deluso.  Non tanto per la trama, che anzi è davvero originale, a tinte paranormali, vertendo sull'attrazione e l'innamoramento tra una donna dei giorni nostri, Hope, e un fantasma, Armand, ufficiale francese ucciso nel 1762 a seguito di un tradimento dei suoi complici durante una fuga d'amore con Faith (il romanzo è uscito nel 1988, ben prima dei più celebrati Urban Fantasy), ma per il ritmo con il quale è narrato, un po' claudicante e dispersivo nei capitoli centrali. Mancano atmosfere inquietanti e spettrali che avrebbero conferito un tocco gotico alla vicenda (o meglio: l'Autrice le inserisce solo nel primo capitolo... e sono pure tra le pagine migliori del romanzo), tutti i capitoli centrali con Hope che indaga sulla vita di Armand e della donna da lui amata (incredibilmente somigliante a Hope) chiedendo a storici e custodi di museo per poter ricostruire alberi genealogici e contesto dell'epoca, sono anche i capitoli più noiosi; poche (anche se ben scritte) le scene d'amore, praticamente inesistenti le spiegazioni al perché Armand sia apparso proprio a Hope, al perché di tanto in tanto sia "fisicamente toccabile" (contraddicendo il concetto stesso di fantasma incorporeo...) e il finale, per quanto bello, viene "buttato lì" senza alcuna spiegazione, se non molto generica.  C'è da dire che anche se il tutto è ridotto all'osso (qualche approfondimento a tema ESP\Karma avrebbe dato più spessore alla vicenda) la storia è comunque piacevole.

"Tra Passato e Presente" partiva da ottime premesse ma non va oltre una sufficienza, anche se la vicenda per la sua originalità è degna di nota.


Gli stralci più belli:   "Qualcuno la stava osservando. Seduta sull'erba in cima alla collina, il punto più alto di Teardrop Island, un'isoletta presso la sponda occidentale del Lago Superiore, Hope lasciava vagare lo sguardo dalle onde che lambivano la spiaggia sotto di lei, ai declivi boscosi della terraferma, fino alle acque azzurre del lago. (...) Era tesa come una corda di violino. Ecco tornare quella strana, inquietante sensazione, provata già altre volte in passato in quello stesso luogo, ma mai così nitida, così violenta: c'era qualcuno lì vicino che la stava osservando, ne era certa, lo avvertiva con ogni fibra del proprio giovane corpo. Ma chi?"

 "Fu scossa da un brivido. Aveva forse bisogno della compagnia di un uomo per dare un senso a quell'improvviso desiderio di fare l'amore, solo guardando verso la collina illuminata dalla luna? Di nuovo la mente le tendeva trappole ingannatrici, come quando era prigioniera nella foresta."

"Devo essere uscita di senno", mormorò Hope aprendo di scatto la finestra della camera oscura, così che la stanza fosse illuminata a giorno. "In questa foto mi pare di vedere dei fantasmi... Ma no, sarà uno scherzo creato dalla carta rovinata!" (...) Non si trattava di uno scherzo: c'erano figure di uomini in quella prima istantanea e anche nelle successive. E dal loro abbigliamento si sarebbe detto che erano uomini di un'altra epoca, lontana. Spiriti? Fantasmi? C'era sotto un mistero..."

"Arrivata ansimante alla sommità, avvertì di nuovo con chiarezza la presenza. Di che genere fosse, se buona o cattiva, in quel momento non lo poteva dire. (...) Infine, quando era ormai quasi buio, imboccò il sentiero in discesa e proprio allora ebbe l'impressione che qualcuno o qualcosa la trattenesse, avvolgendola in una tenera ondata di calore. (...) Riprese di corsa la discesa e, giunta a casa, si buttò sul letto. Il cielo era pieno di nubi nere, che cominciavano a coprire la luna. (...) si impose di dimenticare i fantasmi e spiriti e cadde in un sonno profondo, che lampi e tuoni non riuscirono a turbare."

"Poi si chinò per osservare da vicino il volto di lui e la sua bocca.  Si ritrovò a baciarlo, tremante: era così forte, così bello, così irresistibile! Le braccia di Armand le cinsero le spalle e la sua lingua si insinuò fra le labbra di lei chiedendo un'immediata risposta."

"Armand intanto la faceva scivolare lentamente al suolo, sulle tavole del pontile, ancora tiepide di sole nell'ombra della sera, abbandonandosi su di lei, senza mai lasciarla, quasi avesse paura di perderla. Hope divenne ben presto altrettanto impaziente di sentirlo vicino e le sue mani lo cercarono avide, imperiose: aveva bisogno di lui. Le labbra di Armand furono sul suo seno, indugiando sui capezzoli. Hope gemette mentre lui la penetrava, quasi schiacciandola con il proprio peso contro il legno del pontile, con l'acqua che si infrangeva sotto."

"Hope visse i tre giorni successivi come avvolta in una foschia indistinta, con la mente assente e il cuore vuoto. Guardandosi allo specchio si meravigliava quasi di essere la stessa persona di sempre, di vedere riflesso lo stesso volto che era abituata a scorgere da anni. "Cammina, parla, è un essere quasi umano", mormorò fra sé un mattino, alludendo a se stessa in terza persona. (...) Tutto il suo spirito era inattivo. Ogni azione che compiva era per cercare di sopravvivere fino al giorno dopo. Più nulla era importante per lei, nulla le interessava. Nulla: quello era il termine che poteva riassumere la sua vita."


Qui trovate un romanzo con una storia simile, ma narrato con più maestria: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/ricominciamo-da-noi-di-joann-ross.html


"L'Uomo della Scogliera" di Angela Devine (Harmony Jolly)

Trama:  Appena sbarcata in Cornovaglia, Rose conosce Greg: alto, moro, un fisico d'atleta e due profondi occhi scuri che le ricordano un corsaro... Lei rimane subito stregata dal suo fascino magnetico e selvaggio. Ma chi è veramente Greg? E cosa vuole da lei? Lui dice di essere un semplice pescatore che desidera aiutarla a dimenticare la cocente delusione d'amore da cui sta fuggendo.  Ma, allora, perché Rose si sente manovrata....? Come può fidarsi di quell'uomo metà pirata e metà signore?


Commento di Lunaria:  I personaggi  di "L'Uomo della Scogliera" sono accattivanti ma niente più; la narrazione procede senza grandi colpi di scena ma in modo piuttosto lineare; latitano "atmosfere misteriose" che avrebbero dato quel tocco di intrigo al romanzo e anche la bellezza ancestrale di una landa come la Cornovaglia non viene descritta come meriterebbe. Pur accennando al "Greg mi nasconde qualcosa", pensiero che di tanto in tanto fa capolino tra le pagine, l'Autrice non riesce ad infondere quel guizzo che avrebbe accresciuto il senso del mistero e alla fine "il gran scandalo" si rivela di una banalità puerile.

L'erotismo fisico è quasi assente, ad eccezione di qualche scena che non va oltre i baci. Comunque, un elemento positivo della vicenda è il fatto che Greg, pur ricchissimo, non ostenta la sua ricchezza e anzi, pur di farsi apprezzare da Rose, già delusa da una precedente relazione con un uomo benestante, decide di farsi passare come pescatore.

In conclusione: "L'Uomo della Scogliera" partiva da ottime premesse ma non va oltre una sufficienza.


Gli stralci più belli:   

"L'uomo le cinse premuroso le spalle con un braccio e la fece accomodare su una sedia. Rose lo guardò sorpresa. Tanta dolcezza da un tipo rude come lui non se la sarebbe mai immaginata."

"Rose lo fissò pensosa. Certo, desiderava con tutta se stessa ritrovare il portadocumenti, ma non era tanto sicura di volere l'aiuto di quell'uomo che la faceva sentire come un'adolescente innamorata."

"Il Covo dei pirati era a pochi passi dal sentiero scosceso che portava in cima alla scogliera. Greg saliva veloce avanti a Rose costringendola ad affrettare il passo. Ma quando raggiunsero il punto più alto del promontorio, lei dimenticò per un attimo i suoi problemi e si fermò, conquistata dalla bellezza di quel paesaggio. Sotto di loro le onde si infrangevano contro gli scogli con una forza selvaggia mentre i gabbiani volavano alti nel cielo limpido e terso."

"Su!", le ordinò tendendole le braccia. Con quanta più dignità possibile, Rose si avvicinò a lui e in un attimo si ritrovò fra le sue possenti braccia. (...) Nei suoi profondi occhi scuri si leggeva un desiderio profondo e primitivo che le fece accelerare i battiti del cuore."

"Poi con un movimento improvviso l'attirò a sé, le alzò il mento con un dito e le diede un lungo, eccitante bacio. Lei fremette dal desiderio e per un folle momento gli rispose con uguale ardore.  Si strinse forte a lui, le labbra socchiuse e tremanti, e si abbandonò con una tale intensità da lasciarla senza fiato."

"E Greg le catturò la bocca in un fiero bacio che fece vibrare Rose di passione. (...) Rose si alzò in punta di piedi, fremente di passione e iniziò a baciarlo dietro l'orecchio e lungo il collo, scossa da un bruciante desiderio (...) Con un brivido di piacere, Rose si strinse a lui, rispondendo alle sue carezze ardite con altrettanta passione e aiutandolo a togliersi i vestiti. Poi lui l'adagiò con delicatezza sopra il letto. Rose udì vagamente il vento fischiare e il tintinnio della pioggia contro la finestra, mentre si stringeva contro il corpo forte e virile di Greg. Di colpo si sentì trasportare in un vortice di emozioni violente e meravigliose e tutto sparì attorno a lei."



"Romanzo in Italia" di Myrtha (Romanzi della Rosa)



Trama: Perché sposare Pietro, si chiede Annarosa, dal momento che non si amano? All'ultimo momento manda a monte il matrimonio e parte per l'Italia accompagnata dalla burbera zia che non ha potuto coronare il suo sogno d'amore e ha vissuto da zitella. Ma se il cuore di Pietro non soffre, soffre il suo orgoglio: e Pietro si vendicherà...

Gli stralci più belli:

"[...] Annarosa ammirava la piazzetta, con le sue vestigia della grandezza dell'epoca in cui la città conobbe la massima prosperità, dall'XI al XIII secolo.

Conquistata dai Normanni insieme ad Amalfi, sua sovrana, possiede ancor oggi delle chiese e dei ruderi di palazzi nei quali l'architettura romana si adorna di mosaici bizantini secondo il gusto importato dagli arditi navigatori di Amalfi che avevano esteso il loro commercio molto lontano, verso l'oriente. [...] Dalla strada a larghi gradini che sale tra alti muri, Annarosa scorgeva ogni tanto, al di là di cancellate finemente lavorate, un angolo di giardino sovraccarico di fiori, una vasca dove zampillava una fontana, una statua antica. Muri e giardini racchiudevano palazzi o ville, antiche o restaurate, un tempo abitate dalle ricche famiglie della regione [...] Annarosa lasciava ferma la macchina e si contentava di brevi gite negli immediati dintorni; visitava chiese romaniche e palazzi in rovina, dove tanta armonia la vegetazione parassita dà alle pietre diroccate un aspetto pittoresco. [...] Dai templi greci di Pesto, che in mezzo a campi di asfodeli elevano maestosi e solitari in un cielo uniformemente azzurro i loro colonnati rossicci immutati dai secoli, agli aranceti di Sorrento; dalle rovine di Pompei dove si ritrova quasi intatto il quadro di una civiltà inghiottita e pietrificata in pochi istanti, fino alla dolcezza manierata di Capri..."

"Il sole di giugno, in quel tardo pomeriggio, aveva surriscaldato gli alberi in fiore, e l'odore invadeva a folate la macchina che aveva i cristalli abbassati."

"Attardandosi a lungo ai Fori Romani le cui rovine conservavano una così malinconica grandezza, errando tra le colonne crollate, nei templi devastati, ricordava i suoi studi letterari per meglio evocare gli eroi antichi le cui ombre sembra si aggirino ancora tra quelle pietre, e le cui grandi gesta sono inscritte su quei marmi infranti."

"L'ora già tarda aveva disperso i turisti, ed ella, sola nel crepuscolo, gustava la pace meravigliosa che regnava intorno a lei, mentre sotto i suoi occhi si stendeva la più meravigliosa delle vedute. Il panorama che si gode di lassù è dolce e riposante.  Il nastro argenteo dell'Arno lambisce la città ricca di torri, di cupole, di campanili. Le colline, cosparse di ville bianche e rosa, la racchiudono come in uno scrigno, sciamano lungo i pendii. La vegetazione ubertosa riveste i giardini disseminati di fiori e fa di ognuno un angolo di sogno. I cupi cipressi tracciano dei piani, delimitano i possessi, compongono nella campagna un insieme architettonico che ne determina e ne definisce le linee. La piana dell'Arno si estende a ponente, fertile e calma. Annarosa non si stancava mai di contemplare quello spettacolo. Nella quiete della sera, invasa da una dolce mestizia, non sapeva distogliersi dalla sua contemplazione. Una nebbiolina dorata sfumava i contorni delle colline. I cipressi si delineavano nettamente sopra un fondo di cielo perlaceo. Dalla città saliva smorzato il suono delle campane, al quale si univa il canto degli uccelli che la solitudine dei giardini rendeva più arditi. Il sole tramontato dietro lievi nubi dardeggiava ancora qualche raggio morente. (...) Annarosa, alzatasi dalla panchina e china sulla balaustra, fissava le bianche lastre di marmo e pensava, stanca, che sarebbe stato bello addormentarsi lì, per sempre. Era la prima volta che l'idea della morte la sfiorava (...) Era forse la solitudine crepuscolare che le ispirava  queste meste riflessioni (...) A meno che non fosse latente in lei, un senso di vuoto nel cuore e nell'anima."  

Film consigliato



Vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/la-sua-ora-di-elinor-glyn-romanzi-della.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/04/la-colomba-del-castello-dei-delly.html

''La Colomba del Castello'' dei Delly (Romanzi della Rosa)


"La Colomba del Castello" dei Delly (1952) uscì per "I Romanzi della Rosa", una serie di romanzi Rosa\Drammatici dei primi del Novecento, https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html veri best seller dell'epoca, che oggigiorno per i nostri parametri sono piuttosto anacronistici, ma che da appassionata collezionista di romanzi Rosa ci tengo comunque ad avere nella mia collezione... In genere si trovano alle bancarelle dei libri (bhe... li trovavo prima che qualcuno ci rimettesse agli arresti domiciliari...) messi lì a 1 euro, per lo più, ravanando nei mucchi di libri "old"... Ne ho trovati anche alcuni "gratis" lasciati lì al bookcrossing della mia città. 

A parte un paio, che sono stata una deficiente a non prendere, gli altri li ho presi tutti, e ne ho diversi, e piano piano li sto leggendo. 

Delly era lo pseudonimo di una coppia di scrittori, un fratello e una sorella francesi, che scrissero circa (se non di più) cento romanzi (ma scrittrici come Barbara Cartland sono arrivate a 800 romanzi, più o meno!)

Ebbero un enorme successo all'epoca; i loro libri erano basati su drammi, spesso con divagazioni "alla Ann Radcliffe", in castelli e foschi paesaggi, tra intrighi, complotti, fanciulle candide ed innocenti vittime di congiure o di tradimenti\macchinazioni di amanti o parenti diabolici e cose del genere, molto in linea con il Feuilleton ottocentesco.

Anche questo "La Colomba del Castello" si basa su un dramma: un ragazzino in coma viene ritrovato su una spiaggia; l'uomo che lo trova decide di adottarlo, di dargli un nuovo nome, Consalvo, visto che il bambino, dopo essersi svegliato dal misterioso sonno causato da un narcotico, non ricorda nulla; il trovatello vive felice accolto in questa nuova famiglia e amato dai suoi nuovi genitori e dai loro due figli, tra cui Ginetta, che si affezionano subito a lui. Anni dopo, quando i genitori muoiono, la sorella, Ginetta, va a lavorare come educatrice in un castello proprietà di una famiglia di protestanti, addetta all'educazione della loro figlioletta, Anna, e, guardando un ritratto, Ginetta scopre un'incredibile somiglianze tra Consalvo e l'erede del castello, misteriosamente morto decenni prima, come le è stato raccontato... in realtà, l'erede non è morto, ma è vittima di una congiura ordita dal conte e dal suo fedele ed inquietante servitore indù, che ha narcotizzato il bambino per poi abbandonarlo sulla spiaggia e togliere di mezzo l'erede... abbandonato sulla spiaggia, dove è stato trovato dal padre di Ginetta, e senza più ricordi della sua vita precedente.  Quando ormai Ginetta ha risolto l'intrigo, viene allontanata dal castello con una scusante e poco dopo Anna, la figlioletta del malefico conte, ha un incidente: mentre è sulla spiaggia, il suo cane aggredisce l'indù che è sbucato all'improvviso spaventando la bambina; il cane azzanna l'uomo, ma mentre la bambina cerca di richiamare il cane, viene aggredita dall'avvoltoio (!) dell'indù, che la ferisce gravemente alla testa; l'indù muore sbranato e la piccina viene soccorsa e portata al castello; in punto di morte, mentre Anna sta agonizzando, la piccola protestante chiede al padre di chiamare un prete: è suo desiderio morire da cattolica, essendosi sentita fin da subito attratta dalla fede di Ginetta, super cattolica osservante... Il padre, che ormai si è ravveduto e si è pentito del male che ha fatto ai danni di Consalvo, l'accontenta, e la piccina muore da vera cattolica, a mo' di santa Maria Goretti...

Il libro non è scritto male, pur grondando cattolicesimo zuccheroso ad ogni piè sospinto... e ha pure qualche divagazione sepolcrale che piacerebbe a tutti i fans di Ann Radcliffe, come questo stralcio:

"Chiacchierando, continuarono ad avanzare. Uscirono dal parco passando da un cancelletto e si trovarono nella landa. Percorrendo un sentiero sassoso, giunsero a una pineta di vaste proporzioni, che Ginetta non conosceva ancora.  Sulla landa l'aria era viva e fresca, nonostante il sole; ma penetrando sotto i pini, Ginetta fu colpita dal tepore che vi regnava. Un acutissimo odore di resina imbalsamava l'aria; dal suolo ricoperto di un fitto strato erboso sorgevano alte felci ed eriche stupende. Venendo dalla landa soleggiata, l'ombra che qui si stendeva, sembrava intensa. Un largo sentiero che l'erba invadeva era tracciato fra i pini e scendeva in dolce pendio. A un tratto Ginetta vide dinanzi a sé un lungo e basso edificio di granito nero, dall'aspetto stranamente lugubre, soprattutto con quello sfondo di cupa verzura, che proiettava all'intorno un'ombra funerea.  Si avvicinarono all'uscio di querce, semiaperto. Anna lo spinse, ed entrarono nella lunga e bassa galleria lastricata di granito, rischiarata da alte finestre ornate di vetri bianchi offuscati dalla polvere e dai ragnateli.  Da ciascun lato erano allineati i sepolcri di granito che portavano scolpito, su una lastra di marmo, il nome del morto. Un nauseante odore di muffa fluttuava nell'aria umida. La signorina Francesca era là, ritta dinanzi a una tomba sulla quale appoggiava le mani congiunte. Ella si volse e disse sottovoce: "Anna ha voluto farvi fare questa funebre visita, signorina? Che triste luogo di sepoltura hanno scelto i miei antenati, non vi pare? L'aspetto lugubre del luogo è parso loro senza dubbio in armonia con l'uso a cui volevano destinarlo. Quanto a me, non ho mai capito perché si voglia, di proposito, rendere tristi le vicinanze dei sepolcri. Vidi un giorno, in Italia, un cimitero così soleggiato, così fiorito, così luminoso, che mi sarebbe piaciuto molto riposare là! Tali luoghi ci rammentano meglio la misericordia di Dio e le bellezze del Paradiso. Qui pensiamo soprattutto alla giustizia, all'abisso eterno dell'espiazione..."  "è vero!", disse Ginetta. E in quell'istante ella rivedeva col pensiero il piccolo camposanto di Kersanlic, situato all'ombra della vecchia chiesa e profumato, nella bella stagione, dalle viole e dalle rose, a cui si univano gli effluvi del mare.  Che differenza tra la tomba dei suoi cari genitori, tutta fiorita, sormontata dalla croce redentrice, e quel freddo sepolcro!"

"Il conte Carlo Marcill e la figlia riposavano ora accanto ai loro antenati nel cupo sepolcro avvolto dall'ombra funebre dei pini. Ma il conte Roberto si proponeva di fare inalzare nella cappella del castello, restituita al culto cattolico, un sontuoso mausoleo di marmo bianco, per colei che tutti chiamavano la piccola santa, la colomba del castello di Rudsay."

perciò questo "La Colomba del Castello" si piazza al secondo posto, dopo "Atala" https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2020/11/francois-rene-de-chateaubriand.html nella mia classifica di romanzi cattolici ben scritti! (mirabile dictu!) qui trovate le pagine cattoliche: https://intervistemetal.blogspot.com/2021/03/facciamo-un-altro-regalo-ai-cattolici.html


Gli stralci più belli:

"L'aspetto del paese era selvaggio e triste, soprattutto in quel pomeriggio nuvoloso. Un forte vento di mare curvava le quercie, che in fondo alla pianura limitavano, a destra, l'orizzonte. Alcune case di misero aspetto sorgevano qua e là, accanto a magri campicelli il cui prodotto non impediva ai padroni di morire di fame. Ad una svolta della strada, il mare apparve agli occhi di Ginetta. Era cupo, agitato, e lanciava i flutti spumanti contro gli scogli di cui era disseminato, contro le alte spiagge rocciose, incavate e corrose da ogni parte. Un isolotto sorgeva a breve distanza da terra. Fra i pini si scorgevano le rovine di costruzioni che dovevano essere state importanti. A una nuova svolta della strada, Ginetta vide apparire su una scarpata della spiaggia un imponente edificio, massiccio e scuro, coronato da larghe torri. Un parco lo circondava.  La giovinetta pensò: "Senza dubbio, è il castello di Rudsay." E il suo cuore, già così triste, si serrò maggiormente, poiché l'aspetto di quella dimora, posta su un tale sfondo e sotto un cielo denso di nubi oscure, era quasi sinistro. La carrozza entrò in un viale di quercia piegate dalla tempesta d'alto mare, e si fermò in un immenso cortile, dinanzi a un portico di granito nero."

"Alcuni istanti dopo, la comitiva ch'era passata silenziosamente attraverso i corridoi illuminati dalla lanterna cieca portata da Marta, si trovava fuori del castello e penetrava nel parco. Sopra i notturni viandanti, che avanzavano faticosamente, perché le raffiche erano spaventose, le cime degli alberi scricchiolavano, gemevano e pareva ad ogni istante che gli enormi rami dovessero spezzarsi e cadere sul capo di quegli audaci. Ma sotto i pini che circondavano il sepolcro, la tempesta diventava meno intensa: mentre ruggiva all'intorno, pareva volesse rispettare il sonno dei defunti Marcill."

"Poi mi sono avvicinata a una finestra di cui Marta lascia sempre aperte le imposte perché mi piace di veder spuntare il giorno. La notte non era oscurissima e, voi riderete della mia fantasia, mi è parso di vedere delle ombre passare in un viale del parco."

"E stendeva il braccio verso uno scoglio sulla cui cima era appollaiato l'avvoltoio il quale, allungando l'orribile collo nudo, guardava le due fanciulle che si avvicinavano (...) L'indù, steso sulla sabbia dietro a uno scoglio, si sollevava repentinamente dinanzi alle giovinette. Anna, impallidendo, gettò un grido di terrore. Nero, che vagava per caso a breve distanza da loro non avendo ancora fiutato Rarvari, intese il grido e scorse l'indù. Temette forse un attacco contro la sua padroncina? Comunque, balzò, e, senza ringhiare, si slanciò sull'uomo che cadde a terra. (...) I suoi terribili denti s'affondarono nella gola di Rarvari, che ebbe appena il tempo di emettere un sibilo stridente. S'intese un batter d'ali: l'avvoltoio si avventava contro l'aggressore del suo padrone...  (...) Un grido di terrore le rimase soffocato in gola. Prima di poter fare un movimento per fuggire, si vide avvolta dalle ali immense dell'uccello rapace, sentì il becco terribile colpirle ripetutamente il capo, e cadde perdendo i sensi. (...) Ma Francesca non pensava più che ad Anna. Inginocchiata presso la bimba, ne sollevava la testina insanguinata."

"Ginetta, giunta alla spiaggia, sedette nell'insenatura d'una rupe. Di lì vedeva il luogo dove s'era svolto il dramma che aveva avuto per epilogo la morte di Anna. Dinanzi a lei si stendeva l'isoletta in cui si ergevano le rovine del monastero dei Santi Martiri. Un caldo sole estivo dorava le vecchie mura rossastre, ricoperte in parte dal folto strato dell'edera. L'impressione di cupa tristezza che Ginetta aveva sempre provata osservando il convento debastato, non si ripeteva oggi: la colomba annunziata dal giovane monaco martirizzato aveva liberato la stirpe dei Marcill dalla maledizione che gravava su di essa, e l'odierno conte di Rudsay ben saprebbe riparare le mancanze dei suoi antenati. Ginetta aveva appoggiato il mento sulla mano e il suo sguardo vagava ora sul mare di un bel verde profondo, insolitamente calmo. Una strana tristezza la opprimeva da parecchio tempo."


P.s qui potete vedere altre due copertine di "La Colomba del Castello" https://i.pinimg.com/originals/8f/76/f7/8f76f7d3322f3a9c571d228ca9642cf5.jpg

https://www.ebay.it/itm/254701668535?chn=ps&norover=1&mkevt=1&mkrid=724-159604-675279-6&mkcid=2&itemid=254701668535&targetid=4587368673256589&device=c&mktype=&googleloc=&poi=&campaignid=403380741&mkgroupid=1340305233841753&rlsatarget=pla-4587368673256589&abcId=9300424&merchantid=136824&msclkid=086ae91de96a10cdac6b8943977bf4b3

e qui la "visione simbolica" della colomba aggredita dall'avvoltoio, che compare ad un certo punto nel romanzo, nel sogno della bambina, a mo' di profezia che preannuncia la morte di Anna https://i.pinimg.com/originals/8f/76/f7/8f76f7d3322f3a9c571d228ca9642cf5.jpg

immagini più in linea con il libro, rispetto alla copertina che ho io, che sembra la réclame di un parrucchiere degli anni Sessanta! :P

Dagli stessi Autori vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/la-fine-di-una-valchiria-di-delly.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/orgoglio-domato-dei-delly-romanzi-della.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/figlia-del-mistero-dei-delly-romanzi.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/delly-liala-gli-stralci-piu-belli.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/12/la-sua-ora-di-elinor-glyn-romanzi-della.html


"La Strega e il Cavaliere" di Deborah Simmons (Romanzi Storici)

Trama:  Galles, 1282. Brighid l'Estrange non è una ragazza come tutte le altre, bensì l'ultima discendente di un'antica famiglia nel cui sangue scorrono poteri magici. Quando riceve la notizia della morte del padre, un alchimista che si era rifugiato a lavorare nelle lontane selve del Galles, decide di mettersi in viaggio per andare ad investigare di persona e Stephen de Burgh, il figlio più bello del conte di Campion, sarà il suo riluttante accompagnatore: il giovane ne farebbe volentieri a meno di scortare quell'algida e distaccata fanciulla, ma il padre gli impone di assolvere il suo compito... Strappato alla noia della vita di palazzo, al libertinaggio e ai piaceri del vino, Stephen accompagnerà Brighid in un'avventura in cui entrambi dovranno affrontare ciò che temono di più: l'abbandono delle certezze, le incognite del futuro e... l'amore.

Commento di Lunaria: Leggendo la trama ero elettrizzata all'idea di leggere "La Strega e il Cavaliere": una donna che padroneggia le arti magiche, il Galles del Medioevo, il giallo sulla morte del padre alchimista, un'Autrice che mi aveva entusiasmato con "Luci e Tenebre" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/luci-e-tenebre-di-deborah-simmons.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/02/i-segreti-del-labirinto-di-deborah.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/tesori-sepolti-di-deborah-simmons-i.html) e invece... e invece "La Strega e il Cavaliere" è decisamente prolisso, i suoi punti di forza (la donna con poteri magici, l'alchimia...) sono resi in sintesi, il "flirt" tra i due (che inizia con battibecchi vari) è tirato per le lunghe, praticamente assente l'erotismo (compare pienamente solo a pagina 304 su un totale di 313 pagine... in precedenza sono tutti baci dati in fretta e furia su una Brighid imbarazzata), un peregrinare assurdo che si trascina per pagine e pagine dove non succede quasi niente, quel poco di brivido (l'attacco dei briganti, Brighid si trova faccia a faccia con l'assassino del padre...) subito stemperato. Non è pessimo, perché l'Autrice sa scrivere e approfondisce nel dettaglio la psicologia dei personaggi, ma è veramente tirato troppo per le lunghe e rischia di sfibrare, inutilmente, la lettrice.

N.B: Questo romanzo è uscito con due copertine diverse:





Gli stralci più belli:   

"Non che quella ragazza, dopotutto, gli interessasse davvero, si disse, anche se i suoi occhi avevano la più strana sfumatura di verde che avesse mai visto (...) erano come le profondità dell'oceano. Occhi da strega. Quel pensiero gli si presentò alla mente all'improvviso e Stephen sbuffò. Tutti quei bisbigli a proposito di poteri arcani avevano cominciato a fargli immaginare le cose."

"Brighid". Batté le palpebre, confusa, mentre il suo nome veniva pronunciato nell'oscurità, ma subito riconobbe la voce.  Roca e profonda, le fece correre un piacevole brivido lungo la schiena, mentre il suo corpo veniva invaso da un fuoco liquido troppo potente per essere ignorato. (...) Si voltò e lui era lì, che la prendeva fra le braccia, e quando quel corpo muscoloso toccò il suo, nudo e accogliente, lei annegò in un mare di sensazioni che la stordirono. Lo attirò a sé, e finalmente torreggiò su di lei. Il suo sguardo le tolse il fiato e lei capì che tutta la magia e tutti i misteri dell'universo erano a portata di mano..."

"Brighid ebbe solo un momento per ammirarlo, perché uno dei briganti l'aveva raggiunta e la stava tirando per il mantello. Lei tenne le redini con una mano e cercò di difendersi con l'altra, ma stava perdendo la battaglia e lo sapeva. Poi, all'improvviso, si erse in tutta la sua statura e la sua voce sovrastò la battaglia alle sue spalle, mentre intonava un'antica maledizione celtica."

"Lo rivide com'era stato in battaglia e seppe che, finché fosse vissuta, non avrebbe mai dimenticato la vista di Stephen de Burgh che s'ergeva in tutto il suo splendore di cavaliere per sbaragliare i briganti con un solo fendente della spada."

Per approfondimenti, vedi anche: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/08/alle-origini-del-romanzo-rosa-medieval.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/04/la-gorgone-e-il-cavaliere-di-deborah.html