"Al Primo Sangue": recensione

Trama: Eva ha solo 13 anni ma l'orrore che la insegue ha aspettato per secoli. Dal tempo in cui una ragazza chiamata "la Cerva" partorì il primo dei suoi discendenti. Dal tempo in cui un segreto legava i poeti stilnovisti agli eretici Fedeli d'Amore. Dal tempo in cui la Cerva morì sul rogo. è un orrore cresciuto all'ombra del fanatismo e della follia, proprio nel cuore di chi dovrebbe proteggere Eva nel momento in cui sarà pronta per essere donna. Ma la protesta profonda della natura unisce le vite della Cerva e di Eva, la sua erede: due giovani diverse dalle altre, forse più ingenue, forse più ribelli, forse più cattive, certo legate al piano sotterraneo delle cose. Quello dove scorre il sangue.

Recensione: Romanzo molto interessante ed originale, ascrivibile solo marginalmente all'Urban Fantasy (la vicenda si svolge ai giorni nostri, in ambiente prima cittadino e poi rurale, con "flashback" legati al Medioevo che via via servono a ricostruire la vicenda e il complotto ai danni della protagonista, Eva) che verte su un'arcana vicenda legata alla stregoneria (o meglio, al potere divino femminile che si trasmette in eredità da madre in figlia, di generazione in generazione) e alle eresie (o meglio: a diverse interpretazioni sulla parte femminile di Dio nella Trinità, lo Spirito Santo) perseguitate e cancellate dalla chiesa cattolica (i personaggi negativi del libro sono quelli legati all'inquisizione).  L'unica cosa poco attinente alla trama è la copertina (che allude più a quegli Urban Fantasy con protagonista il Piccolo Popolo, come "Wicked Lovely") che non mi piace, per il resto "Al Primo Sangue" resta un romanzo consigliato, per la sua originalità (anche se avrei gradito più scene legate alla "Sorellanza" e a tinte "wiccan" sullo stile della serie "Il Cerchio delle Streghe", 

e di "Luna Rossa", "Il Sentiero della Dea" e "La Dea nell'Antica Britannia", letture imprescindibili per tutte le appassionate di Sorellanza e Divino Ginocentrico, oltre che qualche approfondimento sulla misoginia cristiana, che poi è il motivo fondante del perché, anche oggi, negano il Dio Madre e le sacerdotesse cristiane...)




L'Apprendista Vampiro e La Ragazza del Vampiro: recensione

 Riaggiornato con la trama del secondo episodio della saga (che ho letto di recente)

Trama: Vladimir Tod è il Pravus, l'essere destinato a governare su tutte le creature della notte grazie ai suoi poteri straordinari... Poteri che però sono soltanto una fonte di problemi e una minaccia alla sua vita, perché alcuni vampiri sono sulle sue tracce, per ucciderlo. Vlad frequenta anche Meredith e quando lo zio Otis, con cui Vlad vive, è costretto a partire, Vlad scopre che D'Ablo, suo mortale nemico, è tornato per ucciderlo. Come se non bastasse, il suo migliore amico lo evita, c'è la tentazione costante di mordere sul collo Meredith e il tutto si complica quando Vlad per la prima volta beve sangue dal collo di una ragazza, Snow...

Nota di Lunaria: vampiri teen, buoni e cuoriciosi. è qualcosa che farebbe urlare, terrorizzati, Bram Stoker e Le Fanu.


In più, aggiungete che il libro (anzi, libri, perché è una saga) è disseminato di riferimenti agli "emo" (erroneamente definiti "dark" nel libro) per ovvie simpatie estetiche-musicali dell'autrice Heather Brewer

e anche per "il look grafico emo-eggiante" che si è scelto di dare alle copertine

e alle rielaborazioni grafiche realizzate dalle fans della serie, che "donano" a Vlad il ciuffetto emo:




disegni che chiosano l'altrettanto fenomeno "emo vampire teen"


Già vedo gli integralisti dell'horror storcere il naso, orripilati, ed emettere il terribile verdetto: "libro per bimbominkie da bruciare al rogo".

Bhè, partiamo subito dicendo che questa saga NON c'entra nulla con l'horror. Qui siamo dalle parti di "Twilight", ma con uno stile espressivo ancora più semplicistico e ancora più teen (siamo dalle parti del tema di prima media...). Niente di arzigogolato, cervellotico o gore (non ho letto gli altri libri ma dubito davvero abbiano un'impronta splatterpunk...) ma è qualcosa di leggerino come un testo degli Him periodo "Razorblade Romance". (Va bhè, dai: non si può mica pretendere che la gente ascolti a manetta il pesantissimo e sulfureo "Gothic" dei Paradise Lost e che scriva di atmosfere sepolcrali con sintassi degna di un Luigi Tansillo...)    



 Del resto, rassegniamoci: il fenomeno "Twilight"

 ma anche la saga del "Diario del vampiro"


(non ci crederete mai, ma la saga l'ho avuta praticamente gratis... senza spendere neanche un centesimo! 😂)   e i relativi "cloni", più o meno riusciti, etichettati come "Urban Fantasy",


che ci piaccia o no, hanno "addomesticato" l'horror, rendendolo più pop, teen e commerciale. 

Del resto, non è necessariamente un male: possono essere libri che serviranno come "trampolini" di lancio verso i veri classici del genere. Del resto, non è così anche per la musica? Su dai, non c'è niente di male ad ammettere che prima di pervenire al Thrash Metal, al Black e al Death Metal cose tipo Placebo, Skunk Anansie, Smashing Pumpkins, Garbage e Marilyn Manson li avete\abbiamo ascoltati eccome. Mica si nasce "già imparati" con i Possessed, gli Slayer, i Darkthrone, gli Emperor, gli Obituary e i Morbid Angel di sottofondo!

Detto ciò, "La ragazza del vampiro" è scritto male?

No, a dir la verità. Non è scritto male. è semplice, elementare, questo sì, ma "scorre" senza impaludamenti e nel giro di un pomeriggio ci si ritrova ad aver già letto le prime 50 pagine e a chiedersi come andrà a finire. Tutto sommato il vampirello tenerello Vlad è simpatico (gli altri personaggi sono poco più che un contorno bidimensionale di qualche frase)

Leggerò gli altri libri della saga? La risposta è nì. Consapevole che i capolavori vampireschi sono ben altri (su tutti "Clarimonde" di Théophile Gautier)

che vere storie di vampirismo hard le trovate qui

e che a tema "sexy vampirismo rosa" c'è decisamente di meglio (e di più bollente),

"La ragazza del vampiro", tutto sommato, non è un brutto libro. "Emo", "elementare" e "pensato per un pubblico di dodicenni" non significa necessariamente "di cattiva qualità". Anche i "Piccoli Brividi" erano pensati per ragazzini di 10 anni e io (e non solo io...) me li leggo ancora volentieri... e sono giustamente considerati mitici ed epocali.

Considerato che certa feccia cartacea "scritta" da analfabete tardone cinquantenni ha pure venduto milioni di copie, "La ragazza del vampiro", in confronto, nella sua semplicità elementare da "pensierino darkettino da emo 12enne", ha decisamente più spessore lessicale e concettuale.

Del resto, per chi avesse voglia di vero vampirismo cimiteriale e gotico al punto giusto, c'è sempre "Dusk and Her Embrace" dei Cradle of Filth e relative antologie stracolme di classici.

Ma se mai vi venisse un attacco acuto di nostalgia ripensando a quando eravate teen, perché non svagarsi un po' leggendo "La ragazza del vampiro", col suo effetto "anti-age"? Ringiovanisce di qualche anno, meglio di una crema antirughe all'acido ialuronico... bhè, almeno per tutto il tempo che sarete immersi nella lettura... 

Un ultimo appunto: il titolo della traduzione in italiano c'entra come i cavoli a merenda: difatti il libro più che concentrarsi su Vlad e su Meredith, parla dei nemici sulle tracce di Vlad.

Gli stralci più belli:

"Il tempo sembrava scorrere molto lentamente. Era un po' come cadere: Vlad sapeva che presto sarebbe arrivato il dolore, ma non c'era nulla che potesse fare per evitarlo [...] Fu allora che il dispiacere per la partenza di Otis raggiunse il culmine e gli occhi del ragazzo si velarono di lacrime."

"Joss aveva ragione: era un mostro. E, se avesse avuto solo qualche secondo in più, quella sera sarebbe potuto diventare anche un assassino. Avrebbe potuto uccidere la ragazza che per lui significava più di ogni altra cosa al mondo. Avrebbe potuto perderla per sempre e tutto perché non riusciva a controllare la sua fame crescente. Imprecando, il vampiro si morse un dito e, dopo averlo spremuto per farne uscire una goccia di sangue, lo guardò cicatrizzarsi. Solo allora si accorse di aver cominciato a piangere. Mentre veniva scosso dai primi singhiozzi, pensò che forse il futuro gli avrebbe riservato solo quello: lacrime e sangue."

P.s  leggetevelo con sottofondo di Him "Vampire Heart" https://www.youtube.com/watch?v=TujpjWrw-ys e Blind Fool Love  "Vampiro" https://www.youtube.com/watch?v=-Ie6kuvpCbM, che sembrano scritte apposta per musicare questo libro... Non mi stupirebbe se un'eventuale versione cinematografica delle "avventure di Vladimir Tod" includesse, nella colonna sonora, proprio queste due canzoni...




L'APPRENDISTA VAMPIRO

Essere un mezzosangue - figlio di un'umana e di un vampiro - non ha certo reso la vita facile a Vladimir Tod: a causa delle sue strane abitudini, del colorito pallido e degli immancabili occhiali da sole, Vlad è sempre stato il bersaglio preferito dei bulli e poco più di un fantasma per le ragazze.
Ora però a proteggerlo c'è Joss, il suo nuovo compagno di banco, e pure in amore la fortuna è girata: Meredith, la ragazza più carina della scuola, ha accettato di andare al ballo con lui.
Insomma, è proprio il momento peggiore per scoprire che un misterioso cacciatore di vampiri è giunto a Bathory per ucciderlo. Purtroppo Vlad non ha scelta: deve rifugiarsi in Siberia, da Vikas, un maestro vampiro che gli insegnerà a sviluppare le abilità di creatura della notte.
E, in effetti, l'addestramento aiuta Vlad a diventare subito molto potente… forse addirittura troppo.
Al punto che Vikas comincia a nutrire un atroce sospetto.
Perché lui conosce bene la leggenda del Pravus: un giorno arriverà un vampiro forte oltre ogni immaginazione, che non potrà essere ucciso con nessuna arma conosciuta e che sarà destinato a soggiogare la razza umana… e se la profezia si riferisse a Vlad? 



''Beastly'': recensione


Kyle è ricco, bello e popolare. A scuola è considerato quasi un dio, è abituato a prendersi gioco di tutti e quando arriva Kendra, una ragazzina bruttina ed emarginata, decide di farle un terribile scherzo. Non può sapere che lei, una strega sotto mentite spoglie, lo maledirà per la sua cattiveria, tramutandolo in una bestia. Orribilmente deturpato, Kyle è costretto a vivere isolato nell'appartamento-prigione in cui il padre, un noto personaggio televisivo, l'ha confinato per nasconderlo. A fargli compagnia, solo Magda, la governante e Will, un insegnante privato.

Due anni: questo è il tempo che Kyle ha per spezzare l'incantesimo e l'unico modo per innamorarsi ed essere riamato. Altrimenti rimarrà così per sempre.

Dopo un anno di solitudine e fallimenti, Kyle comincia a cambiare, non è il più il ragazzo prepotente, viziato, materialista di una volta e, quando ormai ogni speranza sembra perduta, un ladro, sorpreso in casa e disposto a tutto pur di passarla liscia, gli consegna la figlia, Linda, in cambio del suo silenzio. La ragazza è l'ultima possibilità per Kyle di rompere l'incantesimo prima che scada il tempo.


Commento di Lunaria: Notevole rielaborazione della fiaba "La Bella e la Bestia", che attualizza la vicenda ai giorni nostri, calando i personaggi nella nostra epoca, e precisamente, all'interno "delle storture della società dell'apparenza e del consumismo" (l'Autrice si diverte a far apparire pessimi tutti i personaggi più ricchi e socialmente stimati, mettendoli alla berlina mostrando "come sono brutti dentro")

Il romanzo, pur ascrivendosi al filone dell'Urban Fantasy che ha sfornato anche romanzi superficiali e dozzinali, non è per niente "banale", infatti dietro la patina romanzesca è una feroce satira ai "valori dell'apparenza" tipici della nostra società "dei social" e in più, per alcune pagine, si trovano anche citazioni e riferimenti a Shakespeare, Vivaldi e altri classici come "Jane Eyre", "Il Fantasma dell'Opera", "Dracula".

L'unica cosa che non mi è piaciuto è il personaggio di Kendra, che viene presentata come "una gotica", senza nessun vero elemento di appartenenza musicale a tale etichetta e, dal punto di vista di "ritmo narrativo" le chat tra personaggi "delle altre fiabe" che di tanto in tanto l'Autrice inserisce a mo' di intermezzo, decisamente dispersivi e fuori luogo.

 

Gli stralci più belli:

"Rose canine han fiamma tanto intensa\quanto la profumata tinta delle rose,stanno su eguali spine, sì gaiamente giocano\quando alito d'estate schiude quei bocci ascosi [...] Di lor morte soave, profumi soavissimi son tratti: in tal modo di te, bello adorabil giovane, come quella svanisca, distilla il mio verso la virtù" (Shakespeare)

"Finii e alzai lo sguardo. Lindy però non mi stava guardando. Seguii il suo sguardo e vidi che stava fissando fuori dalle porte a vetri, le rose. Le mie rose. La bellezza delle mie rose era riuscita a controbilanciare la mia bruttezza?"



"Riverberi Lontani" di Liala

Purtroppo non ho la copertina del libro, l'ho trovato in pessime condizioni...


Trama: Aurora Mius lavora in una gioielleria, barcamenandosi con problemi economici e nel sogno di riscattare l'antica casa a sua infanzia, in Maremma. Quando viene notata e desiderata dal ricchissimo Delio Recanati, accetta di andare a letto con lui in cambio dei soldi necessari per acquistare la casa; ma l'uomo la tiranneggia sempre di più, con ricatti economici, tanto da pretendere che lei gli dia un figlio...


Commento di Lunaria: uno dei romanzi migliori di Liala (che, incredibilmente, rispetto ad altre sue opere si ferma "solo" a 245 pagine) con splendide descrizioni rurali e campestre della Maremma e personaggi a tutto tondo ed indimenticabili: Aurora Mius, che viene violentata e poi perseguitata da Delio Recanati, il prototipo dell'uomo ricco che pensa di poter comprare (e buttare via) le persone e che schiavizzerà Aurora con ricatti e sotterfugi, facendo leva sul suo bisogno di riscattare l'antica casetta in Maremma, dove la ragazza è nata; la moglie di Recanati, che, ad un certo punto, accetterà di farsi da parte, pur di lusingare "la voglia egoistica di paternità" di Delio; l'infelice Felix, che amerà Aurora, andando contro i pregiudizi e la bigotteria della sua famiglia e del paese che considerano Aurora "l'amante mantenuta del ricco padrone"; il figlio che alla fine nascerà, come segno di speranza e di redenzione. Ne esce un compendio di illusioni e grettezze, di comportamenti vili che vengono equiparati da quelle poche "gocce distillate" di bene che di tanto in tanto Liala lascia emergere nell'intreccio del romanzo. Uno dei suoi romanzi più toccanti, che suggerisco di leggere per primo, se non si è mai letto nulla di questa autrice.   


Gli stralci più belli:

"Maremma. Malinconia distese sotto un cielo che talvolta pareva troppo basso. Case sperdute, davanti le quali il più delle volte bei cavalli dai fianchi forti sostavano o galoppavano o trottavano. […] Pensieri. Quelli di ogni giorno, in definitiva: ma resi più pesanti quella sera, forse perché sulle strade si distingueva il primo umidore autunnale, forse perché nella grande città, l'inverno si annunciava come una malinconia ben diversa da quella di laggiù. Laggiù era un addormentarsi placido di tutte le cose terrene. Laggiù, l'inverno avanzava lento: e non era mai un inverno troppo rigido. E se era rigido, bastava il calore delle stalle a farlo dimenticare."

"Ella avrebbe visto in lui l'uomo che l'aveva assalita come una belva e non aveva avuto altro scopo che quello di raggiungere una femminilità che esasperava i suoi sensi."

"Scostò la tenda leggera, guardò all'esterno. C'era una sonnolenza beata di cose pacificate dalla bruma e dal silenzio. Non troppo lontano dalla casa tutta era inghiottito dal vapore che avvolgeva le cose. Un piccolo mondo silenzioso, raccolto, lontano dai rumori, dalla vita, da tutto ciò che poteva ricordare un'altra esistenza. Una casa, un rifugio sereno (...) Le pareva di vedere i vetri scintillanti: riverberi lontani d'una invocazione all'amore e alla vita. Ecco: avrebbe atteso che il sole battesse nei vetri, che il sole li infiammasse, che tutto per quei vetri fosse scintillio prezioso: avrebbe atteso tutto ciò per parlare al figlio..."


AGGIORNAMENTO: ECCOLA





Recensione a "L'Angelo di Marchmont Hall"


Trama: sono passati trent'anni dall'ultima volta che Greta è stata a Marchmont Hall, la magnifica tenuta di famiglia sulle colline del Galles. E adesso, mentre varca i cancelli al fianco di David, nipote del suo defunto marito, non può fare a meno di chiedersi se il luogo in cui ha vissuto per tanti anni sarà in grado di dischiudere qualche squarcio del suo passato. Dopo un terribile incidente d'auto, infatti, Greta non ricorda più nulla e rifiuta di abbandonare il suo appartamento londinese troppo a lungo, tenendo a distanza tutti quelli che hanno fatto parte della sua vita. Tutti tranne David, l'unico amico di cui si fida e per il quale prova qualcosa che va al di là della semplice gratitudine. è stato proprio lui a raccontarle com'era la sua vita prima di quel giorno e a convincerla a trascorrere il Natale a Marchmont Hall. Ma durante una passeggiata nel bosco, ai piedi di un abete, Greta scorge una lapide e spazza via la neve che ricopre l'iscrizione. Certo non immagina che quel nome inciso sulla pietra la travolgerà con un'ondata di ricordi: le serate come ballerina di cabaret nella Londra del 1945, il sogno di sposare un ufficiale americano, l'amicizia con David, e infine il matrimonio con lo zio di David e il rapporto con una figlia che fin da piccola dà segni di forte instabilità. Ma allora perché David le ha nascosto tanti dettagli del suo passato? Da cosa vuole proteggerla?

Commento di Lunaria: Notevole romanzo drammatico-sentimentale, dalla mole poderosa (601 pagine) che ricorda la migliore Danielle Steel (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2022/01/la-tenuta-di-danielle-steel.html) e si legge scorrevolmente. La storia procede ben narrata, con diversi colpi di scena. La psicologia dei personaggi, dei loro pregi, difetti e di come si relazionano\scontrano tra di loro, sono elementi ben delineati, tanto che ci si affeziona ai protagonisti e si "soffre con loro". C'è persino il margine per una riflessione sull'aborto, scelta sofferta che le protagoniste prenderanno anche in considerazione (anche se poi sceglieranno diversamente)

L'Autrice, poi, sviluppa magistralmente ben tre generazioni di donne: Greta, sua figlia Cheska e la figlia di Cheska, Ava (e non sarebbe stato così facile, senza annoiare).

Le descrizioni della magione e certe dinamiche di faide familiari mi hanno rimandato "a vibrazioni" alla "Cime Tempestose", e avrei gradito qualche pagina in più che si focalizzasse proprio sulla tenuta di Marchmont Hall (magari dandole un'aura più "da ghost story"), altro punto di forza del romanzo.




La Minaccia dello Scorpione (Harmony Intrigue)

Trama: Da quando Anna, avvocato, ha subito un trapianto di cuore, riceve strane telefonate. Si può trattare di un tentativo di approccio da parte della famiglia del donatore, che si scopre essere una certa Katherine. Anna si reca all'abitazione della donna, dove trova il marito, Ben, affascinante ex agente di polizia, autore di un bestseller sullo spietato serial killer Scorpio, che ha causato la fine della sua carriera di polizia. Nel frattempo il medico che ha eseguito il trapianto viene ucciso. Forse Scorpio è tornato allo scoperto…

Commento di Lunaria: Buon thriller, ma che avrebbe funzionato di più con un numero minore di pagine: 234 pagine sono troppe e fanno calare la tensione disperdendosi in qualche lungaggine di troppo. Personaggi abbastanza delineati (la psicologia e il modus operandi del killer, però, sono trattati in sintesi, anche se si aggira per quasi tutto il romanzo non diventa mai la figura principale e "catalizzatrice"...) poche scene di sesso e nella media, qualche elemento del brivido (che non sfocia mai nel soprannaturale propriamente detto, anche se di tanto in tanto spunta qualche riferimento quasi horror, a cominciare da una sorta di spettro di Katherine che "possiederebbe" il cuore di Anna...)


"L'Azzurro nella Vetrata" di Liala


Trama: Con quanta impetuosa forza Doranna è entrata nella vita di Nelson! Lei è una giovane orgogliosa, architetto, lui un uomo al quale la ricchezza non è riuscita a sottrarre un'istintiva capacità di amare. Fra i due si leva l'altera figura della cantante lirica Edmée, arrogante, vanesia e gelosa fidanzata di Nelson. Prevarrà l'inerzia del vecchio legame, ormai vissuto da Nelson come una condanna o l'impeto della nuova passione? Sullo sfondo di una suggestiva Liguria, nell'azzurro della vetrata si specchia un'emozionante schermaglia d'amore.


Commento di Lunaria: Non è il miglior romanzo di Liala, anzi, la vicenda (già molto esile e banale di suo) si dipana con un ritmo alla moviola per pagine, pagine, pagine dove tutti i cliché alla Liala, sia quelli positivi che caratterizzavano il suo stile (le belle descrizioni poetiche dei paesaggi) sia quelli negativi (roba ormai anacronistica come "l'onore della donna, la donna svergognata" et similia) vengono sciorinati in uno stillicidio continuo. 

E tuttavia, ha comunque il suo fascino, pur essendo un romanzo molto di maniera e prolisso con personaggi bidimensionali "fatti con lo stampino" esattamente come tutti i personaggi di Liala (la storia del "triangolo amoroso" nella sua banalità di per sé si poteva narrare in dieci pagine e pure meno...) di tanto in tanto spuntano dialoghi interessanti, le splendide descrizioni paesaggistiche (la parte migliore di tutti i romanzi di Liala), quei tocchi "lialeschi" che rendono indimenticabili i suoi romanzi, per quanto fatti in serie, prolissi e oggigiorno persino anacronistici nelle sue storie d'amore "puritane" (più di un bacio i personaggi non si danno e anche quando "vanno a letto" Liala non scende mai nei dettagli ma lascia alludere...)    

Bello il finale, davvero indimenticabile (tra i migliori finali di Liala) che "riabilitano" un romanzo prolisso e un po' indigesto (nonostante, ripeto, ci siano pagine molto apprezzabili)


Gli stralci più belli:

"I begli occhi grigi ebbero un lampo di furore allorché la centralinista di Odero rispose (...) Per trattenere la sua ira e per trovare pazienza, Nelson Graziani guardò il panorama che dalla finestra della sua villa egli poteva godere. Il mare aveva un colore delicato, tra l'azzurro e il verde. Il cielo, d'un azzurro plumbeo, solcato qua e là di nuvole aveva una striscia rossa dove all'orizzonte si fondeva pacificamente con il mare. Sotto la balaustra del giardino, c'era la distesa di scogli e fra di essi, a tratti, serpeggiava l'acqua spumosa. Per gradi, a sinistra, saliva un monte: chiari olivi nei primi piani, armoniose querce dalla chioma cupa via via che il monte saliva."

"Le ali andavano incontro al cielo che si faceva scuro. E lontana, pallida e cheta, saliva una stella. Nelson Graziani chiuse gli occhi. Ma non dormì. C'erano tanti pensieri in lui. (...) La stella pallida e cheta ebbe, repentinamente, una compagna. Pallida anch'essa, anch'essa cheta. Insieme, restarono là a far da asterischi dove c'era scritto cielo."

"Doranna rimase affacciata. Le collinette digradanti verdeggiavano deterse dalla gran pioggia. Nel giardino, dentro i minuscoli laghi che s'erano formati, si specchiavano i rami delle magnolie e le strisce chiare dell'azzurro che era nel cielo. Gli alberi, stillanti, s'andavano colmando di brezza. E sul terreno, per ogni sospiro di vento, cadevano gocce grosse e lucenti di quell'acqua che le foglie ancora trattenevano."

"Si guardò attorno, perplesso. Si avvicinò alla finestra. Al di là dei vetri osservò il cielo saturo di fumi. E d'un tratto vide che il cielo mutava di colore. Una pennellata di sereno, un più chiaro riverbero, una zona totalmente azzurra. Restò incantato a guardare quel cielo che d'attimo in attimo si liberava dal grigiore e prendeva, per un passare di luce obliqua, il tono diafano di un cielo d'aprile."

"Scese in giardino. Dell'autunno, in quella zona felice del mondo, non c'era che qualche languore di fiore. Per i prossimi colli salienti gli olivi ondeggiavano con il loro mutevole colore tra il verde e l'argenteo. Su le magnolie del giardino resistevano le coppe enormi, carnose e candide dei fiori. Soltanto nel filare altissimo e diritto delle salvie, a tratti, uno stelo fiorito si inclinava."

"Imbruniva. Fosche, tetre e malinconiche si delineavano le piante contro il cielo senza gioia. E lungo l'autostrada giù per le vallate, su per i colli e i monti, si insinuava, precoce, la notte. Qua e là, nelle rive più fonde, s'ammucchiava, pallida, quasi lunare, qualche striscia di neve. E dalle gallerie risonanti stillava, gelido, il sudore del monte."

"E tutto fu uguale all'ora della colazione: soltanto, mancava il sole. Poi fu il dopo cena e con esso il terrore di una notte molto lunga. Regnava lassù, nella notte, un silenzio di cimitero. Basse le luci, grandi le ombre, sommesse come una trepida preghiera le voci. E le stelle, nel cielo, infinite. Erano sbocciate tutte, come fanno le primule al nuovo tepore di una primavera felice."

"E poi venne un sabato, giorno in cui Nelson Graziani non lasciava Nervi. L'inverno, per Nervi, era già finito. Le magnolie fiorivano, gli oleandri mettevano macchie di colori nel verde pallido delle loro foglie. E le mimose, gialle, olezzanti, tenerissime, si piegavano sotto il peso dei loro grappoli a pelliccia."

"E quella sera d'un qualunque sabato c'era la luna piena. Uscirono, dopo cena, Doranna e Nelson, e si avviarono alla balaustrata sul mare di dove potevano scorgere la torre. La luna, precisa, fredda, senza raggi dominava nel cielo. Un colore tra l'oro e l'argento colava su i piccoli vetri della trifora. Era come se dall'alto, fondendosi per grande fiamma, un metallo prezioso si sciogliesse e calasse giù a donare i inargentare i vetri limitati dal grigiore del piombo. (...) E nella immensa distesa dell'amoroso silenzio, non c'era posto per le parole."