Ben prima di “Twilight” (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2025/03/twilight-recensione-al-libro-e-al-film.html) era uscito “Il Bacio d’Argento” (qui nell’edizione del 1992, ma è stato ristampato con una copertina molto più adatta e coinvolgente) una storia d’amore vampiresco tra adolescenti.
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Trama: Zoe sta passando un periodo angosciante: la madre è ricoverata come malata terminale, il padre non riesce a starle vicino, la sua migliore amica si sta trasferendo e lei si sente abbandonata, destinata a restare sola. Intanto, un assassino sta commettendo orribili delitti, dissanguando giovani donne. Una sera, nel suo parco preferito, Zoe incontra Simon, un misterioso e tormentato ragazzo dai capelli albini: i due si innamorano a prima vista, "sentendosi due solitudini che si sono trovate". Ma Simon non è un essere umano e Zoe si troverà coinvolta tra l'amore e la morte...
Commento di Lunaria: gran bel romanzo che anticipa tantissimo le atmosfere degli Urban Fantasy ("Twilight" stesso e gli epigoni), affrontando tematiche legate all'Amore (ma sempre "platonico" e che non sfocia mai nel carnale fine a se stesso, limitandosi ad un paio di baci molto soft) e alla Morte e soprattutto alla Solitudine e alla Finitudine dell'Esistenza (qui e lì nei dialoghi tra i personaggi, c'è persino un tocco quasi da filosofia esistenzialista alla Kierkegaard e Cioran): paradossalmente, Simon, eterno, anela alla non-esistenza, afflitto dalla logorante solitudine e dell'"immobilità del Tempo" (Cioran direbbe "un tempo congelato"...) che comporta l'Eternità.
Rispetto a "Twilight" (uscito dopo...) più incentrato sugli ambienti scolastici, in "Il Bacio d'Argento" le scene si svolgono tra le strade e le stanze vuote della casa di Zoe (dove "vegeta", privata delle due figure genitoriali e in costante attesa della morte della madre)
Un romanzo poco noto e poco menzionato, che, a mio modesto parere, resta un gran bel romanzo precursore di tutto quanto vedremo poi da "Twilight" in poi.
Gli stralci più belli:
"Il chiaro di luna illuminava il gazebo con ricami d'argento, ma d'un tratto un'ombra vi scivolò dentro, diversa dalle ombre naturali. Zoe si irrigidì, le mani serrate sui braccioli della panchina. Si sporse in avanti per decifrare il significato di quella visione, scrutando intenta l'oscurità screziata. C'era qualcuno, là dentro. Dall'ombra si staccò una figura. Zoe si sentì la gola secca. "Trovata morta madre di due figli", pensò. La figura avanzò, uscì nel chiarore lunare in un punto più vicino alla panchina e, per un attimo, Zoe pensò di fuggire. Poi distinse il suo volto. Era un giovane, più ragazzo che uomo, esile e pallido, simile a un elfo nella luce lunare. La vide e s'irrigidì come un cervo di fronte al fucile. Rimasero entrambi catturati l'uno nello sguardo dell'altra. Gli occhi di lui erano scuri, pieni di deserto e di stelle, ma il volto era cinereo quasi come il pallido argento dei capelli. Con un'improvvisa fitta al cuore, Zoe si accorse di quanto fosse bello. Le lacrime che le pungevano gli occhi finalmente sgorgarono e lo sconosciuto fuggì, mentre lei, seduta sulla panchina, piangeva tutte le cose perdute."
"La gola di lei pulsava di vita proprio accanto alla sua bocca e il suo tenero, caldo profumo gli diede una leggera vertigine. Una momentanea resistenza, ma fu inutile: era troppo vicina, troppo invitante. I canini spuntarono dalle loro guaine. “Puoi credere a questo” le sussurrò e la baciò dolcemente sul collo. “E a questo e a questo”. Poi il bacio pungente, lucente, il bacio d’argento, rapido e netto, affilato come una lama."
"C'era ancora quel filo che li univa. "Dovrò solo aver pazienza con lui" concluse Zoe. "Lasciarlo vivere il suo dolore a modo suo. Alla fine tornerà da me." Osservò come ipnotizzata , i cerchi di aria gelata attorno ai lampioni, sentendosi serena e triste allo stesso tempo. (...) "Le cose cambiano", continuò a riflettere. "La gente cresce, si sposta, muore. A volte si chiude in se stessa, a volte torna a tendere la mano dopo anni di isolamento." (...) "Che succederebbe se nulla cambiasse?", si chiese. "Tutto stagnerebbe: freddo e immobile, decadente e terrificante." Ma perché doveva essere così doloroso, il cambiamento? Perché significava anche perdere le persone amate?"
"[...] Pensando a Simon. Aveva sfidato la morte, ma era costretto a vivere una vita che gli era odiosa. Tagliato fuori per sempre, senza mai poter amare e soprattutto, schiavo del suo bisogno di sangue. Zoe rabbrividì all'idea di quanti esseri umani poteva aver ucciso e si sentì mancare all'idea di avergli permesso di baciarla. Eppure quand'era con lui, quando gli leggeva in volto la sua solitudine, si sentiva diversa. (...) [Simon] era troppo sensibile per non soffrire del male che era obbligato a compiere per sopravvivere. Non avrebbe mai conosciuto la felicità. E anche con una compagna la sua esistenza non sarebbe stata più facile. Meglio la morte, che una vita simile. C'è un tempo per morire, qualche volta.
Altro Urban Fantasy a tinte vampiresche consigliato: "Ombra di Velluto" (è stato scritto da un'autrice italiana sotto pseudonimo inglese) https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2025/03/ombra-di-velluto-urban-fantasy.html