"Illusione" di Charlotte Lamb (Collezione Harmony)


Trama:  Per dimenticare Robert, l'uomo di cui si è innamorata e che l'ha respinta, ormai convinta che l'amore sia un'illusione, Deborah, valente giornalista inglese, decide di trascorrere da sola una settimana di vacanza a Venezia. Ma appena arrivata incontra Matthew, ricco, affascinante e... nemico dichiarato di cronisti e paparazzi. In una girandola di situazioni e di avventure in bilico tra il tragico e il comico, Deborah riesce persino a dimenticare i suoi guai sentimentali vivendo nella magica Venezia, oltre ai romantici chiari di luna in gondola, anche i momenti più tumultuosi della sua vita. 

Commento di Lunaria:  Esattamente come "Notturno" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/05/notturno-di-charlotte-lamb-collezione.html), "Possesso" (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/05/possesso-di-charlotte-lamb-collezione.html) e quasi tutti gli altri romanzi di Charlotte Lamb che ho letto, questo "Illusione" ripete il mantra della "relazione" tra un uomo arrogante,  tirannico, egocentrico, egoista, insopportabile, e la donna charlottelambiana per definizione: la vittima debole, passiva, destinata a soccombere, incapace di reagire alle angherie se non per qualche istante (a pagina 44 lui afferra lei e lei si dimena dando qualche calcio, lui insiste, la tiene ancora più ferma, la bacia mentre la tiene stretta, lei si dimena, riesce a fuggire e lui impreca, cercando di afferrarla per l'abito, ed è tanta la violenza con cui lui tira, che la stoffa si lacera, il vestito si rompe e Debora resta lì, col vestito a brandelli. Abbiamo appena letto la descrizione di un tentato stupro, ma l'Autrice ovviamente esattamente come tutte le altre volte non lo definisce stupro, prosegue nelle pagine successive nella sua narrazione di lui che cerca lei e avanti così fino a fine romanzo)

Giunte alla fine di ogni romanzo-fotocopia di questa Autrice, la domanda è sempre quella: perché scriveva sempre la stessa vicenda? Per motivi autobiografici? Misoginia introiettata? Parodia all'acido muriatico del rapporto uomo-donna? A cosa serviva continuare ad erotizzare, continuamente, lo stupro coniugale, la sopraffazione quasi manesca, la tiranna maschile? Il lieto fine obbligatorio non cancella tutte le pagine precedenti e soprattutto non cancella che quanto è stato narrato trattasi di reato e rapporto morboso, non di "storia d'amore".

Con l'aggravante che rispetto ai precedenti romanzi che lessi, che per quanto criticabili sotto l'aspetto "del messaggio di fondo" erano ben scritti e narrati, questo "Illusione" è noioso e prolisso, e il suggestivo scenario di Venezia non viene neanche reso al meglio.

Ripetiamolo per la miliardesima volta: nella realtà, tutto ciò che avviene nei romanzi di Charlotte Lamb con le modalità nelle quali si relazionano i suoi uomini e le sue donne "di carta", è REATO e rientra nella violenza psicologica e nell'abuso. Non è amore, ma rientra nel disturbo di dipendenza amorosa. 

La cosa disturbante di questo genere di romanzi Rosa anacronistici (del resto vennero scritti prima degli anni '90) non è tanto la descrizione delle scene di quasi-violenza fisica che lui esercita su di lei (nella narrativa horror e thriller troviamo scene molto più esplicite) ma il fatto che tutto questo (lui che afferra i polsi e la butta su un divano o su un letto, la bacia a forza, lei che si dimena, ricatti vari, donne "vendute come spose" dai padri a colleghi imprenditori - per altro Charlotte Lamb ha sempre questa smania classista del "maschio ricco finanziere" - stupri coniugali, schiaffi, urla) sia fatto passare per "amore, attrazione", con lei che si innamora in ugual modo, che non reagisce e alla fine arriva il matrimonio "riparatore" che si chiude con il "e vissero felici e contenti". 

è evidente che sono romanzi scritti in epoche dove la disuguaglianza tra uomini e donne era "socialmente approvata e pure la normalità" ma oggigiorno questa modalità affettiva e sessuale è intollerabile (e lo sappiamo benissimo in cosa sfocia e che fine fanno le donne che si ostinano a frequentare uomini del genere oppure non vengono aiutate dalle istituzioni per sfuggire a questi rapporti tossici) perciò le storie narrate da questa Autrice DEVONO restare vicende di finzione letteraria che si concludono "con l'happy end", scritte in epoche dove "era la consuetudine sociale del tempo comportarsi così", perché se diventano realtà il nome per definirli non è "rapporto d'amore" ma REATO. (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/11/non-e-amore.html)



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