''Il Gatto Nero'' di Andrea Davidson (Harmony Intrigue)
Trama: Per Bettina Bacheller la realtà supera ogni immaginazione: non solo suo padre, che credeva morto, è vivo e vegeto, ma è addirittura il più famoso ladro internazionale di gioielli: il Gatto Nero. Solo un uomo può aiutarla a ritrovarlo: John Erickson, un ex agente del controspionaggio rifugiatosi a Capri per seminare le proprie tracce. Bettina lo raggiunge sull'isola con un duplice scopo: ottenere la sua collaborazione e poi tradirlo, consegnandolo al Governo. Non ha però calcolato d'incontrare per la prima volta il grande amore. E tutto il suo piano crolla miseramente.
Commento critico di Lunaria: "Il Gatto Nero" è una storia di azione, inseguimento e spionaggio, con qualche spruzzata di rosa; il problema è che l'Autrice è stata davvero parca, sul lato amoroso ed erotico (sì, certo, l'attrazione tra Bettina e John è presente, ma tutto è suggerito, più che mostrato), tanto che praticamente le scene di contatto fisico tra i due sono neanche un paio e descritte sinteticamente, pure con un certo pudore; in compenso abbondano i dialoghi e gli inseguimenti su e giù per l'Italia del Sud (non mancano neanche i sicari della mafia!), alla ricerca del Gatto Nero, il padre di Bettina, inseguito dalla figlia e da John, dall'Interpol, dalla polizia italiana, dai mafiosi e da agenti segreti pagati dalla "concorrenza". Certo, il romanzo ha una trama, è ben narrato (notevoli le descrizioni della nostra Italia, anche se un po' da cartolina... forse l'Autrice ha visitato personalmente i luoghi tra Capri e la Sicilia...) ma qui, di scene "rosa" non se ne vedono, se non in qualche sporadico dialogo e contatto fisico ridotto all'osso. Troppo poco per saziare chi, in questi romanzi, ricerca scene di amore ed eros esplicito, condito da tanti dettagli suggestivi. Se invece le vicende di spionaggio e d'azione vi piacciono senza tante smancerie dietro, allora "Il Gatto Nero" potrebbe essere adatto a voi.
Qualche stralcio del libro:
"Lei tremò tutta. Doveva essere il vino, anzi, non poteva essere che quello. Ne aveva bevuto troppo, come al solito. Quando avrebbe imparato a conoscere i propri limiti? E adesso quell'uomo, che di lì a poco avrebbe avuto gli occhi azzurri [...] le stava facendo delle proposte che avrebbe volentieri accettato. [...] Ma Bettina Bacheller era abituata a decidere lei quando era il momento, a fare lei la prima mossa e a scrivere le regole. Il vento tra le fronde e il rumore del mare in lontananza non l'avrebbero incantata come i marinai di Ulisse. Non quella sera, almeno."
*
Erickson la gelò con lo sguardo. "Anch'io sono stufo di aver paura di te. A ogni curva mi aspetto di vedere un posto di blocco e per di più non capisco a che gioco stai giocando."
Le afferrò un braccio e glielo strinse così forte che lei fece una smorfia di dolore. "Sta' attenta a come ti muovi, Bettina Bacheller, perché la terra potrebbe esploderti da sotto i piedi. Se annego, puoi stare sicura che tu annegherai con me."
In quel momento, lei rimpianse di esserselo scelto come aiutante.
[...] Erickson faticava a controllarsi. Studiò lo sguardo di Bettina alla ricerca della verità, quasi perdendosi in quel verde mare di paura. Rilassò le dita intorno all'impugnatura della pistola [...] cercò su quel viso meraviglioso delle bugie che dovevano per forza esserci, ma che lui non riusciva a smascherare.
*
In realtà non si trattava solo di quello; c'erano troppe cose in John Erickson di cui Bettina voleva andare a fondo. La sua passione per il pericolo e l'avventura la incuriosivano, il suo aspetto l'attraeva in modo irresistibile. Avrebbe voluto sperimentare la sua forza, farsi stringere da quelle braccia muscolose. Sentiva che in Erickson c'erano delle emozioni che aspettavano solo di esplodere e che, non trovando via d'uscita, gli si leggevano negli occhi. Le sarebbe piaciuto vederlo com'era veramente, sapere chi era veramente.
"Straordinariamente... geniale" di Dallas Schulze (Harmony Magic)
Trama: Jack non ha mai creduto alle fate, agli gnomi o ai folletti. I genii? Che lui sappia, esistono solo nelle favole. Tuttavia, non può credere a ciò che vede con i suoi occhi. Sheri vive in un samovar, incanta gli animali, fa fiorire le rose fuori stagione, appare e scompare nel nulla. Certo, non sarà facile far capire agli altri l'esistenza di quella strana ragazza quando non riesce a spiegarla nemmeno a se stesso. Inoltre non c'è posto in un mondo freddo e rigoroso per una creatura così dolce e sensibile. Ma allora, come farà ad accorgersi di avere bisogno di lei?
Commento critico di Lunaria: "Straordinariamente... geniale" di Dallas Schulze è davvero un libro molto delicato e sognante. Non è certamente un libro erotico e carnale (la scena d'amore è molto pudica e giunge solo quasi prima del finale), quanto piuttosto una fiaba, narrata con un tono dolce e sognante; l'innocenza di Sheri, il suo entusiasmarsi di fronte alle piccole cose della vita, ispira un moto di commozione e forse anche di autoriflessione (da quando abbiamo smesso di essere come bambine, pronte a vivere di sogni e di tenerezza, pronte ad entusiasmarci?); l'intreccio e il dipanarsi della vicenda è ben svolto (più che di "triangolo" si parla di "quadrato"), così come l'analisi del conflitto psichico che vive Jack, diviso tra il dovere (far contenti gli altri, rientrare negli schemi prefissati) e i suoi sogni (taciuti e rinnegati). Come è da aspettarsi, sarà proprio Sheri ad attivare e paradossalmente sbloccare questo conflitto. Per quanto tutto il libro sia improntato ad un registro espressivo leggero e frizzante e a fatti ed eventi semplici, quotidiani e frivoli, prima del finale l'Autrice calca la mano sfoderando una vena tragica e dolente, che commuove: l'immagine terribile di Sheri che giace quasi morente con Jack che si dispera e dilania, in preda ai sensi di colpa, è davvero suggestiva e se non fosse per il lieto fine, che sappiamo inevitabile, lascerebbe la lettrice davvero affranta, insieme a Jack. Poi ovviamente tutto va per il meglio, come è sempre, nei libri Harmony, dove il lieto fine è d'obbligo, ma quelle due-tre pagine, di un uomo sconvolto che veglia su un corpo femminile accasciato, di una Sheri candida, generosa ed innocente, a cui ci siamo affezionate durante la lettura, risultano davvero toccanti e non si dimenticano in fretta.
Gli stralci più belli:
Socchiuse appena la porta e la prima cosa che notò affacciandosi nella sala fu l'urna di ottone. Era lontana dalla finestra, quindi non poteva essere il sole a illuminarla; eppure risplendeva di una luce chiarissima, baluginante. Incuriosito, Jack entrò. Non fece quasi caso al fatto che non c'era nessuno a dormire sul divano. Tutta la sua attenzione era rivolta all'urna che pareva incantata, avvolta in una pozza di luce dorata. D'un tratto, il bagliore si tramutò in una sorta di nebbiolina che cominciò piano piano a ispessirsi. Gli occhi sbarrati, il cuore che batteva furiosamente, Jack assisteva immobile mentre il velo di nebbia si espandeva. E cominciava a prendere forma. Una forma umana. Sì, era il corpo di una donna, e gli dava le spalle. Una figura sottile, avvolta in una vestaglia di tulle leggerissimo, quasi impalpabile.
*
Sheri parlava guardandolo negli occhi. E come già era accaduto in precedenza, Jack si perse in quei profondi laghi azzurri. Tutt'a un tratto, gli sembrò che non esistesse più nulla al mondo, se non loro due, soli, in una nuova dimensione, ben distante dalla realtà. Con un gesto istintivo, le affondò le mani nei capelli setosi, e abbassò lentamente il capo su quel viso angelico fino a che le loro labbra si sfiorarono. Se l'avesse baciata adesso, pensò, sarebbe stata la fine. Ma non poteva proprio farne a meno...
*
"Sheri, è possibile che un genio si innamori?" Una domanda idiota. Come diavolo gli era venuta in mente?
"A volte succede" Sheri abbassò lo sguardo. "Ma bisogna stare attenti. Può essere pericoloso".
"Che vuoi dire?"
"L'amore per noi non è solo un sentimento. è la forza che ci tiene in vita. Innamorandoci perdiamo molti dei nostri poteri. E se poi questo amore non fosse ricambiato...", sospirò turbata.
"Continua. Che cosa succederebbe?"
"Moriremmo", mormorò.
*
Sheri non si mosse quando lui si chinò. Schiuse appena le labbra, accettando il suo bacio. C'erano solo loro due al mondo. Come cornice la luna, il giardino immobile e il bisbiglio delle rose, che si scambiavano segreti.
"Due mele di cristallo" di Jayne Ann Krentz (Harmony Intrigue)
Trama: Il primo incontro tra Sara e Adrian non è certo tra i più ortodossi: lei infatti gli sta frugando la casa alla ricerca di qualche indizio che le permetta di rintracciare lo zio Lowell, misteriosamente scomparso. Adrian, che lo conosce bene, non manifesta un'eccessiva preoccupazione, ma è disposto a darle una mano, anche perché la donna che gli sta davanti gli è stata promessa come moglie dallo stesso Lowell. Una situazione stravagante, ambigua, che si complica ulteriormente col passare dei giorni, raggiungendo punte di autentica suspense...
Commento di Lunaria: "Due mele di cristallo" di Jayne Ann Krentz (vedi anche https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/09/tra-sogno-e-realta-di-jayne-ann-krentz.html) è un romanzo di spionaggio, incentrato sulla caccia di un presunto oro sepolto tra Vietnam e Cambogia, al tempo della guerra, e tra l'inevitabile conflitto di interessi e di intrighi che vede coinvolti Sara, suo zio, Adrian, un fantomatico ex agente segreto soprannominato Lupo e un approfittatore che vorrebbe impossessarsene; è ben strutturato e raccontato, anche se il capitolo finale (lieto fine amoroso) è davvero banale e abbassa tutta la tensione e la suspense che aveva caratterizzato i capitoli precedenti (e sembra buttato lì a casaccio); meglio sarebbe stato concludere la vicenda con il salvataggio di Sara e il matrimonio senza l'escamotage dell'ultimo capitolo (anche se probabilmente l'Autrice aveva intenzione di approfondire la psiche di Adrian, uomo dallo scomodo passato). Poche le scene d'amore, anche se non mancano belle descrizioni, molto tenere e soffuse.
Qualche stralcio per dare idea dello stile: "Ti occorre qualcosa che ti distolga da tutti questi problemi". Adrian si fermò di colpo e l'afferrò con entrambi le mani quando lei andò a sbattergli contro. "E penso di averne bisogno anch'io", aggiunse in un sussurro, accarezzandole le braccia. L'attirò a sé, e lei capì che stava per baciarla. Per un attimo, Sara cercò di leggere nei suoi occhi, di trovarvi risposte a domande che non sapeva nemmeno formulare; ma nell'oscurità gli occhi di Adrian erano impenetrabili, illeggibili [...] Lei non oppose nessuna resistenza. Quando le mani di Adrian scivolarono sui suoi fianchi, si alzò in punta di piedi, per stringersi ancora di più a lui [...] Poi la brezza della sera cominciò a farsi sentire, fredda, gelida. E il corpo di Adrian non bastava a riscaldarla.
"Non c'è nient'altro da aggiungere, Sara. Questa storia la stiamo vivendo assieme, e io ti proteggerò, comunque tu la pensi." [...] Sapeva di essere sulla difensiva, e ne provava dolore, rimpianto. Avrebbe voluto scrollarsi di dosso la differenza e abbandonarsi all'attimo che stava vivendo. Ma non riusciva a decidersi. La mossa più saggia sarebbe stata sottrarsi alla sua mano e tornare a letto; eppure non sapeva farlo.
Lentamente, le sue mani si posarono sulle spalle di lui, la sua bocca si dischiuse. "Sara..." L'intimità aggressiva del bacio le diede un senso di stordimento. Adrian la strinse a sé con dolce furore, poi rialzò la testa e la fissò con sguardo interrogativo. Nei suoi occhi brillava una luce argentea che imprigionò Sara e lei capì di essere ormai persa. O ritrovata. Non poteva deciderlo. Nulla appariva più normale o completamente razionale. Ma un fatto sembrava emergere dal temporale di emozioni: se quella notte Adrian la voleva, sarebbe stata sua.
In quel preciso momento udì la voce di Adrian alle sue spalle e si girò di scatto. "Guarda che non puoi scomparire nella nebbia. Solo le fantasie possono svanire a quel modo, e tu non sei più una fantasia."
"Il lato oscuro del destino" di Sally Carleen (Harmony Sesto Senso)
Trama: Dopo che qualcuno è quasi riuscito a ucciderla, Amanda Parrish ha vissuto l'inquietante esperienza di arrivare a un passo dalla morte: ha attraversato un tunnel, ha visto una luce accecante e infine ha provato quella pace interiore che cercava da sempre. Proprio quando stava per cedere, però, si è sentita invadere dallo spirito di un'altra donna, vissuta prima di lei, con la quale ha "qualcosa" in comune. Amanda ricomincia quindi a vivere un'esistenza della quale, però, fatica a riunire i pezzi. Perché, ad esempio, nel suo cuore ci sono due uomini? Le prime ricerche dicono che...
Commento di Lunaria: "Il lato oscuro del destino" è un discreto thriller condito da qualche elemento soprannaturale (una donna che si è salvata per miracolo, "ospita" in sé due anime, la sua e quella di una donna assassinata ad inizio secolo, anche se più che anime si tratta di condivisioni di ricordi). Alla fine sarà fatta chiarezza non solo sull'omicidio irrisolto di Elizabeth, ma anche sull'intrigo che vede "qualcuno" cospirare contro Amanda. Il ritmo narrativo è veloce e scorre senza intoppi, ma le scene d'amore sono rade; l'Autrice si trova più a suo agio nel descrivere Amanda in pericolo di vita o nel ricostruire "in senso poliziesco" i dettagli della vicenda d'omicidio a cui sembra legata e che deve risolvere, tramite la lettura di un vecchio diario e soprattutto, la ricerca di un manoscritto che inchiodi il colpevole. Stranamente, non ci sono apparizioni di fantasmi veri e propri, ma solo di leggeri presentimenti e tutto si svolge nella mente della donna.
Gli stralci più belli:
Un fulmine illuminò il cielo, e in quel momento un'ombra si mosse sul ballatoio, poi esitò in cima alle scale, ma subito dopo l'oscurità reclamò tutta la casa. Piano piano, la donna si fece strada sul ballatoio, esitò in cima alle scale. Uno scricchiolio la fece proiettare su se stessa, brandendo la lampada per difendersi, ma fu inutile. Due mani forti, fredde, le si strinsero intorno alle spalle, ma erano le spalle di Elizabeth (...) Ma le tenebre fredde e soffocanti che si aspettava non arrivarono, e un gemito di sollievo le salì alle labbra quando sbattè con un tonfo sordo contro il pavimento. Prima che potesse alzarsi, però, lui la raggiunse, un'ombra scura che si chinava su di lei, soffocandola con un cuscino. Lei tentò di lottare, ma invano. Presto il buio le tolse il respiro.
Dopo tutto si era svegliata in fondo alle scale. Che qualcuno l'avesse spinta? Che qualcuno avesse cercato di ucciderla?
(...) Scuotendo sconfortata la testa, tornò a stendersi sul letto, tra le coperte. E di nuovo le immagini del sogno le tornarono alla mente, di nuovo sentì due mani forti che le serravano le spalle. No, non erano state le mani di Dylan. Lui l'aveva aiutata. C'era stata una dolcezza infinita nel modo in cui l'aveva toccata.
Eppure anche Dylan aveva mostrato un enorme interesse in ciò che lei ricordava, e quella consapevolezza la riempiva di una inspiegabile apprensione.
Il 13 aprile.
"è morta lo stesso giorno in cui tu sei caduta dalle scale", osservò con voce bassa, pacata, e quelle parole la fecero rabbrividire.
(...) Con il cuore colmo di angoscia, e dopo avere scoccato un'ultima, agghiacciante occhiata alla tomba di Elizabeth, si avviò lungo il viale del cimitero per tornare all'entrata, e soltanto allora si accorse che Dylan non la seguiva.
Lui le affondò le dita tra i capelli, accarezzandola, tirandole indietro la testa per potere guardare le fiamme di desiderio che le accendevano gli occhi, e che rispecchiavano quelle che ardevano nei suoi.
Le immagini sbiadirono mentre abbassava la testa, prendendole le labbra, prendendola tutta, e donandole tutto se stesso. Il suo bacio era caldo, languido, dolce (...) la prese tra le braccia, la depose con dolcezza sulle coperte.
Il suo sguardo era forte, penetrante, intenso, e lei tentò di raggiungerlo. Invano. La nebbia intorno a lei era troppo fitta, la cappa che la opprimeva troppo soffocante (...) Lentamente scivolò fuori dal letto, mentre la testa le girava come impazzita e lo stomaco le saliva alla gola.
Ma com'era possibile che lei amasse ancora Dylan dopo tutto quello che aveva scoperto, ben sapendo quanto male lui avesse in animo di farle?
"La Spada delle Highlands" di Ruth Langan (Romanzi Storici)
Trama: La saga di Allegra Drummond e delle sue sorelle, dotate di poteri magici e di guarigione, e per questo motivo, odiate e disprezzate dalle persone del volgo. Allegra, la madre e le sorelle, per evitare le persecuzioni della Chiesa, si rifugiano quindi nel magico mondo delle Highlands (una sorta di Avalon), fino a che Merrick, signore feudale, non si addentra nel regno magico, rapendo Allegra e obbligandola a curare il figlioletto che ha perso conoscenza dopo una caduta da un albero. O forse qualcuno sta congiurando contro Merrick e suo figlio?
Commento di Lunaria: "La Spada delle Highlands" fa parte di una trilogia, dedicata alle tre magiche sorelle Drummond, di cui purtroppo possiedo solo questo primo capitolo. [aggiornamento del 2024: qui trovate la recensione ad un altro capitolo della saga https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2024/09/la-strega-dai-capelli-doro-di-ruth.html]
Posso dire però che il libro risulta ben scritto, è avvincente e risulta di lettura scorrevole (anche se non vi è praticamente traccia del contesto storico cinquecentesco, esclusione fatta per la "caccia alle streghe" - fenomeno che insanguinava proprio quel periodo -; l'Autrice sceglie di narrare la vicenda senza verismo storico e questo potrà risultare una pecca per quelle lettrici che amano particolari più realistici e ancorati al contesto storico e meno fantasy). Le parti più belle del romanzo sono le scene di guarigione, nelle quali Allegra, con l'uso delle erbe e della meditazione, e ancor prima, della gentilezza e dell'empatia, riesce a guarire gli abitanti del castello, e i discorsi, carichi di pregiudizi, delle persone ignoranti che disprezzano ciò che non conoscono chiamando Allegra "strega", riflette la mentalità arretrata e superstiziosa del periodo (*); molto delicate e appassionanti le scene d'amore fisico (anche se non sfociano mai in pagine di puro eros troppo spinto) e verso il finale, quando la cospirazione contro Merrick viene alla luce, l'Autrice opta per uno stile quasi thriller molto teso, con il rapimento di Allegra e del piccolo Hamish.
Davvero incantevole la copertina che descrive perfettamente i due protagonisti, specialmente nella scena conclusiva, quando, dopo aver combattuto sul confine tra la vita e la morte, si ritrovano nel campo di erica, facendo trionfare il loro amore su tutte le avversità:
(*) Per un approfondimento storico sulla realtà inquisitoriale e superstiziosa del '400-'500-'600, consiglio di visionare questo libro:
Gli stralci più belli:
Sollevando il capo, Allegra vide la nonna che faceva salire Kylia e Gwenellen nella parte posteriore del carro affrettandosi poi a nasconderle sotto la coperta di pelliccia.
Non appena anche Allegra e la madre furono rimontate a bordo, Wilona fece schioccare le redini e il cavallino ripartì a tutta velocità.
Lo sguardo di Allegra passava dalla madre alla nonna; entrambe sembravano impaurite. "Ho fatto qualcosa di sbagliato?" chiese.
"No, bambina, ma c'era troppa gente. Ti abbiamo avvertita che noi non siamo come gli altri."
Allegra chinò il capo, contrita. "Mi dispiace. Ma la madre di Jamie piangeva, e dentro di me sentivo che anche lui piangeva. Voleva tornare da lei, l'ha proprio detto."
Nola attirò la figlia a sé e la abbracciò. "Non hai fatto niente di male, Allegra. Ma ci sono persone che hanno timore dei nostri doni."
"Perché?"
"Perché hanno dimenticato le antiche tradizioni. Hanno scelto di ignorare e dimenticare i poteri di guarigione che ci sono anche nel loro cuore."
Con aria solenne la bambina intrecciò le mani in grembo. "Sono contenta che noi non li abbiamo rifiutati."
Chiuse gli occhi e si appoggiò alla madre, cedendo alla debolezza che gravava su di lei.
Nola sospirò incrociando al di sopra della testa della figlia lo sguardo preoccupato di Wilona.
"Spero che non dovrai mai pentirtene, Allegra."
Duncan sospirò. "Questi sono tempi difficili, Wilona. Persino la musica, la danza e i divertimenti sono considerati opera del diavolo. Ho sentito dire che domani qualcuno andrà a Edimburgo a riferire alle autorità quanto è successo al lago. Voi, Nola e le bambine potreste finire nella prigione di Tolbooth o peggio. Potrebbero addirittura condannarvi al rogo."
"Che cosa volete che facciamo, Duncan? Che diventiamo come coloro che pensano di essere normali e invece sono crudeli e indifferenti? Che rinneghiamo i nostri doni preziosi? Doni di cui anche gli altri possono beneficiare?"
Le acque del lago, fino a quel momento così limpide e calme che si poteva vedere il fondo, all'improvviso erano diventate vorticose e agitate; gli ricordavano il calderone gorgogliante nel quale le streghe mescolavano le loro pozioni magiche.
Streghe. Con gli occhi socchiusi guardò il fardello che teneva tra le braccia. Quando era nell'orto l'aveva quasi scambiata per una Dea, con quell'abito elegante e i capelli raccolti in una spessa treccia; ma adesso non aveva dubbi che quella femmina focosa fosse la causa dell'improvviso mutare delle condizioni del lago.
Merrick MacAndrew era un uomo davvero strano. L'aveva portata al castello contro la sua volontà, l'aveva maltrattata, chiamata strega e guardata come se fosse una criminale. Eppure poi aveva trascorso la notte nel suo letto, riscaldandola con il proprio corpo per riportarla indietro dal mondo delle tenebre, con la sola forza di volontà [...] Che cosa doveva fare con lui? Peggio ancora, che cosa doveva riguardo alle sensazioni strane e sconosciute che la turbavano tanto? Il potere di quell'uomo stava annientando il suo, e questo le sarebbe potuto risultare fatale, soprattutto perché Allegra aveva la sensazione che qualcuno, al castello, volesse farle del male. Forse addirittura ucciderla [...] per qualche bizzarra ragione era sempre più prigioniera di Merrick MacAndrew.
Per tutta risposta, lui le coprì le labbra con le sue in un bacio così appassionato che lei non poté fare altro che aggrapparsi al suo corpo forte per farsi guidare in quella pazza, inebriante corsa. Quando Merrick sollevò il capo, gli circondò il viso con le mani, attirandolo di nuovo a sé, desiderando che quel piacere non avesse mai fine.
La bocca di Merrick, calda e abile, coprì quella di Allegra in un bacio devastante mentre le sue forti mani di guerriero si muovevano sul corpo di lei disegnando roventi scie di fuoco. Allegra fu scossa da un fremito, incapace di fare altro che aggrapparsi all'uomo che stava operando su di lei quell'incredibile magia. Ancora una volta il potere di Merrick le offuscava la mente, privandola della volontà, solo che questa volta lei non opponeva alcuna resistenza. Questo era ciò che voleva, ciò che desiderava con tutta se stessa [...] con un sospiro voluttuoso Allegra rovesciò il capo all'indietro offrendogli il collo sinuoso e gli passò le braccia intorno alla vita per sostenersi [...] Sospirando di piacere, Allegra si concesse di passare le mani su quel corpo forte e caldo, deliziandosi del contatto con la sua pelle [...] Allegra assorbì con tutti i sensi il calore di lui, il rombo profondo della sua voce, e non poté fare altro che sospirare per la profonda emozione che le davano quelle sensazioni. Merrick le prese il viso tra le mani, fissandola negli occhi con un'espressione così intensa e appassionata che lei si sentì fremere di anticipazione. "E adesso sei qui, e io credo ancora di essere stregato."
"Anch'io, mio signore."
"Oh, Allegra. Mia bellissima, incantevole Allegra. Sei diventata così preziosa per me." Merrick tracciò una scia di baci ardenti sulle palpebre di lei, sulle sue guance e sulla punta del naso [...] Merrick abbassò il capo e le sue labbra si chiusero su un seno. Perfino attraverso la barriera degli abiti lei sentì il loro calore giungere fino al centro della sua femminilità [...] All'improvviso lui la sollevò per portarla fino al letto dove la depose dolcemente senza smettere un solo istante di baciarla sino a farle arrestare il respiro in gola.
Altri romanzi che trattano il tema della stregoneria e della donna guaritrice perseguitata dalla massa: http://recensioniromanzirosa.blogspot.it/2017/08/la-pietra-magica-di-karyn-monk-romanzi.html
https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/la-sensitiva-di-beth-brookes-harmony.html
Davvero incantevole la copertina che descrive perfettamente i due protagonisti, specialmente nella scena conclusiva, quando, dopo aver combattuto sul confine tra la vita e la morte, si ritrovano nel campo di erica, facendo trionfare il loro amore su tutte le avversità:
Gli stralci più belli:
Sollevando il capo, Allegra vide la nonna che faceva salire Kylia e Gwenellen nella parte posteriore del carro affrettandosi poi a nasconderle sotto la coperta di pelliccia.
Non appena anche Allegra e la madre furono rimontate a bordo, Wilona fece schioccare le redini e il cavallino ripartì a tutta velocità.
Lo sguardo di Allegra passava dalla madre alla nonna; entrambe sembravano impaurite. "Ho fatto qualcosa di sbagliato?" chiese.
"No, bambina, ma c'era troppa gente. Ti abbiamo avvertita che noi non siamo come gli altri."
Allegra chinò il capo, contrita. "Mi dispiace. Ma la madre di Jamie piangeva, e dentro di me sentivo che anche lui piangeva. Voleva tornare da lei, l'ha proprio detto."
Nola attirò la figlia a sé e la abbracciò. "Non hai fatto niente di male, Allegra. Ma ci sono persone che hanno timore dei nostri doni."
"Perché?"
"Perché hanno dimenticato le antiche tradizioni. Hanno scelto di ignorare e dimenticare i poteri di guarigione che ci sono anche nel loro cuore."
Con aria solenne la bambina intrecciò le mani in grembo. "Sono contenta che noi non li abbiamo rifiutati."
Chiuse gli occhi e si appoggiò alla madre, cedendo alla debolezza che gravava su di lei.
Nola sospirò incrociando al di sopra della testa della figlia lo sguardo preoccupato di Wilona.
"Spero che non dovrai mai pentirtene, Allegra."
Duncan sospirò. "Questi sono tempi difficili, Wilona. Persino la musica, la danza e i divertimenti sono considerati opera del diavolo. Ho sentito dire che domani qualcuno andrà a Edimburgo a riferire alle autorità quanto è successo al lago. Voi, Nola e le bambine potreste finire nella prigione di Tolbooth o peggio. Potrebbero addirittura condannarvi al rogo."
"Che cosa volete che facciamo, Duncan? Che diventiamo come coloro che pensano di essere normali e invece sono crudeli e indifferenti? Che rinneghiamo i nostri doni preziosi? Doni di cui anche gli altri possono beneficiare?"
Le acque del lago, fino a quel momento così limpide e calme che si poteva vedere il fondo, all'improvviso erano diventate vorticose e agitate; gli ricordavano il calderone gorgogliante nel quale le streghe mescolavano le loro pozioni magiche.
Streghe. Con gli occhi socchiusi guardò il fardello che teneva tra le braccia. Quando era nell'orto l'aveva quasi scambiata per una Dea, con quell'abito elegante e i capelli raccolti in una spessa treccia; ma adesso non aveva dubbi che quella femmina focosa fosse la causa dell'improvviso mutare delle condizioni del lago.
Merrick MacAndrew era un uomo davvero strano. L'aveva portata al castello contro la sua volontà, l'aveva maltrattata, chiamata strega e guardata come se fosse una criminale. Eppure poi aveva trascorso la notte nel suo letto, riscaldandola con il proprio corpo per riportarla indietro dal mondo delle tenebre, con la sola forza di volontà [...] Che cosa doveva fare con lui? Peggio ancora, che cosa doveva riguardo alle sensazioni strane e sconosciute che la turbavano tanto? Il potere di quell'uomo stava annientando il suo, e questo le sarebbe potuto risultare fatale, soprattutto perché Allegra aveva la sensazione che qualcuno, al castello, volesse farle del male. Forse addirittura ucciderla [...] per qualche bizzarra ragione era sempre più prigioniera di Merrick MacAndrew.
Per tutta risposta, lui le coprì le labbra con le sue in un bacio così appassionato che lei non poté fare altro che aggrapparsi al suo corpo forte per farsi guidare in quella pazza, inebriante corsa. Quando Merrick sollevò il capo, gli circondò il viso con le mani, attirandolo di nuovo a sé, desiderando che quel piacere non avesse mai fine.
La bocca di Merrick, calda e abile, coprì quella di Allegra in un bacio devastante mentre le sue forti mani di guerriero si muovevano sul corpo di lei disegnando roventi scie di fuoco. Allegra fu scossa da un fremito, incapace di fare altro che aggrapparsi all'uomo che stava operando su di lei quell'incredibile magia. Ancora una volta il potere di Merrick le offuscava la mente, privandola della volontà, solo che questa volta lei non opponeva alcuna resistenza. Questo era ciò che voleva, ciò che desiderava con tutta se stessa [...] con un sospiro voluttuoso Allegra rovesciò il capo all'indietro offrendogli il collo sinuoso e gli passò le braccia intorno alla vita per sostenersi [...] Sospirando di piacere, Allegra si concesse di passare le mani su quel corpo forte e caldo, deliziandosi del contatto con la sua pelle [...] Allegra assorbì con tutti i sensi il calore di lui, il rombo profondo della sua voce, e non poté fare altro che sospirare per la profonda emozione che le davano quelle sensazioni. Merrick le prese il viso tra le mani, fissandola negli occhi con un'espressione così intensa e appassionata che lei si sentì fremere di anticipazione. "E adesso sei qui, e io credo ancora di essere stregato."
"Anch'io, mio signore."
"Oh, Allegra. Mia bellissima, incantevole Allegra. Sei diventata così preziosa per me." Merrick tracciò una scia di baci ardenti sulle palpebre di lei, sulle sue guance e sulla punta del naso [...] Merrick abbassò il capo e le sue labbra si chiusero su un seno. Perfino attraverso la barriera degli abiti lei sentì il loro calore giungere fino al centro della sua femminilità [...] All'improvviso lui la sollevò per portarla fino al letto dove la depose dolcemente senza smettere un solo istante di baciarla sino a farle arrestare il respiro in gola.
Altri romanzi che trattano il tema della stregoneria e della donna guaritrice perseguitata dalla massa: http://recensioniromanzirosa.blogspot.it/2017/08/la-pietra-magica-di-karyn-monk-romanzi.html
https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/10/la-sensitiva-di-beth-brookes-harmony.html
"I sussurri del bosco" di Helen R. Myers (Harmony Sesto Senso)
Trama: Nel suo verde rifugio nel Maine, Paloma St. John può finalmente sentirsi al sicuro. Da sola con i suoi unici amici, i tre animali scampati alla follia dello zio, un inquietante scienziato senza scrupoli, Paloma crede di avere finalmente trovato la serenità. Tuttavia, c'è una presenza nel bosco. Una presenza che Paloma, prima ancora che con gli occhi, percepisce con la mente, una presenza che invade ogni suo pensiero, che la fa tremare di paura... e di qualcosa di più. Compassione? Passione? è un essere misterioso quello che si insinua nei suoi sogni. Predatore o forse protettore...
Commento di Lunaria: "I sussurri del bosco" è una rivisitazione, in chiave moderna e scientifica di "La bella e la bestia"; alla maledizione stregonesca si sostituisce, qui, l'esperimento di uno scienziato pazzo che crea un ibrido mezzo umano e mezzo animale, manipolando un feto nel ventre della madre. Anni dopo, Paloma, fuggita dal folle dottore che aveva messo gli occhi su di lei, e trovato rifugio nella foresta, si innamorerà inevitabilmente del "mostro", Dunndrogo, frutto dell'esperimento avvenuto anni prima. Il romanzo non è male e potrebbe essere apprezzato da chi è appassionato di Urban Fantasy che abbiano come protagonisti ibridi, ma per i primi capitoli manca di mordente e vi è qualche "paludamento" che rende noiosa la lettura; acquista ritmo a metà vicenda anche se le poche scene di amore passionale sono rade e sporadiche, quasi sintetiche e in forma onirica. Qui e lì, per la prima parte, a volte c'è dell'umorismo involontario (le scene delle scimmie e della donna) che risulta un po' fuori luogo. Probabilmente il romanzo avrebbe reso di più se si fossero tolti i riferimenti a Paloma e agli scimpanzè che l'accompagnano, anche perché sono scene che "sono zavorre" rispetto al fulcro della vicenda. Poche le descrizioni, gran spazio viene lasciato ai dialoghi diretti e ai soliloqui dei due protagonisti, che inizialmente si svolgono telepaticamente.
Qualche stralcio per dare idea dello stile:
"Saresti più tranquillo se mi spostassi dietro il muro di cinta?", insistette allora. "In questo modo non ti sentiresti spiato, non dovresti sostenere il mio sguardo. Credi che sarebbe meglio così?" Mentre comunicava quell'idea, Paloma si spostò dietro il muro. "Ecco, così va meglio?" "Non te ne andrai, vero?"
La voce di lui le filtrò nella mente, strappandole un sorriso di sollievo. Le faceva una strana impressione, eppure era meravigliosa, molto più fisica di qualsiasi altro contatto che avesse mai stabilito prima.
*
Perché era successo proprio a lui? Perché proprio con lei? Gli capitava sempre più spesso di riuscire ad avvertire i suoi pensieri prima ancora che lei li esprimesse a parole, così come anche lei avvertiva i suoi [...] Ma lui non voleva lasciarsi travolgere da quelle sensazioni. Voleva ruggire contro il cielo fino a scuotere l'aria notturna [...] Lo colmava di meraviglia, lo tormentava, ma in un modo che gli era sconosciuto. Era diverso che vedere un arcobaleno, diverso che soffrire la fame. Meglio. Peggio. Ma cos'era che cercava? Nemmeno lei sembrava saperlo [...] che incanto era stato, vedere per la prima volta il suo viso! Aveva l'aspetto luminoso e perfetto della luna, altrettanto puro, altrettanto seducente.
*
"A eccezione di mia madre", le disse, "tu sei l'unica persona che mi abbia guardato senza esserne disgustata. Anche le più misere creature della foresta mi evitano terrorizzate."
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"Io ti voglio, Paloma, con il desiderio di un uomo, ma guardami! Sono intrappolato nel corpo di un mostro! Non potremmo mai stare insieme, noi due, e questo pensiero mi uccide."
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Di questa autrice, vedi anche: http://recensioniromanzirosa.blogspot.it/2017/07/il-fantasma-del-ponte-di-helen-r-myers.html
"Il mistero di Kayla" di Heather Graham Pozzessere (Harmony Intrigue)
Trama: Tutto avviene come in un incubo per Kit McHennessy che, inviata in Irlanda insieme al figlioletto Mike per la realizzazione di un libro sugli usi e costumi di quel paese, è costretta a rivivere la perdita del marito avvenuta in quei luoghi in circostanze drammatiche e oscure e a rivedere Justin, l'uomo che l'ha stregata ben otto anni addietro. L'atmosfera, intrisa di echi di riti raccappriccianti, fa da sfondo a un presente pieno di mistero e di allucinanti incognite.
Nota di Lunaria: ho avuto la fortuna di trovare a 50 cent questo vecchio Harmony (1989!, l'edizione italiana. 1987 l'edizione americana), il numero 112 della serie "Intrigue" (racconti gialli conditi da una storia d'amore). Il libro è carino, peccato che l'Autrice non abbia messo più pagine horror; per quanto riguarda i difetti del libro, il dialogo tra i personaggi è spesso troppo succinto e banale e ovviamente la ricostruzione storica fatta dall'Autrice è errata: "Bal" è sì il nome di un Dio, ma un Dio cananeo, non irlandese! Probabilmente l'Autrice aveva in mente il concetto di Cernunnos (più che non Pan, che sarebbe stato più adatto alla descrizione che ne fa l'Autrice), anche se non è esatto dare valenze caprine a Cernunnos, visto che è più simile a un cervo. Comunque non mi risulta che a Cernunnos venissero immolate donne (anche se i Celti facevano sacrifici umani).
Gli stralci più belli:
Era una giornata fredda, umida e deprimente. Il vento soffiava impetuoso tra le scogliere frastagliate, con tale furia da sembrare un grido prolungato, alto e lontano, un lamento angosciato. Kit era irrequieta. Nonostante la foschia e il cielo minaccioso era decisa ad avventurarsi ancora una volta tra quelle rocce impervie, alla ricerca di una risposta. Justin l'aveva accusata di comportarsi in maniera morbosa, ma non era così. Solo lì Kit si sentiva più vicina a Michael. Anche adesso, però, come le succedeva spesso, ebbe l'impressione di essere osservata. Girò dietro il cottage per raggiungere il punto più alto della scogliera, dove la vegetazione lasciava il passo al granito nudo, che si ergeva a picco sul mare. Era conosciuto come la Forca del Diavolo. Kit guardò nello strapiombo. Il vento le scompigliò selvaggiamente i lunghi capelli color castano. Le parve di essere lei stessa parte degli elementi scatenati.
*
Ma sarebbe stato inutile fuggire. Non sapeva ancora se amava Justin, oppure se lo temeva e lo detestava per essere talmente autoritario e arrogante. Le era chiaro, però, che per nessuno aveva mai provato emozioni così intense e sconvolgenti.
*
"Justin, grazie per l'invito a pranzo e per questa accoglienza, ma stiamo girando intorno al problema." Prese un bel respiro. "Otto anni fa, chissà per quale motivo, qualcuno ha drogato il mio tè. Michael è caduto dalla scogliera e una ragazza è stata assassinata. E adesso tu sei accusato di nuovo di omicidio. E noi che cosa facciamo? Ce ne stiamo qui a chiacchierare di fiori. " Si volse finalmente a guardarlo in volto. "Lo so che non hai nessuna responsabilità in questi fatti." Le luccicavano gli occhi di pianto.
*
"Mamma! Mamma!". Il grido spaventato di Mike le giunse mentre era in cucina a friggere le uova. Spostò immediatamente la padella dal fuoco e si precipitò fuori del cottage. Mike continuava a chiamarla. Era poco distante, sul sentiero, chino su qualcosa. "Mike, che cosa c'è?" Corse da lui e finalmente vide il motivo di tanto chiasso. Su una pietra, modellata a forma di altare era legata una bambola, nuda, con i lunghi capelli scompigliati. Era coricata sulla schiena e aveva un taglio profondo, inciso nella gola, sporco di una sostanza rossa, probabilmente vernice, a raffigurare il sangue.
*
Si sedette sul divano di fronte al caminetto a fissare il fuoco. A poco a poco si sentì le palpebre pesanti e si assopì. L'incubo tornò a spaventarla. Questa volta Kit era circondata da una nebbia fitta. Udiva il vento soffiare tra gli alberi e le rocce, ma le sembrava piuttosto un lamento angosciato. Distingueva anche il suono di passi che si avvicinavano. Cerco di allontanarsi, ma si accorse di essere legata, mani e piedi a una pietra, una specie di altare, proprio come una bambola. Ed era nuda, indifesa. Ad un tratto comparve Justin, bello e maestoso che le si accostava con grazia felina. Negli occhi aveva un sorriso satanico. D'un tratto la nebbia lo nascose per un istante. Riapparve, ma non era più Justin, era l'orrenda creatura, il dio capra, il sacerdote con la maschera e il mantello.
*
Si accorse vagamente di essere trascinata su una specie di barella attraverso il sottobosco e sulle rocce, ma non provava dolore. Era incapace di muoversi, eppure era acutamente consapevole di quello che le sarebbe successo. Perse la conoscenza e quando si risvegliò era in mezzo a una densa foschia. Non sapeva se fosse reale oppure soltanto una sua allucinazione. Il vento soffiava così freddo che cercò di coprirsi, ma si rese conto con orrore di essere stata legata. Era nuda, su una pietra, come la bambola.
Dalla stessa Autrice https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2023/02/caccia-pericolosa-di-heather-graham.html
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