La Fata delle Rose: incipit

"Più che bella!", si sarebbe potuto dire, parlando di lei. "Peggio che bella!", avrebbe potuto soggiungere un osservatore perspicace. Perché in quella donna giovane, slanciata, dalle linee armoniose, c'era qualche cosa d'incomparabile: la bellezza, l'espressione dello sguardo. Erano così profondi, quegli occhi color viola cupo di cui bastava il lampeggiare, in certi momenti, per rendere fulgido quel viso, in tutto il resto assai comune, nonostante la carnagione lattea e i magnifici capelli color del fuoco. In quel momento essa scriveva, e le palpebre abbassate rivelavano la riflessione. Il pennino d'oro della stilografica scorreva sul foglietto di carta [...] "Mi trovo in campagna; come vedete, la mia lettera è datata da Tamsay Castle. Seduta su una terrazza con la balaustrata di pietra, ho sotto gli occhi un paesaggio veramente meraviglioso. Il castello, in stile gotico misto ad elementi sassoni, costruito in pietra arenaria di un grigio azzurrognolo molto gradevole all'occhio, mi circonda di un'ombra fresca e protettrice, mentre salgono dalle aiuole i profumi semplici dei piselli odorosi, delle verbene e del rosmarino."

[…] Ma a sud-ovest, nello splendore del sole al tramonto, c'era il più romantico lago delle Terre Basse scozzesi: color ametista, disseminato d'isolette: le une, semplici boschetti di sorbi dalle frutta rosse, o di bianchi ligustri; altre, custodi di ruderi sgretolati, inghirlandati di pampini e d'edera… come sfondo, l'ombra violacea ravvivata, sulle cime dei colli, dai tocchi dell'ultima luce che illuminava debolmente le brughiere porporine e i muschi dorati. Piano piano calava la sera."






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