"Volo fatale" di Sally Tyler Hayes (Harmony Emozioni)


Trama: Brian Sandelle ha deciso: assisterà, nonostante tutto, al matrimonio della sua ex fidanzata con un altro uomo. Ma non può affrontare tutto questo da solo. Shelly Wilkerson, amica di sempre, lo deve aiutare. Lei è felicissima di farlo, per lui farebbe tutto, perché lo ama. Ma qualcosa di inquietante sta per accadere loro: l'aereo sul quale viaggiano ha un incidente e Brian e Shelley sono vivi per miracolo. Shelly sa di essere l'obiettivo di un maniaco, da qualche tempo riceve infatti delle telefonate minatorie...

Commento di Lunaria: "Volo fatale" di Sally Tyler Hayes è un discreto romanzo giallo, dove per altro il colpevole è quasi subito individuato; l'Autrice si è concentrata molto di più sul rapporto tormentato tra Shelly e Brian: laddove per Brian c'è solo amicizia, per Shelly c'è amore vero, e amore da parecchi anni.
Quindi come romanzo potrebbe sembrare appena sufficiente per gli amanti dei gialli, perché la suspense è poco più che un contorno appena accennato nella trama. Ad interessare l'Autrice è soprattutto la descrizione dei monologhi, ora di Shelly ora di Brian e l'evoluzione del loro rapporto. In conclusione: un romanzo sufficiente, senza nessuna complessità o pretesa culturale; si legge facilmente e velocemente.


Gli stralci più belli:

"Possibile che la sola vicinanza di quell'uomo alto, con le spalle larghe e i fianchi stretti, i capelli castani e gli occhi più scuri e più belli che lei avesse mai visto, le facesse da sempre lo stesso effetto? Le rendesse impossibile parlare, muoversi e comportarsi in modo disinvolto come un qualsiasi altro? (...) Lo conosceva bene, conosceva quel tocco forte eppure gentile, sapeva che non avrebbero mai toccato lei nel modo in cui toccavano la donna che amava."


"Brian non resistette. Tornò nel posto accanto a Shelly che stava lottando con se stessa per nascondere la paura e strinse a sé quel corpo tremante. "Ti prego, non respingermi."
Shelley credette di sciogliersi al timbro dolce della sua voce e al calore del suo corpo accanto al proprio. Non riusciva a combatterlo in quel momento. Era esausta, terrorizzata e vulnerabile.
(...) Lo amava ancora molto e forse lo avrebbe amato per sempre, ma quello non significava che avrebbe sprecato altro tempo ad aspettare che lui contraccambiasse quell'amore, perché forse non sarebbe successo mai.
(...) Che cosa avrebbe fatto ora che aveva capito in modo inequivocabile che nel suo cuore non ci sarebbe mai stato spazio per lei?, si chiese Shelly. Lo guardò negli occhi e cercò di ricordare la promessa di non piangere mai più per lui."


"I loro sguardi erano più intensi che mai. Shelly aveva tenuto nascosti i propri sentimenti per tanti anni, ma ormai era inevitabile che la verità venisse a galla. La notte che avevano trascorso insieme aveva distrutto le barriere dietro a cui lei aveva cercato di nascondersi e l'aveva resa completamente vulnerabile. Era esausta, frustrata e spaventata e non sarebbe riuscita a nascondere ancora a lungo la verità.
(...) Brian si avvicinò a lei e, cogliendola di sorpresa, la baciò dolcemente sulle labbra.
Quel bacio inatteso fu devastante quanto ciò che era successo in quella giornata."


"Shelly aveva sentito il suo sguardo su di sé per tutto il tempo. Le era stato a fianco per tutta la cerimonia ed era chiaro che aveva lottato con se stesso per trattenersi dal toccarla.
E lei gliene era grata, perché si sentiva fragile come la rosa bianca che aveva appena gettato nella tomba."


"Per quale motivo non vuoi che ti stia accanto? Perché mi impedisci di aiutarti?"
Perché? Perché lei dipendeva da lui da sempre. Perché aveva 26 anni e non poteva continuare ad aspettarlo per l'eternità. Perché in quel momento era più vulnerabile di quanto fosse mai in tutta la vita e... avrebbe potuto fornirgli una dozzina di motivi se solo fosse riuscita a parlare."


"Non riuscì a resistere a un'offerta così allettante. Aprì le braccia e lui la strinse a sé. Non si era mai sentita così bene come in quell'abbraccio poderoso e rassicurante e capì che anche lui desiderava sentire il suo corpo contro il proprio. Aveva disperatamente bisogno di lui e, come sempre, non vedeva come sarebbe mai stata capace di lasciarlo andare."


"Shelly semplicemente si sciolse contro di lui, unendosi con il corpo e con la mente. Sentiva che un desiderio incontrollabile consumava il suo essere, la privava della capacità di pensare e della coscienza del mondo attorno a lei."





"La fata del castello" di Margaret Moore (Romanzi Storici)



Trama: Inghilterra, XI secolo. Urien Fitzroy, giunto a Bridgeford Wells in cerca di un nuovo signore a cui offrire i suoi servigi, viene assoldato e accolto da Lord Gervais nel suo castello. Qui il valente cavaliere ha modo di conoscere Fritha, la figlia adottiva del gentiluomo, e di apprezzarne la generosità e l'intelligenza. Ma così facendo suscita l'invidia della perfida Lady Gervais, che non esita a ricorrere prima alle sue arti seduttive e poi addirittura alla menzogna per contrastare l'amore nato tra la dolce Fritha e il valoroso Urien. La verità, tuttavia, è come una fiaccola nella notte e la sua luce è destinata a trionfare nelle tenebre...

Commento di Lunaria: Margaret Moore si riconferma una delle più talentuose scrittrici di Medieval Romance. Come in altri suoi romanzi


l'Autrice dà vita a personaggi complessi, a tutto tondo, sullo sfondo di un Medioevo vivido e vivace, pulsante di emozioni e drammi. Tutto è ricostruito con dettagli e bravura,  e non solo i personaggi centrali, cioè Fritha, Urien e Lady Gervais, ma anche quelli secondari (paggi, scudieri, locandiere, gli abitanti del villaggio, gli altri nobili al castello...). Il romanzo acquista verve soprattutto nella seconda parte, quando l'amore passionale tra Fritha e Urien è ormai evidente, e quando la perfida Lady Gervais, una sorta di libinosa "donna di potere" che tesse intrighi manipolando le persone come pedine per diventare sempre più ricca, giunge persino a minacciare Urien per obbligarlo a... fare l'amore con lei, altrimenti rivelerà a Lord Gervais che la sua pupilla, Fritha, è stata disonorata: ha già perso la verginità, sedotta da Urien. Inevitabile la disperazione dei due amanti, l'abbandono, l'apparente trionfo di Lady Gervais e la risoluzione dell'intrigo. Scene erotiche passionali molto ben descritte, anche se si riducono ad un paio e solamente a partire dal capitolo 11 (su un totale di 19 capitoli), un ritmo narrativo che parte un po' lento, dando più spazio alle faccende quotidiane di Fritha impegnata nella vita del villaggio (in tutta la prima parte, quando tra Fritha e Urien ancora non c'è una vera e propria attrazione) e che acquista vivacità soprattutto nella seconda parte. Come sua abitudine, l'Autrice anche questa volta ci presenta un personaggio maschile dal passato difficile, doloroso e tormentato, che troverà riscatto nell'amore puro di Fritha, nobile fanciulla che non abbandona gli abitanti del villaggio alla mercè della perfida Lady Gervais, anche a discapito della sua felicità. Esattamente come i romanzi precedenti, anche "La fata del castello" è un romanzo molto consigliato.


Gli stralci più belli:

"Fritha!"
Uno sguardo al viso pallido e terrorizzato di Fritha scatenò l'ira di Urien. Conosceva quella paura negli occhi di una donna e sarebbe stato felice di uccidere l'uomo che l'aveva provocata. [...] Dovette resistere all'impulso di prenderla fra le braccia, di riscaldarla con il calore del proprio corpo, rammentando a se stesso la loro differenza di rango.

Se avesse potuto fare qualcosa per cancellare l'angoscia dagli occhi scuri di Urien, l'avrebbe fatta. E Fritha sapeva, con assoluta certezza, che lo avrebbe amato fino alla morte.

Era pericoloso avventurarsi fra gli alberi a quell'ora, ma era anche eccitante, soprattutto perché stava per incontrarsi con Urien.
Quando s'inoltrò sotto i rami cadenti del salice, lo vide. Era in acqua e galleggiava sulla schiena, protetto dal baldacchino di foglie dei rami del salice piangente. Era nudo, notò Fritha, sorridendo fra sé quando si guardò attorno e vide i vestiti ammucchiati accanto al tronco e il mantello steso sull'erba. Era incantata ad ammirarlo allorché lui la vide e si sollevò.
[...] "Raggiungimi."
"Fa troppo freddo."
"Ti riscalderò io."
[...] Una brezza leggera agitava le fronde. Lui sembrava un'antica divinità del fiume, che emergeva dall'acqua per invitare una donna a diventare la sua amante.
"Vieni qui...", le bisbigliò.
Urien era un Dio. Il Dio del suo cuore, della sua vita. Eppure, era un uomo, con un bisogno e desiderio come lei: una casa, un focolare sicuro e felice.
Lui era irresistibile. Fritha non desiderava altro che stare fra le sue braccia. Si sfilò lentamente il vestito, lasciandolo cadere a terra. Quando mise piede nell'acqua, fu percorsa da un brivido.
Poi Urien la prese fra le braccia, calde e forti. La baciò con ardore, mentre l'accarezzava come lui solo sapeva fare.
Immersa nell'acqua, sotto quel baldacchino di rami, Fritha si sentì selvaggia e pagana.
Urien l'attirò contro di sé. Quando la sollevò, lei gli avvinghiò le gambe attorno al corpo, artigliandogli le spalle.
Fritha scivolò piano nell'acqua, sfiorandogli il petto con i seni.
A quel punto lui la sollevò sulle braccia e la portò fuori dall'acqua, deponendola sul mantello steso sotto il salice. Poi si sdraiò al suo fianco.

Fritha si rannicchiò contro il corpo nudo di Urien, avvolgendosi ancor di più nel mantello. "Hai freddo?" le chiese lui.
"Un poco. è scesa la rugiada; dev'essere quasi mattina."
Fritha non accennò a lasciare il caldo nido delle braccia di Urien.



Sulla stessa Autrice vedi anche:
http://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/07/un-cavaliere-senza-terra-di-margaret.html
http://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/03/la-dama-e-il-cavaliere-di-margaret.html


Altra copertina:






"Più in là del passato" di Joan Wolf (Harmony Special)


Trama: Nel lontano Paleolitico Superiore, circa quattordicimila anni fa, nella erbosa valle del Vezere, vivevano le tribù del Cervo Rosso e del Cavallo. La prima, matriarcale, era governata da splendide ragazze guidate da una Sacerdotessa che era devota alla Dea Terra. La seconda, invece, era patriarcale e adorava il Dio dei Cieli. Ma un giorno una forza misteriosa decide che è giunto il momento di unire le due stirpi e affida alla giovane Alin e al forte Mar il delicato compito di creare il futuro.

Commento di Lunaria: qualche lettrice di romanzi rosa potrebbe storcere il naso: una storia d'amore ambientata nel Paleolitico?!? (*) E invece a dispetto della prima impressione prevenuta, "Più in là del passato" è un libro davvero notevole. Non tanto per la storia d'amore tra Alin e Mar (con poche scene erotiche e funzionali soprattutto ai riti di fecondità della tribù) ma per tutto il contesto che fa da sfondo alla loro relazione (che inizia con un rapimento: le fanciulle della tribù del Cervo Rosso vengono portate via dai giovani del Cavallo perché le loro donne sono morte dopo aver bevuto dell'acqua avvelenata): e allora, l'Autrice basandosi molto sugli studi di Marija Gimbutas, soprattutto, ci racconta come doveva essere la vita in quel tempo così lontano: la caccia quotidiana per garantirsi il cibo e l'immenso rispetto che si portava all'animale ucciso, i rituali della fertilità sessuale e della caccia, l'affrescare le grotte a scopo magico-rituale, i monili indossati a scopo propiziatorio, le prove di coraggio, il conteggio del tempo tramite le fasi lunari e i cambiamenti stagionali, il totemismo, l'organizzazione della tribù, la magia e gli sciamani, ma anche le Matriarche, come gli uomini immaginassero il Dio del Cielo e la Dea della Terra...
Insomma, sicuramente è un romanzo rosa davvero atipico, ma proprio per questo, alquanto suggestivo. Molto consigliato! Peccato che essendo piuttosto datato (1991, ma in Italia è uscito nel 1993) sia difficile da reperire in giro...

(*) Per giunta, una delle serie più famose e prolifiche, dedicata al Paleolitico, è quella di Ayla, l'eroina del ciclo dei "Figli della terra".




Gli stralci più belli:

"C'era un dettaglio che la differenziava dalle altre tribù appartenenti al Kindred: la sua gente manteneva ancora il culto per la Madre mentre le altre avevano cominciato a venerare il maschio dio del Cielo [...] La Grande Sacerdotessa, o Signora della Madre, guidava la tribù che venerava la Grande Madre Terra, mentre nelle tribù che praticavano il culto del dio del Cielo, il capo supremo era un uomo. A causa di questa differenza, la tribù del Cervo Rosso si teneva isolata e solo occasionalmente partecipava ai Grandi Raduni. Quando era possibile i matrimoni venivano celebrati tra i membri dello stesso gruppo..."

"Tu non sei destinata a morire, figlia mia". Lana fissò le fiamme. "Bensì a diventare la Signora della tribù quando io me ne sarò andata. L'ho visto in te quando eri ancora piccola. Tu sei la prediletta della Madre. Lo compresi la notte in cui ti concepii [...] Ascolta quello che ti dico, Alin. Non scegliere mai un uomo che tu non possa dominare. Ecco perché tante tribù venerano il dio del Cielo. Le donne sono deboli e si sono fatte togliere il comando dalle mani. La maggior parte degli uomini sono rispettosi e venerano la Madre, portatrice di vita, ma ogni tanto tra loro ce n'è uno che la sfida."

"Infine le donne ripresero il cammino e, dopo aver percorso corridoi senza fine e anguste gallerie, sbucarono in una stanza dalla volta bassa al cui centro campeggiava una scultura di pietra rappresentante un cervo maschio e una cerva femmina nell'atto di accoppiarsi. Un sospiro eruppe da decine di bocche. Lo scopo della grotta sacra era quella di copulare al fine di permettere il perpetuarsi della vita dei cervi e quindi della tribù che portava il loro nome. La prima volta che Alin era entrata in quella grotta per essere iniziata alla maturità aveva sentito il potere della Madre Terra pulsare nell'aria gelida del santuario. L'indomani, pensò guardando la scultura, quel potere sarebbe entrato in lei. Sul pavimento della grotta erano imprese le impronte delle danzatrici che avevano effettuato il ballo della fertilità e sulle pareti erano disegnati dei simboli fallici, segno di fecondità e dell'inizio della vita. Alin avvertì un fremito nel ventre [...] La Signora le aveva detto che quando lo spirito della Madre Terra le avesse riempito i seni avrebbe sentito la chiamata [...] Quella notte lei e le sorelle dormirono all'esterno della grotta sacra, sotto il cielo autunnale, accarezzate dall'aria frizzante della notte, ma Alin non si addormentò subito [...] La notte successiva Ban sarebbe giaciuto con lei nel cuore della grotta sacra ma sarebbe stato il potere degli astri a penetrare nella fertile cavità del suo grembo. Non sarebbe stato un singolo uomo ad abbracciarla, bensì tutta la natura."

"Noi veneriamo il dio del Cielo", protestò Altan, furibondo. "Noi siamo i figli del Padre, tutti cacciatori. La Madre non ha niente a che fare con noi."
"Chiudi la bocca, uomo stolto!". Gli occhi di Huth lampeggiarono di furore. "La nostra tribù ha un bisogno immenso dei favori della Madre. Forse è proprio il mancato rispetto del nostro capo alla Dea che ha causato la tragedia. La Madre non gradisce essere ignorata."

"Io sono la figlia della Signora della mia tribù e appartengo alla Madre Terra. Nessun uomo può chiedermi in moglie."
Nel parve sbigottita. "Vuol dire che non ti sposerai mai?"
"Non avete delle Sacerdotesse della Madre nella vostra tribù? Possibile che il suo culto sia così sconosciuto alle donne del Cavallo?"
"Io appartengo alla tribù del Bufalo", rispose la ragazza. [...] "Noi siamo il popolo del Sole. Il culto del buio non ci appartiene."
"Del buio? Non ti capisco, donna del Cavallo. Madre Terra è la Dea della vita come della morte, della luce come delle tenebre. Quando si concepisce un bambino, lei è presente. Quando una iena succhia la vita di un cervo, lei è presente. La Madre Terra comanda tutte le forme di vita. Ha per marito sia il dio del Cielo che il dio degli Abissi. Il dio della Luce e quello della Notte giacciono tra le sue braccia."
[...]
"Non mi sembra giusto che gli uomini seguano le donne", commentò Nel.
"Sono le donne che danno loro la vita e gli uomini del Cervo Rosso non lo dimenticano. Dopotutto non sono stati gli uomini del Cervo Rosso a irritare tanto la Madre da meritarsi che le loro donne morissero avvelenate."

"Non ci sarebbero parti difficili se si venerasse la Madre nel modo appropriato [...] A chi chiedete protezione quando date alla luce i vostri figli? Al dio del Cielo?"
"Be'... no."
Alin scosse la testa, incredula. "La vostra noncuranza nei riguardi della Madre Terra non finisce mai di stupirmi. Gli uomini sono uomini, ma voi... Le donne danno la vita e per farlo rischiano la morte. Vita e morte appartengono alla Madre. Non vi capisco davvero", concluse sospirando.
[...]
"Noi del Cavallo non adoriamo la Madre da molti anni, Alin. Veneriamo il dio del Cielo."
"Il dio del Cielo va bene per gli uomini", scattò Sana.
"è dalla sua unione con la Madre Terra che è nato il mondo."

"Mar era di fronte a lei e di colpo le afferrò le spalle. Poi, com'era già successo, abbassò la testa e premette le labbra sulle sue.
Intorno a loro l'oscurità della foresta era piena di sussurri e quando Mar le toccò le labbra le sembrò che quel buio incantato le entrasse nell'anima. Il corpo dell'uomo al quale si appoggiava le parve simile alle stelle che scintillavano nel cielo, simile a un lampo di luce, freddo e puro e nello stesso tempo ardente come una fiamma. Alin sentì il desiderio di fare parte di quell'insieme, di fare parte del buio, della notte, delle stelle, di lui. [...] Alin sentì un forte calore divamparle nel ventre e le parve che il suo corpo si aprisse. Rovesciando la testa all'indietro aderì a lui offrendosi ai suoi baci."

"I raggi del sole gettavano lampi dorati nei suoi capelli. Ritto in piedi davanti a lei pareva l'immagine del dio del Cielo, raggiante di calore e di vita come il sole. Era giusto che lei celebrasse il Matrimonio Sacro con lui. Mar era davvero il figlio del dio del Cielo e lei era la vera figlia della Madre Terra. Insieme avrebbero compiuto un rituale potente."

"Quando gli uomini assaggiano il potere, si rovinano. Pensate ad Altan. Era un capo e quando gli hanno sottratto il comando è diventato un traditore assetato di vendetta. Ecco perché la Madre ha decretato che debbano essere le donne a guidare la tribù. [...] Io non sono solo un capo bensì la Signora e la Madre."

"Tu sei il capo come un giorno io sarò la Signora. Noi apparteniamo alle nostre tribù [...] Se tu ammazzassi mio padre in battaglia non te lo perdonerei mai."





"Un cavaliere senza terra" di Margaret Moore (Romanzi Storici)


Trama: Lady Beatrice si è innamorata del tormentato e affascinante Sir Ranulf nell'istante stesso in cui lo ha visto, al castello del suo tutore Lord Merrick. Essendo figlia di un nobile traditore, sa di non poter sperare in una proposta di matrimonio da parte del giovane, e tuttavia non vuole rinunciare ai sentimenti che prova per lui. Così, quando il valoroso cavaliere viene mandato da Lord Merrick ad amministrare la proprietà di Penterwell, in Cornovaglia, Beatrice convince il suo titubante tutore a darle il permesso di seguire Ranulf per aiutarlo nella conduzione del castello. Lui però non essendo affatto indifferente alla bellezza e alla vivacità della fanciulla, è determinato a non cedere alla passione: perché? E intanto, un assassino sta seminando morte e gli abitanti del villaggio si trincerano dietro un silenzio omertoso...

Commento di Lunaria: "Un cavaliere senza terra" è il quinto ed ultimo episodio della serie "Fratelli d'Arme" (che purtroppo non ho). La brava Margaret Moore si riconferma una delle più valide scrittrici di rosa medioevale.


Similmente al precedente "La dama e il cavaliere" http://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/03/la-dama-e-il-cavaliere-di-margaret.html (e a "La fata del castello" http://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2018/07/la-fata-del-castello-di-margaret-moore.html ) anche "Un cavaliere senza terra" è un notevole affresco storico della Cornovaglia del 1244. Gli usi e i costumi, gli "obblighi di etichetta" (che oggigiorno definiremmo anche ridicoli) della nobiltà sono descritti minuziosamente, e la protagonista, Beatrice, è una donna molto intraprendente, combattiva e testarda (anche se forse un po' troppo moderna, quanto a spavalderia) ed una vera maestra di "oratoria confutatoria" con una lingua tagliente e velenosa, quando si trova a dover affrontare il contrabbandiere che l'ha rapita, mettendolo KO solo con la forza del ragionamento!
Nel romanzo c'è anche spazio per un leggero riferimento "giallo-investigativo" (un assassino sta uccidendo i pescatori e altre persone del villaggio) che sicuramente rende meno scontata la vicenda.
è un po' un classico, per Margaret Moore, descrivere personaggi maschili dal passato torbido, conflittuale ed enigmatico (tendenza che si riscontrerà anche in "La fata del castello"), e proporre l'amore come rimedio per "redimere" dagli errori del passato.  Devo dire che tra tutte le autrici di "Medieval Romance" Margaret Moore è quella che ho apprezzato di più, sia per talento narrativo nel dare vita a personaggi "vivi" nella loro complessità psichica, e non bidimensionali, sia per il suo aver raccontato storie non banali che riescono quasi a farci sembrare il Medioevo meno "bacchettone" e più avvincente di quello che ci si aspetterebbe. Quindi è un'Autrice che consiglio sicuramente!

Gli stralci più belli:

"Se suo padre non fosse stato un traditore, avrebbe potuto sperare di sposarlo [...] Di conseguenza, l'unica speranza alla portata di Beatrice era diventare la sua amante. E quanto ci sperava! Con i suoi lineamenti spigolosi e affilati, il possente corpo da guerriero e i penetranti occhi nocciola, Ranulf era l'uomo più attraente che lei avesse mai conosciuto [...] Forse sbagliava a credere che Ranulf nutrisse qualche sentimento per lei, o che la desiderasse. Forse quello che le era sembrato di vedere era un parto della sua fervida e speranzosa immaginazione [...] Di sicuro c'erano altri uomini... dovevano esserci altri uomini capaci di farle battere più forte il cuore. Da qualche parte."

"Non doveva pensare a Beatrice [...] Per Ranulf lei non poteva essere altro che la cugina, graziosa e vivace, della moglie del suo amico. Farsi idee diverse, nonostante quello che a volte credeva di leggerle negli occhi, era solo orgoglio e vanità. Lui era un cavaliere, ma povero e senza terra [...] Che cosa poteva offrire a una donna bella e piena di vita come Beatrice, che poteva aspirare a chissà quanti uomini più ricchi e migliori di lui?"

"E poi gli sorrise. Un sorriso glorioso. Felice. Come se lei non desiderasse altro che la portasse nel suo letto e facesse l'amore con lei. [...] "Bea", mormorò pronunciando il suo nome come un sospiro, una speranza, una supplica. Col braccio le cinse la vita attirandola a sé, catturandole la bocca con un bacio appassionato. "Ranulf", sussurrò lei, ricambiando il bacio come se da anni aspettasse solo quel momento [...] Il desiderio che aveva frenato così a lungo grazie alla sua volontà di ferro ruppe gli argini. Bisogno, sentimento, passione e brama, simili a semi dopo il riposo invernale, presero improvvisamente vita col calore e la luce del sole."

"Mentre la teneva tra le braccia, una cosa gli sembrava certa: non poteva continuare così, intrappolato tra il desiderio e la trepidazione. In un modo o nell'altro doveva appurare se Bea poteva perdonargli il suo passato. Si sarebbe confidato con lei e l'avrebbe lasciata libera di decidere se lui era degno del suo amore. E se avesse reagito come temeva e si fosse allontanata, inorridita? Se avesse detto che non poteva più amarlo?"




"Una prova rischiosa" di Carla Neggers (Harmony Intrigue)


Trama: Convocata d'urgenza in Florida dalla vecchia amica Victoria Paderevsky, la giovane musicista Whitney McCallie maledice ogni giorno il suo buon cuore. Victoria infatti deve dirigere il primo concerto della sua nuova orchestra e sostiene di essere oggetto di misteriose, oscure minacce. Whitney si trova così coinvolta in una pericolosa avventura, il cui principale sospettato è proprio l'uomo di cui si è innamorata: Daniel Graham. Come credere alla sua innocenza quando tutto sembra congiurare contro di lui? Di fronte a questa prova voluta dal destino, tutte le altre, persino quelle in palcoscenico, assumono per Whitney dimensioni... da operetta!

Commento di Lunaria: "Una prova rischiosa" di Carla Neggers purtroppo è un libro piuttosto piatto e mancante totalmente di pathos e di suspense. Non che non ci siano scene da brivido (qualcuno segue Whitney, qualcuno la minaccia...) ma sono scritte in maniera molto banale, prive di ritmo mozzafiato. Anche Daniel, che in teoria, per tutta la prima parte del romanzo dovrebbe essere il primo sospettato, è piuttosto banale, i dialoghi sono sintetici e non riescono a dare spessore psicologico ai personaggi, che restano piuttosto elementari e bidimensionali. L'autrice si perde in particolari e personaggi dozzinali del tutto ininfluenti alla trama, "perde il filo del discorso", tanto che si ha la sensazione che i capitoli non siano neanche collegati l'uno all'altro, fino agli ultimi capitoli che risollevano un poco le aspettative. Anche le scene d'amore sono piuttosto rade, anche se sono decisamente descritte meglio di quelle scene che, in teoria, dovevano servire a "costruire l'intrigo", con personaggi piatti, del tutto incapaci di "incarnare" brivido e suspense.
Insomma, a differenza di un'autrice come questa
http://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2017/12/tuttobrivido-di-tess-gerritsen-harmony.html
che in ciascuna riga riusciva a far crescere la suspense, tanto che la lettrice era incuriosita a divorare capitolo dopo capitolo, "Una prova rischiosa" è piuttosto banale, fiacco e soporifero, nel ritmo, nella mancanza di intrigo, che tutto sommato si risolve in maniera puerile, nei personaggi.

Gli stralci più belli: "Paddie aveva serrato le labbra. "Non credo più che Harry abbia lasciato l'orchestra di sua spontanea volontà. Sono quasi sicura che è stato rapito."
"Perché?"
"Per rovinarmi."

*

"Tu mi susciti strane sensazioni", riprese lui, e il suo respiro era caldo. Poi si tirò indietro e lasciò ricadere le mani lungo i fianchi.  "Calmati... non c'è nessuno", sussurrò, indicando con la testa il fondo dell'immensa sala. Era evidente che, nonostante quel breve affettuoso intermezzo, lui dubitava ancora della sua sincerità.

*

[...] si sdraiarono sul letto e lui la penetrò, dapprima dolcemente, poi con più forza. Lei riusciva solo a mormorare il suo nome, ma il suo corpo era un'offerta senza riserve, era il mezzo per fargli capire la voglia di appartenergli che provava [...] Non le era mai capitato niente di simile. Mai. Non c'erano né dolore né paura, solo passione. Soltanto Daniel. La sua mente e il suo corpo esultavano a ogni colpo, a ogni carezza, al tocco bruciante che la faceva rabbrividire.







"Il pericolo e l'avventura" di Linda Turner (Harmony Emozioni)



Trama: Maddy Lawrence, timida bibliotecaria, trova rifugio dalla sua monotona esistenza nei libri ricchi di avventure mozzafiato che divora. Ma quando, senza sapere come, viene rapita da un losco personaggio e poi liberata da quello che potrebbe essere l'eroe di uno dei suoi romanzi, Maddy non sa più cosa pensare. Possibile che la straordinaria avventura che la porterà in luoghi esotici e sconosciuti stia capitando proprio a lei? E che Ace MacKenzie, l'uomo al suo fianco, sia in carne e ossa e non una romantica fantasia?

Commento di Lunaria: "Il pericolo e l'avventura" di Linda Turner è un romanzo di azione e di avventura ambientato nella giungla sudamericana, sulle tracce di un trafficante che ha rubato un prezioso diamante. Maddy viene portata, di controvoglia, da "Ace" - che in realtà è alle dipendenze del Governo per il recupero dei manufatti rubati - in Venezuela, e poi in Brasile, perché Ace inizialmente la ritiene complice del trafficante Barrera. Durante il tragitto, scoppia la passione e un reciproco innamoramento, ma le scene d'amore vere e proprie sono appena un paio e solo verso la fine. Comunque, "Il pericolo e l'avventura" resta un ottimo libro d'azione, tra inseguimenti, fughe in elicottero, sparatorie, attraversamenti nella natura selvaggia della giungla, minuziosamente descritta. Il ritmo narrativo è veloce e scattante, i personaggi principali sono delineati nei loro aspetti psicologici, tra timori, aspirazioni, desideri: entrambi, a fine vicenda, avranno superato i loro limiti: Maddy non si sentirà più un'"invisibile zitella imbranata" ed Ace avrà imparato ad amare nuovamente.


Gli stralci più belli:

Ace si appoggiò allo schienale, chiuse gli occhi e sembrò addormentarsi all'istante. Maddy rimase a lungo a guardarlo, affascinata da quel viso che ora, finalmente rilassato, pareva più seducente che mai. Ma chi era quell'uomo? Di che cosa si occupava? [...] Uomini come lui, alti, affascinanti, sicuri di sé passavano per caso nella sua vita e non vi rimanevano. [...] Lei era una ragazza di 34 anni, single e ancora vergine.


*

Nel momento in cui posò le proprie labbra su quelle di lei, Maddy si pietrificò e lui non seppe resistere. Le percorse con la lingua il seducente contorno delle labbra, apprezzandone la forma e il sapore, fino a indurla a tremare, non di paura questa volta, bensì di piacere. La strinse poi a sé, lasciandosi anch'egli trasportare dalle deliziosi sensazioni [...] Era dolcissima con quegli occhi sognanti e quelle labbra lievemente gonfie e ancora scostate. Maddy Lawrence era davvero ciò che appariva: una donna innocente e compassata che non aveva mai fatto nulla di più arrischiato in vita sua che leggere libri d'avventura.

*

Ace non ricordava più l'ultima volta in cui aveva stretto una donna tra le braccia per consolarla. Era una sensazione meravigliosa. Maddy era fantastica, così soffice e delicata ed estremamente femminile.
Sentiva le calde lacrime di Maddy bagnargli la maglietta, mentre lei affondava il viso nel suo torace, avvinghiandosi a lui come se non intendesse più lasciarlo andare [...] L'imbarazzo di Maddy lo inteneriva, lo toccava profondamente e gli faceva desiderare di abbracciarla e stringerla a sé per perdersi nella sua dolcezza e innocenza.

*

La desiderava, era inutile continuare a negarlo. Quella donna lo intrigava ogni giorno di più, provocandogli addirittura sofferenza per non poterla avere. Sempre più di frequente si ritrovava a sognare di sdraiarsi con lei in mezzo alla giungla e di baciarla delicatamente e di poterla amare come nessun altro uomo l'aveva mai amata.

*

Sentiva il bisogno di accarezzarlo, respirare il suo profumo. Per una volta solo per una volta, voleva essere come tutte le altre donne e conoscere cosa significava perdersi completamente in un bacio, dimenticando tutto, persino la propria identità. [...] Ace desiderava con tutto se stesso di potersi fondere completamente con la donna che teneva tra le braccia. Voleva perdere la consapevolezza del proprio corpo e divenire un tutt'uno con lei. Sognava di potersi muovere dentro di lei e sentirla fremere attorno a sé.




Chi volesse approfondire le origini del romanzo d'avventura: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/07/conrad-hodgson-il-romanzo-rosa.html

"Il bacio del cavaliere" di Catherine March (Romanzi Storici)


Trama:  Inghilterra, 1277. Tredici anni non sono bastati a Lady Beatrice per dimenticare il valoroso guerriero di cui era perdutamente innamorata e che era morto poco prima delle nozze, tanto che la convinzione di non essere destinata a sposarsi si è fatta strada in lei spingendola a prendere la drastica decisione di ritirarsi in convento. Durante il viaggio verso il monastero di Glastonbury, tuttavia, la giovane si trova da sola con Remy St. Leger, l'affascinante cavaliere che il padre le ha assegnato come scorta. Avvertendo all'improvviso il desiderio di conoscere ciò a cui sta per rinunciare, lei gli chiede un bacio. L'esperienza è folgorante e Beatrice si rende conto di quanto ancora la vita possa offrirle. Sarebbe davvero una follia imperdonabile evitare il convento e sperare in un futuro insieme a Remy? 

Commento critico di Lunaria:  Ambientato nel Medioevo, "Il bacio del cavaliere" di Catherine March è un discreto romanzo storico. Le parti più toccanti e migliori sono i turbamenti emotivi di Beatrice, donna inquadrata nelle consuetudini del suo tempo e che si sente "già vecchia" a ventinove anni, e la cruenta morte del padre, colpito in una battaglia. Divertente la sottile vena anticlericale che ha l'Autrice nel parlare del convento in cui Beatrice trascorre qualche settimana, con tutte le privazioni del caso, e la predica anti-piacere sessuale che le fa padre Thomas citando sant'Agostino. Tutto è descritto nei minimi dettagli, dai giochi ai passatempi cui si diletta la nobiltà medioevale, con qualche lungaggine parlano dei preparativi per le nozze, e anche le poche scene di contatto fisico sono ben narrate, anche se, similmente ad altri romanzi rosa medioevali, sono rade e basate per lo più su un bacio o una carezza e i rapporti sessuali arrivano solo alla fine del romanzo.

Qualche stralcio dell'opera, per dare un'idea dello stile:

"Le parole di suo padre le risuonavano ancora nella mente: "non conoscerai mai la gioia di essere sposa e madre..." Con un sospiro, Beatrice si alzò e, camminando a piedi nudi sul pavimento di legno, raggiunse il letto. Era stato preparato con due cuscini, per due persone: marito e moglie. Amanti. Gli occhi le bruciavano di lacrime. Salì sul letto e si distese  fra le lenzuona di lino, rannicchiandosi su se stessa per mantenere il calore del corpo [...] Perché?, si chiese. A ventinove anni non aveva trovato un uomo degno di reclamare il suo amore, la sua lealtà e il suo rispetto. Non che le fossero mancate le proposte, ma ogni volta trovava dei difetti negli uomini che chiedevano la sua mano. Ormai era troppo vecchia."

"Nessuno dei due disse una parola ed evitarono perfino di guardarsi in viso. Beatrice si sentiva come sotto un incantesimo, cullata dal calore e dalla pressione della sua mano. Le pareva di galleggiare su una nuvola e avrebbe voluto che lui non si fermasse mai. Eppure, nello stesso tempo, voleva qualcosa di più. Non protestò quando le fece passare l'altro braccio sotto il busto e tenne gli occhi chiusi mentre l'attirava più vicina. Emise un lungo mormorio di piacere sentendo la sua mano che continuava a massaggiarle lentamente la schiena. [...] Osservando il volto di Beatrice mentre teneva gli occhi chiusi, Remy pensò che era incantevole. Le labbra erano morbide, di un rosa delicato, e le guance lisce e compatte [...] Lentamente, molto lentamente, avvicinò il proprio volto a quello di lei."

"Non voglio condannare me stessa a una vita di infelicità e di dolore. Perché vi amo come un tempo ho amato un altro uomo e se dovessi perdere anche voi, morirei di dolore. Non potrei sopportare un'altra ferita del genere, perché è troppo profonda; il mio cuore è troppo pieno di cicatrici per amare ancora."

"C'era qualcosa di puro e di perfetto nell'attrazione che provava nei confronti di Beatrice e sapeva che la sua innocenza faceva parte di quell'attrazione. Come sarebbe stato, una volta che gliel'avesse tolta? Non c'era niente di puro o di innocente nel suo corpo. Era un guerriero segnato dalle cicatrici riportate in battaglia; aveva ucciso altri uomini e le sue mani si erano sporcate di sangue [...] Lentamente si staccò da Beatrice. Non era degno di lei, non doveva nemmeno osare infangarla con la crudezza del suo appetito sessuale."

"Le posò una mano sul ventre e lei aprì gli occhi quando le sfiorò il centro pulsante della sua femminilità. Continuò ad accarezzarla finché la sentì rilassarsi nuovamente, poi le allargò le gambe e cominciò una lenta esplorazione sensuale che la fece vibrare di piacere in ogni fibra del suo corpo [...] Beatrice chiuse gli occhi e istintivamente allargò le gambe, invasa da una sensazione di liquido calore che si diffondeva dal ventre. Il respiro si fece affannoso e il desiderio per qualcosa di sconosciuto così intenso da essere doloroso."