Non è amore!

Nota di Lunaria: in queste recensioni 

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ho ripetuto più volte che i protagonisti maschili di quei romanzi COMMETTONO DEI REATI e che se vi rivedete nelle protagoniste\avete subito le stesse cose, è meglio se chiedete aiuto perché quelle azioni, quelle parole, quelle situazioni NON SONO AMORE. 

Non importa quanto siano "dipinte di rosa confetto": non è amore, è abuso, violenza, manipolazione.

Per questo motivo, pubblico qui alcuni stralci utili per riflettere su se stesse e su questo tipo di abuso, insidioso, che può capitare in certe relazioni.

è possibile uscire da una situazione di violenza coniugale, ma dovete rendervene conto e libri come questo aiutano a farlo. 

Riflessioni tratte da

"Lui stesso si meravigliò di quel fiotto di memorie, contrariato che potessero riversarsi incontrollate all'improvviso, arrivando per perseguitarlo, per rammentargli eventi del passato che sarebbe stato meglio dimenticare. Ma nulla si smarrisce veramente nei meandri della mente: benché i traumi possano rimanere nascosti, forse placati, non tutti possono essere sepolti, alcuni si limitano a non farsi notare in attesa di un futuro risveglio" (James Herbert "Stregata")

***

Possiamo domandarci perché i comportamenti violenti sono più frequenti fra gli uomini che fra le donne. I primi studi sulla violenza domestica hanno cercato di trovare un fondamento neurologico per i comportamenti violenti e si è cercato, invano, una specifica localizzazione cerebrale della violenza. Certo, si sa che a livello endocrino un elevato tasso di testosterone, l'ormone maschile, può portare alla violenza e che anche i neuromediatori cerebrali come la serotonina rivestono un ruolo. Tuttavia nessuna dimostrazione biologica può spiegare perché gli uomini violenti lo siano soltanto con la compagna e mai al di fuori della famiglia.

Secondo i fautori della sociobiologia, la violenza nei confronti  delle donne sarebbe soltanto una strategia  di dominio inscritta nei geni dell'uomo, al fine di garantirgli l'esclusiva dei rapporti sessuali e della riproduzione. Ma se questa teoria fosse vera, non si spiegherebbe come mai non tutti gli uomini sono violenti.

Un'altra ipotesi sostiene che la società prepara gli uomini a occupare un ruolo dominante e questi, se non ci riescono n modo naturale, tendono a farlo con la forza: la violenza sarebbe un modo per controllare le donne. In tal senso, se le ragazze sono litigiose, si dice che sono dei maschi mancati: ruoli sessualmente connotati attribuiscono agli uomini una posizione di potere e di autorità.

Alle donne, vengono attribuiti comportamenti femminili come la dolcezza, la passività, l'abnegazione, mentre gli uomini devono essere forti, dominatori e non esprimere le loro emozioni. Tutto quanto è valoroso, rispettabile, degno di ammirazione appartiene al campo della mascolinità, mentre quel che è debole, disprezzabile e indegno fa parte del femminile (Nota di Lunaria: è anche per questo motivo che per l'ideologia cristiana dio si è fatto solo maschio: non poteva farsi anche femmina, perché essere femmina è qualcosa di indegno e di disprezzabile)

Sembra che una percentuale rilevante di uomini perseguiti penalmente per violenze nei confronti della compagna abbia sofferto di maltrattamenti durante l'infanzia. Alla nascita il cervello non è formato del tutto ed esperienze traumatiche precoci possono alterare l'equilibrio cerebrale. è per questo che i maltrattamenti subiti nell'infanzia possono modificare l'equilibrio del sistema nervoso.

Il medesimo fenomeno è presente anche nelle donne: se hanno subito maltrattamenti o abusi sessuali nell'infanzia, capita che siano violente oppure sono più vulnerabili di fronte ad un'aggressione.

Un'infanzia difficile o carenze affettive sono il retaggio di alcuni uomini violenti ma il loro malessere non deve essere una scusa per distruggere la compagna e non li solleva dalla responsabilità delle loro azioni.

C'è anche la teoria dell'apprendimento sociale, secondo cui i comportamenti violenti si placano osservando gli altri, mentre persistono se sono socialmente valorizzati: se azioni violente non sono punite, non c'è motivo di non ripeterle. Nessun fattore, preso in modo isolato, basta a spiegare perché un individuo è violento. Un trauma infantile può certo creare, tramite stress post traumatico, una predisposizione alla violenza, che potrà essere o meno rafforzata dal contesto sociale e culturale del soggetto. La personalità di un individuo, oltre che dai traumi, è influenzata dall'educazione e dall'ambiente sociale.

Tutti gli uomini violenti hanno la tendenza a minimizzare le proprie azioni, a trovarsi giustificazioni esterne, dando la colpa alla moglie mentre le donne vittime cercano una spiegazione psicologica interna per la comparsa della violenza nel coniuge.

Le cause esterne addotte come giustificazione sono stereotipate: può essere lo stress, preoccupazioni finanziarie, provocazioni della moglie (vere o immaginarie), possono essere il rispetto delle regole religiose e di abitudini culturali: l'uomo è il capofamiglia e la donna deve obbedirgli.

MEGLIO METTERE LA PROVA, IN TEMPI DOVE SU CERTI SOCIAL NETWORK SI SOSTIENE CHE "SONO STATE LE RELIGIONI SPECIALMENTE L'ISLAM E IL CRISTIANESIMO A PORTARE I DIRITTI PER LE DONNE! Sì, Sì, Sì!!!!"

Tuttavia, tutti questi uomini che giustificano il proprio comportamento con una perdita del controllo sono però capaci di tenerlo a bada in società o sul luogo di lavoro. La società continua ad attendersi che gli uomini occupino un ruolo dominante; ora, se si sentono inadeguati o impotenti, possono cercare di compensare la debolezza che avvertono in sé con comportamenti tirannici, manipolatori o violenti in  privato. Sono le loro carenze narcisistiche, una scarsa stima di sé, a costruire la base del comportamento degli uomini violenti. Sono la loro fragilità e il loro senso di impotenza interiore a portarli a voler controllare e dominare la compagna.

Si aspettano, come potrebbe attenderselo un bambino dalla madre, che siano le compagne ad attenuare il peso delle loro tensioni, a placare le loro angosce. Dato che non ci riescono, sono viste come nemiche e ritenute responsabili di tutto quello che non va. Questi uomini temono di essere invasi da un'angoscia annichilente e l'atto violento funziona in loro come una proiezione dell'integrità psichica. Il controllo sull'altro, all'esterno, supplisce alla loro mancanza di controllo all'interno.

Per questi uomini la violenza è un palliativo per sfuggire all'angoscia e alla paura, paura di affrontare le pulsioni affettive dell'altro, paura di affrontare le proprie.

L'angoscia da abbandono e la dipendenza

La tensione interna di questi uomini è legata anche alla loro paura infantile di essere abbandonati.Così, qualsiasi situazione che ricordi una separazione provoca in loro sentimenti di paura e di ira. Ciò li rende ombrosi, irritabili, gelosi; rendono la moglie responsabile del loro malessere interiore. L'angoscia da abbandono si domina solo controllando costantemente la compagna e può esplodere in una crisi di gelosia cieca e devastante. Questo crea un circolo vizioso, perché scaricando la rabbia sulla compagna rischiano che lei se ne vada, ma allo stesso tempo non possono separarsi da lei. Il loro comportamento violento ha lo scopo di mantenere la donna al posto suo, in modo da non sentirsi dipendenti affettivamente da lei, mentre in altri, quando sono terrorizzati all'idea di essere lasciati, tentano di farsi perdonare e suscitano nella compagna un atteggiamento protettivo. Alcuni cercano una fusione con la compagna: nel timore di essere abbandonati creano una relazione in cui i due sono uno solo, senza spazio per respirare, senza possibilità di distacco.

Questa è la testimonianza di una vittima: "Mio marito non è per la condivisione amorosa, ma per il possesso. Non esistono limiti fra lui e me. Cerca di incorporarmi a se stesso, di intercettarmi. Non tollero questa presa di possesso di me, allora mi irrigidisco"

Questi uomini provano un senso di impotenza interiore che li porta, esteriormente, a esercitare il proprio potere sulla compagna. Confondono amore e possesso. L'amore non è possesso ma scambio e condivisione. Quando un uomo dice "Ti voglio tutta per me!" può significare che la desidera, ma può anche voler dire "mi appartieni e non esisti senza di me": in tal caso se lei si allontana, corre il rischio di essere punita.

La passione diventa un alibi per giustificare l'eccesso violento.

"Per mio marito io sono come un sostegno. Gli permetto di crescere. Si è avvolto intorno a me come un'edera, e poco alla volta, mi ha soffocato.", testimonia una vittima.

L'arrivo di un figlio, se la donna sembra fondersi troppo con il bimbo, potrebbe mettere in pericolo l'equilibrio psichico dell'uomo che potrà reagire con comportamenti violenti. In certe culture, la virilità si misura col metro della violenza che si è capaci di commettere contro gli altri, specie contro le donne.

La difficoltà che incontrano tutte le donne a lasciare un coniuge violento può essere compresa soltanto tenendo conto dello status della donna nella nostra società e dei rapporti di soggezione/dominio che esso impone.  In effetti, se certe donne possono lasciarsi intrappolare in una situazione di abuso è perché sono già in una condizione di inferiorità a causa della posizione sociale. Queste violenze non sarebbero possibili se le loro condizioni oggettive non fossero già definite dal sistema sociale.  Malgrado una certa presa di coscienza, la violenza coniugale continua a imperversare e, con il pretesto della diversità culturale, nelle città vediamo addirittura aumentare la violenza sessista: violenze carnali, circonvenzioni, matrimoni forzati, figlie sotto la sorveglianza degli uomini di famiglia, che non esitano a punirle se il loro comportamento non è appropriato.

Vedi per esempio la storia di Naziran o di Suad


Ancora adesso, si continua a vedere gli uomini come attivi e dominanti e le donne come passive e sottomesse. Malgrado la contraccezione e l'aborto, la missione della donna resta la riproduzione (*) Niente di sorprendente se, relegate da secoli nella sfera privata, le donne tardano ancora ad affermarsi e a porre fine alla propria soggezione.

(*) Nota di Lunaria: su modello di "maria, la madonna, la madre di gesù, la serva del signore" 





MARIA NON è SULLO STESSO PIANO DI CRISTO: è SOTTOMESSA E SUBORDINATA A LUI:





Gli stereotipi della mascolinità e della femminilità (...) al mascolino si attribuiva la forza, il coraggio, la voglia di agire. Il femminino implicava la dolcezza, la pazienza, l'istinto materno (Nota di Lunaria: le caratteristiche di maria) (...) il dominio era accettato perché in cambio l'uomo per principio doveva fornire sicurezza e protezione. L'articolo 213 del vecchio Codice civile recitava: "il marito deve protezione alla moglie che, come contropartita, gli promette obbedienza"  

Il dominio degli uomini sulle donne è riscontrabile a qualunque livello sociale (...) laddove tutto ciò che rientra nel campo della femminilità venga svalutato in modo sistematico. Dal momento che, storicamente, l'uomo è sempre stato considerato l'unico titolare del potere e che la donna è sempre stata esclusa (Nota di Lunaria: punto che aveva colto molto bene Carla Lonzi), questo ha condizionato il loro modo di pensare fin dalla culla: "è così perché è sempre stato così!": le donne hanno imparato a impersonare il ruolo che è stato loro assegnato, anche se sminuente. 

Troviamo ciò che è stato definito violenza simbolica: "Il dominato assume su di sé, senza saperlo, il punto di vista del dominatore adattando in qualche modo, per valutare se stesso, la logica del pregiudizio negativo" (1)

Un discorso sui rapporti sociali di genere potrebbe sembrare superato visto che da una cinquantina d'anni le donne hanno acquistato un potere maggiore in ambito sociale, e invece i ruoli legati al sesso permangono fondamentalmente immutati. Non va nemmeno dimenticato che, se il patriarcato ha reso gli uomini dominatori, ha anche portato le donne ad essere passive e rassegnate. Il raggiungimento dello statuto di soggetto è difficile per loro. Certo, conformarsi ai ruoli per tradizione riservati alle donne comporta alcuni benefici. Identificandosi con donne fragili, emotive, è chiaro che si dipende dagli uomini, ma si è anche protette da loro. Nel momento di valutare l'ipotesi di una separazione, queste donne avranno paura di ritrovarsi da sole con i bambini, e molto semplicemente, diranno: "Restare è più facile che andarsene!" 

La difficoltà delle donne nell'affermarsi può essere un segno del passato non poi così lontano in cui dovevano tacere i propri desideri per conformarsi alle attese della società. 

Le donne si forgiano "un me stessa ideale" in funzione delle norme veicolate dalla famiglia e dalla società. è così che alcune di loro, seguendo il modello della madre disponibile e devota, pensano che per tenersi un uomo sia necessario mostrare abnegazione e sottomissione.


Maria è celebrata PROPRIO PERCHé si è proclamata serva e non ha avanzato nessuna rivendicazione di orgoglio e autonomia femminile. Si è fatta strumento di fecondazione, ancella obbediente, silenziosa e abnegata nell'adorazione totale del maschio-dio gesù. Se le donne non capiscono questo concetto NON C'è EMANCIPAZIONE.

Di fronte alla difficoltà che incontrano nell'aiutare le donne vittime di violenza coniugale, alcuni psicoanalisti attribuiscono questo blocco al loro masochismo. Secondo il discorso freudiano, il masochismo femminile sarebbe connaturato all'essere della donna e collegato alla sua passività. Dato che molte donne vittime dell'ambito della coppia hanno subito violenze nell'infanzia, questi stessi psicoanalisti ritengono che tali donne proverebbero "una soddisfazione d'ordine masochistico a essere oggetto di sevizie e cioè ritroverebbero sotto i colpi del coniuge un piacere da vicinanza con il corpo del genitore violento" (2)  Attraverso i meccanismi di reiterazione, una persona tende a riprodurre il modello di coppia dei propri genitori. 

Ma allora è masochismo "naturalmente naturale nella donna" o è un meccanismo di difesa e di mimesi di ciò che si vede in giro? In tal senso è stato osservato che per un ragazzo figlio di un padre violento con la madre, aumenta la probabilità di essere violento, e nel caso di una ragazza, figlia di un uomo violento, aumentano le probabilità di fidanzarsi con un uomo violento.

Si può pensare che questi bambini abbiano imparato per imitazione che la violenza è normale nella vita di coppia, e un condizionamento dell'infanzia predispone a una dipendenza dello stesso tipo nella vita. Tutti gli specialisti sono d'accordo nel dire che un trauma passato ha preparato il terreno e che dietro l'attuale persecutore si cela spesso un altro persecutore, un persecutore nell'infanzia. La scelta amorosa si compie in genere a partire da problematiche psichiche complementari: una donna che abbia un forte bisogno di aiutare, può scegliere un partner che avrà bisogno di molte attenzioni; allo stesso modo un uomo che ha bisogno di dominare saprà scegliersi una donna che gli sembrerà docile e dipendente. 

Sia che avvenga per motivi socioculturali sia per ragioni familiari, molte donne hanno talmente poco stima di se stesse che si collocano subito nello stato di sottomissione. Gli uomini violenti sanno bene come riconoscere il lato protettivo di una donna e come servirsene per giustificare i propri eccessi comportamentali. Se le donne sopportano tanti maltrattamenti è perché sono plagiate e condizionate. Il condizionamento è sociale, ne abbiamo già parlato, ma anche relazionale, come una sorta di addestramento. Quando sono intrappolate in una situazione senza uscita e, soprattutto, subiscono aggressioni imprevedibili, le donne diventano passive, hanno l'impressione che tutti i loro sforzi siano vani. Non riescono a immaginare come potrebbero cambiare le cose e non si sentono capaci di farlo.

Attraverso esperimenti su animali, è stato possibile mettere in evidenza che si tratta di un fenomeno parzialmente psicologico: "Quando un individuo apprende per esperienza di essere incapace di agire sul suo ambiente per trasformarlo a proprio vantaggio, diventa incapace, fisiologicamente, di imparare." A partire da esperimenti sui topi, si era evidenziato l'esistenza, nel sistema nervoso, di un circuito inibitorio o attivatore dell'azione; quando si fa perdere a un topo lo status di dominante, il suo cervello secerne un ormone che blocca i processi di apprendimento. A partire da esperimenti realizzati sui cani, si è descritto il concetto di learned helplessness, traducibile come "impotenza appresa": "All'inizio dell'esperimento, alcuni cani furono muniti di imbragature che impedivano loro di scappare. Poi vennero sottoposti a cariche elettriche, che non erano precedute da alcun segnale e arrivavano in modo casuale. L'indomani, gli animali subirono un addestramento, per imparare a evitare le scariche o a scappare. Il giorno dopo, si rifece l'esperimento iniziale. Un terzo dei cani imparò rapidamente a evitare le scariche elettriche, ma gli altri due terzi adottarono un atteggiamento passivo e non cercarono di fuggire"

I ricercatori ne dedussero che l'atteggiamento passivo di due terzi dei cani era la conseguenza dell'assenza di controllo sulla situazione, che impediva loro di imparare a scappare. Per confermare queste conclusioni, l'esperimento venne ripetuto con alcuni studenti volontari a cui furono imposti rumori insopportabili in modo casuale e con intensità variabile. Man mano che l'esperimento proseguiva, le capacità cognitive degli studenti-cavia diminuirono e nessuno cercò di andarsene, anche se la porta non era chiusa a chiave e loro erano stati già pagati. Uno studio relativo a 403 donne, ha confermato che l'impotenza appresa diminuisce la loro capacità di trovare soluzioni ai problemi e fa addirittura svanire qualunque desiderio di venirne fuori.

Sappiamo ormai che l'impotenza appresa si verifica quando le aggressioni sono imprevedibili e incontrollabili, e non c'è alcun mezzo di agire per cambiare la situazione. Le donne vittime di violenze matrimoniali dicono che non sanno mai quando e perché la tensione comparirà, né per quale motivo si faranno aggredire. Constatano che qualunque tentativo di calmare il partner è inutile dato che la cosa non dipende da loro.

Il concetto di impotenza appresa ci permette anche di capire i traumi pregressi e, in particolare, i maltrattamenti o gli abusi sessuali nell'infanzia, aumentino la vulnerabilità di una donna messa di fronte alla violenza del proprio compagno. Non si tratta di masochismo o di godimento nell'essere vittima ma di un'alterazione delle difese a causa di una passata aggressione.

Mentre sembrerebbe logico pensare che più grave è l'aggressione subita dalla donna, più lei avrà voglia di andarsene, constatiamo al contrario, che più il maltrattamento è frequente e grave e meno la donna ha gli strumenti psicologici per andare via. L'apparente sottomissione delle donne al coniuge violento è anche una strategia di adattamento e di sopravvivenza. (Nota di Lunaria: è possibile ipotizzare che sia un automatismo risalente ai primordi dell'evoluzione umana? Un meccanismo di difesa utile nell'età primitiva, e oggi del tutto inutile, ma che per un qualche motivo giace in forma latente, nell'istinto?)

La difficoltà incontrata dalle donne a lasciare il coniuge violento può essere spiegata anche facendo il parallelo con la sindrome di Stoccolma. Tale fenomeno è stato descritto a proposito di ostaggi che hanno preso le difese del loro aggressore: quando una persona è sottoposta a una violenza non prevedibile, messa in una condizione di impotenza estrema, e non c'è alcuna via d'uscita, alcune particolari difese si attivano in lei e può svilupparsi un senso di identificazione con l'aggressore. Sappiamo che questa reazione di ordine psichico è tanto più comune quanto più a lungo è durata la prigionia, quanto più la vittima è giovane, femminile e quanto più la causa "è giusta" sul piano ideologico. Quando una persona si trova in una situazione in cui la sua vita è in pericolo e non ha alcuna difesa di fronte all'individuo che ha potere di vita e di morte su di lei, finisce per identificarsi con lui. In questo caso la vittima si mette in un certo senso a vedere il mondo con gli occhi del suo aggressore, allo scopo di dominare il pericolo.

Se la Sindrome di Stoccolma è grave anche quando la persona rapita non ha alcun rapporto carnale con il rapitore e il sequestro dura pochi giorni, si pensi agli effetti di tale sindrome su una donna che viva per anni col marito e abbia rapporti con lui. Peraltro, "l'utilità psichica" della Sindrome di Stoccolma funziona paradossalmente da protezione per le vittime, perché impedisce loro una reazione violenta, che le metterebbe in pericolo.

Ci si adatta alla violenza in modi diversi, a seconda delle circostanze. Gli effetti della violenza variano in funzione di due elementi: il livello di minaccia avvertito dalla persona e la frequenza del comportamento violento. La violenza aumenta progressivamente e la resistenza della donna diminuisce; la dipendenza è una conseguenza del plagio e della manipolazione. In questa fase, violenze e gentilezze vengono sapientemente dosate, creando confusione nella psiche della donna. Si può anche verificare l'inversione della colpa: la vittima può pensare che se il partner è violento, la colpa è loro. La "colpa invertita" spesso maschera l'aggressività della vittima che per qualche motivo non può essere rivolta contro l'aggressore. Paradossalmente l'aggressore può anche minacciare di uccidersi, se la donna se ne va. 

Il persistere del legame di dipendenza va avanti anche quando la situazione di condizionamento è scomparsa. Più quest'ultima dura, e meno la persona è in grado di sganciarsi, presa com'è tra dipendenza e violenza; le vittime di violenza matrimoniale, come ogni persona esposta ripetutamente a traumi, possono presentare anche molto tempo dopo la separazione, turbe da stress post traumatico: angoscia, attacchi di panico, allucinazioni dove si rivive il trauma. Questi disturbi sono legati a disfunzioni a livello di diverse strutture cerebrali.

(1) Nota di Lunaria: la stessa tematica era già stata trattata da Simone Beauvoir nel "secondo sesso": 

"Ciò che al massimo si accordava "all'altro" sesso era "l'uguaglianza nell sofferenza". Questa formula ha avuto fortuna ed è molto significativa: è esattamente quella che usano le leggi Jim Crow (provvedimenti razzisti) a proposito dei Neri d'America [...] L'Eterno Femminino equivale all' "anima negra" e al "carattere ebraico" [...] ma ci sono analogie profonde tra la situazione delle donne e quella dei Neri: un medesimo paternalismo emancipa oggi le une e gli altri, e la casta in passato dominante vuole tenerli al loro posto, cioè al posto che essa ha scelto per loro. è noto il paradosso di Bernard Shaw: l'americano bianco, in sostanza relega il Nero al rango di lustrascarpe: e ne conclude che è capace solo di lustrare le scarpe. Un povero bianco del Sud degli USA ha la consolazione di dire a se stesso che non è uno sporco negro; così il maschio più mediocre si sente di fronte alle donne un semi-dio." Come si vede, il "cosidetto gruppo dominante al potere in quel dato momento" per affermarsi, ha bisogno di abbassare l'altro. E per far questo, ha bisogno di instillare la vergogna del proprio essere al gruppo soggiogato. Nel caso del monoteismo, l'inferiorità femminile è direttamente fatta derivare dai precetti del loro dio: "La superiorità dell'uomo sulla donna è fondata su leggi troppo solide, né vi è virtù femminile che possa farlo crollare. Iddio così volle e le leggi di natura sanzionarono quel divino decreto." (Battistelli Mercuri, "Sulla educazione della donna" 1877) 

D'altraparte, è l'idea stessa di dio ad essere problematica. Infatti:

"Quanto più la liberazione delle donne trova e troverà nuovi simboli di Dio, tanto più ci costringerà a riesaminare anche la cristologia. Per secoli essa non è stata altro che una estensione di Dio, l'onnipotente-maschio. è stato un assunto implicito o spesso esplicito dei teologi che Dio non si sarebbe degnato di incarnarsi in un corpo di donna... la percezione liberante deve dunque porre una seria questione all'idea di un'unica incarnazione divina in un essere umano di sesso maschile" (Basil Moore, "Crisi dell'antifemminismo" 1973)

"Finché la mariologia costituisce l'esaltazione del principio della sottomissione e della ricettività purificato da qualsiasi relazione con la femminilità sessuale, liberazione della donna non c'è e non può esserci [...] La mariologia è l'esaltazione del principio della sottomissione e della ricettività, purificato da qualsiasi relazione con la femminilità sessuale [...] Nel patriarcato c'è una buona e una cattiva femminilità. La cattiva femminilità rappresenta la volontà della creatura [...] nel suo stato naturale, la femminilità rappresenta il peccato e tutto ciò che deve essere sottomesso o rigettato. La buona femminilità invece rappresenta la creatura in quanto veicolo passivo della volontà maschile di Dio.[...] La mariologia esalta il femminile verginale, obbediente e spirituale, ma teme tutte le vere donne di carne."

(2) Nota di Lunaria: in questo libro dimostravano che le bambine abusate in famiglie fondamentaliste cristiane associavano il padre a dio, giustificando la violenza subita come "dio mi ha giustamente punito per i miei peccati"


Pagina 6: "Queste donne [...] pongono alla nostra attenzione un fatto tanto ignorato quanto insolito: la violenza contro le donne è una realtà anche all'interno della chiesa; si annida nelle strutture ecclesiastiche, nelle comunità di fede e nelle famiglie cristiane. Tale violenza, inoltre, non solo viene ignorata dalla chiesa ma è anche giustificata dal messaggio che le chiese propagano. In tutto il mondo comincia a farsi strada l'idea che ci sia un nesso tra cristianesimo e la violenza contro le donne."

Pagina 13: "Esiste una serie di motivi per cui la violenza contro le donne, soprattutto la violenza domestica, è coperta dall'omertà. [...] Molte volte la violenza è vissuta dalla donna come un fatto di cui vergognarsi come se lei stessa ne fosse colpevole. Invece di individuare il vero colpevole, la donna spesso si ritiene meritevole, per esempio, delle percosse ricevute."  

Pagina 29: "Ancora oggi le chiese continuano a consigliare le donne a sottomettersi con pazienza al marito violento. I pastori e i sacerdoti cui le donne vittime di violenza si rivolgono, adducono i seguenti motivi: che "capo della famiglia è il marito, se gli ubbidisci lui non sarà costretto a ricorrere alla violenza", oppure che "il matrimonio è sacro, e quindi è dovere della moglie far di tutto per mantenere il legame". 

Altri motivi teologici tirati in ballo per incoraggiare la donna a sopportare i maltrattamenti suggeriscono che gli abusi sono colpa di lei oppure che la sofferenza la avvicinerà a Cristo" (Imitatio Christi, in gergo teologico)." 

Pagina 17-18:  "Si può considerare la violenza contro le donne un risultato dei costrutti sociali patriarcali i quali definiscono il rapporto tra donne e uomini come relazione di sottomissione e dominio" [...] Per designare le "strutture moltiplicative di dominio, di sfruttamento e di disumanizzazione" (...) la complessa piramide sociale formata da gradi diversi di dominazione e subordinazione. 

Con l'idea del Dio Padre/Dio Figlio Maschio, "la religione ha giocato e gioca tutt'ora un ruolo nella formazione di quelle condizioni socioculturali che permettono di esercitare la violenza contro le donne. [...] Tale violenza deriva essenzialmente da fattori culturali, in particolare, dagli effetti dannosi di alcune pratiche tradizionali legate alla religione che perpetuano la condizione di inferiorità accordata alle donne nella famiglia, nel posto di lavoro, nella comunità e nella società. La religione, quindi, ha partecipato alla costruzione della presunta inferiorità della donna."

Vediamo cosa scrive Mary Daly, una delle prime Teologhe donne a scagliarsi contro il patriarcato del Dio Padre: "L'immagine biblica e popolare di Dio come di un grande patriarca in cielo che dispensa ricompense e punizioni secondo la sua volontà misteriosa, e, apparentemente arbitraria, ha dominato l'immaginario collettivo per migliaia di anni. Il simbolo del Dio Padre, moltiplicatosi nell'immaginazione e ritenuto credibile dal patriarcato, ha, di conseguenza, reso un servigio a questo tipo di società, facendo apparire giusti ed adeguati i suoi meccanismi per l'oppressione delle donne. Se Dio nel "suo" Cielo è un padre che governa la "sua" gente allora nella "natura" delle cose è conforme al piano divino e all'ordine dell'universo che la società sia dominata dal maschio.  In questo ambito si verifica una mistificazione dei ruoli: il marito che domina la moglie rappresenta lo "stesso" Dio (Nota: di contro, il mito di Maria perpetra l'idea che la donna sia obbediente e remissiva di natura: "La mariologia dominante santifica l'immagine della femmina come principio di ricettività passiva e l'esaltazione del principio di sottomissione: Maria è simbolo della creatura nella sua totale abnegazione e passività nei confronti della divinità maschile.")

Pagina 23:  "Il cristianesimo è nato all'interno della società patriarcale, quella del giudaismo [...] configurandosi nei termini dell'androcentrismo del patriarcato [...] rispecchiava il contesto in cui nasceva secondo il quale l'essere umano sessuato al maschile era il centro e la misura di tutte le cose [...]

(Nota di Lunaria: si pensi allo stesso concetto teologico di Gesù, della natura ipostatica "Vero Dio/Vero Uomo", ma maschio! Gesù è un salvatore maschile, per gli uomini, il principio fallico del cosmo. Non c'è una Dea, non c'è una Redentrice Femminile, di natura ipostatica femminile: "Vera Dea/Vera Donna")

Pagina 25:  "La sottomissione delle donne: nella società patriarcale il concetto di "femminilità" viene costruito per poter meglio rispondere ai bisogni maschili. Per avere donne facilmente controllabili, il femminile va costruito in termini di docilità. Meno senso di sé ha la donna, quindi, meglio è."

"La teologia cristiana ha sempre avuto qualche problema ad ammettere la piena personalità della donna, per non attribuirle la dignità umana, ossia l'imago Dei ("immagine di Dio"). Agostino per esempio opinava che mentre l'uomo da solo era immagine di Dio, la donna da sola non lo era, la diventava solo unita col marito."



"l'apostolo dice che l'uomo è immagine di Dio, e per questo gli toglie il velo dal capo ed esorta affinché sia la donna ad indossarlo, dicendo "l'uomo certamente non deve velarsi il capo, perché egli è l'immagine e la gloria di Dio. La donna invece è la gloria dell'uomo." (...) Perché non è immagine di Dio anche la donna? Perché difatti le viene ordinato di velare il capo, cosa che all'uomo, poiché è immagine di Dio, è proibita"

"Invece la donna viene assegnata in aiuto all'uomo, ella non è, per quanto riguarda lei sola, immagine di Dio, mentre l'uomo per quanto riguarda lui solo è immagine di Dio"

IL PENSIERO DI SAN TOMMASO D'AQUINO, PRESO DALLA "SUMMA THEOLOGIAE"

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Pagina 30: "Nel 1528 Luis Vives scrive nel suo libro "Educazione della donna cristiana": "Se per tuo difetto o in suo accesso di pazzia alzasse le mani contro di te, pensa che è Dio a castigarti, e che ciò succede a causa dei tuoi peccati [...]  In questo brano, riscontriamo alcuni elementi importanti [...] è a causa dei suoi peccati, che la donna viene maltrattata/la donna deve considerare il marito strumento di Dio" (Nota: appunto, Mary Daly scriveva: Ho già suggerito che se Dio è maschio, allora il maschio è Dio. Il divino patriarca castra le donne finquando riesce a continuare a vivere nell'immaginazione umana.)

Pagina 32: Elementi dell'Età Patristica della Teologia Cristiana, che ritengono la donna inferiore:

1) La superiorità dell'uomo sulla donna in quanto Adamo fu formato prima.

2) La maggiore colpa della donna nella caduta.

3) La comprensione del peccato in termini sessuali.

4) Le virtù richieste alle donne per produrre la docilità femminile. "In silenzio con ogni sottomissione".

Un quinto motivo, e a mio parere, il principale, è che Dio, incarnandosi nel solo maschio, gesù cristo, favorì ed elevò la virilità: il sesso stesso di Dio, che, del resto, si rivela come padre:


(Pagina tratta dal "Malleus Maleficarum", il manuale degli inquisitori, curato da Sprenger e Kramer, domenicani, seguaci di Tommaso d'Aquino)

"[gesù] ha infatti voluto nascere e soffrire per noi in questo sesso, e perciò lo ha privilegiato"

Mary Daly, in "Al di là di Dio Padre", così commenta: "Non è tuttora insolito che preti e ministri cristiani, posti di fronte al discorso della liberazione della donna, traggano argomenti a sostegno della supremazia maschile dall'affermazione che Dio "si incarnò" esclusivamente in un maschio. In effetti la stessa tradizione cristologica tende a giustificare tali conclusioni. Il presupposto implicito - e spesso esplicito - presente per tutti questi secoli nella mente dei teologi è che la divinità non poteva degnarsi di "incarnarsi" nel "sesso inferiore" e il "fatto" che "egli" non lo abbia fatto conferma ovviamente la superiorità maschile."

"L'idea di un salvatore unico di sesso maschile può essere vista come un'ulteriore legittimazione della supremazia del maschio (...) In regime di patriarcato un simbolo maschile sembra proprio il meno indicato ad interpretare il ruolo di liberatore del genere umano dal peccato originale del sessismo. L'immagine stessa è unilaterale per quanto concerne l'identità sessuale, e lo è proprio dal lato sbagliato, perché non contraddice il sessismo e glorifica la mascolinità."

"Ho già osservato che il testo paolino "in Cristo non c'è... maschio né femmina", funziona in questo modo, perché semplicemente e palesemente ignora il fatto che Cristo è un simbolo maschile e perciò a tale livello esclude la femmina."


https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/i-capolavori-di-mary-daly.html

Pagina 38-40:  "Dio Padre: dobbiamo tenere conto che l'Iddio delle teologie sadiche, cioè quelle teologie che dipingono Dio come un Padre assetato di sangue e sacrificio, è un Dio prettamente maschile. A legittimare il potere del patriarcato vi è un Dio Padre. Per questo Mary Daly scrive: Il simbolo del Dio Padre, moltiplicatosi nell'immaginazione e ritenuto credibile dal patriarcato, ha, di conseguenza, reso un servigio a questo tipo di società, facendo apparire giusti ed adeguati i suoi meccanismi per l'oppressione delle donne. Se Dio nel "suo" Cielo è un padre che governa la "sua" gente allora nella "natura" delle cose è conforme al piano divino e all'ordine dell'universo che la società sia dominata dal maschio. In questo ambito si verifica una mistificazione dei ruoli: il marito che domina la moglie rappresenta lo "stesso" Dio." 

Giovanna, abusata dal padre a 7 anni, a pagina 41 afferma: "mio padre e Dio si assomigliavano". Un terzo delle donne vittime di abusi sessuali confondevano Dio col proprio padre: "Mio padre avrebbe potuto essere Dio", "Anche mio padre voleva essere adorato", "Dio assomigliava a mio padre".


Stralci tratti da

"I padri dispotici appaiono sotto forme di crescente durezza, che va dall'inflessibilità alla crudeltà, che spesso si sovrappongono, tra cui: il dominatore, il tiranno, il prepotente (...) fissa delle regole dalle quali non si può deviare, che non possono essere neppure discusse, dal momento che lui è l'arbitro decisivo di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato in assoluto.

Altri padri si fissano su quello che essi considerano un adeguato comportamento femminile, promuovendo solo la dipendenza delle figlie, denigrando o addirittura proibendo ogni loro sforzo verso il successo e l'autosufficienza. Questi padri vogliono che le figlie corrispondano alle definizioni tradizionali della femminilità, che siano modeste, umili, incapaci di prendere decisioni senza papà. (...) tiranneggia la sua famiglia per mezzo di una guerra psicologica, sottomettendo le figlie. Una simile dominazione include il  "terrorizzare", una forma di abuso emotivo che precisa come "minacciare i figli con estreme o vaghe, ma sinistre punizioni, stimolando intenzionalmente una profonda paura, creando un clima di imprevedibile minaccia o ponendo improprio aspettative e punendo i figli per non averle soddisfatte (...) Alcuni padri sono semplicemente sadici, decisi a degradare le loro figlie, a spezzare il loro coraggio e a farle strisciare. (...) Tali donne accondiscenderanno ai desideri di papà, adattando le loro aspirazioni alle sue, dal momento che diverse ambizioni portano alla perdita dell'amore e dell'approvazione paterna. (...) Nei casi estremi di umile sottomissione filiale, la figlia diventerà tanto dipendente dalla dominazione maschile che si legherà a uomini che la maltrattano. Molte donne maltrattate sono partner silenziose e inconsapevoli della violenza che subiscono perché erano state programmate per accettarla.

Pagina 42: "Porre resistenza agli abusi sessuali è ribellarsi contro Dio stesso/così donne vittime di ogni tipo di violenza domestica spesso interpretano la loro sofferenza come la punizione di un Dio Padre che si identifica col marito. Le studiose concordano che l'immagine di Dio Padre legittima una serie di rapporti di potere che sfociano nella violenza contro le donne: l'effetto del linguaggio del Dio Padre, date le nostre strutture sia della società sia della famiglia, è di legittimare il dominio e le violenze maschili e di inibire la rabbia e protesta legittime delle donne contro tale aggressione. Dio Padre funge da garante dell'autorità paterna nella famiglia patriarcale."

Pagina 47: "L'esempio di Maria Goretti non fa altro che aumentare il senso di colpa della donna vittima di abusi: "La religione obbliga le donne a perdonare i loro stupratori, anche se gli stupratori non hanno mai chiesto perdono". Il messaggio di amore e perdono diventa un altro tassello del mosaico dei dettami cristiani che mantiene le donne in una posizione subordinata, vulnerabile alla violenza maschile [...] viene detto di "amare" e di perdonare il nemico aggressore."

Altri libri consigliati, da leggere:




https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/i-crimini-della-psichiatria-raccolta-di.html



https://intervistemetal.blogspot.com/2020/02/marilyn-french.html

https://intervistemetal.blogspot.com/2020/03/la-donna-moglie-e-madre.html

"La Villa degli Aranci Fioriti": recensione

Ogni volta che Tess entra nella cucina della madre Flavia, ad accoglierla è il familiare profumo di pistacchio e cannella. Della Sicilia che ha lasciato tanti anni fa per l'Inghilterra, Flavia ha conservato solo questo, i dolcissimi odori e sapori dell'isola. Ma, stavolta, Tess non è lì per intingere un dito nella morbida crema di una cassata o per sbirciare le ricette che la madre annota, insieme ai suoi pensieri, in un piccolo quaderno ormai ingiallito dal tempo: ha appena ricevuto una lettera, ed è per questo che vuole parlarle.  Una lettera che potrebbe cambiare tutto. A quasi quarant'anni, Tess non è felice e vive nell'ombra di un amore negato: quello per Robin, eternamente sposato a un'altra.  Incredula, Tess scopre di aver ereditato un'antica villa in un luminoso angolo di Sicilia. Una villa a picco sul mare, immersa negli aranceti...  Ma perché Tess ha ereditato questa villa? E perché qualcuno vuole che lei parta per la Sicilia? Mamma Flavia è l'unica che potrebbe rispondere, ma si è chiusa in un ostinato silenzio: da tempo si è gettata alle spalle la Sicilia e di quel tempo, il tempo della sua giovinezza, le resta solo un ricordo doloroso, che vuole tenere per sé. A Tess non resta che partire per scoprire la lunga e misteriosa storia che lega la sua famiglia all'isola e ad un'antica faida familiare che lacera gli animi. E mentre scopre i mille segreti di Villa Sirena, immaginando di farne un bed&breakfast, imparando a conoscere il paesino intorno, con i suoi segreti e l'antico tesoro che ha causato tanto odio e rancore tra le famiglie coinvolte nel suo ritrovamento molti anni prima, quando la Sicilia era sconvolta dalla Guerra Mondiale e che, suo malgrado, peserà sulle spalle di Tess. Tra i meravigliosi colori della Sicilia è persino più facile dimenticare gli amori sbagliati e innamorarsi di nuovo, sfidando rancori e pregiudizi.

Tre storie di donne: una nonna, una madre, una figlia, (1) in lotta contro il maschilismo patriarcale, faide familiari, tradimenti, congiure e incomprensioni generazionali.

(1) Nota di Lunaria: Le appassionate di Wicca Dianica avranno riconosciuto il tema tipico della Wicca Ginocentrica: la Madre, la Figlia e la Crone (Anziana) sono i tre aspetti della Dea, che corrispondono anche alle tre fasi della Luna: la Luna Piena (Madre) la Luna Crescente (Figlia) e la Luna Calante (la Crone), che graficamente viene rappresentato così    )O(

Per approfondimenti sulla Triplice Luna vedi https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/la-trinita-e-pagana-d.html

Gli stralci più belli: 

"Esitò per un momento, incerta se andare verso il mare, dove forse poteva immergersi nell'acqua fresca o nell'altra direzione, verso i campi lontani e gli ulivi, alle pendici della montagna. Strizzò gli occhi per guardare in lontananza. Per un istante le parve di vedere qualcosa: il riflesso della luce sul metallo nel campo di frumento. (...) La ragazza scese lungo il sentiero che portava al primo uliveto. Camminava tra gli alberi che il sole inondava di bagliori argentei, con i rami nodosi carichi di frutti. La terra riarsa pulsava dell'incessante stridore delle cicale. In lontananza, l'orizzonte le appariva come un viola liquido."

"A est del borgo si estendevano campi e uliveti, a ovest c'erano le montagne. Il cuore di Cetaria era costituito da un guazzabuglio di case di pietra, ormai cadenti, dalle facciate intonacate, le persiane verdi o azzurre e i tetti di terracotta. Strade strette e ripide, piazze con panchine di pietra e vecchie fontane. Qua e là, cappelline votive, ulivi o fichi. Il profumo del gelsomino e dell'ibisco permeava l'aria e quasi ogni angolo offriva sorci della baia. L'intero villaggio pareva protendersi verso il baglio e il mare."

"Dicono che è un brutto posto". "Cetaria?" Tess si guardò attorno. Sua madre aveva detto la stessa cosa eppure a lei sembrava un paradiso. L'antico baglio, la fontana di pietra e l'eucalipto argenteo e contorto. La baia turchese con il faraglione. Il dedalo di stradine e le case dai colori pastello. Villa Sirena. Le grotte sottomarine. Come poteva essere un brutto posto? Le cose brutte potevano succedere ovunque."

"La fece aspettare finché (...) il fuoco non si affievolì e si stesero sugli scogli a guardare il fariglione, le scogliere in ombra e la luna che riluceva sulle onde della baia."

La leggenda della Sirena

La Sirena fu avvistata sul faraglione da un pescatore di Cetaria. Si guardava allo specchio e si pettinava i lunghi capelli castani e gialli. Pare che apparisse solo quando la luna era piena. Il suo specchio rifletteva la superficie del mare. Il pescatore fu attratto irresistibilmente da lei. Si sedette sugli scogli e ascoltò la canzone: era la più bella che avesse mai sentito. Ma non gli bastava ascoltarla una volta al mese. Voleva ascoltarla ogni notte. Voleva di più. Cercò di trattenere la Sirena.  "Devi restare fuori dall'acqua", le disse. "Devi venire a vivere con me e lasciare che io ti ami." "Se resto fuori dall'acqua la mia canzone morirà", rispose la Sirena. Il pescatore non le credette.  "Riesco a pescare solo quando sento la tua canzone; il resto del tempo l'acqua è sterile. Vieni da me e ci saranno pesci in quantità e banchetteremo, ci ameremo e saremo felici." Ma la Sirena si rifiutò: "Se lascio il mare, lo faranno anche i pesci e tu avrai fame." Per il terzo mese di seguito, si gettò sugli scogli ai suoi piedi.  "Quando sei con me, sono al sicuro nel mare. La barca non mi tradisce, il mio arpione resta dritto. Senza di te, il mare è mio nemico." La Sirena non sopportava il pensiero che il pescatore potesse annegare. Così, mise via lo specchio e il pettine (*) e andò a vivere sulla terra. Il pescatore chiamò come lei la sua casetta: Sirena. Ma la Sirena si sentiva in trappola, non era libera. Le maree cambiarono e venne l'inverno e non ci furono più pesci nel mare. La Sirena non aveva più la forza di sedersi sullo scoglio. Lentamente, la sua canzone si ridusse al silenzio. Alla fine il pescatore capì che cosa aveva fatto. Una notte di luna piena prese la barca, vi adagiò la Sirena e la riportò in mare. "Sii libera!", gridò e lei scivolò tra le onde, con la coda che riluceva come argento liquido. Il pescatore aveva il cuore a pezzi: non gli importava più che i pesci fossero tornati, né di sentire la canzone nelle notti di luna piena. "Non dovevo pretendere che vivesse nel mio mondo", pensava.  Al plenilunio successivo, andò sulla riva ed entrò in acqua... La vide vicino agli scogli, illuminata dalla luna. Guardò quegli occhi azzurro-viola e ascoltò quella bellissima canzone.  E quando all'alba la Sirena scivolò nuovamente nel mare, lui la seguì.

Per saperne di più: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/12/sirene.html

(*) Nota di Lunaria: specchio e pettine sono simboli delle Dee, così come il pesce; per approfondimenti, vedi:  https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/simbolismo-del-pesce.html

Per approfondimenti sulla Sicilia e le sue origini pagane, vedi: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/sicilia-storia-curiosita-letteratura.html

Altri due libri consigliati, ambientati in Sicilia e che parlano della condizione della donna: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/recensione-volevo-i-pantaloni.html

Un altro romanzo che parla degli scontri generazionali tra nonne, madri e nipoti e che mi è piaciuto molto: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/10/perche-ti-scrivo-tutto-questo-cosa.html



"Fatalità" di Patricia Lake (Collezione Harmony)


Trama: Quando incontra di nuovo Alex, a Talia sembra di rivivere un incubo. Lui non è cambiato. Sempre bello, sicuro di sé, crudele, è ancora l'uomo che tre anni prima l'ha abbandonata dopo aver approfittato di lei, dopo averla usata come un oggetto e averla buttata via.Ma Alex non sa che da quella relazione, che per lui non ha contato nulla, è nato un figlio, Matty, e Talia è ben decisa a non farglielo scoprire mai! Ma Alex è davvero il seduttore crudele che appare agli occhi della sofferente Talia, oppure la colpa sta altrove?

Commento di Lunaria: "Fatalità" è un romanzo Rosa dai toni molto drammatici "sullo stile di Charlotte Lamb"; gli elementi tipici dei romanzi "di rosa piombo" della Lamb (che avevo già recensito  https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/05/possesso-di-charlotte-lamb-collezione.html   https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/05/notturno-di-charlotte-lamb-collezione.html  https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/06/rapimento-di-charlotte-lamb-collezione.html) sono ripresi anche in "Fatalità": la donna vittima, eternamente piangente e immolata, l'uomo crudele e arrogante (anche se il finale, con il colpo di scena fin troppo anticipato, riesce in parte a far dimenticare certi dettagli sgradevoli), l'ambiente che congiura contro la protagonista, sempre in balia dei capricci e delle manovre altrui (anche se qualche personaggio positivo c'è, al suo fianco), lei che corre il rischio di andare alla deriva... ("Il viso le s'inondò di lacrime. Pianse tanto, fino all'esaurimento")

Esattamente come nei romanzi di Charlotte Lamb, lo stile è drammatico, a tinte fosche, l'emotività e l'erotismo sono "quasi uno stupro coniugale" anche se Alex si ferma in tempo mentre una Talia singhiozzante implora e dice "No" e in generale, il ricatto spietato del "o mi sposi o ti tolgo il bambino" che Alex mette in atto contro Talia che sta cercando di ricostruirsi una vita, non rendono idilliaco il personaggio maschile in questione.

Poi certo, in questo tipo di romanzi che sfiorano di un soffio la tragedia non risolvendosi mai in un delitto passionale o in uno stupro (anche se di tanto in tanto, nei dialoghi, ci arrivano vicino) non c'è il gusto del macabro: niente sangue, niente violenza vera e propria (almeno, non oltre il prendere di malo modo il polso della protagonista e strattonarlo, sbraitandole contro...), in fondo la protagonista è "innamorata", lui "la vuole", lei ricambia, anche se ha paura di lui\è sconvolta dal terrore, quindi il tutto si risolve più o meno "nel romantico finale" dove il lui di turno, che ha vessato per capitoli e capitoli la lei-agnello sacrificale, le chiede scusa, si ravvede e la sposa e\o il sesso finalmente è consensuale.

Il mio commento è il solito: fin tanto che si tiene presente che questo tipo di romanzo Rosa risalente agli anni Settanta\Ottanta che eroticizzava la violenza e il possesso maschile dipingendole come "corteggiamento e amore" è, per l'appunto, un romanzo scritto in un'epoca dove cose come "il reato di stupro coniugale" e "il reato di stalking" non erano ancora del tutto dei crimini nelle leggi di uno Stato e l'essere donne succubi nei rapporti sentimentali era la norma dei rapporti sentimentali, si può leggere e apprezzare lo stile tragico e dolente, che dipinge personaggi a tinte forti che albergheranno nella mente della lettrice che ha compatito e sofferto con Talia (peraltro, giovanissima ragazza madre alle prese con difficoltà economiche). 

Se però, alle soglie del 2020, leggendo questo tipo di Rosa vi rendete conto che "voi vivete le stesse cose che ha vissuto Talia" (e le protagoniste dei romanzi di Charlotte Lamb), che le lacrime di disperazione e di terrore sono più dei "sospiri d'amore durante gli abbracci", allora è il caso di riflettere se non siamo più dalle parti di una storia abusante che non è amore, e mai lo sarà, e non importa quanto sia e sia stata "dipinta a tinte rosa" nella letteratura e nel pensiero "della massa".

LEGGETE QUESTO POST: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/11/non-e-amore.html

Nel 2020, il comportamento di Alex sarebbe già reato in certi frangenti, anche se singoli dettagli come il suo abbracciare il piccolo Matty che lo chiama "papà" o il colpo di scena finale che spiega "l'abbandono", possono essere cose che lo scagionano, in parte, da una certa patina di violenza possessiva che trapelava in altre pagine.  (1)

Ad ogni modo, se per un qualche motivo, vi ritrovate "nei panni di Talia" il mio consiglio è di NON EMULARLA nel suo vittimismo e di riflettere leggendo libri come questi


Detto ciò, come ho già evidenziato, dal punto di vista narrativo, "Fatalità" è un bel romanzo drammatico con personaggi descritti a tutto tondo nelle loro paure, paranoie, cattiverie e speranze, il ritmo è buono e non ci sono parti impaludanti. Quasi assenti le parti erotiche e hot "consensuali", visto che per quasi tutto il libro quando Alex si accosta a Talia, lei scoppia a piangere, non riuscendo a scacciare il trauma dell'abbandono patito anni prima; fa eccezione la pagina 49, dove Talia rievoca la notte di passione prima dell'abbandono... Il finale, ambientato su una spiaggia esotica, rimetterà le cose a posto, risolvendo tutti i dubbi di Talia. 


(1) Come questo, a pagina 30: "Lasciami stare", ribatté sprezzante, e gli voltò le spalle, decisa anche a mettersi a correre se necessario, pur di scappare via, accecata com'era dall'odio. "Eh no, cara mia, tu adesso non vai da nessuna parte!" L'afferrò per un braccio e le sue dita nervose si strinsero sul gracile gomito di lei, senza farle male ma abbastanza da lasciarle intendere che era meglio non opporre resistenza. (..) L'espressione del suo viso si fece più dura, mentre le stringeva più forte il braccio.  "Lasciami andare immediatamente", urlò lei dal dolore divincolandosi, senza preoccuparsi di richiamare l'attenzione dei passanti." O a pagina 36, dove il bacio a Talia viene estorto con la forza, dopo che lui l'ha chiusa dentro la macchina: "Lui rise e afferrandola per i capelli la obbligò a guardarlo bene in faccia (...) La baciò (...) Lei tentò di respingerlo, ma il suo corpo reagiva in un modo da smentire il rifiuto totale che le suggeriva il buon senso.  Gli occhi le si riempirono di lacrime di disperazione e d'impotenza. (...) Dalla sera in cui aveva incontrato Alex aveva cominciato a soffrire d'insonnia. Nello stato confusionale in cui si trovava s'imponeva prepotente, insinuante, il ricordo di quel bacio sconvolgente che lui le aveva preso di forza." Pagina 84 "Lui la scuoteva come una bambola di pezza, livido di rabbia."  Pagina 125: "Tu mi fai impazzire! Tu devi essere mia!"  O, ancora, pagina 126: "Soltanto, aveva paura di lui. Sentendosi in posizione di inferiorità, si sedette a sua volta e si avvolse nella coperta per nascondere i seni che lui le aveva scoperto in un momento di cieca passione. (...) Non potendo sostenere il suo sguardo severo e impenetrabile, lei chinò la testa, ma lui le sollevò il mento, le lisciò i capelli e le asciugò un'ultima lacrima."


Gli stralci più belli: "Le sue mani erano brune e forti, il viso era un po' duro, dai lineamenti marcati, con gli zigomi ali e la mascella pronunciata. Era terribilmente affascinante, maschio. L'espressione calma e decisa dei suoi occhi grigi, d'irresistibile magnetismo, rivelava saggezza, sicurezza di sé e virile sensualità. (...) Quando i loro sguardi si incrociarono le si sentì tutta sconvolta."

"Lo odiava per il potere che ancora esercitava su di lei. Perché dopo tutto quel tempo la sua presenza la turbava tanto? Ormai doveva sapere che tipo di uomo era quello. Si guardò intorno, cercando una via d'uscita, ma lui capì al volo le sue intenzioni. (...) L'aveva sedotta e poi piantata senza una parola. Le aveva rovinato la vita e dopo anni di silenzio aveva il coraggio di invitarla al ristorante come se niente fosse..."

"Eppure Talia non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, seguendo ogni suo gesto, irresistibilmente attratta da quel magnetismo che già in passato l'aveva incantata. Ricordava con dolorosa precisione le sue carezze, le sue labbra morbide e sensuali che la baciavano dappertutto, la tenerezza di cui lui era capace nei momenti d'amore."

"Talia si avvinghiò al corpo muscoloso di lui. Il bacio di Alex era esperto, insinuante, sensuale. La bocca tenera e affamata scivolò un po' dappertutto sul viso di lei, sulle tempie, sul mento, sulle palpebre. (...) I loro sguardi, entrambi ardenti di desiderio, s'incontrarono, e lui lesse negli occhi di Talia la risposta che cercava nella sua muta preghiera. (...) Lui le si mise sopra, le sue labbra cercavano quelle di lei, le sue mani morbide esploravano la pelle liscia e candida dalle curve morbide. (...) Tutta illanguidita, fremente di desiderio, scossa da sensazioni fino ad allora sconosciute, con la mente offuscata dalla passione, per un momento credette di svenire."

"I suoi sensi erano assetati di lui. In quegli anni il ricordo dei loro momenti d'amore l'aveva fatta tanto soffrire, tenendo sempre vivo il desiderio. (...) Travolta da un piacevole senso di vertigine, si abbandonò tra le braccia di Alex."

"Talia si adagiò tra i cuscini, con gli occhi pieni di lacrime. Per poco non si era data ad Alex. Era spaventata dalla forza del desiderio che provava per lui, che la prendeva e la lasciava a suo piacere come se fosse un oggetto, lui che l'aveva obbligata a sposarlo ricorrendo a un odioso ricatto. Purtroppo doveva ammettere di amarlo, con tutta l'anima, disperatamente. E se ne vergognava tanto, così tanto che cominciò a singhiozzare. Nascose il viso sotto le coperte e si lasciò andare completamente al suo dolore."

"Una triste fatalità li aveva buttati nelle braccia l'uno dell'altra. Si era sposata a causa di un odioso ricatto, eppure, nella sua infelicità, aveva provato un po' di gioia nel sentirselo vicino."



"Il Pozzo dei Desideri" di Helen Conrad (Harmony Jolly)


Trama: Pamela è tristissima: a White Acres, casa sua, è in corso il ricevimento d'addio: l'indomani infatti la tenuta verrà messa in vendita... Per scacciare la malinconia lei va al pozzo dei desideri, suo rifugio segreto fin da quando era bambina. A un tratto ecco apparire un uomo indubbiamente seducente: riccioli neri, occhi azzurri, fisico possente, abbronzatissimo... Nonostante non si conoscano, tra Pamela e Michael nasce subito una profonda, tenera intesa ma Michael nasconde qualcosa...


Commento di Lunaria: un inizio davvero suadente, in un'atmosfera quasi magica e fatata (il pozzo, poi, ha un simbolismo legato alla fecondità e alla Dea Madre) ma poi la storia vira su capitoli poco incisivi, dispersivi e un po' monotoni, dove succede poco o niente che non siano i dialoghi tra Pamela e Michael: lei, legata alla sua terra "che ha dovuto vendere controvoglia", lui che è... il compratore, e che ha in mente una serie di progetti edili per il rinnovamento dell'area. Così, Pamela si sente in trappola e lacerata: si è innamorata a prima vista di Michael, al pozzo, ma non sopporta che lui sia coinvolto in prima persona in quello che giudica una devastazione della sua terra, appartenuta ai suoi avi... Tutta la trama del romanzo verte sulla lacerazione psicologica di Pamela, ma i dialoghi e l'analisi psicologica dei personaggi restano di maniera, raggiungendo la sufficienza ma niente più.  Pamela resta troppo "bidimensionale", nella sua continua incertezza e passività, Michael di tanto in tanto in qualche pagina ha tratti possessivi e materialistici tanto da dare l'impressione di considerare Pamela come un oggetto: esattamente come la terra è sua, perché l'ha comprata, anche lei deve essere sua. Sullo sfondo, per qualche riga, vengono anche trattati temi legati all'ecologia e al malcontento degli operai, che sfocerà in un atto vandalico, ma anche qui, manca totalmente una vena thriller che avrebbe potuto alzare l'interesse della lettrice. Peccato non aver approfondito meglio (o ampliato) l'unico punto di forza del romanzo, e cioè l'elemento simbolico del pozzo, che avrebbe potuto essere un valore aggiunto per risollevare una trama troppo lineare e semplificata. Quasi inesistenti le scene erotiche: a parte qualche bacio, non succede altro. 

In conclusione: "Il Pozzo dei Desideri" è un romanzo sufficiente e discreto: niente di più e niente di meno.


Gli stralci più belli: 

"Le era così vicino che poteva quasi avvertirne il calore, per quanto non la toccasse. Eppure quel corpo pareva comunicare con il suo, così come facevano gli occhi, a un livello diverso da quello verbale. (...) I suoi occhi erano scuri, come il velluto blu, e lui stava avvicinandosi ancor più accarezzandole con lo sguardo il collo, la guancia. (...) Avrebbe voluto sollevare il viso, chiudere gli occhi e offrirsi al bacio. Se solo ne avesse avuto il coraggio."

"Lei gli sorrise. Le ombre della sera stavano allungandosi e negli occhi azzurri di lui si riflettevano gli ultimi raggi del sole. Avrebbe potuto tendere una mano e toccarlo, e sapeva che l'avrebbe fatto. Ma per il momento assaporava la tensione che li legava, la scintilla che pareva scaturire ogni volta che i loro sguardi si incontravano."

"Quella bocca contro la sua era dolcemente persuasiva, calda e vibrante, morbida e sicura."   

"Aveva dichiarato di volerla. (...) Quella notte rimase sveglia fino a tardi, rimuginandoci sopra. Quell'uomo che stava rovinando le terre della sua famiglia la voleva. Per estendere le sue proprietà? Per dimostrare che otteneva sempre ciò che voleva? Per impedirle di prendere parte alle proteste contro la sua iniziativa? (...) Era innamorata di Michael, ed era una fatto che non poteva alterare.  Ma era assurdo, sbagliato, una cosa senza speranza. (...) Ciò che provava per lui era così profondo e radicato e Michael poteva servirsene come arma. (...) Pamela si sentì invadere da un terribile bisogno di lui, tanto intenso da soffocarla."




"La vendetta di Adis" di Anne Hampson (Collezione Harmony)


Trama: "Il tuo destino è stato tracciato dieci anni fa e tu dovrai seguirlo...." dice la chiromante a Julia, diciannovenne bruna bellezza della buona società inglese. E Julia scopre infatti che lo zio l'ha promessa in sposa a un pescatore di spugne greco, in cambio del suo silenzio, quando era ancora una bambina. Vittima di un ricatto sentimentale da parte della famiglia, Julia finirà  davvero prigioniera, per sette mesi all'anno, del misterioso Adis che vive in un'isoletta al largo della Grecia? Il destino è davvero l'inesorabile, inamovibile fato della mitologia? Nessun'altra deità dell'Olimpo avrà pietà di lei?

Commento di Lunaria: "La vendetta di Adis" è uno struggente romanzo Rosa drammatico e intenso, che analizza diversi temi: la diversità di ceto sociale (questa volta, a sessi invertiti: lei è la ricca, proveniente da una famiglia "da cronaca mondana" che vive di lussi, doppiogiochismo, ipocrisia e apparenza, lui è il povero pescatore onesto e dal cuore d'oro che vive in un'isoletta sperduta e del tutto disinteressato alle frivolezze...) l'amore passionale appesantito da concetti distorti di onore, ricatto, vendetta e classismo, il maschilismo delle tradizioni greco-ortodosse, con l'apartheid delle donne, remissive ed incolpate di aver "partorito femmine", la miseria e gli incidenti sul lavoro (pescatori di spugne che muoiono annegati o restano mutilati e storpi...). 

Intensi i dialoghi e le tempeste d'emozioni, tra palpiti e collera, che colpiscono e sconvolgono fino allo spasimo Adis e Julia, in balìa di una passione sfrenata contrastata dai rispettivi ambienti sociali e non solo, perché un terribile fatto di sangue avvenuto decenni prima, quando Julia era ancora una bambina, pesa come un macigno sulla famiglia di Julia, gettando un'ombra inquietante sui personaggi coinvolti... in primis, su Adis.

Un tocco di classe il simbolismo mitologico che permea tutto il romanzo, accostando ad Adis Plutone che rapisce Persefone... cioè Julia\Proserpina... che mangia del (gelato al) melograno, per restare confinata per sette mesi come sua sposa... (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/demetra-e-persefone.html)

Infine, molto suggestive le descrizioni paesaggistiche della Grecia più rurale, tutta oceano cobalto e fenditure aspre, che l'Autrice delinea in tutta la loro bellezza come se fossero acquerelli idilliaci "Ann Radcliffe style" e che fanno venire in mente le poesie di Seferis, Porfiras, Palamàs, Griparis ed Elitis...

Peccato che le scene più sensuali siano state centellinate col contagocce: infatti, l'eros carnale è quasi del tutto assente!

In conclusione: "La vendetta di Adis" è un romanzo Rosa tra passione e tormento, che è riuscito nell'impresa (impossibile) di farmi amare la Grecia e ancor di più, di farmi sospirare per il bel pescatore greco Adis. 

Considerato che per me "Grecia = orrido maschilismo del fetentone aristotele", è praticamente sconvolgente che questa Autrice sia riuscita ad incantarmi così... 


Gli stralci più belli: 

"Credi che quell'uomo attuerà la sua minaccia?", le chiese lui con voce roca. "Ne sono convinta", gli rispose. Tremò al pensiero del nome di quello sconosciuto: Adis... cioè il  Plutone romano, il dio degli Inferi che aveva per moglie l'infelice Proserpina, condannata appunto per un quarto dell'anno a vivere nel mondo delle ombre insieme al suo diabolico sposo. Questi l'aveva strappata al mondo della luce per tenerla prigioniera, attorniata dalle ninfe, nel suo tenebroso dominio. Adesso, un moderno Ade intendeva trascinarlo lontano dalla sua patria per condurla nell'isola di Kalymnos e vendicarsi di un vecchio dramma che non la riguardava!"

"Lo guardò e il lampo grigio dei suoi occhi parve chiedergli che cosa volesse da lei; lui, però, non capì quella tacita domanda [...] Come Proserpina aveva atteso ogni anno, digiuna, il giorno in cui avrebbe lasciato la sua prigione per ritrovarsi nel mondo della luce, così attendeva lei."

"Dopo aver esaminato a lungo i suoi sentimenti, decise che una profonda pietà lo legava a lui, una pietà per il suo antico dolore, per la solitudine e la povertà che lo costringeva a rischiare la vita con un mestiere tanto pericoloso."

"Sposando Adis e venendo a vivere a Kalymnos aveva ubbidito a una sottile e oscura forza, che andava ben al di là della sua tenerezza per Lavinia o del desiderio di salvaguardare le sorti economiche della famiglia."

"Lei cercò di tirarsi indietro per sfuggire a quell'insidiosa dolcezza che la pervadeva di turbamento suo malgrado. Lui si protese verso di lei e la baciò teneramente. Per un attimo lei si divincolò ma, dopo un sospiro tremante, si abbandonò al suo fascino e alla sua tenerezza. Le labbra di Adis erano calde, appassionate, dolci, esigenti e sottilmente persuasive e lei ormai era una sola cosa con lui. Un ardente desiderio reciproco nacque in loro e minacciò di travolgerli... [...] "Mia dolce Kore, mia Julia... Non allontanarti mai più da me, lasciati amare. Sono ormai settimane che scorgo l'amore nei tuoi occhi. Ti ricordi, amore: "Vieni spontaneamente a me e sarà meraviglioso!" Era follia, l'incanto della notte, la bellezza perfetta del paesaggio e il fascino do Adis..."

"Le si avvicinò e la prese fra le braccia. Lei tentò di resistere alla sua stretta, ma lui non la lasciò. Il suo era un bacio troppo possessivo, troppo esigente e lei smise di battersi contro di lui. Adis, con il suo fascino, la dominava, doveva ammetterlo suo malgrado."

"Amarlo avrebbe significato aver continuamente paura e lei non voleva aspettare, aspettare sempre un uomo, che un giorno sarebbe tornato invalido o non sarebbe tornato, sepolto in una terra lontana. No! Non doveva innamorarsene!"

"Tutte quelle immagini erano dominate da una figura centrale alla quale lei non poteva sottrarsi... un uomo chiamato Adis, bello, buono e... crudele come un dio greco."


Le descrizioni dei paesaggi

[...] casette bianche circondate da giardini pieni di fiori: rose, calendule, gerani e ibiscus fiammanti. Oleandri crescevano ovunque, sul ciglio della strada e sulle colline verdeggianti. [...] Le casette immacolate erano disseminate per le colline. Piante di fico e d'arancio spuntavano negli orti e ogni tanto alcuni melograni brillavano tra le siepi di rose selvatiche. C'era un profumo inebriante in quella campagna ben irrigata. L'isola era arida, ed era vero, pensò, scorgendo le cime rocciose esposte alla calura, che si ergevano nude verso il cielo. Però la parte bassa era rigogliosa, con grandi alberi, cipressi, ulivi e palme che presentavano tutte le possibile sfumature di verde. Il contrasto tra le rocce vulcaniche, la costa piena di colori e le acque trasparenti del mar Egeo che si stendevano fino all'orizzonte brumoso, possedeva una bellezza da mozzare il fiato.

Adis si era fermato ad ammirare gli scogli frastagliati di lava che scendevano a picco sul mare, i monti di Kalymnos splendenti al sole, le casupole sulla collina. In lontananza il campanile della chiesa brillava come alabastro e, verso nord, le alture di Leros passavano per tutta la gamma dei colori, dal viola cupo alla sfumatura pallida dei lillà.

In lontananza si ergevano grigi i monti, a formare un semicerchio di terra arida e spaccata intorno al mare cupo.

Il buio era pieno di rumori d'insetti e di profumi esotici. Una miriade di stelle brillava in un cielo di porpora cupo. La luna illuminava le cime dei monti e le colline aride, inondando con la sua morbida luce argentea il mare spumeggiante. 

Su Leros qualche luce filtrava dalle finestre delle case lontane, costruite vicino alla riva. L'elegante campanile della chiesa si stagliava nel suo immacolato candore contro il massiccio vulcanico. Non un alito di vento scuoteva i carrubi del giardino. Le palme e i cipressi del castello si stagliavano contro le mura, investite dal chiarore lunare. Era una notte incantata, una notte per innamorati e lei si avvicinò istintivamente al marito. (...) Lo scrutò al chiaro di luna: nell'ombra, il suo viso concordava perfettamente con il suo nome. Aveva un'espressione quasi crudele, ma da lui emanava un fascino magnetico e lei provò una forte emozione. 


Altro romanzo ambientato in Grecia: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/03/il-ragazzo-della-spiaggia-di-charlotte.html

Approfondimento: LA POESIA GRECA DEL NOVECENTO



Nota di Lunaria: parecchi anni fa, ordinai in biblioteca un'antologia (penso risalente agli anni Sessanta) sulla poesia Greca del Novecento... all'epoca non avevo un pc tutto mio, quindi non potevo fare le fotografie delle copertine e dovevo trascrivere a mano, su dei quadernetti, i libri che mi piacevano... Purtroppo non mi ricordo più che antologia fosse e non ho ancora avuto modo di riordinarla (ammesso che la ritrovino). Comunque ecco qui i poeti che mi erano piaciuti. La letteratura greca antica invece non riesco a leggerla, mi fa venire l'orticaria...

PALAMàS 

Ma qual'è questo camposanto
che rinverdisce sempre e manda luce
e non si lascia ardere da nessun solleone
né devastare da alcun torrente?
Ma qual'è questo camposanto
e chi sono questi inginocchiati Secoli in preghiera,
e qual'è questo camposanto
che ha per morti degli Apolli e per sepolcri Partenoni?

O tre volte nobili rilievi dei sepolcri,
anima antica arsa dalla morte,
incisa sulla ateniese lapide
col cesello dell'aere sacro,
fatemi voi avvolgere il Dolore
nella tunica pudica dell'Armonia
e rinchiudere la sua lacrima
nel vaso d'oro della misura.

PORFIRAS

"Le chiese abbandonate"

Vi sono nelle chiese che diroccano
tristi Madonne, pallide immagini, 
che solo amano i fiori selvatici,
gigli, ciclamini, anemoni, ginestre.
Come incensieri rustici ed effimeri,
sparsi o legati in semplice ghirlanda,
l'anima loro di fiori effondono
bruciando la vita in impalpabile incenso.
Ahi,chi là si reca con fiori selvatici,
s'apre, appena sfiorata, la porta,
ornata tutt'intorno da nidi,
trapunta da erbe dell'oblio.
S'apre la porta com'è solito
aprirla soltanto il vento,
come fosse la Madonna ad aprirla
con impazienza di dolce madre,
vecchia colpita dai lutti, dimenticata
nella deserta capanna ad aspettare
il ritorno di gente di là dal mare
eternamente oscuro e in tempesta.

"Il paese offuscato"

Molte volte nell'ora arcana della sera,
quando giro con l'anima grave dei pensieri,
spesso emerge nella solitudine un incorporeo paese,
un paese silenzioso sempre e sempre offuscato.
Le case sue sono chiuse e son vecchie. Rami
sporgono dai poveri cortili in rovina,
sui muri, sulle soglie spuntano erbe
e di verde muffa sono vestiti i tetti.
Così è. Certe case, forse le ho viste nel triste esilio,
altre qui nel borgo, e altre nell'isola mia,
qualcuna sulla strada in riva al mare in anni felici,
e tutte quante, questo paese intero, mi parlano della mia vita. 
Ah, mentre m'inoltro nei suoi ingrati vincoli a sera,nessuno più esiste per venirmi incontro.
Sono l'unico l'ultimo passante io a traversarle.
Ricordi amore: si spegne la scarsa luce e tramonto.
Lentamente del tutto si spegne. E il paese offuscato
insieme ad essa in silenzio sprofonda a me lontano.
Giro curvo. E ahimé, intorno non mi resta
che notte e tenebre e solitudine senza fine.

GRIPARIS

"Sonno" (qualche verso)

In un giglio candido come rugiada
che quando nella nuova luce, che albeggia,
cielo e terra hanno sollievo,
un lieve spirito venga con un bacio
sui petali a dischiudere la sua alba
e stilli la brina dentro il cuore.

"L'Edera" (qualche verso)

Dell'oscura edera priva di grazia la pena io colgo
e quasi mi sembra che nel mio petto ha le radici
e quasi mi sembra d'essere io lo screpolato muro
che l'oscura edera priva di grazia cinge.
....
Accorrono alle fronde dell'edera funerea
a stormi i passeri ad appollaiarsi
e si ristorano nel placido grembo
dell'ebbrezza di vivere e del sole d'oro.
....
Si spande la notte: e mi vengono intorno uno ad uno
e tutti insieme spinti da lontano
ombre di ombre i ricordi, nella solitudine sconsolata
a recarmi, tristi, falso conforto.
....
Dell'oscura edera priva di grazia la pena io colgo
e quasi mi sembra che nel mio petto ha le radici
e quasi mi sembra d'essere io lo screpolato muro
che l'oscura edera priva di grazia cinge.   

"Dopo La Pioggia" (qualche verso)

Stanotte - la tristezza potente della notte mi svegliò come se alla nostra tristezza avesse pensato - stanotte si sono squarciati i sette cieli
acqua precipitando e diluviando il creato.
Nelle tenebre traboccarono le fonti della tristezza
e dilagarono i trattenuti pianti;
speranza più non resta per nuove albe ancora
nella notte che tu dicesti ultima per noi.

PAPANDONIU

"Donna nel parco" (qualche verso)

Le labbra baciate in altri tempi tiene serrate,
e sopra le foglie secche passa opaca, spenta,
per consolarsi all'unguento della rassegnazione
che nel crepuscolo le porgono i rami feriti dalla pioggia.

 SIKELIANòS

"La civetta" (qualche verso)

Glauco è il Nérito: la quercia che cupa azzurreggia 
non getta ombra sul mare sottostante, immoto;
sul lago stanno assopiti come bianchi fiori anche i
gabbiani. 
Ma lo sparviero sta sospeso su due ali e trema
nell'abisso ceruleo, come tremano le sopracciglia, 
precise, nel soppesare un vergine pensiero.

"John Keats" (qualche verso)

Le rose fiammanti ch'io sparsi sul tuo sepolcro 
e ora Roma ti fa fiorire,
mi indicano i tuoi canti tutti oro, come i corpi
vigorosi e armati visti
in una tomba antica appena aperta e mentre li guardi
intatti
svaniscono per sempre.

MELACHRINòS

"Pretesto di malinconia" (qualche verso)

Dei lauri le foglie son madide
di lieve pioggia da requiem
Un vicino saluto rende loro
il palpito sospeso della goccia.
...
Gli occhi tuoi hanno ombra pesante per il sonno
e piangono nella mia anima. Mi consumo.
Il crepuscolo ha sì prolungato le ombre 
da riassorbire il dolore dell'esilio.
Per far venire autunno agli alberi
disperdo l'anima mia per sogni loro.
Ora respira a fatica il ricordo che amareggia,
come un fantasma di vecchi tramonti.

KAVAFIS 

"Quanto puoi"

E se non puoi rendere la tua vita come la vuoi,
questo almeno devi tentare quanto puoi: non umiliarla
nei frequenti contatti con la gente, nei frequenti gesti e discorsi.
Non avvilirla portandola
di qua e di là spesso ed esponendola
alla sciocchezza quotidiana
dei commerci e delle relazioni
fino a rendertela importuna come d'un altro.

PANAIOTOPULOS

"Sei versi sentimentali"

Oggi la notte ha tanto la mia tristezza reso lieve
da farmi credere che sto di fronte al tuo arcano letto,
e tutt'intero respirare la rosa del tuo amore che veglia,
e diventare gentile quanto la tua esile vaghezza,
e sull'inesprimibile fiore sublime del tuo corpo
chinarmi per addormentarmi e perire.

PAPAZONIS

"If only"

Oh, se mai venisse il tempo
di isolarci su una lontana spiaggia
e ciò colmasse tutti i paurosi vuoti della vita
e della notte, tutti i conflitti
con l'Ignoto e il Cupo - questo appena
basterebbe a risolvere
tutti i misteri angosciosi.
Se il cospetto appena di un cielo nuvoloso
d'autunno che reca nuova trasparenza
ai ciottoli del mare,
(quel verde chiaro da occhi di Ninfa...)
bastasse a coprire la vita intera
- questo soltanto sarebbe già la felicità. -
Quando per un solo attimo,
uomo sfuggito all'intrico del tumulto,
ti sentirai immateriale ed asserenato,
certo che questo durerà
e che un'ora dopo al tuo lato
non s'insinuerà la Sirena a turbare
la trasparenza dei ciottoli - questo appena
certezza, sarebbe già la felicità.
Ma la sua voce già perviene da Nord, da Sud,
da Oriente e da Ponente. Fa rombare
ogni orizzonte. Arriva da ogni lato
con la sostanza della pioggia o del vento.
Con la schiuma delle onde. L'universo e l'anima dell'uomo
sono imbevuti di questa voce. Venga alfine.
Non è ancora giunto il tempo della Morte.

 SEFERIS

"XIX"

E se il vento soffia non ci rinfresca
e l'ombra rimane stretta sotto i cipressi
e tutt'intorno una salita verso i monti;
ci pesano
gli amici che non sanno più come morire.

"Euripide, Ateniese"

Invecchiò tra l'incendio di Troia,
e le latomie di Sicilia.
Gli piacevano le grotte sulla spiaggia e i disegni del mare.
Vide le vene degli uomini
come rete degli dèi fatta a catturarci come belve;
tentò di traforarla.
Era rude, i suoi amici erano pochi;
venne giorno che fu sbranato dai cani.

 ANDONIU

"Alla nostra arte silente s'addice" (qualche verso)

Alla nostra arte silente s'addice questa notte
sulla frantumata superficie.
Ci sollevammo così vincendo l'abisso,
scoprendo il grido e dandogli consistenza
in una semplice e serena narrazione.
Lontano nel deserto del suo udito
chi attende l'arte nostra per vincere tutto questo?
Chi coglie i frantumi dei mondi
della tormentata epidermide della terra?
Chi salirà per misurare la profondità, conscio di lasciar perdere nell'abisso un fiore di semplicità?

"Lettera alla primavera dell'Attica" (qualche verso)

Quando ci avviamo sicuri dello scacco
consideriamo forse cos'è che ci fa cadere
e poi cos'è che ci porta a far fiorire la caduta?
Prima di salpare l'ultima volta, dicevamo:
come consumerai tanta strada con una rosa al cuore?
- Resistendo unicamente al ricordo del passato? -

 MATSAS

"Sonno II"

Emergesti dal fondo del sonno
con stelle e conchiglie nelle palme,
con la cupa frescura dei mari negli occhi.
Mentre li schiudi voglio io per primo cogliere
il loro sguardo: chissà se riuscirò a carpire,
prima ch'esso svanisca, il senso del mondo
che ti ha trattenuto la notte intera.

GATSOS

"Amorgos" (qualche verso)

Lo so sulle tue labbra il fulmine ha scritto il suo nome
lo so nei tuoi occhi un'aquila ha costruito il nido
ma qui sull'umida riva è una sola strada
una strada ingannevole per cui devi passare
devi immergerti nel sangue prima che il tempo ti sorprenda
e passare oltre e raggiungere i tuoi compagni
fiori uccelli e cervi
....
e il tuo cuore tenga fermo
e la lacrima del dolore non stilli su questa terra
inesorabile
com'è stillata una volta sul diaccio deserto la lacrima
del pinguino
a nulla serve il lamento
la vita sarà uguale ovunque anche col sonaglio del 
serpente nel paese degli spettri.

THEMELIS

"Il primo risveglio II - Sorge un nuovo sole -" (qualche verso)

Come i defunti nel sentire la voce...
(E come mettere insieme le ossa disperse
in giardini deserti, cimiteri.
Dove trovare gli occhi di prima spenti...) 
....
Gli oggetti sono come di cristallo.
Danno riflessi, non possono parlare,
o spostarsi nello spazio.

Non hanno un nome, non hanno sangue.

Bramano il tuo sangue, la tua voce
per ottenere una eco,  rispondere.

ELITIS

"Marina degli scogli" (qualche verso)

Hai un sapore di tempesta sulle labbra - ma dove vagavi
tutto il giorno tra i duri sogni della pietra e del mare
un vento d'acquile ha spogliato i colli
fino all'osso ha scarnito il tuo desiderio
e le pupille dei tuoi occhi han preso la clava della 
chimera
rigando di spuma la memoria!
....
Ma dove vagavi 
tutta la notte tra i duri sogni della pietra e del mare
ti chiedevo di contare nell'acqua nuda i suoi giorni
luminosi
di godere supina l'alba delle cose
o di errare per gialle vallate
come un trifoglio di luce sul petto eroina di giambo.
Hai un sapore di tempesta sulle labbra
e una veste vermiglia come il sangue
nell'oro profondo dell'estate
e il profumo dei giacinti.

VARVITSIOTIS

"Morirono prima i fiori" (qualche verso)

Morirono prima i fiori poi moristi tu, padre.
Lasciasti solo una mano in nostra compagnia,
sospesa, triste, come ramo di mandorlo, inaridito.
Lasciasti una mano a carezzare ancora un po' la luce,
a riscaldare con l'ultimo sangue la nostra diaccia notte.
....
Ma non ti sento affatto parlare...
Rispondimi, parlami alfine senza parole,
come parla il mare nell'ora più calma
come parla la brezza alle fronde dell'albero,
come parla la nuvola alla sorella più celeste.
Neanche adesso ti sento parlare...
Solo la tua mano che resta ancora lì,
sospesa, triste, atteggiata nel suo supremo pallore
ci segue ovunque come sorriso di compassione,
come stella unica nella notturna nebbia,
eppure no, non voglio più nulla sentire.
Ora so il tuo profondo messaggio senza parole,
senza vani segni e allusioni,
con la tua implacabile semplicità so cosa intendi dirmi.


GRUPPI GRECI CHE MI PIACCIONO:

EN-GARDE (Gothic Metal) 



NECROMANTIA (Black Metal)



ASTARTE (Melodic Black Metal)



AGATUS (Sympho Black Metal)


KAWIR (Pagan Folk Black Metal)



 Altre band dalla Grecia: