"La Torre nel Bosco" di Charlotte Lamb (Collezione Harmony)

Trama: Con tutto il cuore, la mente e il corpo, Elizabeth ha amato Damian, il geniale pittore inglese che vive nella valle della Loira, in un'antica torre di guardia. A causa della gelosia irragionevole di lui, tuttavia, due anni prima è fuggita lontano, negli Stati Uniti, per non soffrire più. Ma la notizia che Damian è morto le causa un trauma terribile: non vuole credere che l'uomo amato sia scomparso per sempre! Non è possibile. Tornerà in Francia, nei luoghi a lei familiari, perché è sicura che lui è vivo, vivo... Ma Elizabeth, nelle sue peregrinazioni nel bosco nei pressi della torre, viene tormentata dal misterioso e cinico Yves, un uomo che sembra conoscere molto bene Damian...


Commento di Lunaria: Esattamente come gli altri romanzi di Charlotte Lamb anche "La Torre nel Bosco" verte sulla coppia di personaggi tipici di questa scrittrice: la donna vittima, sofferente, piangente, remissiva e l'uomo despota, possessivo, arrogante, a tratti violento. C'è da dire che rispetto ad altri romanzi di Charlotte Lamb, decisamente insostenibili, (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/05/notturno-di-charlotte-lamb-collezione.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/05/possesso-di-charlotte-lamb-collezione.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/08/e-le-mura-caddero-di-charlotte-lamb.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2019/06/rapimento-di-charlotte-lamb-collezione.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/lo-sconosciuto-di-quella-notte-di.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/03/il-ragazzo-della-spiaggia-di-charlotte.html) (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/01/obbligo-damare-di-charlotte-lamb.html)(https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/01/conquista-dautunno-di-charlotte-lamb.html) questo "La Torre nel Bosco" calca già di meno la mano sulle scene problematiche: a pagina 36 Elizabeth racconta che Damian le ha dato uno schiaffo, a pagina 37 le dicono che Damian avrebbe potuto strangolarla, a pagina 112 la insulta col termine "Sei una sgualdrina", aggiungendo "Devo averti o diventerò pazzo\Mi hai incatenato a te. Ti penso notte e giorno... giorno e notte."  Nei capitoli successivi, nei rapporti tra Elizabeth e Yves rispuntano fuori baci e palpeggiamenti irruenti su una Elizabeth che non ha dato prima il suo consenso ma "lo dà dopo un po'"; scene tipiche e consuetudini già di altri romanzi di questa Autrice. Ed esattamente come le altre volte, mi tocca ripetermi: l'analisi psicologica dei personaggi, la cura dei dettagli, al solito, è ben fatta, tutto è narrato con vividezza e sentimento che "tocca" la lettrice. Il problema di fondo è che Charlotte Lamb nei suoi (tutti?) romanzi ha continuato, romanzo dopo romanzo, a descrivere sempre lo stesso canovaccio, tanto che ormai si sa già cosa aspettarsi dai suoi romanzi (problematici, per i ruoli di genere e per l'erotizzazione della violenza, ma pur sempre avvincenti e ben narrati). Suggestivo tutto l'ambiente, una volta tanto, dal sapore bucolico e silvestre, rispetto agli altri romanzi ambientati in scenari urbani; Elizabeth che esplora il bosco, che cammina in campagna, nei sentieri, che si inoltra sotto gli alberi mi ha fatto venire in mente una sorta di Persefone (rapita da Ade) e Cappuccetto Rosso, braccata dal lupo...


Gli stralci più belli: "La mattina dopo si svegliò presto, sudata e tremante: aveva sognato Damian. Era stato un sogno confuso, di fughe e inseguimenti tra alberi altissimi e sfilze di stanze vuote in un posto sconosciuto. Mentre correva, intravedeva facce ignote che la sbirciavano e parlavano sussurrando tra loro, ma là in fondo, davanti a lei, c'era sempre Damian che l'aspettava. Quando lo scorgeva, il cuore le balzava nel petto, per la paura e il desiderio, e allora fuggiva di nuovo, lontano da quel viso cupo, da quegli occhi minacciosi."

"Damian non era cambiato: il suo bacio era esigente e sensuale come allora, un po' rabbioso anche, e conteneva lo stesso amore ossessivo. Tutto era come allora. Fuoco e gelo le correvano per le vene, il suo corpo pulsava di paura e ardore amoroso, al ritmo dell'amaro e violento desiderio di lui."

"L'antica torre di pietra si stagliava contro il cielo, seminascosta in basso degli alberi. S'innalzava poco più in là sulla riva del fiume. Mentre la fissava, un colombo selvatico s'involò dal tetto a punta. "Adesso è deserta. La gente di qui dice che è abitata dai fantasmi e non si arrischia ad avvicinarsi dopo il tramonto."


Per curiosità: una delle scene migliori del romanzo (seppur problematica) è quando Yves tormenta Elizabeth con uno stelo di Aconito, molto ben descritto da Charlotte Lamb: l'Aconito è una delle piante più velenose del mondo. 

Nella narrazione della Lamb, però, c'è un'imprecisione: anche solo toccarlo a mani nude può comportare l'avvelenamento e Yves lo tocca a mani nude e lo usa per sfiorare Elizabeth. Scena molto suggestiva e in un certo senso anche sexy (se il tutto fosse fatto col consenso di lei e l'Aconito non fosse così velenoso...) ma NON emulatela nella realtà! Con l'Aconito non si scherza.

"Udì nuovi suoni: un passo sull'erba, un respiro. Qualcuno le si inginocchiò al fianco, qualcosa le sfiorò la guancia. Sorrise, senza aprire gli occhi. "Vicky, mi fai il solletico!..." Freschi petali di fiore le scesero sulle labbra sorridenti. Socchiuse le palpebre: una macchia azzurro intenso e, dietro, Yves de Lavalle. Sussultò. "Chi lo chiama Napello, chi lo chiama Aconito", cantilenò lui, in maniera incoerente. Rabbiosa, lei sbottò: "In inglese si chiama veleno di lupo!" Lo conosceva sotto quel nome, infatti: il lungo stelo verde con le spighe di fiori azzurri disposte a scaletta le era familiare. Era anche il preferito di Damian, che l'aveva disegnato e dipinto decine e decine di volte, nel tentativo di riprodurre esattamente la sfumatura azzurra delle corolle. Cresceva nei boschi d'estate, e non era sempre facile scovarlo nell'ombra, ai piedi degli alberi. "Nome perfetto", ammise Yves, sorridendo, e i suoi denti candidi parevano quelli di un predatore e negli occhi neri aveva lo sguardo paziente di un lupo in agguato. "è velenoso, lo sapeva?", lo sfidò lei.  "Mortalmente velenoso", annuì lui, ma non guardava il fiore, guardava lei, il suo corpo dorato e semisvestito. "Ma tanto bello", aggiunse, e mosse il fiore in una carezza sensuale giù per la sua gola, il petto, lo stomaco nudo e le lunghe gambe. Di scatto, lei lo scostò. "Non mi tocchi! Se ne vada! Se ne vada da sua moglie! Io non la voglio!" (...) Si mise seduta e si sarebbe alzata in piedi se lui non l'avesse bloccata, prendendola per le braccia e ricacciandola giù. (...) Lui accentuò la stretta, tenendola ferma sull'erba tiepida, poi si abbatté sul suo petto, cercandole la bocca. (...) Aveva bisogno di lui, voleva essere sua, bramava da lui l'estasi che da tanto tempo non provava! Eppure, lo conosceva appena, e quello che sapeva di lui non le piaceva! Non poteva amarlo! (...) Si odiò per quello che faceva, ma era più forte di lei. E lui? Lui era sposato e la disprezzava tanto quanto la desiderava. Sì, si può disprezzare e amare insieme, si può odiare e amare insieme, lei lo sapeva. Contro il suo corpo che vibrava e ardeva, il corpo di Yves ardeva e vibrava."

P.S tutta la descrizione della torre e del bosco mi ha fatto venire in mente questo dipinto




APPROFONDIMENTO SULL'ACONITO, info tratte da

L'Aconito, un'erba delle Ranuncolacee, contiene un alcaloide estremamente velenoso, l'aconitina, che ha proprietà paralizzanti sulle terminazioni sensitive del corpo umano. Per questo, nella realtà, le streghe nei tempi antichi, avevano "la sensazione di volare". Luoghi ombrosi, umidi, in prossimità dei ruscelli rappresentano l'habitat ideale per la crescita dell'aconito (Aconitum napellus). è una pianta molto tossica, tanto che nell'antichità i criminali venivano uccisi con questa droga; la sua coltivazione fu vietata nell'antica Roma. Dalle sue radici si ricava un farmaco antidolorifico e antiasmatico.  Evitate di raccogliere i suoi splendidi fiori azzurro-violacei a forma d'elmo: il veleno di questa pianta può penetrare attraverso la pelle!

Famoso era anche lo Stramonio. Anche questa pianta appartiene alle Solanacee e contiene nelle foglie e nei semi gli stessi alcaloidi della Belladonna. Conosciuto come "pane spinoso", "erba del Diavolo", "erba delle streghe", lo Stramonio "oltre ad allucinazioni provoca uno stato di stupore psichico con amnesia", scrive Leonzio. 

Nel 1527 Paracelso bruciò a Basilea i libri del sapere ufficiale, e non esitò a dichiarare che tutte le sue conoscenze gli venivano proprio dalle streghe. Erano state loro ad usare la Digitale per curare le malattie del cuore, il Giusquiamo come calmante della muscolatura liscia, e ad imparare la dosatura delle erbe più temibili, la Belladonna e lo Stramonio, a scopo terapeutico: la prima era impiegata come antispastico, il secondo come antiasmatico. Avevano anche scoperto il rimedio per attuare i dolori del parto, ricorrendo alla Segala Cornuta, una graminacea, che però contiene un fungo che produce l'ergotina, un alcaloide tossico, in grado di provocare stati di allucinazione. La studiosa Linda R. Caporal ha ipotizzato che le ragazze di Salem, e più in generale, l'isteria di massa che colpì la cittadina nel 1692, fossero i risultati di un intossicamento da Segala Cornuta, la cui farina veniva impiegata per preparare il pane. 


Dalla stessa Autrice: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/05/un-altro-uomo-unaltra-vita-di-charlotte.html

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