"Il Mistero del Castello" di Barbara Cartland (Romanzi Storici)


Trama: "Leona Grenville, rimasta orfana, si sta recando al castello del Duca di Ardness, amico della madre defunta; quando la carrozza su cui viaggia si rovescia sul ciglio della strada, a prestare soccorso a Leona è Lord Torquil Strathcairn, che la ospita con tutti gli onori nel suo maniero. Nelle poche ore passate insieme tra i due sboccia una reciproca simpatia, tanto che il giorno seguente, al momento di separarsi, promettono di rivedersi presto. Ma giunta a destinazione, Leona percepisce qualcosa di sinistro e minaccioso nelle maniere del duca, che poco dopo, animato da un folle progetto, la rinchiude nella sua stanza. Riuscirà Strathcairn a salvarla ancora una volta?"

Commento di Lunaria: Davvero uno splendido romanzo, avvincente, che sceglie di raccontare una delicata storia d'amore sullo sfondo di un fatto di cronaca realmente successo: gli espropri di terre e poderi ai danni dei contadini, avvenuti in Scozia dal 1785 al 1854. Leona, poco prima di giungere al castello del Duca si trova proprio ad assistere a un tremendo pestaggio che alcuni contadini inermi subiscono: vengono privati delle loro terre e le loro casupole sono date alle fiamme; orripilata, Leona scoprirà che è proprio il Duca di Ardness, cinico e calcolatore, ad ordinare gli espropri. Ma è troppo tardi per scappare dal castello del Duca, che, con l'inganno, riesce quasi a segregare la ragazza. Da qui in poi non svelo più niente, per non rovinare la suspence del romanzo fino al lieto fine. I più attenti avranno notato che il tema della "fanciulla perseguitata e rinchiusa in un tetro castello" deriva dalla letteratura gotica di fine Settecento\inizio Ottocento ("Il castello di Otranto" di Walpole e soprattutto i romanzi di Ann Radcliffe)



e infatti Barbara Cartland conferisce un tocco di brivido gotico alla vicenda. I tre personaggi principali sono descritti nel dettaglio, ben delineati nei loro pensieri, azioni e nei segreti che celano; ottimi i dialoghi e la sintassi, con un uso forbito e ricercato del linguaggio; c'è spazio persino per la descrizione di certe danze e galatei scozzesi nonché per gli splendidi paesaggi della brughiera scozzese. Un romanzo davvero consigliato a tutte le amanti di Rosa storico ottocentesco. Ora capisco perché Barbara Cartland è considerata la Regina del Rosa!






 Gli stralci più belli:

"Scozia 1850. Il fischio del vento filtrava in ogni angolo e attraverso ogni fessura, sebbene la carrozza fosse robusta e costruita senza badare a spese. In effetti, la tempesta che infuriava nella brughiera era talmente violenta che i cavalli non potevano procedere che al passo. [...] Cavalcarono per alcuni minuti mentre il vento sempre più gelido si insinuava perfino attraverso le spesse pieghe del drappo in cui l'aveva avvolta, inducendola a rallegrarsi per il calore che emanava dal corpo del suo salvatore. D'istinto aderì ulteriormente a lui. Poi, alzando lo sguardo, notò che un sorriso gli curvava le labbra al di sopra del mento volitivo. [...] Stavano scendendo lungo il fianco di una collina e lui la reggeva saldamente per impedirle di scivolare in avanti. C'era un che di confortante nella forza del suo braccio. Si sentiva protetta e al sicuro, una sensazione che non provava dal giorno della morte di suo padre."

"Mi sento al sicuro con voi". Era vero, pensò Leona. Da quando lui l'aveva depositata sulla sella e l'aveva circondata con il braccio, si era sentita al sicuro e protetta dalla sua presenza. "Lo pensate sul serio o vi limitate a essere educata?" "Sto dicendo... la verità", bisbigliò lei. Incontrò i suoi occhi e qualcosa di strano passò fra di loro, una sorta di corrente che fu incapace di spiegarsi. [...] Perché le era così difficile articolare le parole? Ancora una volta fu avvinta dal suo sguardo."

"Benedico questo vento che vi ha portata qui questa sera" dichiarò Lord Strathcairn con la sua voce profonda. "Per me è come se fosse un incantesimo". Incontrando i suoi occhi, Leona rimase stregata ancora una volta dall'espressione che vi scorse."

"Quando raggiunsero il punto in cui la carrozza si era rovesciata, si volse ancora una volta in direzione del castello che si ergeva sulla riva del lago. Abbassò il finestrino per godere di una visuale migliore e adesso, nella luce brillante del sole, le parve il posto più bello del mondo. La brughiera viola, la tonalità argentea del lago, i piccoli poderi annidati sui fianchi delle montagne, tutto sembrava perfino più incantevole di prima. E il castello in se stesso era l'incarnazione perfetta di tutti i misteri della Scozia."

"Era tutto ciò che aveva sperato e desiderato di trovare in un uomo. Il senso di protezione che le aveva dato quando l'aveva tenuta fra le braccia aveva risvegliato il suo amore prima ancora che lui la baciasse. Mai più, pensò disperata, sarebbe riuscita a provare per un uomo lo stesso trasporto, le stesse sensazioni estatiche."

"Siete certo di... desiderarmi?" I loro occhi si incontrarono e il fuoco che ardeva in quelli di lui le procurò un fremito in tutte le membra. Poi Lord Strathcairn le coprì le labbra con le sue e Leona comprese che ancora una volta stava suscitando in lei l'estasi e lo splendore che aveva provato quando l'aveva baciata nella grotta."

"Le semplici parole che l'avrebbero legata per sempre all'uomo che amava, pensò Leona, le sarebbero rimaste impresse nella mente per il resto dei suoi giorni. Vi reagì con ogni fibra del suo essere, pregando di riuscire a rendere felice suo marito e dargli dei figli meravigliosi come lui. [...] lui prese la sua sposa fra le braccia e la baciò. Un bacio tenero, devoto, che ciò nondimeno le procurò la sensazione che in quel momento gli si stava donando con le sue labbra, il suo cuore e la sua anima."


Recensione ad altri libri di Barbara Cartland: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/09/incontro-al-chiaro-di-luna-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/09/le-copertine-dei-romanzi-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/amore-prigioniero-di-barbara-cartland.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2021/10/le-torri-di-rannock-di-barbara-cartland.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/07/le-sorprese-dellamore-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/08/la-strada-per-la-felicita-di-barbara.html https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/12/passione-sotto-la-cenere-di-barbara.html

APPROFONDIMENTO:

E pensare che tutti quelli che NON hanno mai letto libri di "genere rosa" pensano che siano librucoli cretini! E invece chi non ha pregiudizi e chi legge libri prima di sparare cazzate lo sa molto bene che nei romanzi di genere "Rosa Storico" (Historical Romance) vengono ricostruiti con perizia i diversi periodi e vicende storiche (Medioevo e Ottocento sono i periodi più gettonati, ma non mancano romanzi rosa ambientati nell'antichità, nel Rinascimento e nel Seicento). Ne è un esempio "Il Mistero del Castello" di Barbara Cartland, una delle regine del Rosa.

Comunque, al di là della delicata e appassionata storia d'amore tra Leona e Lord Strathcairn (peraltro l'Autrice opta per uno stile narrativo molto curato ed elaborato, dal sapore ottocentesco) quello che mi interessa riportare qui è "il contorno storico", ovverossia gli espropri di terre e poderi ai danni dei contadini, successi in Scozia dal 1785 al 1854.

Scrive l'Autrice: "La crudeltà dimostrata dai clan delle Highlands non sarà mai dimenticata né perdonata. Per poter affittare le loro valli e i versanti delle loro montagne agli allevatori di pecore provenienti dall'Inghilterra e dalle Lowlands, i capiclan espulsero dai loro poderi uomini, donne e bambini, servendosi dell'esercito in caso di necessità. La prima espulsione fu eseguita nel Sutherland nel 1785, l'ultima nella contea di Ross nel 1854. Centinaia di migliaia di scozzesi furono costretti a emigrare, un terzo dei quali per morire di fame o di colera, tifo o vaiolo nelle fetide stive dei velieri. 58.000 persone lasciarono la Gran Bretagna per il Canada nel 1831, 66.000 l'anno seguente."

Stemma dello Sutherland

Questa vicenda storica nota come "Highland Clearances" (*)  la possiamo persino relazionare a quanto avviene ai giorni nostri: pensiamo allo sfruttamento operaio (soprattutto nei cantieri edili, i muratori e i lavoratori sono spesso vittime di infortuni come mutilazioni, cadute dai macchinari o dai palazzi, incendi o avvelenamenti con sostanze tossiche) o alle condizioni di schiavitù cui sono soggetti i lavoratori stranieri sfruttati nei campi in Sud Italia (caporalato, spesso gestito dalla mafia) ma anche agli allevamenti intensivi (dove gli animali vengono torturati) e al fenomeno del land grabbing (in certe zone d'Africa o dell'Amazzonia) che colpisce i contadini, sfrattati dalle loro terre confiscate dalle grandi multinazionali e da industriali senza scrupoli.
L'Autrice descrive molto bene gli sfratti subiti dai contadini a partire da pagina 48; neanche a dirlo, il responsabile di questi sfratti è il cinico Duca di Ardness, che segregherà Leona, dimostrando tutta la sua crudeltà.
"Guardò fuori dal finestrino e rimase sbalordita nel vedere una quantità di persone radunate attorno a un piccolo podere. In un fracasso assordante, due uomini stavano portando fuori da una casupola ogni sorta di suppellettili domestiche mentre due donne e diversi bambini inveivano contro di loro. Gli abitanti di altri poderi stavano correndo lungo la strada, impedendo ai cavalli di avanzare, e gli uomini che avevano trascinato fuori le masserizie stavano appiccando il fuoco al tetto della misera abitazione. A un tratto una delle donne che teneva un neonato fra le braccia urlò in gaelico "Tha mo clann air a bhi air am mirt!", "State assassinando i miei figli", tradusse Leona, rendendosi conto che oltre ai due uomini che stavano incendiando la casupola, erano presenti tre gendarmi. Sconvolta, scese dalla carrozza. Malgrado il rumore e le grida assordanti, notò che le donne stavano tentando di salvare alcune galline, che erano chiuse in un pollaio e rischiavano di essere bruciate vive. Mentre la casa prendeva fuoco, un uomo si tuffò tra le fiamme e riemerse con un bambino urlante e mezzo nudo. "Che cosa c'è? Che cosa sta succedendo?", domandò lei. Era impossibile che venisse udita al di sopra della confusione generale, ma un uomo meglio vestito ed evidentemente più autorevole le si avvicinò. "Vi conviene proseguire, signora. Farò sgombrare la strada per consentire ai cavalli di passare." "Ma che cosa sta succedendo?" "Queste persone sono state sfrattate." "Sfrattate? Intendete dire che vengono ancora eseguite le espulsioni forzate da queste parti?" "Sua Grazia ha bisogno della terra." "Per le pecore?" "Appunto. E adesso, signora, se volete risalire in carrozza, potrete riprendere il vostro viaggio." L'uomo le volse le spalle e Leona si rese conto che il valletto le stava tenendo aperto lo sportello in attesa che vi salisse. "Aiuto... vi prego, aiutateci!", le gridò una donna. Lei esitò, ma una guardia colpì la donna con un manganello, gettandola a terra. Leona stava per accorrere in suo soccorso quando l'uomo con cui aveva parlato poco prima le riapparve al suo fianco. "Vi spiace andarvene, per favore, signora? Non c'è niente che possiate fare qui e Sua Grazia non gradirebbe che vi tratteneste." Leona avrebbe voluto protestare per il modo in cui venivano trattati le donne e i bambini, ma in qualche modo si ritrovò all'interno della carrozza, lo sportello venne chiuso e i cavalli si avviarono rapidamente sulla strada ormai sgombra. Attraverso il finestrino, portò lo sguardo sulla fattoria in fiamme. Subito dopo notò che prevedendo ciò che sarebbe seguito, le persone che avevano assistito al primo sfratto stavano già portando i mobili fuori dalle loro case. Si appoggiò allo schienale del sedile, sentendosi quasi mancare per l'orrore. Pur avendo sentito parlare degli sfratti e delle espulsioni che avevano luogo nelle Highlands, oltre che del modo in cui venivano eseguiti, le era sembrato che tutto fosse accaduto molto tempo addietro e fino a quel momento aveva ignorato che quelle atrocità venivano ancora perpetrate." [...] "Leona esitò un istante prima di sbottare. "Quando me ne sono andata da qui, ho visto sfrattare alcuni fittavoli del duca." Non si azzardò a guardarlo, intuendo che in qualche modo la collera che lo avrebbe assalito avrebbe suscitato la sua ira. "Ne siete rimasta colpita?", le domandò in tono neutro. "Come credete che abbia reagito a uno spettacolo così orrendo, così degradante... talmente disumano che non riesco ancora a parlarne senza piangere?" Quelle parole appassionate parvero vibrare nella stanza. "E gliene avete parlato?" "Ho tentato, giuro che ho tentato, ma Sua Grazia si è rifiutato di ascoltarmi... e non c'era nessun altro che avrei potuto interrogare sulla loro sorte." Lord Strathcairn le si avvicinò. "Mi dispiace che siate stata costretta ad assistere a uno spettacolo così raccapricciante. Ma forse adesso comprenderete perché il duca e io non ci rivolgiamo più la parola." [...] "Quella gente... quei poveri sventurati... riesco ancora a udire le loro grida... e un bambino ha rischiato di morire bruciato quando hanno appiccato il fuoco al cottage." "Un sopruso intollerabile!", proruppe lui in tono aspro. "è accaduto in tutta la Scozia... l'avidità dei proprietari terrieri e la brutalità dei loro fattori hanno crocifisso gli abitanti delle Highlands e distrutto lo spirito della nostra gente." [...] "Centinaia di migliaia di scozzesi sono stati già mandati all'estero e dispersi in tutto il mondo, cinquantottomila solo nel 1831. Ormai resta ben poca terra che non sia stata trasformata in pascoli per le pecore", concluse con profonda amarezza."

(*) Le Highland Clearances furono un trasferimento forzato di persone tra il XVIII e XIX secolo, per espellerle dai terreni agricoli dei lord delle Highlands scozzesi, e destinare questi terreni all'allevamento di ovini. Questi sfratti furono violenti e brutali e causarono migrazioni forzate. Oggigiorno qualcosa di simile succede col fenomeno del land grabbing, l'accaparramento delle terre: un terreno viene venduto ad aziende o governi di altri paesi senza il consenso della comunità e delle persone che ci abitano per produrre il loro cibo. Quando queste persone vengono scacciate, l'alternativa al morire di fame è la migrazione forzata.

Link utili:
Highland Clearances:  https://it.wikipedia.org/wiki/Highland_Clearances
Land Grabbing: https://it.wikipedia.org/wiki/Land_grabbing
https://www.oxfamitalia.org/scandalo-land-grabbing/
https://festivaldirittiumani.it/land-grabbing-contadini-del-mali-gli-espropri/
https://www.radiopopolare.it/2016/03/socfin-la-multinazionale-della-deforestazione/


"L'uomo venuto dalla stelle" di Barbara Delinsky (Harmony Jolly)


Trama: Sono le forti braccia di Cameron a salvare Summer da morte sicura durante un nubifragio, ma sono gli occhi di lui a farla innamorare. Capelli neri, profilo perfetto, sembra un uomo apparso dal nulla, senza una casa, una famiglia, un passato. Forse per questo a Summer piace tanto. Lei, esperta di erbe e pozioni magiche, amica degli animali, appartenente ad un'antica famiglia dalle radicate tradizioni... Così diversi, così uguali... Così l'uno parte dell'altro....

Commento di Lunaria: "L'uomo venuto dalla stelle" è una delicata storia d'amore tra una donna umana e un uomo "non del tutto umano", proveniente da un altro pianeta. Il romanzo è stato scritto nel 1992, in tempi non sospetti, quando l'Urban Fantasy (così in voga nell'era post-Twilight) ancora non era stato creato.
Quindi, recuperatelo nel caso siate fans della più celebre saga Urban Fantasy "Lux" ("Obsidian", "Onyx"...).


L'Autrice sceglie di ambientare la storia d'amore tra Summer e Cameron su un'isola sperduta, riducendo i personaggi di contorno e le scenografie al minimo; in compenso, dà ampio spazio alle emozioni dei due protagonisti, al nascere (praticamente istantaneo) del loro sentimento, alle paure di Summer e alla sua tormentata storia familiare (da sempre, le sue antenate sono state considerate streghe... donne con poteri guaritori, temute e allo stesso tempo ammirate da chi ricorre ai loro medicamenti, ma anche allontanate e costrette a vivere isolate) e a Cameron, davvero affascinante e protettivo, oltre che dolce e romantico. Fin dal primo capitolo, lo stile narrativo è delicato e avvincente ed effettivamente "L'uomo venuto dalle stelle" si legge tutto d'un fiato. Notevoli le pagine più erotiche.
In conclusione, "L'uomo venuto dalle stelle" è un romanzo rosa che assolve egregiamente il suo scopo: saper intrattenere con belle atmosfere d'amore delicate a tinte leggermente fantasy. Di sottofondo, c'è anche spazio per una vena ecologista ed animalista (Summer deve proteggere dei pony magici da alcuni imprenditori senza scrupoli che vogliono cementificare il prato dove gli animali pascolano)

Gli stralci più belli: "Quindi la sua schiena poggiò al suolo, mentre lui, con il corpo imponente, la inchiodò a un letto di aghi di pino bagnati. Iniziò a tremare per il terrore.
"Ehi", ripeté lui con più dolcezza, mentre i suoi occhi la studiavano stupiti. Poi le si tolse di sopra, la attirò tra le sue braccia e la strinse. "Cosa ti è successo?", le chiese, quando si fu calmata.
Non c'era motivo di mentire. "Una volta sono quasi stata stuprata."
Lui la strinse più delicatamente. "Io non lo farò."
Mentre scuoteva la testa, le sembrò di vedere un moto di rabbia attraversare il volto di Cameron. Mi dispiace, dicevano i suoi occhi. Non sarebbe dovuto essere così.
"Me la cavo bene lo stesso. Certe persone sono destinate a vivere da sole. Io sono una di loro."
"Non sarebbe dovuto essere così", osservò Cameron ad alta voce. Era strano il modo in cui l'aveva detto. Come se lei fosse stata la vittima di un piano andato storto. "Sei troppo carina per vivere sola. Troppo sensibile e vulnerabile."

"E tu mi vuoi."
Lei scosse la testa per negarlo, ma nonostante tutto avvertì un'ondata di calore avvolgerla. "Non voglio nessun uomo" ribatté, ma il corpo la tradì tremando appena.
Cameron le prese le mani, se le portò alla bocca e baciò i palmi. Poi, mentre con gli occhi diceva a Summer di non resistergli, le appoggiò sul torace.
Lei riusciva a malapena a respirare. Sotto le dita, il torace nudo di Cameron era forte, caldo e vivo. [...] Lei lo guardò. Nessun uomo l'aveva mai desiderata prima. Quello che l'aveva trascinata nel bosco e le aveva strappato i vestiti di dosso aveva in mente solo di violare il suo corpo.
[...] Summer sprofondò in un angolo del divano con la guancia contro il bracciolo e serrò gli occhi, ma niente riusciva a cancellare le immagini che vedeva. Immagini erotiche, sensuali che la fecero respirare affannosamente. Vedeva la mani di Cameron sul suo corpo nudo che le accarezzavano i seni. Infine le sensazioni presero il sopravvento e incominciò a sentire la pelle bruciarle e i capezzoli inturgidirsi sotto le sue dita."

"Abbassò il flauto con un sospiro e rifletté. Aveva la terribile sensazione di incominciare a innamorarsi di lui. Era una tragedia. Quell'amore non avrebbe portato a nulla. Cameron non poteva rimanere a Pride e lei non poteva andarsene."

"Lei cercò di ribellarsi. Non poteva abbandonarsi a lui. Ma fu tutto inutile. Il suo tocco l'aveva già raggiunta in profondità. Ondate di piacere le risalivano lentamente le vene finché tutto il corpo non ne fu invaso. Iniziò a respirare in modo lento, profondo, e le sembrò la cosa più normale del mondo voltarsi verso di lui, appoggiargli la guancia sul collo, con il naso all'altezza della gola. Il suo profumo virile fece lo stesso. Sarebbe potuta rimanere abbracciata a quel corpo possente per sempre. Il senso di pace che avvertiva era fortissimo. [...] Questa volta Summer emise un gemito breve e acuto, ma di paura. Si sentiva bruciare dentro. Una sensazione di calore troppo forte da sopportare. Ancora un attimo e sarebbe arsa viva."

"Il suo bacio la consumò fino a farla impazzire di desiderio. Summer affondò le dita tra i suoi capelli e lo tenne stretto a sé. Poi lui chinò la testa sul seno. Lei inarcò la schiena. La pelle, già calda per la doccia, diventò febbricitante mentre il calore le si diffondeva in tutto il corpo. [...] Cameron le sigillò le labbra con un bacio che la lasciò ansimante. "Non doveva succedere", mormorò con voce roca. "Ma ti amo". La baciò ancora e al contempo le fece scivolare una mano sul corpo. Le dita raggiunsero in fretta il triangolo morbido tra le cosce, poi divennero più ardite. Summer emise un sospiro di piacere."



Recensione a ''Dark Love''


Trama: Dopo aver sopportato anni di torture inflitte dai vampiri, Lachlain MacRieve, capo del clan dei lykae, è furioso quando scopre che la compagna che aspetta da millenni e che gli è stata destinata è in realtà un'esile ed eterea creatura, metà valchiria e metà vampiro. Porta il nome di Emma e anche lei ha un passato tormentato alle spalle; nel momento in cui Lachlain la reclama come Compagna è costretta ad abbandonare la ricerca della verità sulla morte dei genitori per seguirlo nel suo antico castello in Scozia. Laggiù, il timore che la giovane prova per il popolo dei lykae e per la loro fama di oscuri amanti comincia ad affievolirsi, mentre lui porta avanti un lento e perverso gioco di seduzione. Il suo unico scopo è quello di soddisfare i desideri nascosti che lei non ha mai osato rivelare. E quando un antico dolore tornerà dal passato di Emma, il profondo desiderio che li unisce rischierà di mettere in ginocchio persino un valoroso combattente come Lachlain e risveglierà in lei uno spirito guerriero mai sopito...

Recensione di Lunaria: "Dark Love" è il primo volume di una serie quasi infinita di romanzi (autoconclusivi) che riportano "storie d'amore contrastate", a tinte esplicitamente erotiche, tra creature dell'immaginario horror (vampiri, licantropi, fantasmi...) e mitologico (valchirie...). A quanto ho visto sul web, tutta la saga è arrivata a ben 16 libri + spin off e serie varie.
Introdotto da una copertina che plagia quella più celebre di "Twilight"



ed è "clickbait" (usiamo questo termine) perché spera di attirare le "Twilighters" dimenticandosi però di dire che qui siamo più dalle parti di questo



anche se, e dobbiamo dirlo, "Dark Love" non sembra scritto da un'analfabeta ritardata che ha appreso la nobile arte della scrittura mandando "piccanti sms" al fidanzato, abolendo i congiuntivi e usando solo il presente per moncherini di frasi idiote del tutto prive di sinonimi, aggettivi e citazioni colte. E per fortuna, perché nello sfacelo in generale possiamo almeno salvare la sintassi.

Sfacelo generale, perché la trama è prolissa oltre ogni modo (solo per descrivere una settimana dove... non succede niente se non lui che si arrabbia o lecca e annusa lei e lei che si ritrae e gli risponde male, ci vanno già 100 e passa pagine), confusionaria (non si capisce chi diamine sia Demestriu o da dove il tutto si sia originato, non è neanche chiaro perché il licantropo protagonista "si innamora" della vampira "a lui destinata"... da cosa? da chi? Non è dato sapere). Personaggi che vanno e vengono, descritti in maniera bidimensionale (il parentado delle valchirie non si capisce neanche cosa c'entri visto che tutto il romanzo è incentrato sui tentativi di lui di "scoparsi" lei - sì, testuale parola, perché come ho detto lo stile di scrittura qui NON è quello "da Twilight" ma da "Cinquanta Sfumature", spesso volgare e con frasi del tenore di "sei chiusa come un pugno" detto ad una che è appena stata rapita, obbligata a spogliarsi e si trova a subire delle molestie sessuali). I primi capitoli, poi, pessimi, con un Lachlain che sembra uno stupratore infoiato e psicotico e una Emma che cerca il più possibile di mantenersi vergine dopo essere stata rapita (con l'uso della forza e della minaccia, sottolineiamo); non è meno grave il fatto solo perché lo stupratore infoiato in questione è "di bell'aspetto"... e a meno di non soffrire della Sindrome di Stoccolma\Ibristrofilia, non è decisamente "la cosa più eccitante del mondo" venir rapite al modo in cui viene rapita Emma, dopo l'inseguimento (viene persino buttata nel fango!), e obbligata a masturbare il pene di uno sconosciuto minaccioso. Dando un'occhiata alle copertine dei volumi americani







avanziamo l'ipotesi che le copertine siano la cosa più pregevole di questa saga e l'unica cosa sulla quale ci si sia "impegnati". è vero che poi passate le 200 pagine, la trama è virata più sull'azione tra inseguimenti e sparizioni varie, ma neanche le ultime decenti 100 e passa pagine prima della fine riescono a risollevare un pessimo inizio che si protrae per più di 100 pagine (!)

In conclusione: per me questo "Dark Love" è stata una cocente delusione (tra l'altro, me tapina e fessacchiotta, l'ho acquistato a "scatola chiusa", prendendomi il trio in un sol botto)


e ripeto, più che dalle parte dell'Urban Fantasy, come furbescamente farebbe intuire la copertina e la trama, questo "Dark Love" suona quasi identico a questa ciofeca (no, non posso usare la parola "libro", per descriverlo)


solo che al posto del miliardario stalker, c'è l'uomo lupo. Che fa molto "zoofilia" in certe scene. A dire che poi una trama così insulsa (369 pagine sono oltremodo pesanti per parlare solo dei tentativi di "scopata" di un licantropo su una mezza-vampira\valchiria e non importa che solamente da pagina 161 per ravvivare un po' la trama con un po' di brio l'autrice ci piazzi dentro i tre cattivi vampiri - sbucati chissà dove - che cercano di ammazzare Emma: perché? Bho. Risicate spiegazioni ci vengono date solo a pagina 298...)

In conclusione: "Dark Love" NON è consigliato alle fans dei vari Twilight\Il Diario del Vampiro\Fallen. L'origine soprannaturale dei personaggi è solo una scusante per parlare di sesso bestiale, che poteva anche starci concludendo il werewolf-p*rn in 50 pagine (e anche meno), ma l'Autrice ha pensato bene di smarronarci per 369 pagine e solo per parlare di lui che sfodera un pene da lupo e di lei che accetta di volerlo solo a pagina 254, ricavandone un dolore atroce, visto che viene sverginata, ma siccome sotto sotto le piace essere sottomessa, ecco che arriva l'orgasmo qualche riga più sotto, anche se il tutto, data la natura bestiale di Lachlain già mezzo trasformato in lupo mannaro, più che scena d'amore tra antropomorfi, è una scena tra lo stupro e la zoofilia. Insomma "Dark Love" è stata una totale delusione per me; mi consolo che almeno l'ho comprato all'usato per 2 euro (pagarlo a prezzo pieno sarebbe stato buttare i soldi)

La scelta è vostra: se vi piacciono i cloni di "50 sfumature" (ma scritti più decentemente come sintassi, l'ho detto e lo ripeto, la trama è insulsa, ma lo stile di scrittura è decente) "Dark Love" vi piacerà (e verosimilmente vi piacerà l'intera saga) se scene di violenza sessuale pseudo-consensuale vi disturbano, allora state alla larga, perché potreste restarne nauseate (più che non "intrigate").

Qualche stralcio per dare un'idea:

"Un ringhio feroce. Spalancò gli occhi, ma non si girò, si limitò a correre attraverso il campo. Sentì degli artigli che affondarono nella sua caviglia un secondo prima di essere trascinata nel fango e messa di schiena. Una mano le coprì la bocca, anche se lei era stata addestrata a non urlare." "Non scappare mai da uno come me". Il suo aggressore non sembrava umano. "Non fuggirai. E ci piacerà." La voce era gutturale, come quella di una bestia, e in più aveva un accento...scozzese? Quando lei lo osservò attraverso la pioggia, lui la esaminò con occhi che in un primo momento erano dorati e che poi divennero di un azzurro inquietante. No, non era umano. Da vicino, Emma riuscì a notare che i suoi lineamenti erano regolari, maschili. Mento e mascella pronunciati completavano un viso i cui tratti sembravano scolpiti. Era bello, così tanto da farle credere che potesse essere un angelo caduto dal cielo. Possibile, come poteva escludere qualcosa? [...] il dolore di lui era così acuto da nausearla. Poteva prenderla o aprirle il ventre indifeso e ucciderla..."

"Ma anziché trovare la Compagna che si aspettava gli era capitata una vampira, una piccola e fragile vampira. Erano secoli che non sentiva parlare di vampire in vita. [...] Il suo istinto diceva ancora che quella creatura eterea dai capelli chiari era sua. L'istinto gli urlava dentro e gli diceva di toccarla, di reclamarla. Aveva atteso così a lungo... Si mise la testa tra le mani, nel tentativo di non diventare ancora violento, di cacciare la bestia dentro la sua gabbia. Ma perché il destino lo aveva derubato ancora una volta? L'aveva cercata per più di mille anni. E l'aveva trovata tra coloro che disprezzava, un odio così virulento da non riuscire a controllarsi. Una vampira. Il modo in cui conduceva la sua esistenza lo disgustava. La sua debolezza lo disgustava. Il suo corpo pallido era troppo piccolo, troppo sottile, e si sarebbe spezzato non appena avrebbe fatto sesso in modo violento per la prima volta. Aveva atteso un millennio per un parassita inerme."

"Ciascun lykae custodiva una bestia simile a un lupo dentro di sé, come una possessione. Questo particolare li rendeva immortali e faceva desiderare e apprezzare loro le cose fondamentali: cibo, tatto, sesso. Ma come aveva visto quella stessa notte e la precedente, il sesso era in grado di sprigionare la furia della creatura, senza che il lykae stesso fosse in grado di controllarla, godendo nel graffiarsi, mordersi e nel marchiare la carne nell'impeto. [...] Come facesse un essere dall'aspetto così bello a nascondere un animale ingovernabile andava oltre la sua comprensione. Era una bestia sotto forma di illusione. [...] In superficie il divino, in profondità... la bestia. Come faceva a stare accanto a un essere dal quale doveva fuggire? La sua eccitazione fu involontaria, imbarazzante da un certo punto di vista, e fu felice quando tutta la stanchezza accumulata soffocò quella sensazione."

"Da quando l'aveva toccata era riuscito a terrorizzarla e a farle del male, e sentiva che lei era arrivata al limite, aveva sopportato a malapena gli eventi dei quattro giorni precedenti. [...] Se lui non si fosse risvegliato in quel momento, avrebbe potuto... avrebbe potuto ucciderla. [...] Nei lunghi anni di solitudine, aveva immaginato la sua Compagna in mille modi diversi. Aveva sperato che sarebbe stata intelligente e attraente, premurosa. E ora Emma, per metà vampiro e per metà valchiria, stava eclissando le sue più sfrenate fantasie."


"Ti sto aspettando" di Lisa Cach (Dark Passion)


Trama: Samira è un demone succubo. La notte si insinua nei sogni degli uomini per avverare i desideri più carnali. Conosce ogni segreta fantasia erotica nascosta nei loro cuori, eppure non è mai stata toccata dalla mano di un amante. E nemmeno lo ha mai desiderato...finora. Nicolae, principe della Moldavia, è stato sconfitto in guerra ed è ora esiliato su un'isola in un monastero diroccato. In cerca di riscatto, si vota alle arti oscure e progetta di ricorrere ai poteri di Samira. Ma quando la bellissima succubo si presenta a lui con sembianze umane, tutti i pensieri di vendetta svaniscono. E quello che accadrà cambierà per sempre il loro mondo e i loro cuori...

Commento di Lunaria: introdotto da una suadente copertina, "Ti sto aspettando" ha diversi spunti interessanti: fonde il genere rosa con quello storico (è ambientato a partire dal 1423) inserendoci un elemento sovrannaturale (i succubi e la magia) non così sfruttato nel Rosa (specie il primo), così come la "location" in cui si svolge la vicenda (la Transilvania). L'unico difetto è che una buona storia come questa sia stata "dilungata troppo" (229 pagine) e che le pagine storiche dei retroscena politici e marziali che occupano tutta la parte centrale del romanzo (soprattutto dalla pagina 85 in poi) siano anche le più noiose (difficile che una lettrice amante del Rosa si interessi a leggere pagine di strategie militari e problemi di successione dinastica...). Ottime le pagine erotiche, sessualmente esplicite, che rendono "Ti sto aspettando" decisamente piacevole e bollente (se non ci fossero state lo avrei trovato alquanto prolisso e noioso, per quanto il linguaggio sia ben curato e forbito). Peccato non aver dato più spazio all'incubo Theron (demone maschio sessuale) che per tutta la vicenda, anche se citato più volte, resta un personaggio secondario (ma forse l'Autrice aveva intenzione di proseguire la vicenda in un seguito...) quando di per sé come personaggio avrebbe permesso un maggiore sviluppo delle fantasie sessuali femminile nello stadio onirico; Samira è molto ben caratterizzata in tutta la sua complessità (esilarante il suo diventare umana e scoprire cosa significhi andare in bagno...), Nicolae invece in tutta la prima parte del romanzo è proprio antipatico nella sua misantropia e non riesce a coinvolgere minimamente (anche se, scontato dire, prima delle ultime pagine, tutto di un botto diventa dolce e romantico e disposto a morire per Samira...). Notevoli i primi capitoli, ma come ho detto, per tutta la parte centrale (dal capitolo 8 in poi, quando Samira diventa umana come punizione da scontare) c'è una caduta di tono e i capitoli si fanno decisamente lenti e claudicanti (e non perché l'Autrice non sappia scrivere, anzi, ma perché sono tutte disgressioni fini a se stesse di strategie militari o rivendicazioni territoriali tra principi in contesa con relativa faida familiare e scontri con i Turchi...) e vengono interrotti di tanto in tanto da qualche ottimo - e meno male! - interludio erotico tra Samira e Nicolae. Insomma, togliendo pagine prolisse e troppo "storiche" o comunque sfoltendole, sarebbe stato un romanzo eccellente. Così com'è, resta invece solo un buon romanzo Rosa a tinte hot (le scene sessuali sono descritte esplicitamente, quindi non è un romanzo pensato per teen agers) che, a mio parere, perde mordente proprio quando l'Autrice, invece che proseguire nella descrizione dell'eros, si impelaga nel narrarci battaglie, eserciti schierati, dialoghi tra soldati o un Nicolae più interessato a far la guerra che non a far l'amore con Samira... Scene del genere potevano starci, a patto di restringerle e renderle marginali (perché, siamo oneste, non è che da un romanzo Rosa ci si aspetta di trovarci la descrizione puntigliosa ed analitica della Moldavia e della Valacchia del Quattrocento... per questo genere di argomento ci sono già i libri storici!), senza proseguirle dal capitolo 8 fino al capitolo 20...

P.s le appassionate di letteratura russa riconosceranno, nei primi capitoli, i riferimenti al "Demone" di Lermontov... questa volta però di sesso femminile!


Gli stralci più belli:

"Samira sorvolava la terra, un paesaggio compreso nelle sfumature fra il nero e il grigio, formato dalle menti dei mortali sprofondati nei loro sogni. Villaggi, foreste e montagne si susseguivano e modificavano come un mondo ricoperto dalle onde del mare (...) sotto di lei un branco di lupi correva verso un gregge di percore (...) Samira prestava loro poca attenzione, perché i suoi sensi erano attratti da qualcos'altro. Non ci volle molto per capire di cosa si trattava: il richiamo di un uomo con dei desideri insoddisfatti. (...) quello era il compito principale di un  succubo: appagare sessualmente gli uomini grazie ai loro sogni. (...) Allontanò anche quel pensiero cercando come sempre di ignorarlo. Non poteva cambiare il passato, né se stessa. Era un succubo. Non poteva essere nient'altro. Non c'era via di fuga dal regno della Notte, né per lei né per Theron. (...) Avrebbe pianto, se solo ne fosse stata capace, ma i succubi non avevano lacrime e nemmeno un cuore da spezzare."

"Gli occhi di Nicolae apparivano più scuri e allo stesso tempo più pieni di luci; i capelli più folti; il corpo molto più grande del suo, così minuto e privo di ali. Questa consapevolezza le causò un brivido strano e inaspettato (...) Il pensiero di abbandonarsi a lui la spaventava, anche quando sentì un fremito nei lombi."

"Lei era così morbida, tra le sue braccia, e lo desiderava. Desiderava lui, non un demone che fingeva di esserlo, con la sua fredda perfezione."




"Incantesimo" di Claire Delacroix (Romanzi Storici)


Trama: Francia settentrionale, 1101-1103.
Condannato da un sortilegio lanciato da una jinn ad essere un lupo durante il giorno, Rolfe de Viandin, che acquista le sembianze umane solo di notte, rimane vittima di un incantesimo di tutt'altro genere. Un incantesimo tessuto dalla stupenda Annelise de Sayerne, la donna destinata a essere la sua salvezza e la sua perdizione al contempo. Dopo aver giurato che si sarebbe legata soltanto per amore, Annelise accetta tuttavia di sposare il signore del castello in cui cerca rifugio perché inseguita dai lupi. Il signore è Rolfe, l'uomo-lupo, di cui lei non sospetta il tragico segreto. Malgrado la situazione a dir poco strana - lei infatti vede lo sposo solo dopo il tramonto - è fermamente decisa a far funzionare il proprio matrimonio con quell'uomo misterioso che le ha preso il cuore. E per ottenere questo, l'intrepida Annelise non esita a...

Commento critico di Lunaria: "Incantesimo" è un buon romanzo rosa medioevale a leggere tinte fantasy: l'elemento soprannaturale è di contorno (peccato) perché gran parte del romanzo si concentra sui tentativi di Annelise per annullare la maledizione. è un po' forzata (e poco credibile) la scena di Annelise che accetta senza più tante resistenze di perdere la sua verginità con un uomo che non ha mai visto, al buio (!), e una tale reazione sembra poco plausibile da una donna vergine che, in teoria, è vissuta in un periodo dove alle donne fin da piccole non si insegnava di certo a "sfogare gli ardori sessuali", men che meno con uno sconosciuto dal volto celato, ma d'altraparte il romanzo pur inscrivendosi in una cornice medioevale non ha pretese di precisione storica, anche se i personaggi sono molto ben caratterizzati (l'unica cosa coerente col contesto storico in cui si svolge la vicenda è solo l'eccessivo interesse che viene dato alle questioni economiche di "dote", di "lignaggio" ed "eredità ai figli cadetti" oltre al fatto che i matrimoni venivano combinati per interesse senza chiedere più di tanto il consenso alle dirette interessate, e anche Annelise si ritrova vittima di questi intrighi familiari). Peccato non aver dato maggior risalto alla "vita da lupo" di Rolfe (volendo si poteva addirittura virare sull'horror, immaginandolo come un licantropo...). Le scene erotiche compaiono solo all'inizio (nel momento in cui Annelise accetta di "sposare" Rolfe, senza averlo visto fisicamente, e il rapporto sessuale viene consumato subito, con un'Annelise stranamente "troppo coinvolta") e in poche pagine successive. Qualche lentezza narrativa che appesantisce un po' la narrazione (314 pagine non sono poche) la si trova nella parte centrale del romanzo, quando la vicenda viene messa "in stasi" dal momento che Rolfe se ne va via e Annelise sta in casa ad attenderlo, "segregata" nel palazzo magico il cui portone si apre solo per volontà di Rolfe o della Jinn, e difatti in quei capitoli succede poco o nulla; interessante la disgressione, che si configura quasi come una storia a sé, sulla vita della Jinn, che, avendo sofferto per un amore non ricambiato, ha deciso di vendicarsi sul primo che l'avesse liberata dalla bottiglia in cui venne rinchiusa (e quindi Rolfe, di ritorno dalla crociata); ingegnoso il modo in cui Annelise riuscirà a far rientrare la Jinn nella bottiglia, facendo svanire, in parte, il maleficio.

Gli stralci più belli: "In quel medesimo istante un raggio di luna filtrò attraverso la finestra posandosi sul volto di suo marito. Trattenendo il fiato, Annelise lasciò ricadere la mano lungo il fianco. Aveva un occhio azzurro e uno grigio argento. Deglutì a stento, fin troppo consapevole di dove avesse visto degli occhi come quelli. Contro ogni logica, aveva l'assoluta certezza che il lupo se ne fosse andato. E appariva fin troppo chiaro che tipo d'uomo avesse sposato. Lo stomaco le si contrasse. Brandelli di racconti infantili i cui protagonisti subivano strane metamorfosi le balzarono alla mente in rapida successione. Erano storie agghiaccianti  che venivano narrate nelle lunghe sere invernali e destinate a far rannicchiare i bambini sotto le coltri. Aveva sposato un demonio capace di assumere varie sembianze. E giurato di rimanere al suo fianco fino alla morte. Mentre lui ricambiava il suo sguardo senza batter ciglio, Annelise si sforzò di placare il proprio terrore. Quale destino l'attendeva? Se ben ricordava, coloro che si legavano a quegli esseri soprannaturali o uccidevano lo spirito maligno o ne venivano distrutti. Suo marito aveva forse intenzione di distruggerla? O lei avrebbe dovuto prevenirlo uccidendolo?"

"Se quell'uomo fosse potuto diventare veramente suo marito, tanto di giorno quanto di notte, le lo avrebbe aiutato a riacquistare la libertà. Colmò la distanza che li separava, incoraggiata dal fatto di non vederlo indietreggiare. Facendogli scorrere le dita sul collo e le spalle, aderì al suo corpo notando compiaciuta che il cuore gli aveva accelerato i battiti. Allorché gli tracciò una scia di baci lungo la gola, lui trattenne il fiato e le circondò la vita con le mani."

"Il cuore gli si strinse e in quel momento Rolfe si sentì travolgere da un'ondata di panico al pensiero che la vista dell'animale che era distruggesse l'amore di lei e la inducesse ad abbandonarlo per sempre."





Per approfondimenti sulla Letteratura del Medioevo, vedi: https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/08/alle-origini-del-romanzo-rosa-medieval.html

Dark Ladies e vergini angeliche: il romanzo sentimentale di fine Ottocento


La Contessa Lara, Amalia Guglielminetti, Annie Vivanti: la narrativa sentimentale tra Ottocento e Novecento

Se Carolina Invernizio imbandiva vicende dove intriganti Superdonne sono destinate a proteggere e guidare l'uomo in nome di una consapevolezza morale più elevata,



altre professioniste del romanzo popolare catturavano l'attenzione delle lettrici guidandole alla scoperta dei volti dell'amore per mano di vampire liberty, maghe delle segrete combinazioni erotico-sentimentale, esperte sacerdotesse di mollezze, seduzioni, voragini, follie...
"Circe", "Salamandra", "Libera!", "Quando avevo un amante", "L'innamorata", "Le vergini folli", "La paura di amare", "Il cuore in gioco", "I volti dell'amore", "Cuore infermo" erano i promettenti titoli dei loro romanzi, giocati sulla liaison amorosa e le sue inebrianti libidini (ma la singolarità delle vicende dei personaggi salvaguarda l'etica dominante garantendo la persistenza del ruolo storico della donna - madre e moglie - mentre la ribellione si consuma senza colpo ferire nel perimetro rassicurante dell'alcova) e dominati da figure femminili, voluttuose e corrotte, capaci di trascinare alla perdizione legioni di nobili giovanotti e di assennati padri di famiglia. è la femme fatale di stampo dannunziano, (1) il "tipo" ripreso fedelmente dalle scrittrici di romanzi sentimentali, numerose tra l'Ottocento e il Novecento, che rispondeva ai nomi pretenziosi di Regina di Luanto, Donna Paola, Contessa Lara, ed erano spesso accompagnate dalla fama di una vita turbolenta, quasi come quella delle loro capricciose eroine. Sospesa tra desiderio e dovere è Anna Roti, ovvero la Regina di Luanto, che si separa presto dal marito, patrizio fiorentino; uccisa dall'ultimo dei suoi amanti la Contessa Lara che, poco dopo le nozze, aveva visto cadere in duello, ferito dal consorte, capitano dei bersaglieri, il biondo impiegato di banca cui era legata.


Celebre per la sua romantica e tormentata passione per Guido Gozzano, Amalia Guglielminetti; chiacchieratissima per il suo legame con il potente e in là con gli anni Carducci, Annie Vivanti, figlia di un carbonaro italiano emigrato in Inghilterra, "zingara e fata" che con astuzia seppe trarre vantaggio dalla relazione con il poeta e conobbe fama spropositata ai meriti dei suoi modesti quanto tenebrosi romanzi!



Tanto favoleggiare sull'amore, tra i suoi veleni e le sue essenze, nasceva da riferimenti biografici? Forse: ma tra i motivi che le avevano spinte a prendere in mano la penna vi era soprattutto la necessità di guadagnarsi da vivere. Guarda caso, immerse in follie e languori, molte di queste signore avevano perso, strada facendo, rispettabili e facoltosi mariti oppure non erano mai riuscite a trovarne uno o dovevano sostenere con il loro lavoro qualche giovane amante. Tanto più che, col mutare della condizione femminile, lo scrivere era diventato, per una donna borghese, uno dei pochi mestieri decorosi e accessibili, e perfino, di un qualche lustro mondano!

Argomento prediletto delle loro opere è l'eterno triangolo: all'interno la donna è, senza dubbio, personaggio dominante ma non vittorioso. A trionfare, alla fine, sarà sempre la morale corrente, l'ideologia che vuole la donna voluttuosa destinata alla punizione e alla sconfitta (morte e follia di lei, di lui o di entrambi; abbandoni a catena; disfatta nelle spire del vizio) ed il suo potere sugli uomini, che uno dopo l'altro seduce e abbandona spingendoli alla rovina, al disonore e anche alla morte, non è che illusione. Le autrici non vengono mai meno alle aspettative del pubblico assetato sì di forti emozioni e di particolari piccanti, ma desideroso anche di una conclusione che sancisca un definitivo rientro nei binari della rispettabilità.
Le fatue nobildonne adultere della Guglielminetti, le cavallerizze appassionate e vendicative della Contessa Lara, le salamandre febbrili della Regina di Luanto sono destinate a venir sacrificate comunque, sull'altare della "Donnità" esemplare, dopo aver assolto il loro compito: consegnare alle lettrici una possibilità di evasione, permettero loro un'occhiata complice nei confini del proibito.
E tuttavia avvertiamo talvolta, da parte delle autrici, un tentativo di legittimare le passioni colpevoli delle loro eroine: il sentimento bruciante di Leona, diva del circo di cui si innamora il conte Paolo Cappello che per lei morirà in duello, nel romanzo della Contessa Lara "L'innamorata" (come non sentire in questa vicenda l'eco dello scandalo che portò il nome della contessa alla ribalta delle cronache del tempo?) tende ad essere in qualche modo giustificato. Sembra, insomma, stabilirsi una specie di solidarietà, seppur in sordina, tra autrice e personaggio: alle seduttrici, in un tentativo di assoluzione, si concedono ideali e sentimenti, accorate tenerezze ed utopiche aspirazioni verso la pace domestica. Talvolta, anzi, la simpatia si spinge oltre sino ad inglobare l'intera condizione femminile, quasi uno spiraglio aperto sul brutale asservimento che si esplica in regime patriarcale o nel mercato del matrimonio. Un sentimento di sottile e ironica intimità si fa luce anche altrove, quando il piano dell'autobiografia consente di esorcizzare i miti cari alla società borghese di fine secolo, squarciando il velo della mistificazione e delle ambiguità.
Intravediamo segnali di questa sotterranea comprensione tra donne (scrittrici, lettrici e personaggio: è ovvio che si crea una sottile e complice intesa tra lettrice e scrittrice, tra scrittrice e personaggio, tra personaggio e lettrice) nei romanzi di Annie Vivanti dove a primeggiare è una figura di donna perversa, sensuale, a volte non bella ma caratterizzata da un fascino divorante come Circe o Fosca. Le donne fatali della Vivanti rientrano a buon diritto nella schiera di "vergini" peccaminose e portatrici di morte che sul finire dell'Ottocento traversavano languidamente la letteratura nobile quanto quella di consumo: come avrebbero potuto le nuove leve della narrativa scritta dalle donne per le donne, resistere alle suggestioni decadenti di D'annunzio, del primo Verga, di Zuccoli, di Oriani? (2)



E proprio da queste suggestioni nascono gli arredamenti sontuosi, carichi di ninnoli, le atmosfere grevi di profumi, l'aleggiare dell'oppio, i volti febbrili e lunari, i gesti felini, la cascata di capelli inanellati e serpentini, la continua e inebriante ricerca dell'insolito, del torbido.
Sensibile, dunque, agli imperativi della moda sia nel creare sfondi ed ambienti, sia nel costruire i propri personaggi e ossequiente agli stereotipi del romanzo popolare che connota negativamente la donna amante sensuale, attiva e intelligente ma assolutamente priva di scrupoli, e positivamente la donna sposa, angelica, asessuata e totalmente passiva, Annie Vivanti, si lascia, tuttavia sfuggire una ambigua e patetica comprensione per la "cattiva" : soprattutto sventurata e vittima di un destino crudele è Mura, in qualche modo riabilitata è anche Lady Randolph che, non più giovane, si serve di ogni mezzo pur di trattenere a sé l'amante. E assai poco credibile nella sua parte di maledetta perché "qualche volta è vista dall'autrice con occhi umani; secondo le oscillazioni di una, più o meno sentita, partecipazione emotiva, che si accentua quando le vicende descritte si avvicinano alla rievocazione di vicende personali dell'autrice (certi piccoli mondi inglesi, la nobiltà di campagna) o si accostano a quelli che possono essere stati i suoi sogni proibiti"
Quanto sia inconfessata e inconfessabile questa sotterranea simpatia per le peccatrici, lo testimonia la vittoria finale della sposa madre: una maternità trionfante, onnipotente, proposta come riscatto e cancellazione di ogni colpa, interviene a purgare "capricci e passioni fulminee" e il "flutto spumeggiante di emozioni fantastiche" trasformandoli in dedizione e sacrificio.

Pur scegliendo personaggi inconsueti (la poetessa, la violinista) realizzati fuori dagli schemi permessi ed approvati, la Vivanti non si fa sostenitrice del rovesciamento dei ruoli o prefiguratrice di una tipologia alternativa, finendo per esaltare i più sperimentati loci communes della condizione muliebre: l'amore come polo catalizzatore di tutte le istanze femminili, in grado di tacitare ogni altra fonte di autoaffermazione; la maternità come forza che fagocita e annulla.
Questa immagine di donna, ardente e insana, eternamente sconfitta che è la signora indiscussa del romanzo sentimentale tra i due secoli, si affaccia puntualmente anche nel romanzo rosa, sia pure in versione più addomesticata e adatta alla dimensione del salotto piccolo-borghese e di un pubblico di giovinette e di donne di casa: meno superfemmina dannata, tutta vizi e voluttà, più rubamariti arrivista, civetta senza scrupoli. Venuto meno l'aspetto demoniaco, la più modesta Vampira della narrativa per signorine (sia ella tenebrosa come nei romanzi di Delly, https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/i-romanzi-della-rosa-e-dei-delly.html sia ella sfacciata e volgare come nei romanzi di Liala) resta comunque a rappresentare l'illecito, la sessualità, insomma, il male e la sua inevitabile sconfitta. Nell'uno come nell'altro caso questo tipo femminile è funzionale ad una massiccia proiezione del proibito fuori di sé, del quale le donne devono necessariamente liberarsi per mantenersi fedeli all'unico ruolo che è loro concesso di ricoprire: la femminilità intesa come maternità sacrificale ha l'obbligo di purificarsi di ogni scoria sessuale, di ogni inclinazione al piacere. Niente di meglio, dunque, che concentrare altrove la voce dell'istinto, la tentazione, l'ebbrezza servendosi di questi materiali pericolosi per costruire l'altra, l'estranea. Oltre a derivare dal romanzo sentimentale fine secolo il tipo e il ruolo della vampira (vedi "Clarimonde" di Gautier, una delle vampire ottocentesche più famose insieme a Carmilla. Nota di Lunaria) la letteratura rosa ha in comune con esso il territorio dell'amore, corroso dal desiderio su cui scava ed erige impalcature, l'attenzione ossessiva per i fatti del cuore colti in tutte le loro sfumature, seguiti passo passo, drammatizzati, ingigantiti, rimaneggiati, assaporati e nonostante tutto incapaci di far esplodere quell'universo chiuso, ovattato ed immobile all'interno del quale essi si svolgono e si giustificano. E soprattutto "fate" benevole e maliziose si dedicano a tradurre in fiabe l'emotività ed il sentimento, alla politica dell'esperienza si sostituisce quella del sogno e in sottofondo risuonano motivi e deliri taciuti e clandestini.

(1) Uno dei "topoi" più accertati è offerto senza dubbio dalla figura della donna dominatrice, incontrastata protagonista di torbide passioni erotiche, consumate in uno scenario di aristocratica eleganza, mentre sullo sfondo i personaggi maschili appaiono immolati sull'altare della sua bellezza. Se i connotati fisici, tra sensuali e ferini, evidenziano l'alterazione degli ideali estetici del Romanticismo, la sua impenetrabilità alle passioni conferma l'esasperazione in senso decadente della teoria del sentimento. Resta chiaro, comunque, che la sua vittoria sul maschio non implica niente di rivoluzionario, nessun processo di disidealizzazione o di superamento dei tabù anche se il suo ruolo è evidentemente compensatorio nei confronti dello squallore piccolo-borghese.

(2) Per un'analisi alle bellezze sataniche vedi questo libro

 
"Secondo codesta concezione della donna fatale, l'innamorato è di solito un giovanetto e mantiene un'attitudine passiva; è oscuro, inferiore per condizione o esuberanza fisica alla donna, che di fronte a lui sta nello stesso rapporto del ragno e della mantide, di fronte al rispettivo maschio: il cannibalismo sessuale è qui monopolio della donna. Verso la fine del secolo l'incarnazione perfetta di questo tipo di donna sarà Erodiade, ma non sarà la sola: Elena le è molto vicina. I miti antichi come quelli della Sfinge, di Venere e di Adone, di Diana e di Endimione saranno chiamati ad illustrare il rapporto che si ripeterà con tanta insistenza nella seconda parte del secolo; la funzione della fiamma che attira e brucia è esercitata dall'uomo fatale (l'eroe byronico) nella prima, dalla donna fatale nella seconda parte del secolo; la farfalla destinata al sacrificio nel primo caso è la donna, nel secondo caso, l'uomo-"

Nota di Lunaria: uno dei personaggi più famosi che incarna la donna fatale (e contrariamente alle aspettative e al clichè, non è per niente bella) è "Fosca" di Tarchetti, una vera e propria "vampira psichica"


ma si potrebbero citare anche le tante eroine sadiane: da una parte le vergini angelicate da immolare (dopo averle vessate con ogni tipo di tortura sessuale) dall'altra le libertine filosofe e spregiudicate "che se la godono".

 Nota di Lunaria: per approfondire le scrittrici erotiche (brave e talentuose, non le ciofeche che vanno adesso) vedi


Aggiungo anche questo approfondimento:

MORALITà OTTOCENTESCA NELLA LETTERATURA SENTIMENTALE DEL PRIMO NOVECENTO

Alle donne, il cui compito principale è la riproduzione, si raccomanda di concentrare le proprie energie all'interno di sé, su un apparato genitale destinato a funzioni materne, piuttosto che disperderle inutilmente in intrighi amorosi, piaceri proibiti o sommo orrore, in esercizi intellettuali (a lungo la medicina ritenne "l'abuso di pensiero e cultura" quanto mai nocivo allo sviluppo e alla salute dell'utero). Meglio, molto meglio l'assoluta indifferenza nei confronti di stimoli ed impulsi sessuali, il cui risveglio potrebbe danneggiarle irreparabilmente e renderle incontrollabili e ribelli.
Non per nulla donne dai forti appetiti sessuali furono, durante l'Ottocento e parte del Novecento, "curate" con l'ablazione della clitoride e delle ovaie, operazione destinata a calmarle, riportarle alla "normale frigidità" e a renderle docili all'autorità maritale.
Si credeva che solo per gli uomini fosse normale avere forti impulsi sessuali e molti medici giunsero al punto di giustificare la prostituzione, sostenendo che la sessualità degli uomini di classe superiore e media doveva pur avere degli sbocchi che non fossero le loro mogli delicate.
Inevitabile che le eroine, buone e cattive, del romanzo rosa (ovviamente di fine Ottocento\primi del Novecento. Nota di Lunaria), figlie della moralità ottocentesca, risentano fortemente dell'influsso di quella che è stata chiamata "la psicologia delle ovaie": la personalità della donna, cioè sarebbe solo un'appendice dell'apparato riproduttivo. Se esso funziona a dovere (ovvero se è insensibile al piacere ma in grado di sfornare regolarmente nidiate di bambini) essa sarà sana di corpo e di mente; invece nel caso in cui i sensi la distolgano dal suo dovere primario, essa sarà malata, socialmente pericolosa, destinata ad una fine prematura, portatrice di morte.
Così proprio quando cultura cattolica e fascismo insistevano nel proporre il corpo femminile come veicolo di maternità, Liala non solo non negava la sessualità delle donne ma offriva loro nei suoi romanzi un corpo da toccare, da accarezzare, al quale dedicare cure, attenzioni e compiacenze apertamente trasgressive nei confronti di una tradizione educativa che proibiva alle fanciulle persino la vista delle proprie nudità. Dai libri di Liala trabocca il piacere di una fisicità che è evidente preludio al contatto erotico.
(Nota di Lunaria: per curiosità, lo pseudonimo "Liala" è stato inventato dal d'Annunzio, uno che di femme fatales se ne intendeva... "Metto un'ala nel tuo nome", le disse. Il vero nome dell'autrice era Liana Cambiasi Negretti; scrisse un'ottantina di romanzi, cinque libri di racconti, vendette due milioni di copie solo per il suo esordio "Signorsì" e le ristampe dei suoi libri durarono per cinquant'anni!)
Anche se le simpatie dell'autrice vanno chiaramente alla donna ardente e passionale, l'indicazione che ella dà alla sue lettrici è di vivere la propria sessualità solo all'interno del matrimonio, così da poter godere di tutti i vantaggi economici e sociali che esso offre. L'alternativa è un disordine sessuale molto vicino alla prostituzione.
Nota: è interessante notare come negli ultimi anni si sia affermato accanto al rosa classico (Delly-Liala) un nuovo tipo di romanzo d'amore di grande consumo, di provenienza prevalentemente anglosassone, nel quale Peccato, Piacere, Avventura sono usciti sfacciatamente allo scoperto (Nota di Lunaria: a partire dagli anni Novanta, poi, è in voga anche il rosa con venature soft horror e paranormali); invece di farli trasparire attraverso una facciata pudibonda, le autrici li rovesciano senza risparmio sulle lettrici. Scene erotiche senza veli, donne che cercano successo e la realizzazione attraverso la carriera e lottano ad armi pari con gli uomini. La conclusione, è ovvio, resta quella matrimoniale, con relativa rinuncia al successo in nome dell'amore. Non più destinati a giovinette sprovvedute, questi romanzi nei quali il sesso ha fatto una clamorosa irruzione hanno evidentemente tenuto conto dell'imponente cambiamento dei costumi e della liberalizzazione sessuale che lo ha accompagnato. 


TOP TEN ROMANZI ROSA (MODERNI)







Recensione a "Unforgiven" (quinto volume della serie di Fallen)



Trama: sono trascorsi secoli da quando l'angelo caduto Cam ha detto addio a Lilith, strappandole il cuore, ma ancora non riesce a dimenticarla, invidioso dell'amore perfetto di Daniel e Lucinda, decide di ritrovarla, ovunque sia. Così stringe un patto con Lucifero: ha 15 giorni per riconquistare l'unica ragazza che abbia mai amato davvero. Se ci riuscirà potranno vivere insieme, liberi; ma se non dovesse farcela, Cam rimarrà nell'Inferno per sempre. è cominciato il conto alla rovescia: il più oscuro e ambivalente tra gli angeli ci apre finalmente il suo cuore tormentato mentre lotta contro il tempo.

Recensione di Lunaria: Li ho letti tutti i romanzi della saga di "Fallen", anche se fin dal primo episodio non mi aveva mai convinto del tutto lo stile narrativo dell'autrice: una gran mole di pagine ("Unforgiven" non fa eccezione: 414 pagine!) usate per descrivere... cose inutili, laddove l'intera (e già esile) trama si poteva trattare in 100 pagine e niente più. "Unforgiven" non fa eccezione: di per sé, di eventi non ce ne sono (la trama è sintetica: l'anima di Lilith è costretta a vivere in svariati mondi infernali; ad ogni sua morte, inizia una sua nuova nascita in un'altra dimensione infernale; Cam scommette con Lucifero: se riuscirà a farla innamorare, Lilith sarà liberata dagli inferni; ma secoli prima, quando Lilith era umana, Cam l'aveva illusa e abbandonata e lei si porta nel profondo del cuore il rancore per Cam, anche se non sa di odiarlo ad ogni nuova nascita...) tutto si svolge nella sterile ripetizione di: Lilith e i suoi problemi familiari (è nata in una famiglia povera...) - Lilith presa in giro a scuola dalle ricche viziate - i tentativi di Lilith per formare una band e partecipare al concerto scolastico - Cam che cerca di attaccare bottone con lei ma riceve quasi sempre risposte sdegnose. Di tanto in tanto compare Lucifero per movimentare un po' la scommessa e mettere i bastoni tra le ruote a Cam. STOP. Zero analisi psicologica dei personaggi, zero ritmo avvincente, tanta noia disseminata in gran parte dei capitoli (almeno per tutta la prima parte) con la sensazione che l'Autrice la stia tirando per le lunghe nella descrizione di cose del tutto inutili, peraltro virate su toni umoristici (gente che si ingozza di patatine, Lilith che calpesta una cacca di cane) che stonano enormemente con il "mood" in generale della trama (ispirata ad angeli ribelli) che dovrebbe preludere ad "atmosfere alte"... (e vabbè sarà un mio limite da integralista miltoniana,


ma mi irritano abbastanza angeli e demoni rappresentati come macchiette di teen ager cazzoni) zero eros (il primo bacio arriva solo a pagina 355).
Che altro dire? Sì, è leggibile, certamente, come erano leggibili i precedenti volumi (Fallen-Torment-Passion-Rapture e gli "spin off" Unforgiven-Angels in the dark-Fallen in love che narravano le storie d'amore degli altri angeli e demoni protagonisti secondari di "Fallen")






La sensazione è quella che l'Autrice (o chi per lei si arricchisca con le vendite di questi libri) stia veramente "allungando il brodo" per meri fini di marketing. Certamente sono leggibili (e apprezzabili, da tutte quelle che non sono integraliste miltoniane, e va bene così, non voglio che il mondo sia invaso da Lunarie) anche perché la vedo dura superare schifosate immonde come questo abominio (http://www.anonimacinefili.it/2018/02/09/cinquanta-sfumature-rosso-50-sfumature-di-rosso-film-recensione/)
ma il problema della serie di "Fallen" è una trama che, per certi versi, era già ultrascontata (similmente a tante altre trame Urban Fantasy, genera che non brilla per complessità concettuale) e che è stata raccontata con uno stile narrativo alquanto elementare, che non dà complessità né alla vicenda ma neppure ai personaggi (che risultano piuttosto piatti e ripetitivi).
Il mio consiglio è quello di leggerlo se siete curiose (ma tenete presente che "Unforgiven" non c'entra nulla con la storia di Lucinda e Daniel, che vengono citati solo nel prologo) ma suggerisco, prima di spendere 18 euro, di noleggiarlo in biblioteca. Se avevate dei dubbi e delle perplessità sui precedenti volumi (vuoi per la trama, vuoi per i personaggi, vuoi per lo stile narrativo), "Unforgiven" li confermerà. Se invece avete adorato tutti e quattro i libri, allora anche "Unforgiven" vi piacerà. Per mio mero limite di gusto estetico letterario, però, io devo trovarci anche del linguaggio un po' aulico e ricercato oppure una trama emozionante e che sappia coinvolgere, se proprio si vuole scrivere come alle elementari. In "Unforgiven" e più in generale in tutta la saga di "Fallen", ci ho trovato uno stile da scrittura elementare che in più si perde nella descrizione di particolari insulsi ed umoristici, che alla lunga irritano, tediando con la prolissità di 400 e più pagine (e l'effetto impaludante è assicurato). Ripeto, non siamo dalle parti della schifezza letteraria scritta da tardone analfabete, ma non siamo neanche dalla parte del capolavoro assoluto ("La carezza del destino" pur avendo una trama simile, aveva tutt'altro spessore letterario e narrativo oltre che simbolico) 
Da 1 a 10, il voto che do alla "Fallen saga" è 5 al 6. Una saga carina, ma ci si poteva impegnare di più; anche perché la sensazione che resta, sottosotto, è che la parte migliore di questa saga siano... le copertine...


P.s chissà se faranno anche il film su "Unforgiven", dopo averlo fatto su "Fallen" (versione cinematografica che non mi aveva entusiasmato); chissà, magari il film potrebbe essere anche migliore dello stesso libro...

Uno stralcio, per dare l'idea: "Posso aprire gli occhi?", chiese lei. "Non ancora", rispose Cam. E poi la baciò appassionatamente, la bocca calda e morbida sulla sua. Lei ricambiò il bacio, pervasa da uno strano formicolio, mentre lui la stringeva più forte, e il bacio divenne sempre più intenso e profondo. Non le era mai capitata una cosa del genere. Nemmeno lontanamente. [...] "Abbiamo ballato?", mormorò senza fiato. "Oppure volato?" Cam la strinse forte fra le braccia. "Quando è fatto bene", le disse, facendo aderire la fronte a quella di lei "non c'è nessuna differenza"